IL NATALE DI ROMA ( 21 aprile 753 a.c. )





La storia della fondazione di Roma ci è giunta attraverso le opere di Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso, Plutarco, Virgilio e Ovidio, quasi tutti di età augustea, mentre era in auge l'esaltazione dell'Urbe che aveva conquistato buona parte del mondo conosciuto.



ENEA FERITO ED ASCANIO
LA LEGGENDA

Nell'Eneide di Virgilio, Enea, figlio di Venere, fugge da Troia, vinta dagli Achei, con il padre Anchise e il figlioletto Ascanio.

Dopo mille peregrinazioni Enea raggiunge le coste del Latium vetus (antico Lazio), nel territorio di Laurento.

Qui, viene accolto da Latino, re degli Aborigeni, e dalla figlia Lavinia, di cui s'innamora corrisposto.

Però Turno, re dei Rutuli, a cui la giovane era stata promessa, prepara la guerra. I Rutuli vengono sconfitti e Latino, re alleato di Enea, viene ucciso.

Una volta sposato a Lavinia, Enea fonda una città, Lavinio, in onore della moglie.

Passano trent'anni e il figlio di Enea, Ascanio, fonda una nuova città, Alba Longa, sulla quale, come narra Tito Livio, regnarono i suoi discendenti  (dal XII all'VIII sec. a.c.).

ENEA DA TROIA A ROMA (ingrandibili)
In seguito,  il figlio e legittimo erede del re Proca di Alba Longa, Numitore, viene spodestato dal fratello Amulio, che costringe sua nipote Rea Silvia,  a diventare vestale e fare voto di castità per non generare un pretendente al trono.

Però a Marte piace Rea e la rende madre di due gemelli, Romolo e Remo. Re Amulio, saputo della nascita, ordina di annegare i gemelli, ma il servo incaricato li abbandona sulla riva del Tevere. Rea Silvia non viene sepolta viva perchè di stirpe reale, ma verrà confinata in una torre.



ROMOLO E REMO

La cesta dei gemelli si arena presso la palude del Velabro, tra Palatino e Campidoglio, alle pendici del Palatino, nel Germalus, sotto un fico, il fico ruminale o romulare, nei pressi di una grotta del Lupercale. I due vengono allattati da una lupa che aveva perso i cuccioli, e assistiti da un picchio che li protegge, entrambi animali sacri ad Ares.

FAUSTOLO ED ACCA LARENTIA
Poi il pastore Faustolo trova i gemelli e con la moglie Acca Larenzia li cresce come suoi figli.
Una volta cresciuti, Romolo e Remo tornano ad Alba Longa, uccidono Amulio e rimettono sul trono il nonno Numitore. Poi vanno a fondare una nuova città, nel luogo dove erano cresciuti.
Romolo vuole chiamarla Roma ed edificarla sul Palatino, mentre Remo la vuole chiamare Remora e fondarla sull'Aventino.

Interrogano allora gli auruspici: il primo presagio, di sei avvoltoi, toccò a Remo, il secondo, di dodici avvoltoi toccò a Romolo. Litigarono per stabilire se contava la priorità dell'avvistamento o il numero degli avvoltoi. Nella mischia Remo resta ucciso e regna Romolo.

La città quadrata viene fondata sul Palatino, nella sesta Olimpiade, 22 anni dopo che fu celebrata la prima, e Romolo diventa il primo Re di Roma. Questa la tradizione, che presenta diverse varianti, ma che nel complesso segue questo schema.



LA FONDAZIONE

Prima ancora dei romani si usava scavare una fossa per fondare una città e diverse fosse, anche di notevoli dimensioni, sono state trovate sul Palatino a Roma. dove per giunta venne scoperta una cinta di mura, dell'VIII sec. a.c. proprio sotto il Palatino.

