ARCHI ROMANI



ARCO DI AUGUSTO (Susa)
L'arco, detto in latino Arcus, o fornix, o ianus, in architettura è un elemento strutturale a forma curva che si appoggia su due piedritti ed è sospeso quasi sempre su uno spazio vuoto. L'arco è costituito normalmente da conci, cioè da pietre tagliate, o da laterizio (cioè mattoni), i cui giunti sono disposti in maniera radiale verso un centro virtuale, per cui i conci si rastremano attraverso una forma trapezoidale e vengono detti cunei.

Se i conci dell'arco sono invece rettangolari (il caso dei mattoni) hanno bisogno di essere uniti da malta che riempia gli interstizi in forma cuneale. L'antico arco a conci tuttavia non aveva bisogno di malta, stando perfettamente in piedi anche a secco, grazie alle spinte di contrasto che si annullano tra concio e concio. 

Si dice che l'arco sia stato inventato dai Romani per rimpiazzare una ordinaria colonna o piedistallo come una base per statue o insegne onorarie. Nel tempo l'arco stesso divenne talvolta più importante di ciò che supportava. 

Per gli archi romani si possono consultare il Graef in Baumeister's Denkmäler, 1864 ‑ 1889; Frothingham nel 1904, Rev. Arch. nel 1905; Curtis in Pas II.26‑83;(in cui si dimostra che i greci derivarono la doppia colonna come base per sculture dalla singola colonna, mentre i romani aggiunsero l'arco, la cui forma più semplice fu quella dell'arco di Susa.).

L'arco è un ampio monumento, ma anche un elemento strutturale dell'architettura, di cui i romani fecero ampio uso nell'edificazione, con forma curva e base quadrata o rettangolare, in genere proteso fra altre strutture, in genere sui piedritti (elementi architettonici verticali portanti, che sostengono cioè il peso di altri elementi) ed è traversato da una o due o tre vie di passaggio, dette fornici (aperture arcuate caratteristiche degli archi trionfali romani,). A volte l'arco romano era percorso oltre che dalla via trasversale anche da una via longitudinale, come ad esempio l'arco di Giano.

Per costruire un arco si ricorreva tradizionalmente a una particolare impalcatura lignea, chiamata centina. Essa doveva sostenere l'arco fino a che, completato, poteva reggersi da solo. Tuttavia i romani realizzavano anche centine di terra, soprattutto quando si costruivano le sostruzioni di edifici complessi che si ripetevano più volte. 
Venivano formati grandi cumuli di terra che, in superficie, venivano regolarizzati con assi di legno o con della paglia, sulla cui superficie concava venivano allettati i conci della volta fino al completamento del sesto, e, in seguito, si rimuoveva la terra da sotto la volta.

Il cuneo fondamentale che chiude l'arco e mette in atto le spinte di contrasto è quello centrale: la chiave d'arco, ovvero la chiave di volta.

ARCO DI ADRIANO A JERASH (Giordania)

LA CHIAVE DI VOLTA

La chiave di volta è una pietra lavorata a rastremo per adempiere a funzioni strutturali, posta al vertice di un arco o di una volta; a chiudere la serie degli altri elementi costruttivi disposti uno a fianco dell'altro. La sua funzione, oltre che ornamentale, è di scaricare il peso retto dall'arco sui pilastri laterali.

Nell'architettura romana la chiave di volta presenta spesso in facciata, in particolare sugli archi trionfali, una decorazione, più sporgente rispetto a quella del resto dei blocchi che compongono l'arco (in genere sagomati come architrave curvilineo, o archivolto). Si tratta di una grande mensola con profilo ad S e disposta verticalmente, sulla cui faccia sono presenti spesso immagini di divinità.

CHIAVE DI VOLTA
Gli Etruschi furono gli inventori della chiave di volta e fu infatti il primo popolo del Mar Mediterraneo che usò l'arco nelle costruzioni (anche se in Mesopotamia era già conosciuto). L'arte di costruire gli archi permise agli etruschi di edificare ponti, un'arte importantissima e complessa che richiedeva architetti qualificati per la loro realizzazione. 

Infatti questi architetti, che probabilmente costituivano una corporazione si dissero "Pontefici" in latino Pontifex, cioè "facitore di ponti", e il coordinatore dei vari architetti veniva chiamato Pontifex Maximus, termine con cui oggi viene chiamato il capo della Chiesa Cattolica, cioè il Pontefice Massimo.

