VIA EMILIA





La via Emilia (Lat. Aemilia) era ed è tutt'oggi una strada antica romana fatta costruire dal console Marco Emilio Lepido, (probabilmente su un tracciato già esistente), durante il suo primo consolato, per collegare direttamente Rimini con Piacenza, per un 262 km.

Marco Emilio Lepido, ovvero Marcus Aemilius Lepĭdus, fu infatti console romano, nel 187 a.c., col collega Caio Flaminio, egli vinse i Liguri e aprì la via che porta il suo nome. Divenne pontefice massimo dal 180, censore nel 179 con Marco Fulvio Nobiliore, e insieme edificarono la basilica Fulvia, detta poi Emilia. Fu nuovamente console nel 175 e morì nel 153 a.c..

Livio (XXXIX, 2) informa che Emilio Lepido costruì una nuova via da Piacenza a Rimini ( “Viam ab Placentia, ut Flaminiae committeret, Ariminum perduxit,” Liv. 39.2), mentre Strabone, stranamente, parla soltanto del tratto fra Bologna e Rimini. Però Strabone ci parla anche di un'altra via Emilia, tra Pisa e Dertona, costruita dal censore M. Emilio Scauro nel 109 a.c., la quale successivamente fu assimilata con la via Aurelia.

La Gallia Cisalpina, che comprendeva la Pianura Padana, prima della conquista romana, era popolata da diverse tribù galliche (le principali erano i Boi e i Senoni), ed era una fertile  pianura ricca di prodotti agricoli, pertanto i omani la conquistarono con una serie di campagne militari alla fine del III secolo a.c.

STRADA NEI PRESSI DI CLASSIS,
L'ODIERNA CLASSE (Ravenna)
Con l'invasione dei cartaginesi guidati da Annibale (218-203 a.c.) Roma perse la Pianura Padana e molte tribù locali si unirono ad Annibale per riguadagnarsi l'indipendenza. Solo nel 189 a.c.

Roma riuscì a sconfiggere i Galli e a conquistare Bona (Bologna) e immediatamente Emilio Lepido ordinò la costruzione della via Emilia, indispensabile per il rapido spostamento delle truppe verso e dalla Gallia.

La via Emilia partiva dalla Via Flaminia a Rimini e la congiungeva con Bologna e Piacenza. Un proseguimento della via Flaminia, verso nord-ovest: congiungeva Ariminum con Placentia (Piacenza), toccando Caesena (Cesena), Forum Livi (Forlì), Bonomia (Bologna), Mutina (Modena), Regium Lepidum (Reggio Emilia), Parma.

La costruzione di una via militare che collegasse Roma a Fano e Rimini per consentire all'esercito il rapido accesso alla regio VIII Aemilia fu completata già nel 220 a.c. (via Flaminia). Pertanto la via Emilia iniziava col punto di arrivo della via Flaminia, strada consolare che partiva da Roma e terminava a Rimini, e fu completata nel 187 a.c. dopo soli due anni. Per evitare allagamenti, la via fu rialzata con un piano artificiale, quello stesso su cui passa ancor oggi la via moderna.

A Piacenza la via Emilia si intersecava con la via Postumia, fatta edificare dal console Postumio Albino, che collegava i porti di Genova ed Aquileia, lo scalo romano più importante dell'alto Adriatico.  Inoltre, in quel periodo la colonia di Placentia (Piacenza), fondata dai romani sulle rive del Po nel 218 a.c., era circondata da stanziamenti di Galli Boi piuttosto pericolosi, per cui la strada fu portata fino a Placentia per consentire il rapido spostamento dell'esercito in caso di attacco.

Nel periodo imperiale la via proseguiva con un tronco fino ad Aosta (Augusta Praetoria), passando per Milano (Mediolanum), Novara, (Novaria), Vercelli (Vercellae), Ivrea (Eporedia) e Verres. Strabone riporta che tutte le diramazioni verso le pendici delle Alpi mantenessero il nome di via Emilia.