Andrea Carandini, l’archeologo che ha scoperto le suddette mura, pensa trattarsi delle mura della fondazione di Roma visto che:

1. le mura risalgono al sec VIII a.c.;
2. il tracciato è interrotto da una porta situata proprio nel luogo dove la tradizione colloca la porta Mugonia;
3. il tracciato ai piedi del Palatino segue il percorso originario delle mura indicato da Tacito e da Ovidio;
4. le mura non hanno carattere di difesa, perchè sono in basso, ai piedi del colle, mentre avrebbero dovuto metterle in alto come rinforzo delle pareti scoscese;
5. se non sono difensive, sono sacre, cioè delimitano uno spazio consacrato;
6. sono stati trovati corpi umani sepolti entro le mura. O sono di tombe di un cimitero che le mura hanno attraversato, oppure sono sacrifici umani alla fondazione, come fa pensare la posizione della donna rannicchiata su se stessa che potrebbe essere stata sepolta viva. In questo caso le mura sono sacre;
7. all’interno delle mura sono state inglobate pietre terminali, probabili segnali del tracciato del solco su cui sarebbero dovute sorgere le mura.

Ma come andarono le cose?

Le tradizioni sono concordi sulla consultazione degli auspici per decidere chi dei due fratelli avesse il favore di Giove, o Romolo, che voleva fondare una città sul Palatino e chiamarla Roma, o Remo, che voleva fondare una città sull’Aventino e chiamarla Remoria.

La prima parte della cerimonia di fondazione è connessa al cielo e quindi a Giove, re degli Dei;
la seconda parte è lo scavo della fossa, e il deposito in essa di alcuni oggetti simbolici :
- primizie,
- messi,
- pugni di terra di altra provenienza,
- il lituus del re-augure, o altra insegna di comando


Segue poi la costruzione di un altare sulla fossa colmata, e l’accensione di un focolare. Praticamente si sanciva il possesso del luogo dove si sarebbe fondata la città, luogo gradito agli Dei e perciò da loro protetto. La fossa è il Mundus, consacrata ai Manibus, Dei dell'oltretomba. Ad essi si consegnano i beni del passato e del presente che diverranno i beni futuri stabilendo l'eterno divenire dell'Urbs.

- Le primizie sono le messi che verranno.
- le messi sono le primizie che furono,
- la terra di altra provenienza è il passato di Albalonga, e magari anche di Troia,
- il lituus è l'insegna del comando consegnata ai morti e ai posteri, attraverso la monarchia che si tramanda da padri a figli.



LA FOSSA DI FONDAZIONE

Ancora prima dei romani in occidente si usava scavare una fossa per fondare una città
Lo dimostrano gli scavi archeologici di Satricum, (Lazio), di Cosa (Ansedonia), di Tarquinia, e naturalmente di Roma.

LA DEA ROMA
A Satricum gli scavi sulla rocca hanno rinvenuto un villaggio preistorico, del sec. IX-VIII a.c., formato da capanne con il tetto sostenuto da pali e coperto di rami intrecciati e paglia. Al centro dell’area vi sono le rovine del tempio dedicato alla Mater Matuta, e all’interno del recinto sacro ci sono i resti di una capanna preistorica, più grande delle altre, che si crede dovesse essere stata adibita a culti sacri, pertanto inglobata nel complesso del nuovo tempio. Questa capanna ha una fossa, i cui reperti fossili fanno pensare a un uso cultuale, come un vero e proprio mundus.

Il Colle Palatino aveva due sommità: quella centrale, la più elevata, era detta Palatium, mentre l'altra, situata verso il pendio che digrada verso il Foro Boario e il Tevere, era chiamata Germalus (o Cermalus). Davanti alla capanna del Cermalus, a una distanza di circa 4,5 m, si è rinvenuta una fossa circolare, di 1 m di diametro x 90 cm di profondità, che doveva essere la fossa di fondazione di un insediamento pre-urbano antecedente a quello di Romolo.

Verso il 750-650 a.c. la prima capanna viene sostituita con altre tre, di cui due addossate tra loro, interpretate come sacrari a Marte e Opi e una singola, ritenuta la casa di Romolo, davanti a cui si apre una fossa semicircolare di notevoli dimensioni, scavata nel tufo, interpretata come fossa di fondazione. Questa interpretazione è stata abbandonata e la fossa accanto alla capanna era una semplice dispensa.

Carandini invece ritiene che sul Cermalus si possa individuare se non la fossa della fondazione, una tomba su cui era stata edificata un’ara così significativa da non essere mai stata toccata da allora. Da studi approfonditi risulta che la fossa non sia un’invenzione bensì la mitizzazione di un’usanza molto diffusa fra i popoli latini e anche fra alcuni popoli italici.