I romani, abilissimi nel copiare le altrui tecniche in qualsiasi campo, appresero immediatamente quest'arte, che permise loro di edificare ponti, acquedotti, archi trionfali e strutture più complesse come il Colosseo.



ARCO A TUTTO SESTO

L'arco a tutto sesto (sesto è l'antico nome del compasso) è un tipo di arco contraddistinto da una volta a semicerchio. I romani utilizzarono l’arco principalmente in questa forma semicircolare, cioè nella la modalità più semplice ed economica per realizzarlo; rispetto alle culture che precedentemente lo utilizzarono, ne fecero anche l’elemento base per realizzare le strutture portanti degli edifici di grandi dimensioni; l’esempio più famoso è rappresentato dal Colosseo.

Non è difficile capire perchè un arco a tutto sesto sia più facile da disegnare, e poi realizzare di un arco più acuto o di un arco ribassato.  L'arco a tutto sesto corrisponde a un semicerchio. Il cerchio fu il primo disegnato dell'uomo, il più semplice. Era sufficiente un paletto (detto gnomone) conficcato al suolo, a cui si legava una liana o una corda e si faceva girare l'estremo del legaccio, tenuto da qualcuno intorno allo gnomone; esso avrebbe disegnato un cerchio completo. Se poi si tagliava a metà il cerchio il sesto era disegnato.

ARCO DEI GAVI (Verona)

GLI EDIFICI

Probabilmente tra i primi grandi edifici realizzati in opera quadrata di travertino o tufo o peperino e struttura portante in archi, sono il teatro di Pompeo in Campo Marzio, voluto da Pompeo Magno ed inaugurato nel 55 a.c., l’anfiteatro di Statilio Tauro in Campo Marzio aperto nel 29 a.c., il teatro di Marcello che ancora oggi possiamo vedere sul lungotevere e che risale al 17 a.c..

L'arco venne utilizzato dagli architetti romani per segnare lo stile degli edifici, inventando il motivo dell'arco inserito all'interno del sistema pilastro-trabeazione. Per tutto il periodo classico, l'arco non ha mai "poggiato" su di una colonna, perché era considerata una violazione dell'estetica dell'arco stesso e uno svilimento del ruolo della colonna, che doveva terminare sempre con la trabeazione.

L'uso maggiore degli archi in successione continua ci fu nella costruzione degli acquedotti. Comunque i romani con gli archi fecero di tutto: porte, portici, archi di trionfo, le volte, teatri, anfiteatri, circhi,  terme, e così via. Si risparmiava, materiale, peso sulla struttura e tempo di edificazione, guadagnando soprattutto in estetica.

ARCO DI COSTANTINO

GLI ARCHI TRIONFALI 

Gli archi di trionfo dell’antica Roma furono opere maestose e preziose, realizzate per eternare un personaggio o di un evento legati alla gloria di Roma. Ben presto divennero una creazione architettonica autonoma ed originale dell’arte romana. Con l'arco di festeggiava un generale vittorioso, in età repubblicana, o un imperatore trionfatore anche se le battaglie vinte erano dei suoi generali, in epoca imperiale.

A volte venivano eretti archi temporanei, costruiti per essere utilizzati durante celebrazioni di un trionfo, che poteva protrarsi anche per più di un giorno, e poi venivano smontati. Ovviamente dovevano essere in legno a cui si applicavano iscrizioni con lettere di bronzo, e sicuramente con dipinti  di nike ed altro. 

In genere solo gli archi eretti a Roma vengono definiti "trionfali" in quanto solo a Roma venivano celebrati i trionfi e onorato l'ingresso del vincitore. Del resto si può ben immaginare, dato il numero degli abitanti, l'impatto visivo del corteo e della folla stipata che acclamava per l'intero percorso. Scendevano ad assistere al trionfo centinaia di migliaia di cittadini che facevano da spettatori a una scena variegatissima e piena di sorprese, e questo poteva accadere solo a Roma.

Era uso porre un'iscrizione nella parte superiore dell'arco, che narrasse la motivazione del trionfo del personaggio, e sui lati a faccia veniva eseguita una decorazione scultorea, collegata alle glorie del personaggio in causa. Spesso erano arricchiti dalla presenza di statue, che andavano a sormontare la struttura. Gli imperatori spesso facevano eseguire una quadriga guidata da loro stessi e/o da una Nike in bronzo dorato che splendeva ai raggi del sole dall'attico dell'arco.

