II GUERRA MACEDONICA ( 220-197 A.C.)



ROMANI VS MACEDONI

Vedi anche: < PRIMA GUERRA MACEDONICA

La II Guerra Macedonica (200 -197 a.c.) si svolse tra Roma, alleatasi con Attalo I re di Pergamo e Rodi, e Filippo V di Macedonia alleato al re di Bitinia, Prusia I. Roma vinse e Filippo dovette abbandonare i possedimenti macedoni in Grecia. Intelligentemente i romani alla fine della guerra concessero la libertà alla Grecia, con una mossa molto astuta, in quanto non erano costretti a lasciare lì un contingente ma solo dei gruppi militari di riferimento.

Inoltre da allora in caso di guerra con l'oriente avrebbero avuto molti greci dalla loro, visto che da Roma potevano aspettarsi libertà e indipendenza, cosa che nessun altro popolo gli avrebbe concesso. In questo modo i romani ebbero la Grecia come amica tanto che infine, per salvarsi dalla conquista dei persiani chiesero l'occupazione dei romani, in qualche modo sentiti fratelli come ancora avviene oggi tra italiani e greci.



TOLOMEO V EPIFANE

Nel 205 a.c. era morto il faraone d'Egitto Tolomeo IV, lasciando sul trono il figlio Tolomeo V Epifane di appena sei anni. Così Filippo V di Macedonia e Antioco III (241- 187 a.c.) re dell'Impero seleucide stipularono un patto segreto che attribuiva al re macedone l'egemonia nell'Egeo e ad Antioco quella sulla Celesiria (Libano), la Cilicia (Turchia), la Fenicia (libano e Siria) e la Palestina.

Tolomeo morirà all'età di trent'anni, dopo un governo disastroso, ucciso dai suoi generali che lo ritenevano troppo debole e lasciando, come suo padre prima di lui, un erede ancora bambino, Tolomeo Filometore, la cui reggenza fu affidata alla madre Cleopatra.

TOLOMEO V EPIFANE

FILIPPO V

Roma ha appena vinto la II guerra punica contro i Cartaginesi condotti da Annibale, e si è appena ripresa dalle pesanti perdite della guerra. Rimpinguato il suo erario col bottino di Cartagine deve riassestare il suo esercito e i suoi possedimenti, per cui non cerca, almeno per il momento, nè guerre nè nuove province.

SOLDATO MACEDONE
Antioco III chiamato erroneamente il Grande, confondendo il titolo Grande Re che veniva dato a tutti i monarchi seleucidi, fu un grande condottiero e vinse molte battaglie ma ebbe un lungo scontro con la Repubblica Romana da cui uscì infine confitto.

Filippo mirò anzitutto alle città stato greche della Tracia e dei Dardanelli, per cui avanzò nell'area col suo esercito, conquistando Cio (Prusia Al Mare, in Bitinia) con grande preoccupazione di Rodi e Pergamo, che tra l'altro avevano interessi in quell'area.

Ma non basta, perchè nel 201, Filippo portò il suo esercito in Asia Minore, assediando l'isola greca di Samo, conquistando Mileto, devastando i territori di Pergamo e invadendo la Caria, che però venne difesa da Rodi e Pergamo, che bloccarono la flotta di Filippo nel porto di Bargilia, costringendolo a svernarvi.

Il pericolo però era grande e a primavera Filippo avrebbe scatenato la sua flotta e il suo esercito. Allora, per quanto Rodi e Pergamo fossero per ora vincitori, decisero di chiedere aiuto alla più grande potenza del mar Mediterraneo, grande nelle sue forze militari ma pure nella sua civiltà, molto simile a quella greca, a cui peraltro molto si erano ispirati.

Fino a quel momento Roma non aveva mai prestato attenzione al Mediterraneo orientale. La prima guerra macedonica contro Filippo V, si era conclusa, senza grandi battaglie, con la Pace di Fenice nel 205 a.c.. 
Roma, ormai arbitro tra i popoli, non appariva tuttavia interessata nè alla Tracia nè all'Asia Minore, ciononostante il Senato romano ascoltò con grande interesse gli ambasciatori di Rodi e Pergamo, e infine decise di inviare tre ambasciatori in oriente, per avere testimoni imparziali di ciò che accadeva in quelle zone.

TOLOMEO FILOMETORE

Gli ambasciatori romani giunsero fino ad Atene, dove si incontrarono con re Attalo I di Pergamo ed alcuni diplomatici di Rodi. Atene aveva dichiarato in quel momento guerra alla Macedonia e Filippo V aveva iniziato l'invasione dell'Attica. 

Allora gli ambasciatori romani si incontrarono con i generali macedoni e gli chiesero di non attaccare le città greche e di intavolare trattative con Pergamo e Rodi per discutere dei danni di guerra. I generali abbandonarono i territori ateniesi e portarono a Filippo le richieste dei romani.

Ma Filippo, che era riuscito ad eludere il blocco navale e a tornare in Macedonia, respinse l'ultimatum romano, e proseguì il suo attacco ad Atene, oltre ad iniziare un'altra campagna militare nella zona dei Dardanelli dove conquistò l'importante centro di Abido, dove gli abitanti assediati si suicidarono tutti.

Roma non si è ancora decisa e nell'autunno del 200 a.c., invia un ambasciatore romano a Filippo V per dargli un secondo ultimatum, che non attaccasse alcuna città della Grecia e nessun territorio di Tolomeo V, e di accettare inoltre un arbitrato con Rodi e Pergamo. 