Queste fosse erano circolari o semicircolari, con reperti fossili di materiali bruciati, con l’unica eccezione della tomba che secondo Carandini sarebbe stata poi riutilizzata per rappresentare la fossa di fondazione di Roma: in questa si è trovato un vaso deposto in un’epoca successiva.

Reperti di materiali bruciati possono derivare dall’usanza di non buttare via oggetti sacri deteriorati ma di bruciarli e interrarli nella favissa del tempio. Plutarco (Rom. 22) accenna al lituus di Romolo come un ramo ricurvo, conservato sul Palatino ma non specifica dove, quindi non necessariamente nel mundus; Plutarco aggiunge che il lituus, riportato alla luce all’epoca dell’incendio gallico, era stato ritrovato miracolosamente intatto in mezzo alle ceneri.

Secondo Plutarco e Ovidio nella fossa di fondazione, o Mundus Cereris, di Roma vennero poste primizie e messi, mai armi o simboli di imperium militare. Questo divieto si estendeva a tutta la zona consacrata del pomerio. Il corteo del trionfo procedeva per la via Sacra fino alla porta che immetteva nel pomerium ma non oltre, lì dentro nessuno poteva entrare armato, neppure l’imperator.



IL MUNDUS

Plutarco descrive la fossa di fondazione come un luogo sotterraneo, coperto da una volta simile a quella celeste, quindi ci stia dicendo che la fossa di fondazione era un mundus nel vero e proprio senso della parola, forse credeva che il mundus che si trovava nel Foro nella zona del Comizio corrispondesse veramente alla fossa di fondazione di Roma.

Nessuna indicazione delle fonti antiquarie ci conduce ad assimilare mundus alla fossa di fondazione di una città, la maggior parte delle informazioni si concentra invece sul misterioso mundus Cereris, dove sarebbe stato il confine fra mondo dei vivi e mondo dei morti, dal quale le anime dei Mani talvolta sarebbero uscite per penetrare tra i vivi e che talvolta, in date ben precise, si apriva facilitando la discesa dei vivi tra i morti.

Mundus come sinonimo di kósmos, che è l’accezione in cui la parola è più comunemente usata in latino. Ma la parola mundus indica anche un luogo sotterraneo, dal soffitto a volta a somiglianza della volta celeste, dedicato agli dei Mani e perciò normalmente chiuso, aperto solo tre volte all’anno in date stabilite.

Come dice Ateio Capitone nel VII libro pontificale: " solitamente è aperto tre volte all’anno nei seguenti giorni:
- dopo la festa dei Volcanalia (24 agosto),
- tre giorni prima delle none di ottobre (5 ottobre),
- sei giorni prima delle idi di novembre (8 novembre).
Catone nei suoi commentari di diritto civile:
 “E stato chiamato mondo come quello che sta sopra le nostre teste: ho avuto modo di apprendere da coloro che vi sono entrati che la sua forma gli assomiglia. I nostri maggiori pensarono che il mundus che sta sottoterra dovesse essere consacrato agli dei Mani e dovesse rimanere sempre chiuso, eccetto che nei giorni scritti sopra. I nostri ritennero anche che quei giorni fossero “religiosi”, perciò decisero che nei giorni in cui per così dire venivano tratti alla luce e resi manifesti i profondi segreti della religione degli dei non si svolgesse alcuna attività pubblica. Pertanto in quei giorni non si attaccava battaglia con il nemico, non si arruolavano soldati, non si tenevano comizi, non si faceva nulla se non ciò che fosse strettamente necessario ".

I divieti di cui parla Festo, confermati da Macrobio (Sat. I 16-18) per mezzo di una citazione di Varrone:

È vietato attaccare battaglia:
-  durante la festa di Giove Laziale, cioè durante le solenni festività latine, perché un tempo in quei giorni era stata firmata una tregua fra il popolo dei Romani e quello dei Latini,
- nei giorni dei Saturnali perché Saturno regnò in pace,
- quando Mundus patet  perchè si apre il mundus, festa è consacrata a Dite Padre e a Proserpina.
Si ritenne che fosse meglio andare a combattere quando era chiusa la porta di Plutone. Per questo Varrone scrive:
"quando il mundus patet, si apre per così dire la porta dei tristi Dei inferi, di conseguenza è cosa empia non solo attaccare battaglia ma fare la leva militare, che i soldati partano o che le navi salpino, unirsi alla moglie per avere figli".