ARCO ONORARIO A CARNUNTUM

ARCHI ONORARI

Gli archi eretti fuori Roma sono generalmente definiti "onorari" e avevano la funzione di celebrare nuove opere pubbliche, per la gloria e la pubblicità dell'imperatore che veniva celebrato in quell'arco. Era un'opera che sarebbe rimasta nei secoli, visto che i romani costruivano per l'eternità. Non potevano prevedere il crollo della loro civiltà e soprattutto della loro religione, che causò la devastazione di un'era gloriosa e carica di un'arte che avrà un pallido riscontro solo nel Rinascimento. 

In tutto il mondo da Roma in poi i diversi popoli riprodurranno nelle proprie città degli archi di trionfo sul modello romano, per celebrare vittorie o comunque grandi risultati ottenuti in quella nazione. Tutto ciò che non si è riuscito a distruggere di romano ha insegnato l'arte al mondo intero.



ELENCO DEGLI ARCHI TRIONFALI

- 196 a.c. - Lucio Stertinio
due archi nel Foro Boario, davanti ai templi della Fortuna e della Mater Matuta e uno al Circo Massimo, decorandoli con statue dorate.

- 190 a.c. - Arco di P. Cornelio Scipione Africano 
 sulla via del Campidoglio, decorato con sette statue dorate e due statue equestri, e con due bacini in marmo.

- 121 a.c. - Fornix Fabianus
edificato da Q. Fabio Massimo sulla via Sacra, che esisteva ai tempi di Cicerone.

- Arco di Comegliano 
l'arco romano tutto ricoperto di marmo fu, come narra il Martinelli, fatto gettare a terra dal cardinale Anton Maria Salviati, nel 1595, che lo richiese in dono dal Papa Clemente VIII, che gliel'accordò, per adornare con quelle pietre il suo palazzo (sig!).

Di nessuno di questi archi restano tracce.

- 61 a.c. - Arco di Pompeo
per il trionfo  su Mitridate, alle spalle della scena del teatro di Pompeo. Sembra riconoscibile sulla Forma Urbis Severiana.

- Arco di Ottavio
(Plinio) Augusto intitolò un arco al proprio padre naturale, Ottavio, sul Palatino, con le statue di Apollo e Diana. Forse un ingresso all'area del tempio di Apollo Palatino.
Arco partico di Augusto

- 19 a.c. - Arco di Augusto 
venne eretto in luogo imprecisato dopo la riconsegna delle insegne dell'esercito romano sconfitto a Carre nel 53 a.c. dai Parti (arco partico).

- 29 a.c. - Arco Aziaco
Dopo la battaglia di Azio (31 a.c.) e la conquista dell'Egitto (30 a.c.), un arco venne eretto nel Foro Romano in occasione del trionfo di Ottaviano.

- Arco di Druso
18 a.c. - Un arco fu costruito per Druso minore (figlio di Tiberio) nel Foro di Augusto, insieme ad un arco in onore di Germanico.
9 a.c. - un arco eretto in onore di Druso maggiore (fratello di Tiberio e padre di Claudio) sulla via Appia alla sua morte. La denominazione viene erroneamente attribuita al fornice dell'Aqua Antoniniana che scavalca la via poco all'interno della porta delle mura aureliane.
30 d.c. - Un arco a Druso minore fu eretto dopo la sua morte nel 23 (forse nel 30), ma non sappiamo dove.

- 2 d.c. - Arco di Lentulo e Crispino
Probabilmente la ricostruzione monumentale della porta Trigemina delle mura serviane compiuta dai cons. suff. P. Cornelio Lentulo Scipione e T. Quinzio Crispino Valeriano. L'arco che sorgeva presso la chiesa di Santa Maria in Cosmedin fu distrutto nel XV sec..

- 10 d.c. - Arco di Dolabella e Silano
dai consoli P. Cornelio Dolabella il Giovane e G. Giunio Silano sul Celio, probabilmente una ricostruzione della Porta Celimontana delle mura serviane, sotto la quale passava il clivus Scauri, in blocchi di travertino. L'arco fu quindi inglobato nell'Aqua Claudia.

- 19 - Arco di Germanico
un arco nel Circo Flaminio, probabilmente tra il Teatro di Marcello e il Portico di Ottavia, dove nella Forma Urbis Severiana compare la pianta di un arco. 

- Arco di Tiberio
Tacito narra di un arco presso il tempio di Saturno nel Foro Romano in onore di Tiberio per il recupero delle insegne perdute dalle legioni di Varo nella battaglia della Foresta di Teutoburgo. 

- 51 - Arco di Claudio
L'arcata dell'acquedotto dell'aqua Virgo che scavalcava la via Lata, oggi via del Corso, era stata monumentalizzata in arco trionfale per celebrare la conquista della Britannia del 43 ad opera di Claudio.

- 62 - Arco di Nerone
L'arco in onore di Nerone fu decretato dal Senato per la vittoria contro i Parti, collocato sulla via di accesso al Campidoglio, ma venne distrutto probabilmente poco dopo, o per la damnatio memoriae o nell'incendio del 69.

- Arco di Tito
Oltre al più noto arco di Tito tuttora in piedi, esisteva un altro arco dedicato a questo imperatore presso il Circo Massimo, rinvenuti nel maggio 2015.

- Arco di Domiziano
Domiziano costruì numerosi archi, distrutti in seguito alla damnatio memoriae dopo la sua morte.
Uno sul clivus Palatinus, Un altro arco di discussa collocazione fu costruito nel 92 dall'imperatore per il rifacimento del tempio della Fortuna Redux, secondo alcuni in relazione alla porta Triumphalis da cui entravano i cortei dei trionfatori.

- 117 - Arco di Traiano
Un altro arco di Traiano eretto dopo la sua morte è ricordato da fonti tarde sulla via Appia, un altro arco nel Foro di Traiano è ricordato come decretato dal Senato nel 117, ma forse non venne mai effettivamente eretto. Forse un passaggio arcuato nel muro di recinzione meridionale della piazza, in seguito monumentalizzato, che sembra raffigurato sulle monete.

- 169 - Arco di Lucio Vero
Un arco dedicato al collega di Marco Aurelio nell'impero, dopo la sua morte nel 169 doveva sorgere sulla via Appia in ricordo delle vittoriose campagne militari contro i Parti 162-166.

- 176 - Arco di Marco Aurelio
Al termine di una lunga e dura fase di guerre lungo i confini settentrionali dell'Impero romano, a Marco Aurelio venne tributato un trionfo e la costruzione di un arco trionfale.

- Arco di Gordiano
citato solo da eruditi del XV e XVI sec. (v. Pomponio Leto e Andrea Fulvio), furono attribuiti grandi frammenti architettonici di rilievi e di un'iscrizione monumentale rinvenuti a via Gaeta.

- Arco di Gallieno
La monumentalizzazione della porta Esquilina delle mura serviane, in origine a tre fornici (i laterali furono distrutti verso la fine del XV secolo) con dedica a Gallieno.

- Arco di Portogallo
Conosciuto anche come arcus de Trofoli o de Tripolis e arcus triumphalis, e a volte attribuito a Marco Aurelio. Scavalcava la via Lata, odierna via del Corso, presso l'incrocio con via della Vite. Fu demolito nel 1662. 

- Arcus Novus
L'arco, dedicato a Diocleziano per i decennalia (dieci anni di regno) del 293, o per il trionfo celebrato a Roma insieme a Massimiano nel 303, sorgeva sulla via Lata, odierna via del Corso, presso la chiesa di Santa Maria in via Lata e venne distrutto nel 1491 per ordine di papa Innocenzo VIII.

- Arco di Costantino
dedicato dal senato per commemorare la vittoria di Costantino I contro Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio (28 ottobre del 312) e inaugurato ufficialmente il 25 luglio del 315 (nei decennalia dell'imperatore, cioè l'anniversario dei dieci anni di potere) o nel 325 (vicennalia). La collocazione, tra il Palatino e il Celio, era sull'antico percorso dei trionfi.

- 379 / 383 - Arco di Graziano, Valentiniano e Teodosio
presso Ponte Sant'Angelo, eretto probabilmente a conclusione della Porticus Maxima, i portici di via Trionfale. Sorgeva sulla via di pellegrinaggio verso la Basilica di San Pietro, inglobato nel campanile della chiesa dei Santi Celso e Giuliano, crollò all'epoca di papa Urbano V (1362-1370). I resti rimasti vennero fatti scomparire.

- 402 -  Arco di Arcadio, Onorio e Teodosio
venne eretto dal Senato in onore dei tre imperatori Arcadio, Onorio e Teodosio II in seguito ad una vittoria del generale Stilicone contro i Goti. Era collocato nel Campo Marzio all'inizio della via Trionfale, nei pressi dello scomparso ponte Neroniano. La struttura in laterizio, priva dell'originaria decorazione era ancora conservata agli inizi del XV sec.



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