Le maggiori città fondate o rifondate sulla Via Emilia:
- Ariminum (Rimini),
- Caesena (Cesena),
- Forum Popilii (Forlimpopoli),
- Forum Livii (Forlì),
- Faventia (Faenza),
- Forum Cornelii (Imola)
- Claterna,
- Bonomia (Bologna),
- Mutina (Modena,
- Regium Lepidi (Reggio Emilia),
- Tannetum (Sant'Ilario d'Enza),
- Parma,
- Fidentia (Fidenza)
- Piacentia (Placenza).

In tutto un percorso di 177 miglia, secondo l'itinerario d'Antonino,  più o meno simile a quello della Tabula Peutingeriana.

In età imperiale la via proseguiva per un lato fino ad Augusta Praetoria (Aosta) per altre 168 miglia, passando per Milano, Novara, Vercelli, Ivrea (Eporedia) e Verrès (Vitricium); e dall'altro fino ad Aquileia, passando per le stazioni di Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Altino e Concordia, poste ciascuna a circa 30 miglia l'una dall'altra. C'era poi un ramo secondario da Bologna ad Aquileia, uno da Piacenza a Tortona, e uno ancora da Piacenza a Susa passando per Pavia e Torino.

ARIMINUM - ARCO DI AUGUSTO


LE STAZIONI DELLA VIA EMILIA CON LE DISTANZE IN MIGLIA



ITINERARIO ANTONINO (da Rimini a Piacenza)

Da Ariminum (Rimini) a  Caesena (Cesena):
- XX - M. P.Faventia (Faenza)
- XXIV - Forum Cornelii (Imola)
- X -  Bononia (Bologna)
- XXIV - Mutina (Modena)
- XXV - Regium (Reggio)
- XVII - Parma (Parma)
- XVIII - Fidentiola (Borgo S. Donino)
- XV - Placentia (Piacenza)


ITINERARIO DI GERUSALEMME (da Rimini a Piacenza)

Competu (I. H.) Ad Comfluentes (Tab.):
- XXII - M. P.Caesena (Cesena)
- VIII -  Forum Populii (Forlimpopoli)
- VII -  Forum Livii (Forli)
- VII - Faventia (Faenza)
- X - Forum Cornelii (Imola)
- X - Claterna (Quaderna)
- XIV - Bononia (Bologna)
- X -  Forum Gallorumxvii. Mutina (Modena)
- VIII - Regium (Reggio)
- XVII - Tannetum (Taneto)
- XI - Parma (Parma)
- vii. Fidentia (Borgo S. Donino)
- XV - Florentia (Firenzuola)
- X - Placentia (Piacenza)


ITINERARIO ANTONINO (tra Piacenza e Mediolanum) 

- XXIV - da Placentia a Laus Pompeia (Lodi Vecchio)
- XXVI - da M. P.Thence a Mediolanum (Milano)


ITINERARIO di GERUSALEMME (tra Piacenza e Mediolanum) XII

- XI - Ad Rotas  M. P.
- V - Tres Tabernae -
- VIII Laus  -
- VII - Ad Nonum
- VII - Mediolanum


Tra Mediolanum e Augusta Praetoria

Da Mediolanum a:  
- XXIII - Novaria (Novara)
- XVI - M. P. - Vercellae (Vercelli)
- XXXIII - Eporedia (Ivrea)
- XXI - Vitricium (Verrez)
- XXV - Augusta Praetoria (Aosta) 


Tra Mediolanum e Vercellae

- XXII - Ticinum (Pavia)M. P.
- XXII -  Laumellum (Lomello)
- XXVI - Vercellae (Vercelli)


Tra Mediolanum e Aquileia:

Med. a Argentia X M. P.
- X - Pons Aureoli (Pontirolo)
- XIII - Bergamum (Bergamo)
- XXXVIII - Brixia (Brescia)
- XXII - Sirmio (Sermione)
- XXII - Verona (Verona)
- XXXIII - Vicentia (Vicenza)
- XXVII - Patavium (Padova)
- XXXIII - Altinum (Altino)
- XXXI - Concordia (Concordia)
- XXXI - Aquileia (Aquileia)


Tra Bononia ed Aquileia. Quella che Strabone definisce come Via Aemilia:

- XXIII - Vicus Serninus  M. P.
- XX - Vicus Varianus (Bariano)
- XVI - Anneianum (Legnago?)
- XX - Ateste (Este)  
- XXV - Patavium (Padova)  


Tra Placentia e Dertona

Da Placentia a Comillomagus xxv. M. P.
- XVI - Iria (Voghera)
- X - Dertona (Tortona)


Da Placentia a Ticinum (Pavia), fino ad Augusta Taurinorum (Turin)


Ticinum  - Durii (Dorno)XII M. P.
- IX - Laumellum (Lomello)
- XII - Ad Cottias (Cozzo)
- XIII - Ad Medias
- X - Rigomagus (Trino Vecchio)
- VIII - Ceste (?)
- XI - Quadratae (near Londaglio)
- XII - Ad Decimum
- X - Taurini (Turin)
- XVI - Ad Fines (Avigliano)
- XII - Ad Duodecimum
- XII - Segusio (Susa)

LAVORI STRADALI A BOLOGNA RIVELANO LA VIA EMILIA

LA STORIA

- La costruzione della Via Emilia dette inizio alla colonizzazione romana della Pianura Padana. Da qui la creazione del forum Regium Lepidi (Reggio Emilia), nuovo centro di popolamento intensivo.  Il grande potenziale agricolo di questa regione la rese presto la zona più popolosa ed economicamente importante d'Italia.

STELE FUNERARIA DI VALERIA MARIA
III - IV SEC. A.C.
- A partire dall'età augustea si completa l'adeguamento culturale del Reggiano al resto della penisola, sia dal punto di vista architettonico-urbanistico, che di costumi e di leggi. Così, durante il secondo triumvirato (44 - 30 a.c.), la provincia della Gallia Cisalpina fu abolita e l'intero territorio venne incorporato nella provincia d'Italia.

- Nel 7 a.c. Augusto divise la provincia d'Italia in 11 distretti, e la gallia Cisalpina divenne l'VIII regione. prima con il nome di Padus (dal fiume Po), e poi «Aemilia», come testimonia Marziale (“Aemiliae de regione viae,” III, 4, 2; VI, 85, 6). Essa comprendeva anche una parte a sud dell'Appennino fin quasi sul Tirreno.

- L'area a sud di Ariminum, invece, restava l'Ager Gallicus ed era annesso alla Regio VI (Umbria), ma con la riforma di Diocleziano, (fine III sec.) entrò a far parte della nuova regione Flaminia et Picenum.

- Costantino poi creò una nuova regione: «Emilia et Liguria», formata dalle suddette regioni, mentre
il territorio di Ravenna, tolto all'Emilia, entrò nella regione Flaminia et Picenum.

- Per ultimo sotto l'imperatore Teodosio, la regio Emilia comprendeva la parte dell'attuale Piemonte sopra il Po e la pianura cispadana fino a Ravenna.

- In quasi ottocento anni di dominio i Romani capovolsero totalmente l’aspetto di questa regione posta tra il Po e gli Appennini, rendendola una regione ricca di economia, di monumenti e di storia.



I RESTI ROMANI

- A Bologna è stata trovata nel letto del fiume Reno la pietra miliare LXXVIII. Vi è registrata la ricostruzione compiuta da Augusto della Via, nel 2 a.c., da Rimini fino al fiume Trebbia.

 - Acuni resti del ponte della Via Emilia sul Reno vennero ritrovati nel 1890. Il ponte era di vasta portata, aveva parapetti su ambo i lati, distanti tra loro circa 12 m, scolpiti in marmo rosso veronese. 
Si scoprì che il letto del fiume si era alzato di circa 6 m a causa del crollo del ponte avvenuto nel IX sec.

 - Esistono ancora i resti di altri antichi ponti romani sulla via Emilia, come ad esempio a Savignano sul Rubicone un ponte romano resse fino alla II guerra mondiale, quando fu abbattuto. Il ponte attuale è una ricostruzione dell’originale.

 - La Classis Ravennatis era la flotta imperiale romana creata da Augusto nell 27 a.c. per pattugliare la parte orientale del Mediterraneo, in pratica del Mar Adriatico.

Il porto di Classe era simile per conformazione a quello di Miseno, sul mar Tirreno, dove aveva sede la flotta per il Mediterraneo occidentale, ed era di istanza a Ravenna. Esistono tracce del porto ormai sommerso dal bradisismo.



ARA DI VETILIA EGLOGE

"Non è solo in eccellente stato di conservazione, l'ara sepolcrale di Vetilia Egloge è un vero e proprio monumento parlante. 
Della sua storia racconta tutto, chi la fece erigere e per chi, che dimensioni doveva avere il suo recinto, quali rituali dovevano tenersi ai suoi piedi per onorare i defunti. 


Eravamo alla metà del I secolo d.c. e la romana Mutina era al massimo dello splendore quando la liberta Vetilia Egloge dà disposizione di erigere l'imponente monumento per se stessa, per il marito Lucio Valerio Costante e per il figlio.

Lo specchio epigrafico non lascia dubbi.

V (iva) f(ecit)
Vetilia (mulieris) lib(erta)
Egloge sibi et
L(ucio) V(alerio) Q(uinti) f(ilio) Constant(i)
decurioni Mut(inae) viro
optumo et carissimo et
L(ucio) Valerio L(uci) lib(erto) Constanti
filio piissimo apollinar(i)
et augustali

Ancora viva Vetilia Egloge, liberta di una donna, fece (il monumento) per sé e per Lucio Valerio Costante, figlio di Quinto, decurione di Mutina, carissimo e ottimo marito, e per Lucio Valerio Costante, liberto di Lucio, piissimo figlio, apollinare e augustale. L’onomastica lascia intravedere alcuni aspetti della vita di questi personaggi.

Vetilia era stata schiava, forse di origine greca o più genericamente orientale, come rivela il nome servile Egloge, utilizzato come cognomen, accanto al nomen latino mutuato da colei che l’aveva liberata: Vetilia.

Di condizione servile era stato anche il figlio, affrancato dallo sposo della madre, Lucio Valerio Costante, da cui riceve il nome. Non è possibile invece sapere se Vetilia, che generò il figlio mentre era schiava, lo avesse avuto da una precedente unione o se invece fosse il figlio naturale di Lucio. I membri della famiglia di Vetilia Egloge rivestivano cariche prestigiose.

Il marito era un decurione, una delle massime cariche cittadine. Il figlio era “apollinare e augustale”, ossia membro di due congregazioni cittadine addette al culto dell’imperatore.


Un fregio con un corteo marino di mostri, pesci ed ippocampi cavalcati da nereidi e amorini

- I marinai le invocavano per proteggere imbarcazioni e viaggi. Erano benevole divinità marine, le più famose la ninfa Calipso, amante di Ulisse, e la madre di Achille, Teti: nell’insieme, le Nereidi. 

Un fregio che le raffigura è stato trovato a Modena vicino all’ara di Vetilia Egloge, l’imponente monumento sepolcrale scoperto lo scorso settembre a pochi metri dalla via Emilia Est. 

Il fregio faceva parte di un altro monumento, presumibilmente funerario, demolito in antico per reimpiegarne i materiali. Il reperto è di straordinaria importanza sia per le dimensioni (è lungo più di 4 m ed è il più completo finora trovato in Emilia-Romagna) che per la fattura. 