GLI AUSPICI

La leggenda indica primo atto della fondazione il prendere gli auspici per decidere chi dei due fratelli avrà il favore di Giove per a termine il suo progetto, se Romolo, che vuole fondare una città sul Palatino e chiamarla Roma, o Remo, che vuole fondare una città sull’Aventino e chiamarla Remoria.

Gli scavi effettuati sul promontorio di Ansedonia hanno portato alla luce un templum in terra
con una fossa di fondazione nel perimetro del templum, che gli archeologi hanno definito Cosa quadrata poiché qui nel 273 a.c. fu dato inizio alla fondazione della colonia Romana di Cosa che assorbì la città etrusca di Cusi o Cusia, secondo un rituale che riproduceva il rituale di fondazione di Roma, come del resto è avvenuto nella fondazione di altre colonie.

Così dagli scavi fatti sul terreno dell’antica Bantia, città della Daunia divenuta colonia Romana con il nome di Venusia nel 291 a.c. (oggi Banzi, in Puglia). Divenuta città Romana, Bantia adottò cerimonie rituali e magistrature di tipo romano, sulla parte più elevata del pianoro su cui sorgeva la città, venne innalzato un templum augurale, e qui sono stati ritrovati i cippi di pietra che, collocati a distanza uguale sui lati lunghi e sull’asse mediano del rettangolo del templum che davano indicazioni per
l’interpretazione del volo degli uccelli.

Un templum in terra è un rettangolo (o un quadrato) di terreno delimitato da pali posti ai
vertici e ai lati e da strisce di lino o di cuoio tese fra palo e palo.
Al centro di uno dei lati corti del rettangolo veniva posto l’auguratorium, ossia il posto in cui
doveva mettersi colui che chiedeva gli auspici e il sacerdote che eventualmente lo assisteva in
questo compito.

L’auguratorium consisteva in un lapis auguralis su cui sedeva il richiedente e in un
tabernaculum, una tenda costruita come riparo per passarvi la notte, infatti si aspettava il sorgere
del sole come momento iniziale dell’attesa del volo degli uccelli.



LAPIS MANALIS

LUPERCALE
La fossa viene colmata poi con il Lapis Manalis, la via attraverso cui una volta l'anno i morti tornano ai vivi per donare responsi e indicazioni. E' il legame oscuro e inscindibile tra vivi e morti, tra uomini e antenati. E' il mondo del divenire.

Scrive Servio (Aen. 3, 134): "Alcuni pensano che le are siano proprie degli Dei superi, i focolari degli Dei intermedi e marini, il mundus sia proprio degli Dei inferi". Quindi cielo, terra e inferi, i tre volti della Dea primigenia.

Plutarco narra che Romolo convocò a Roma degli aruspici etruschi per apprendere come procedere alla fondazione della città nel rispetto delle norme divine e dei libri sacri. Così scavò una fossa circolare e vi gettò dentro le primizie di ogni cosa, e seguaci di Romolo vi gettarono un pugno della loro terra di origine.


IL SOLCO FATALE

Plutarco asserisce che la fossa chiamata Mundus fu il centro del solco circolare tracciato intorno ad essa con un aratro, trainato da un bue e da una vacca che vi erano stati aggiogati; questo solco rappresentava il perimetro delle mura della città. Man mano che l’aratro procedeva, i compagni di Romolo lo seguivano, raccogliendo le zolle smosse e gettandole all’interno del tracciato.

Quando si arrivò al punto in cui ci avrebbe dovuto esserci la porta, lasciarono uno spazio non inciso dal solco: per questo le mura sono sacre ma le porte no. Dunque il mundus, sul Palatino, precisamente l’area davanti al tempio di Apollo, fu il luogo in cui Romolo fondò la Roma quadrata delle origini.

La definizione di Roma quadrata per Festo deriva dalla forma del Palatino, che è un blocco roccioso di forma quadrata, mentre Varrone dice che Roma venne detta quadrata perché posta "ad aequilibrium", o in piano, o in forma regolare di quadrato oppure di rettangolo. Viene comunque da pensare al quadrato come grande stabilità, avendo quattro lati e quattro angoli uguali.