Ma i romani contemporaneamente sbarcarono sbarcavano dei contingenti romani in Illiria. Filippo rifiutò l'ultimatum sostenendo che non stava violando la pace di Fenice. Roma non era abituata ai rifiuti, ma era abituata alla guerra, e guerra fu.

Dopo la I Guerra Macedonica in cui i Romani avevano trattato molto male le popolazioni locali, Roma non era ben vista, ma nemmeno Filippo, per cui entrambe le parti ebbero difficoltà a reperire alleati. 

Il primo anno di campagna militare fu affidato a Publio Sulpicio Galba Massimo, che eletto console per la seconda volta ed ottenuta la Macedonia come provincia, condusse con grande vigore ed abilità la guerra contro la Lega achea e contro Filippo V di Macedonia. 

Il suo successore, il console Publio Villio Tappulo, non fu impegnato in nessuna battaglia di rilievo.
Nel 198 a.c. Tappulo lasciò finalmente il comando dell'esercito a Tito Quinzio Flaminino, che dimostrò di essere un intelligente e valoroso generale.

Flaminino, che non era ancora trentenne e si proclamava filoellenista, cambiò cambiò le richieste a Filippo da quella di "pace in Grecia", ovvero della sospensione degli attacchi macedoni alle città greche, a quella della "libertà per i Greci", ovvero del ritiro delle truppe macedoni da tutte le città greche fino ad allora occupate, ed il rientro entro i confini della Macedonia.

Si era nel 198 a.c., Flaminino iniziò una brillante campagna bellica contro Filippo, costringendolo a ritirarsi in Tessaglia. Molte città della Lega achea, da sempre favorevoli alla Macedonia, erano ora troppo occupate dalla campagna contro Sparta per poter partecipare alla guerra, ma visto il successo romano abbandonarono l'atteggiamento a favore della macedonia; solo poche città, come Argo, rimasero leali a Filippo.

AI re di Macedonia cominciò a vacillare e chiese di trattare la pace con i romani, ma Flaminino, seppur desideroso di terminare la guerra, non era certo che, dopo le nuove elezioni a Roma, gli sarebbe stato confermato il comando in Grecia. Per cui iniziò i negoziati, mentre aspettava i risultati delle elezioni; se gli fosse stato ritirato il comando, avrebbe trattato per una rapida pace con Filippo, altrimenti avrebbe rotto i negoziati per riprendere la guerra.

Siamo nel 198 a.c. i due comandanti si incontrarono nella Locride, ma Flaminino, per prender tempo, chiese che tutti i suoi alleati fossero presenti al negoziato. Flaminino chiese a Filippo di ritirare tutte le sue forze dalla Grecia, condizione che Filippo non poteva accettare, potendo arrivare ad abbandonare solo le recenti conquiste in Tracia e Asia Minore.

CAVALLERIA MACEDONE
Flaminino infine convinse Filippo che la posizione romana era dettata dalle città greche alleate, e che questa potesse essere superata solo da un'ambasciata macedone a Roma. 

Filippo seguì il consiglio di Flaminino, che però, non appena seppe che gli era stato rinnovato il commando per l'anno successivo, fece in modo che i negoziati a Roma fallissero, così da poter riprendere la campagna militare contro i macedoni.

Dopo la rottura dei negoziati Filippo fu abbandonato da molte città alleate, con l'eccezione di Acarnania, tanto da dover assoldare un esercito di 25.000 mercenari. I Romani sconfissero i macedoni una prima volta nella battaglia di Aous ed una seconda volta nella successiva battaglia di Cinocefale, combattuta nel giugno del 197 a.c., dove i legionari romani letteralmente sbaragliarono la falange macedone. Filippo V chiese la pace con Roma.



IL TRATTATO DI PACE

Fu dichiarato un armistizio per trattare la pace nella valle di Tempe. Filippo dovette ritirare le truppe macedoni dalle città appena conquistate in Tracia ed Asia Minore, e ad abbandonare tutta la Grecia; anche gli alleati romani della lega etolica, confederazione delle città della regione greca dell'Etolia, nata nel IV secolo a.c. per opporsi alla Macedonia, fecero le loro richieste, che però furono rifiutate dal re macedone. Il trattato fu inviato a Roma, perché fosse ratificato dal Senato.

Il Senato aggiunse al trattato di pace; il pagamento di una indennità di guerra, e la consegna ai romani della flotta macedone. Prendere o lasciare: al Senato romano non c'era appello, Filippo firmò. Il trattato fu siglato solo nel 196 a.c. e durante i giochi istmici di quell'anno Flaminino si alzò a parlare nello stadio annunciando al popolo greco il regalo più insperato: Roma rendeva alla Grecia la sua libertà. Fu un tripudio generale.

In ogni caso il rientro delle legioni in Italia venne completato solo nel 194 a.c. e comunque i romani mantennero alcune guarnigioni, col consenso greco, in alcune città di importanza strategica, prima occupate dai macedoni, come Corinto, Calcide e Demetriade.

La II Guerra Macedonica era terminata, i romani come al solito avevano vinto i loro nemici, ma la pace non fu per sempre.



BIBLIO

- Tito Livio - Ab Urbe condita libri - XXI-XXX -
- Appiano di Alessandria - Historia Romana - Guerra Siriaca - 1 -
- Cornelio Nepote - De viris illustribus -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita - III -
- Polibio - Storie - VII -
- Strabone, Geografia, V.
- Howard H.Scullard, - Storia del mondo romano. Dalla fondazione di Roma alla distruzione di Cartagine - vol.I - Milano - BUR - 1992 -
- F. W. Walbank - Philip V of Macedon - 1940 -


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