Raffigura un corteo marino di mostri, pesci e ippocampi aggiogati a carri o cavalcati da Nereidi e Amorini, un elemento decorativo usato spesso nei mosaici e più raramente nei monumenti funerari, forse a simboleggiare il traghettamento dei defunti nell’Ade. 

Oltre al fregio sono state rinvenute parti di colonne, capitelli, cornici ed elementi della copertura a cuspide che ne identificano la tipologia. A breve inizierà il restauro e l’assemblaggio dei vari frammenti architettonici recuperati, operazioni che dovrebbero consentire la ricostruzione del monumento e di accertarne cronologia e funzione; per la collocazione finale si valuteranno le possibili destinazioni. -

- Ponte romano sul fiume Marecchia, appena fuori Rimini. A Rimini, il punto di partenza della Via Emilia, il primo ponte della strada esiste ancora: è una struttura massiccia che attraversa il fiume Marecchia, iniziata dall'imperatore Augusto e completata dal suo successore Tiberio. Si possono ancora notare le iscrizioni gemelle di dedica ai commissionanti.

- A Bologna è stata trovata nel letto del fiume Reno la pietra miliare LXXVIII. Vi è registrata la ricostruzione compiuta da Augusto della Via, nel 2 a.c., da Rimini fino al fiume Trebbia.

- Acuni resti del ponte della Via Emilia sul Reno sono stati trovati nel 1890. La struttura era dotata di parapetti su ambo i lati, posti originariamente a 11,81 metri di distanza, in marmo rosso veronese. Si scoprì che il letto del fiume si era alzato di circa 6 metri a causa del crollo del ponte avvenuto nel IX secolo.

- Esistono i resti di altri antichi ponti romani sulla via Emilia: a Savignano sul Rubicone un ponte romano resse fino alla seconda guerra mondiale, quando fu abbattuto. Il ponte attuale è una ricostruzione dell’originale.

- A Forlì, durante i lavori per la realizzazione della circonvallazione, e a Reggio Emilia, durante degli scavi, sono stati rinvenuti resti dell'antica via romana.

- Arco di Augusto a Rimini





MODENA

A Modena, posta fra due corsi d'acqua, il Tiepido e il Fossa Formigine, le  alluvioni hanno sepolto gli strati archeologici romani alla profondità di 6-8 m per cui poco è visibile dei resti romani se non i pezzi antichi romani riutilizzati nella struttura del duomo di Modena, come i due leoni che sorreggono le colonne del portale mediano, chiamato Porta Maggiore, nonchè le acquasantiere che sono ricavate da capitelli classici.

I resti di una villa romana simile alle case pompeiane sono emersi a lato della via Emilia, affacciata su un canale, lungo l'attuale Canal Grande, con un grande cortile sul quale si affacciavano vari ambienti; gli oggetti recuperati sono esposti al Museo Civico Archeologico.
Da citare il ritrovamento in via S. Geminiano di un grande muro con elementi architettonici modanati fa supporre l'esistenza dell'antico anfiteatro sepolto.

Nel Palazzo dei Musei, al Museo Civico Archeologico Etnologico, si possono mirare i resti del triclinio, della fontana e il portalucerne della villa di via dell'Università.

Sempre nello stesso edificio presso il Museo Lapidario si può ammirare la statua frammentaria dell'imperatore Flavio Valerio Costanzo, rinvenuta fra Rua Pioppa e viale Martiri, laddove si suppone fosse localizzato il foro di Mutina .



REGGIO EMILIA

Nel sottosuolo di Reggio Emilia un'aula absidata, parte di un complesso più grande, rinvenuta nella sede del Credito Emiliano. Numerose domus, spesso pavimentate a mosaico attestano un'importante fase di crescita urbana nel corso del I sec. d.c.


NUOVE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE DAGLI SCAVI LUNGO LA VIA EMILIA A FOSSALTA  (Modena)

" La statua di un leone a grandezza quasi naturale, ricavata da un unico blocco di calcare bianco, che con una o forse tre sculture speculari “presidiava” un sepolcro monumentale, distrutto in antico, che sorgeva lungo l’antica via consolare Aemilia.

E’ questa la straordinaria scoperta archeologica fatta nei giorni scorsi a Modena, in località Fossalta, a circa due m di profondità dal piano di calpestio, durante i lavori di ampliamento di un fabbricato dell’Agenzia di Onoranze Funebri C.O.F.I.M. di proprietà di Gianni Gibellini.

Statue di questo tipo sono attestate nell’architettura funeraria di età romana, soprattutto tra la seconda metà del I sec. a.c. e i primi decenni del I sec. d.c. 

Tuttavia il ritrovamento di questo quinto leone (a Modena ce ne sono altri quattro, tre riutilizzati nel Duomo e un quarto esposto nel Lapidario Estense) sembra confermare una volta di più la fama di città “splendidissima” tramandataci da Cicerone .
La statua si presenta in buono stato di conservazione. L’animale è reso in posizione frontale, con la testa girata di tre quarti, priva della faccia; mancano anche gli arti posteriori e la zampa anteriore destra. 

In compenso quel che resta è di straordinaria bellezza. La criniera è scolpita con grande risalto plastico e naturalistico, a ciocche voluminose e serpeggianti. Sul fianco si vedono nitidamente le costole e sul ventre addirittura le vene capillari. La coda, di cui manca il pennacchio, avvolge il posteriore della bestia, come quella dei leoni coevi, ritrovati nel Medioevo, ora a guardia della porta del Duomo.

Dopo l’imponente ara di Vetilia Egloge, recuperata nel 2007 ed ora esposta nel Lapidario Romano dei Civici Musei di Modena, la Via Emilia ci restituisce un’altra importante testimonianza del passato. Il cantiere dove è avvenuto il ritrovamento si trova in un’area indicata ad alta potenzialità archeologica nel PRG di Modena e pertanto controllata fin dall’inizio dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna. 

Questo ritrovamento è avvenuto nella stessa zona dove, otto anni fa, era stata scavata una necropoli tardoantica, databile tra la metà del III e la fine del IV sec. d.c. Gli scavi recuperarono alcuni frammenti, provenienti da monumenti più antichi, riutilizzati per la copertura delle tombe. 

Uno in particolare, decorato con un gladio appeso a un chiodo e semicoperto da uno scudo, indicherebbe che la tomba sia appartenuta a un graduato dell’esercito romano o comunque a un eminente personaggio. Se tutti questi frammenti, come sembra, appartengono allo stesso monumento funerario di cui fa parte il leone appena recuperato, si potrebbe tentare un’ipotesi ricostruttiva dell’intero manufatto."

RICOSTRUZIONE DI PARTE DELLA VILLA DI CANNETOLO

La villa romana di Cannetolo di Fontanellato
Alta velocità e archeologia nel territorio parmense

Le foto aeree realizzate nel parmense dalla Soprintendenza avevano già evidenziato alcune "anomalie" che identificavano il territorio comunale di Fontanellato come area "a rischio". 

Così gli esiti delle ricerche archeologiche effettuate in questa zona preliminarmente alla costruzione della linea ferroviaria ad Alta Velocità non hanno sorpreso più di tanto. 

Per ora lo scavo archeologico si è limitato alla fascia interessata dai lavori TAV cioè all'area compresa tra l'autostrada A1 e la linea ferroviaria in corso di costruzione. 

Ed è qui, a circa 4 km a nord della Via Emilia, nella pianura centuriata già appartenente all'ager Fidentinus, che è stata localizzata una vasta villa di età romana.

L'indagine ha interessato una superficie di circa 2700 mq pertinente alla pars rustica della villa che ha restituito una serie di ambienti disposti sui tre lati di una vasta corte porticata dotata di pozzi per l'acqua e impianti per la macinazione dei cereali.

Le indagini geofisiche hanno determinato che il complesso fosse all'incirca due volte più esteso di quello scavato finora e si è in attesa di poter ampliare l'esplorazione vista la buona conservazione del complesso dovuta ad una potente coltre di limi alluvionali che lo ha sigillato e preservato dai danneggiamenti causati dalle coltivazioni.

Gli archeologi ritengono di poter riconoscere in un piccolo edificio di m 10 x 17 con portico verso nord, costruito con sostruzioni in ciottoli fluviali e posto nell'area a sud-ovest della villa, il nucleo più antico,  II metà del I sec.a.c. e quindi riconducibile al generalizzato processo di riorganizzazione territoriale connesso alla fine delle lotte intestine e all'ascesa al potere di Augusto.

Dopo una serie di piccoli successivi ampliamenti, la costruzione di un'ampia area cortilizia porticata -cinta almeno su tre lati da una serie di vani rettangolari e al margine sud-est da un vasto ambiente pilastrato- segna la massima espansione architettonica, ascrivibile alla fine del I sec. d.c..

La presenza all'interno dell'area cortilizia di un pozzo e il ritrovamento di numerosi attrezzi agricoli all'interno di alcuni ambienti che si affacciavano sul medesimo cortile consentono di riconoscervi la pars rustica della villa. 

I vani più settentrionali invece, caratterizzati da un impianto di riscaldamento sia a parete che pavimentale -data la presenza di tubuli e suspensurae, lasciano intuire che in questo settore dovesse svilupparsi la parte residenziale.

Questo assetto sembra mantenersi fino alla metà del II sec. d.c. quando la costruzione di nuovi ambienti nel settore ovest, caratterizzati da fondazioni anche in pezzame laterizio, comporterà il tamponamento dell'accesso occidentale. I dati acquisiti sembrano confermare una continuità insediativa fino alla seconda metà del III sec. d.c. quando paiono evidenti segni di crisi che porteranno all'abbandono, dovuto forse a ragioni legate alla calata di Alemanni e Iutungi.



Fornaci romane nel percorso del Canale Emiliano Romagnolo

Gli scavi di controllo della realizzazione di una condotta delle acque del Canale Emiliano Romagnolo nel comprensorio di Cesena ovest hanno messo in luce un complesso di eccezionale importanza, con strutture di epoche diverse (sovrapposte) e con ambienti riferibili ad un impianto produttivo per la cottura di manufatti e, forse, ad una villa rustica. 

I resti dell’imponente complesso sono talmente importanti che si è deciso di deviare il tracciato locale della condotta per salvaguardare i manufatti.

Attualmente sono visibili due fornaci rettangolari di grandi dimensioni destinate alla cottura di laterizi (in particolare tegole e coppi), quattro ambienti delimitati da muri in embrici e pezzame laterizio, un grande vaso in terracotta (dolio) completamente interrato e resti di strutture murarie che mostrano, ben riconoscibili, le basi dei pilastri di un portico. 

E’ stata individuata anche una terza fornace a riprova di un perdurare nel tempo del complesso produttivo. 

Evidentemente la vicinanza al fiume Savio, l’ampia disponibilità della materia prima e, non ultimo, l’espansione edilizia della zona a partire dall’età repubblicana con conseguente richiesta di manufatti, faceva del sito il luogo ideale per impiantare questo tipo di complessi.

La fornace più grande (A) misura m. 4,20 x 5 e ha il piano forato che presenta, al centro, una lacuna da cui si intravede la camera da fuoco sottostante, con pilastrini alti circa 2 metri che reggono il piano. 

Lo straordinario stato di conservazione di questa fornace consente di vedere sia le pareti della camera di cottura che il prefurnio, posto sul lato corto e dotato di condotto per l’immissione del fuoco.



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