AUSPICIA E AUGURIA

Secondo Dionigi di Alicarnasso si prendono gli auspici per sapere se un certo progetto, una certa azione, riscuote l’approvazione degli dei – “È un buon giorno domani per attaccare battaglia?”,
Va bene fondare Roma sul Palatino?”, e Giove risponde tramite il volo degli uccelli. Naturalmente Giove può essere scomodato per cose importanti e di rilevanza pubblica. L’inauguratio invece è l'apice della consacrazione.

Carandini ritiene che per Roma auspicia e auguria siano avvenute in giorni e luoghi diversi. Gli auspici sarebbero stati presi dai due fratelli da due diversi punti dell’Aventino,
La cerimonia di fondazione dipende dal cielo ed è sotto la tutela di Giove, mentre lo scavo della fossa e la costruzione di un altare su di essa e l’accensione di un focolare, avviene nel luogo dove sorgerà la città. Questo secondo rito, di origine etrusca, riguarda il tracciato del solco primigenio su cui sorgeranno le mura, per proteggere il centro consacrato della città.


IL NATALE DI ROMA

Il Natale di Roma, detto anche Dies Romana, o Romaia, rievoca la fondazione di Roma, secondo la narrazione di Varrone, eseguita da Romolo il 21 aprile del 753 a.c., come desunto dai calcoli astrologici del suo amico Lucio Taruzio. Da questa data in poi derivava la cronologia romana, definita infatti con la locuzione latina Ab Urbe condita, ovvero "dalla fondazione della Città", che contava gli anni a partire da qui.

La fondazione di Roma fu sicuramente sempre celebrata ma non nella stessa data, perchè le fonti erano un po' discordanti, andando grosso modo dal 9 al 27 aprile.

MONETA CHE CELEBRA L'EVENTO
A partire dall'imperatore Claudio prevalse il calcolo di  Varrone e l'imperatore fece celebrare l'anniversario di Roma nel 47, ottocento anni dopo la data della fondazione.

Da allora venne celebrata sempre in quella data. ma non se ne hanno notizie particolari, se non che nel 147-148 Antonino Pio fece una celebrazione estremamente fastosa.

Nel 248 la celebrazione fu particolare perchè Filippo l'Arabo celebrò il primo millennio di Roma, assieme ai Ludi Saeculares (celebrati ogni cento anni), in quanto Roma compiva dieci secoli.
Sono pervenute monete che celebrano l'evento. Su una moneta dell'usurpatore Pacazio, appare esplicitamente la data del "1001", come inizio di una nuova era, di un "Saeculum Novum".




LA FESTA

Solitamente il Natale di Roma era concomitante alla Parillia, festa dedicata a Pales, antica Dea del bestiame. Si eseguiva la purificazione dei campi, degli uomini e degli animali, che venivano fatti passare su fuochi di legna, paglia e cenere dei feti sacrificati.

Nell'Urbe invece si festeggiava la commemorazione della fondazione di Roma, però diversi templi venivano purificati e nelle vie apparivano le fiaccole. Era festa civile e non sacra, pertanto senza sacerdoti e sacrifici animali, ma il cibo non mancava.

Come in una fiera sorgevano mille bancarelle non solo di cibo ma di manufatti in legno e in metallo, di pentole e piatti, di brocche, di bicchieri, di vestiti, di calzari, di stoffe, di scialli e di gioielli. La festa veniva organizzata dai consoli tramite gli edili in epoca repubblicana e dagli imperatori, sempre mediante gli edili, in epoca imperiale.

Per i politici e soprattutto per gli imperatori era un'occasione per mettersi in mostra e fare propaganda, ma affinchè il popolo accorresse necessitavano alcune componenti indispensabili:

1) - La distribuzione di grano ai non abbienti. Nella tarda repubblica, come narra Tito Livio, il senato romano designava un edile con funzione di praefectus annonae, che curava le distribuzioni di grano alla popolazione. Senza distribuzione, tumulti e niente festa. Se il grano doveva venir distribuito in seguito se ne anticipava la consegna. Più la gente era sazia meno protestava.

2) - La distribuzione eccezionale e copiosissima di vino, che placava i tumulti ed euforizzava la gente. Il senato e l'imperatore temevano il popolo. I romani antichi erano molto diversi da oggi, se gli girava scendevano in piazza ed era difficile far tornare l'ordine. C'erano pertanto i banchi dello stato che poneva le botti sui tavoli e ne distribuiva ai cittadini che per l'occasione si portavano i bicchieri di metallo da casa o li compravano sui banchi.

3) - La presenza di generali vincitori che rassicurava il popolo sulla inviolabilità di Roma. In genere aprivano la processione con al seguito i dignitari di una legione che si era distinta particolarmente in una delle ultime battaglie. Seguivano discorsi sulle battaglie vinte e i popoli conquistati, e sul ruolo di Roma Caput Mundi.
I romani partecipavano alla gloria dei generali e avevano i loro eroi preferiti sui quali potevano discutere animatamente.Già la loro vista provocava acclamazioni, grida e lancio di fiori e corone. La folla plaudiva adorante ai generali vittoriosi e ognuno tifava per il suo preferito. Ma anche la vista dei legionari decorati suscitava entusiasmo e finita la processione ognuno faceva a gara per offrirgli da bere.

4) - La processione degli attori che personificavano i protagonisti, cioè Romolo, Remo, Tito Tazio, Rea, Marte, Amulio, Numitore, Acca Larentia, Faustolo e la Dea Roma. Ogni attore aveva i suoi attributi e il corteo giungeva in una vasta piazza dove rievocava le parti salienti della fondazione, dando il meglio della propria recitazione. Così anche i bambini imparavano la loro storia, ma soprattutto l'imparavano gli extracomunitari, Roma ne era piena, che si ritenevano fortunati di poter essere approdati in un paese tanto ricco e civile, e soprattutto con tante possibilità di lavoro.

5) - Musici e ballerini che accompagnavano il corteo con suoni e danze. Iniziavano la mattina e non si fermavano quasi mai, accompagnando anche la recita degli attori. Naturalmente si davano il cambio ma spesso andavano avanti fino a stremarsi.

6) - Bancarelle di pani. olive e formaggi, i cibi meno costosi cui più o meno tutti potevano attingere. Chi se lo poteva permettere andava a mangiare alle terme dove c'erano termopoli più rifiniti. Ma molte bancarelle avevano anche carne secca, pesce secco, garum e dolci in quantità, nonchè vini particolari e più costosi.


7) -  Decorazione del percorso con ghirlande, coccarde, bracieri fumanti, torce, nastri e serti di fiori. Roma per i suoi natali non badava a spese e tutti gli edifici pubblici, dalle basiliche ai templi, ai mercati e alle caserme, tutto era adornato con li vessilli della lupa e dell'aquila. Alle finestre si esponevano i labari e le corone.

8) - Entrata gratuita alle terme dopo la processione. Le terme erano in genere a prezzo quasi nullo, ma per le grandi occasioni l'ingresso era gratuito. Dopo aver girato tra cari e carretti i romani andavano alle terme, anch'esse guarnire a festa con stoffe di seta e frange e tappeti.

9) - Entrata gratuita anche al circo, la più ambita, dopo essersi riposati e rinfrescati alle terme, magari con massaggi e trattamenti vari, i romani andavano al Circo Massimo, dove si svolgevano brevi scene teatrali e comiche, e si esibivano acrobati, cui facevano seguito i ludi più ambiti: le corse dei carri.

10) - Prima della gara comunque l'evento più ambito era l'entrata trionfale dell'imperatore nel circo con allocuzione alla folla. Accanto a lui la moglie, i figli, o i parenti e i dignitari, scortati da uno stuolo di pretoriani. Anche se la festa era civile non mancavano alcuni insigni pontefici per dare lustro alla festa. Del resto l'imperatore stesso era pontefice massimo. Il discorso era vivace ed esaltante, perchè ricordava al popolo di essere unico, solo e migliore, molto diverso dai barbari incivili e arretrati.

Si chiudeva infine la festa con la gente che invadeva le piazze piene di gente esaltata, stanca o ubriaca ma contenta, che si attardava fino a notte.

Poi venne il cristianesimo e i costumi, la grandezza di Roma, e le memorie, caddero, dimenticate nei secoli. Ancora oggi il mondo stupefacente degli antichi romani è più seguito e studiato, e apprezzato, dai popoli stranieri che dal popolo italiano.




ARTICOLI CORRELATI



0 comment:

Posta un commento

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero