CIRENE (Libia)





CIRENE DONNA

Appartiene alla mitologia greca, una donna di tipo antichissimo, quando le donne greche erano libere e combattive. Era figlia di Ipseo, re dei Lapiti, e di Tricca, come riferisce Pindaro nella nona Ode pitica.

Quando un leone attaccò le pecore del padre, Cirene immediatamente attaccò la belva. Apollo, che era presente, si innamorò della giovane e la rapì. La portò in Nord Africa dove fondò la città di Cirene in suo onore.

Anche la regione, Cirenaica prese il nome da lei. Insieme ad Apollo ebbe un figlio, Aristeo. Con Ares invece ebbe Diomede di Tracia.




CIRENE NINFA

Cirene secondo altri fu una ninfa, che si battè col leone e fu rapita  da Apollo. Qui infatti viene incoronata da una Nuke priva di ali per aver sconfitto il leone, che però, al contrario di Ercole, non uccide, ma ammansisce. Come si vede il bassorilievo è dipinto all'uso antico. 

LE 5 MUSE DELLA DOMUS DI GIASONE MAGNO

CIRENE CITTA'

Cirene fu una colonia greca e poi romana, posta sul Mediterraneo,  vicino all'odierna cittadina di Shahat, in Libia orientale, nel distretto di al-Jabal al-Akhdar. Il primo insediamento, come individuato dai saggi eseguiti, avvenne sull’acropoli, circondata da mura poligonali.

Venne fondata nell 630 a.c. dai dori provenienti da Tera  (Santorini), che si dicevano discendenti di Euristeo Euristeo, personaggio della mitologia greca, figlio di Stenelo e Nicippe e cugino di Eracle. Erodoto riporta che gli abitanti di Thera, spinti da motivi demografici e da una siccità, dopo aver consultato l'oracolo di Delfi, vennero in Africa cercando il luogo con una fonte.

Trovarono così la fonte della ninfa Chirene (Cirene) a cui dedicarono la città. I coloni erano guidati da Batto che fu il primo re della città, e che diede inizio a una dinastia che durò fino al 331 a.c..Il quartiere della collina si organizzò attorno al tempio di Zeus, costruito prima del 515 a.c., periptero, octastilo con cella tripartita, oggetto di numerosi restauri nel corso della storia.

La seconda fase di edificazione riguardò la zona dell’agorà (VI sec. a.c.); infatti accettando l'influenza della Persia, con cui si alleò nel VI secolo a.c., Cirene conobbe grande prosperità sotto Batto IV il cui regno durò quarant'anni (514-470 a.c.).

Dei contrasti interni contro il re Arcesilao IV portarono ad una guerra civile che si concluse nel 440 con l'esilio del re, poi assassinato. Con la fine della monarchia di Arcesilao, Cirene fu riorganizzata in una democrazia che terminò con l'occupazione del regno tolemaico d'Egitto. L’agorà, posta al centro dell’abitato, verso il IV sec. a.c. ebbe un processo di regolarizzazione e monumentalizzazione.

Nel III secolo a.c. vi fiorirono i cosiddetti filosofi cirenaici, tra cui ebbe un ruolo preminente Aristippo, e così la città fu soprannominata "Atene d'Africa". Nel II sec. la città si estese verso est, con isolati disposti ortogonalmente, dove sorse il ginnasio.

Dopo il periodo di protettorato romano nel  II secolo a.c. tornò ai Tolomei fino a che uno di costoro, Tolomeo Apione, re di Cirene per vent'anni, decise lasciò in eredità a Roma la città e la Pentapoli cirenaica (96 a.c.).

BUSTO DI FILOSOFA
Nel 74 a.c. Cirene e la Cirenaica furono elevate, insieme a Creta, al rango di provincia romana, cosa che produsse un periodo di massimo splendore, diventando Cirene un grande snodo commerciale per il traffico di merci fra Europa e Africa.

Nel I sec. d.c. un foro quadrangolare circondato da colonne doriche (Cesareo), affiancò il tempio di Zeus.
Nel 31 a.c., dopo Azio, tutta la Cirenaica passò sotto i Romani. 

Con la fine delle guerre civili Corene beneficiò della pax romana di Augusto che vi fece costruire un tempio dedicato a Zeus con una replica delle statua di Fidia.  

I romani inoltre scoprirono tra le piante autoctone della Cirenaica una specie di finocchio chiamato Silphium che ben presto, poiché graditissimo ai romani, venne commerciato e pagato a peso d'oro. Purtroppo la pianta poi è scomparsa.

Sotto Traiano la zona nord est del santuario fu occupata dalle terme e di nuovo la città su abbellita e ingrandita..

A Cirene si formò una numerosa comunità ebrea e, dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.c., ci furono molti rivolgimenti. La pace fu interrotta nel 115, quando un cirenaico ebreo, di nome Lukuas-Andreas, che si credeva il Messia e scatenò una imponente rivolta che devastò la città nel 117.

Fu Adriano a portare la pace dove c'era la guerra e come suo solito portò la  ricostruzione e l'abbellimento della città cui seguì un periodo di benessere e fioritura delle arti. La città fu famosa anche per l'allevamento di cavalli vincitori di molte gare e fu punto terminale delle rotte commerciali verso l'interno dell'Africa, da dove provenivano schiavi, pelli e metalli. Per ricchezza Cirene gareggiava con Atene e fu anche un centro di cultura. Di Cirene furono i filosofi Aristippo e Teodoro della scuola edonistica.

Con la riforma amministrativa di Diocleziano del 305 d.c. la Cirenaica viene separata da Creta e passa a far parte, con l'Egitto e con la Marmarica, della diocesi d'Oriente. Poi la residenza dei governatori fu spostata più verso il mare, a Tolemaide. Ammiano Marcellino la chiama già "urbs antiqua sed deserta".

Stragi sanguinose tra pagani e cristiani si propagano dall'Egitto alla Cirenaica, dove la lotta raggiunge proporzioni di feroce parossismo. L'imperatore Teodosio ordina che sian rasi al suolo gli altari e i templi degli Dei perché fomentano la rivolta per il popolo.

Un terribile terremoto che si abbatté poi su tutta la Cirenaica e che fece sprofondare in mare buona parte della città di Apollonia, porto di Cirene, spostò a Tolemaide la capitale della Libya Superior.
 
Nel 410 la città fu definitivamente abbandonata ai nomadi laguatani e non fu più riconquistata dall'impero romano, neppure durante la cosiddetta Ananeosis, cioè la rinascita della Cirenaica, voluta dall'imperatore Giustiniano. Cirene cade nell'oblio.
 
LE GRAZIE ( Museo di Cirene )

CIRENAICA

La Cirenaica storica era costituita dalla regione compresa tra l'Egitto e la Numidia che sconfinava nel deserto del Sahara ed era composta da cinque città di origine greca che formavano la cosiddetta Pentapoli: la capitale Cirene con il suo porto di Apollonia (oggi Marsa Susa), Balagrae (Al Bayda), Arsinoe (Tocra), Berenice (Bengasi) e Barca (Al Marj).

La Cirenaica che sorge su un altopiano fertile e coltivato, era nota nell'antichità per la produzione di una pianta, che oggi sembra estinta, di grande valore: il silfio.

Quando Alessandro si fermò nell'oasi di Siwa, una delegazione di Cirenei fece atto di sottomissione al re macedone, che comunque non era interessato alla sua conquista..

Più tardi passò sotto il controllo dei Tolomei, separata poi dal resto dell'Egitto a opera di Tolomeo VIII che la cedette al figlio Tolomeo Apione. Morto quest'ultimo senza eredi, la regione fu lasciata in eredità a Roma nel 96 a.c. e organizzata in provincia nel 74 a.c.

Con la riforma di Augusto nel 27 a.c. venne aggregata all'isola di Creta come provincia di Creta e Cirene. Con la riforma dioclezianea fu nuovamente separata da Creta e suddivisa nelle due provincie di Lybia superior (orientale) e Lybia inferior (occidentale), appartenenti alla prefettura del pretorio d'Oriente.


Cirenaica oggi
 
Dal VII sec. d.c., l'Africa ha ricevuto una forte influenza islamica, sia sulle coste orientali, sia in Egitto, così come nella cirenaica. La tratta degli schiavi, avviata dagli Arabi sin dal X sec. e proseguita con maggiore intensità verso la tratta atlantica gestita dagli Europei dal XVI sec. in poi, ha interessato tutto il continente fino al XIX sec. e preceduto il colonialismo. Tuttavia nella zona di influenza islamica la schiavitù è rimasta una realtà viva sino ad oggi.

La stagione delle indipendenze è iniziata nel 1951, quando la Libia è formalmente diventata una nazione libera. Oggi Cirene è per importanza la seconda area archeologica della Libia, dopo Leptis Magna.



L'AREA ARCHEOLOGICA DI CIRENE

PORTICO DELLE ERME

PORTICO DELLE ERME 

Sulla Skyrota, la via principale di Cirene, il primo tratto è adornato dal Portico delle Erme, ove emergono le grandi statue del passato, che raffigurano le Cariatidi, immagini di semidei, Ercole ed Ermete. Naturalmente sono sfigurate dal tentativo ripetuto di abbatterle o almeno di sfigurarle.



LE MURA

Se ne vedono solo a tratti, ma sono riconoscibili per quasi tutto il suo tracciato, anche là dove non esistono più avanzi. Sembrerebbero non anteriori all'epoca ellenistica con numerosi rifacimenti romani e bizantini. Ma la prima cinta di mura della Cirene fondata da Batto, doveva essere limitata alla sommità della collina occidentale, se non soltanto all'altura dell'acropoli oltre al tèmenos d'Apollo.

TEMPIO DI ZEUS AMMONE

TEMPIO DI ZEUS AMMONE

Sulla collina di fronte alla città si trova il tempio di Zeus, eretto nel V sec. a.c. come il Partenone di Atene ed il tempio di Zeus ad Olimpia e, nell'interno della cella, si trovava una statua simile a quella di Fidia in Olimpia. Questo è il tempio greco più grande del Nordafrica ed è più grande del Partenone di Atene

Il culto di Zeus si identificò presto con quello del Dio egiziano Ammone, un Dio egizio raffigurato come un sovrano, con la corta veste e la collana; sul capo torreggiano due alte piume, e sulle tempie ha due corna d'ariete.

Fu lo sposo della Dea Mut e con lei ebbe il figlio luna Hons. Il culto giunse fino a Roma, come uno degli attributi di Giove e gli era sacra l'oca.

Ne esistono a Roma, nel museo Barracho, due immagini: una che porta l'ariete sulle spalle del tipo "Buon pastore" e una testa barbuta tipo Iuppiter, con le corna d'ariete sulle tempie.

Era una ipostasi del sole che muore nel solstizio di inverno e risorge in primavera nel segno dell'ariete, un po' come il Cristo, il che spiega la presenza dell'ariete e delle sue corna.

Il tempio aveva 8 colonne doriche sulla fronte e 17 sul lato lungo, furono tutte abbattute durante la rivolta giudaica del 117 d.c. e non più risollevate.

Altri danni furono provocati dal terremoto del 365 e dai cristiani che presi da furia iconoclasta abbatterono le numerosissime statue, i fregi e pure le colonne..

L'opera di restauro degli archeologi italiani (che ha interessato molti altri edifici di Cirene) ha restituito l'originaria imponenza al tempio di Zeus, uno dei più grandi dell'intero mondo greco. Ciò che si vede è frutto di questi restauri.

GYMNASIUM

QUARTIERE DELL'AGORA'

Ai piedi della collina del tempio di Zeus c'è il quartiere dell'Agorà, con l'edificio del Gymnasium costruito nel II secolo a.c. ed usato come palestra; è uno spazio chiuso con ingressi monumentali, i propilei, con 4 colonne e timpano ed all'interno era circondato da un colonnato dorico ripristinato dal restauro.

In un’unica stele scoperta nell’agorà sono riuniti, insieme col senatoconsulto Calvisiano, cinque editti di Augusto indirizzati ai Cirenei ( editti di Cirene), di sommo interesse per la conoscenza della giustizia civile e penale nelle province e per lo studio dei rapporti tra queste e Roma all’inizio dell’Impero.

Accanto al Gymnasium corre una strada porticata che serviva come pista di allenamento per la corsa e sui pilastri sono disposti alternativamente le figure di Hermes ed Herakles protettori dei ginnasi. Nel I secolo d.c. i Romani utilizzarono il Gymnasium come Foro della città e luogo dove si amministrava la giustizia, e insieme eressero teatri, lussuose terme e sontuose case.
Durante la rivolta giudaica del 117 il ginnasio  venne distrutto in quanto simbolo del potere romano ma venne poi fatto restaurare da Adriano. Nulla fu conservato del pavimento, delle statue e dei suoi ornamenti, ad opera dei cristiani prima e dei musulmani dopo.

TEMPIO DI ZEUS ED HERA

TEMPIO DI ZEUS ED HERA

Al centro della piazza dell'Agorà c'è un basamento di statue lungo e stretto, detto altare di Zeus ed Era, forse dedicato alle due massime divinità dell'Olimpo nel IV secolo a.c..

A Cirene si formò una numerosa comunità ebrea e, dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C., ci furono molti rivolgimenti e la città fu distrutta nella rivolta giudaica del 117. La città fu ricostruita da Adriano, ma ormai era iniziata la decadenza e come tutte le città della Pentapolis fu abbandonata nel IV secolo, dopo il terremoto del 365.

In età bizantina il cristianesimo avanzante ripudiò tutti luoghi di culto pagano, per cui si cominciò a usare i suoi marmi per farne calce. Fu una distruzione e una devastazione enorme che privò l'umanità di monumenti grandiosi e irripetibili.

ODEON

ODEON

Sul lato meridionale del Gymnasium si trova un piccolo teatro, o più probabilmente un Odeon, con la cavea sorretta da sostruzioni a volta. Come tutti i suoi monumenti anche il teatro era stato coperto di terra, erbacce  e dimenticato.

La città, di cui si ignorava ormai l'esistenza, fu riscoperta nel 1705 dal console francese Lemaire, ma scavi sistematici furono iniziati dagli Italiani negli anni 1920-30; dopo, si è scavato quasi con continuità da parte di spedizioni diverse, ma il sito è molto vasto.



MONUMENTO NAVALE

Sul lato orientale dell'Agorà si trova un monumento con base a forma di nave su cui poggia la statua di una Vittoria senza ali di età ellenistica.

Trattasi di una nave di marmo celebrativa di una vittoria navale di Tolomeo III, marito della splendida Berenice, la cui chioma ispirò al cireneo Callimaco versi celeberrimi.

Dopo le nozze il faraone partì per la guerra e Berenice dedicò una ciocca dei suoi capelli alla Dea Afrodite Zefirite, per il ritorno vittorioso del marito.

In seguito alla sparizione della ciocca, nacque la leggenda che i capelli della regina fossero diventati la costellazione chiamata Chioma di Berenice.

Callimaco celebrò l'evento in un poema, del quale rimangono alcune righe, conservatosi nella traduzione latina di Catullo.

Verso il 243 a.c. Berenice vinse una gara nei giochi nemeani e partecipò ai giochi olimpici.

Già inserita nel culto dinastico insieme al marito con il nome di Dei Evergeti, dopo la sua morte Tolomeo creò in suo onore un sacerdozio annuale, l'Athlophoros. Sotto c'è una vasca perché il monumento era stato poi trasformato in una fontana.

PAVIMENTO DELLA DOMUS IN OPUS SECTILE

DOMUS DI GIASONE MAGNO

Nel quartiere dell'Agorà è stata scoperta la casa di Giasone Magno, gran sacerdote del tempio di Apollo nel II secolo d.c..

La casa occupa un intero isolato ed è divisa in un'ala privata ed una pubblica, vi sono due sontuosi triclini con pavimenti a tarsie marmoree (opus sectile) e motivi geometrici a riquadri.

Sul lato sud del peristilio, di fronte all'ingresso del triclinio estivo, c'è un capitello corinzio con maschere tragiche e teste di personaggi e vicino sono state disposte cinque statue femminili (le Muse) recuperate durante gli scavi.

Nella stessa domus sono state rinvenute in quello che doveva essere il giardino della villa, oltre a parti di colonne, sia rocchi che capitelli, cinque statue rappresentanti delle Muse, naturalmente tutte decapitate e vandalizzate dalla furia cristiana.

SANTUARIO DI DEMETRA E CORE

SANTUARIO DI DEMETRA E CORE

I templi più importanti dell'Agorà sono però il santuario dedicato a Demetra e Kore (Cerere e Persefone), il cui culto era iniziato a Cirene, ed il tempio di Apollo ricostruito in epoca romana nel II secolo d.c., su un edificio più antico risalente al IV secolo a.c..

Il santuario di Demetra e Kore è a pianta circolare e senza copertura; è stato ricostruito con le statue delle due divinità sedute, Naturalmente Demetra e Kore, di epoca ellenistica, ed altre due statue in piedi, aggiunte in epoca romana, che si suppone fossero Cerere e Proserpina, le divinità equivalenti romane.

Callimaco compose l'inno ad Apollo per le feste Carnee di Cirene e l'inno a Demetra Thesmophòros, in cui è cantata la processione del kàlathos procedenti appunto da questo santuario a Cirene.


TEMPIO DI APOLLO

TEMPIO DI APOLLO

Prendendo la via sacra, che scende prima in una valle, raggiunge poi il santuario di Apollo con la fonte sacra, la fonte di Keronea, dove fu fondata la città nel VII secolo a.c.. Per fondare una città era indispensabile trovare anzitutto una sorgente copiosa di acqua potabile, che di solito veniva consacrata a una ninfa divenendo pertanto sacra.

Nel tempio di Apollo si venerava il fondatore e protettore della città; il portale marmoreo che si vede nel fondo era l'ingresso alla cella del tempio greco, l'avancorpo con cortile porticato fu aggiunto in epoca romana e l'ingresso è segnato da due colonne doriche di cui restano i rocchi inferiori.

MAGAZZINI ROMANI

HORREA

Prendendo la via sacra si vedono a destra i magazzini romani scavati nella roccia, i cosiddetti Horrea, dove si depositavano le merci in entrata e in uscita dal porto, un transito considerevole in quanto Cirene era snodo commerciale tra oriente e occidente.

Da qui giungevano a Roma le sete, gli avori, le spezie ma soprattutto il prezioso silphium, la spezia più cara in assoluto tanto che equivaleva al prezzo dell'oro.



IL QUARTIERE DELL'APOLLONION

Il complesso più importante di Cirene era costituito dal santuario di Apollo, su una terrazza ai piedi dell’acropoli, che comprendeva un grande tempio arcaico (VI sec.), dorico, periptero, esastilo, modificato in epoca augustea, e radicalmente riedificato da Adriano, oltre a templi dedicati a Latona, Iside, Ecate e altre divinità. 

Sul lato orientale della collina dell'Apollonion, in primo piano nella figura, si trovano le Terme costruite al tempo di Traiano. Queste rimasero in funzione anche in epoca bizantina e per poco tempo anche dopo l'invasione araba.

Qui fu scoperta la Venere di Cirene che era conservata al Museo di Tripoli.Diciamo che era perchè oggi è scomparsa. Da qui si ha un'ottima visione del quartiere con al centro il tempio di Apollo.

TERME ROMANE

A sinistra della collina si trovano i Propilei greci e Donario degli Strateghi, e a destra il Santuario di Apollo.

L'ingresso all'area del santuario è segnato dai propilei greci del IV sec. a.c., formati da quattro colonne doriche scanalate con architrave a triglifi e frontone, di squisita fattura e di enorme impatto, date le vaste dimensioni.

La collina dove si trova il santuario dell'Apollonion, è  la parte più antica di Cirene più volte rifatta e quindi ormai di impronta romana.

Sulla sinistra della collina si erge un tempio, donario degli strateghi o dei tre generali, dedicato in seguito all'imperatore Tiberio. E' il santuario dell'Apollonion, ricostruito nel IV secolo a.c., poi distrutto dalla rivolta ebraica e restaurato da Adriano. Il tempio ha 6 colonne sulla fronte, 11 sul lato, ed è in stile dorico con colonne fatte a rocchi.

SANTUARIO DI APOLLION

Piazzale di Apollo

Dal versante settentrionale del penultimo terrazzo dell'altopiano cirenaico, a 570 m d'altezza sul mare, sgorga una fonte la cui acqua, dopo aver fluito attraverso un cunicolo che addentrasi nell'interno della collina per circa 300 m e sulle cui pareti si leggono numerose iscrizioni non più recenti dei tempi antoniniani, sbocca all'esterno.

Qui la parete rocciosa presenta dei tagli, fatti allo scopo di applicarvi una tettoia, ragion per cui questa grotta è da considerarsi un rarissimo esemplare di nymphàion primitivo, cioè di sacello naturale di una ninfa, ossia di un'acqua sorgiva divinizzata e personificata, di una dea-fonte, insomma. La fonte fu da Pindaro e da Erodoto chiamata Fonte di Apollo, nella cui pratica rituale era usata per l'appunto l'acqua della sorgente. 



FONTANA DI CHIRENE
FONTANA DI CHIRENE

A sinistra del tempio sorge la Fontana di Kirene, o Chirene, la ninfa amata da Apollo, alla quale era sacra la fonte e da cui prese nome la città. Un'epigrafe informa che si tratta di un monumento votivo donato nel III secolo a.c. da Pratomedes figlio di Polymnis.

Il monumento è costituito da un basamento a forma di esedra su cui si erge una colonna, la meta, ed alle estremità due leoni marmorei. Apollo e la ninfa Kirene sono scolpiti alla base dell'esedra. Il monumento simboleggia l'arrivo dei Greci a Cirene presso la fonte indicata dall'oracolo.

I due leoni denunciano la provenienza antichissima della fonte, in quanto sacri a Cibele, antica dea mesopotamica.

Secondo la mitologia greca i due leoni rappresentano i personaggi mitologici di Melanione e Atalanta, trasformati in leoni da Zeus e condannati a trascinare il carro della Dea di cui avevano profanato il tempio. In realtà Si tratta di una antica Dea Potnia Theron, la Signora delle belve, rappresentata sempre tra due animali selvaggi.

L'ANFITEATRO

ANFITEATRO

Sul lato nord-ovest della terrazza del santuario di Apollonon si trova il Teatro, il più antico di Cirene, che si pensa edificato verso la fine del VI sec. a.c., diverse volte, come mostrano i suoi resti, restaurato e rimaneggiato. Nel II sec. d.c. i Romani lo trasformarono in anfiteatro con arena ovale e, sul lato nord dove la terrazza finiva a strapiombo, crearono con ardite sostruzioni alcune file di sedili della cavea.

Naturalmente non solo lo ingrandirono ma lo abbellirono di rilievi, di statue e di marmi, tutto distrutto dall'intransigenza cristiana prima e musulmana poi.

L'anfiteatro serviva alle corse delle bighe e dei cavalli, e probabilmente anche a lotte tra gladiatori. Da questo punto si ha una bella vista della valle in direzione di Apollonia. Sul fianco della montagna è stata trovata una necropoli.

TEATRO DI APOLLONIA

APOLLONIA

Apollonia si trova a circa 18 Km più a ovest di Cirene, e ciò che rimane oggi, per lo più, risale al periodo bizantino, durante il quale era conosciuta come la “città delle chiese”, visto che la maggior parte dei monumenti sacri o pubblici vennero sostituiti con chiese cristiane.

Dal teatro greco le rovine di Apollonia si estendono per circa 1 km in direzione ovest. Quattro delle cinque chiese bizantine si trovano all’interno dei bastioni, mentre la quinta sorge subito fuori le mura. La città, frequentatissima dagli stranieri, vista l'importanza del porto, godeva di terme romane e pure bizantine, il gymnasium, i magazzini, e un bel teatro greco posto non lontano dalla spiaggia



RESTITUITA LA VENERE DI CYRENE

La Venere di Cirene, che torna in Libia dopo 95 anni, è una magnifica scultura marmorea acefala rappresentante Afrodite, copia romana di età adrianea di un originale ellenistico, risalente forse al IV secolo, della scuola di Prassitele. Lo splendido marmo di questa Venere Anadiomene fu rinvenuto nel 1913, durante il conflitto tra Italia e Turchia, in territorio libico e precisamente a Cirene, conosciuta anche come l'Atene d'Africa.

La città fu infatti fondata dai greci intorno al 630 a.c. e passata in seguito sotto l'influenza di altre culture per diventare nel 96 a.c. capoluogo di una provincia dell'Impero Romano.
Tra le principali vestigia, oltre alla grande necropoli con numerosi sepolcri, i tempietti di Ecate e dei Dioscuri, il ben conservato impianto idrico romano, figurano l'acropoli greca e i templi di Zeus e Apollo.

Proprio qui la missione archeologica italiana, nel 1913, riportava alla luce la scultura acefala di Venere Anadiomene, copia romana di splendida fattura di un capolavoro di Prassitele andato perduto.

Trafugato e trasportato in Italia, il marmo è stato esposto a Roma, nell'Aula Ottagona dell'ex-Planetario, da dove è stato rimosso solo nel 2002 per un accurato intervento di restauro e quindi parcheggiato in un deposito del Museo delle Terme di Diocleziano in attesa di essere rimpatriato dopo il decreto del ministro dei Beni-attività culturali Giuliano Urbani, che stabiliva il passaggio della proprietà della statua marmorea acefala dal demanio al patrimonio dello stato in vista appunto del ritorno in Libia.

Una restituzione di cui si parlava già dal 1989, quando la stampa riferiva di una precisa richiesta da parte libica al ministero degli Affari esteri di allora, Gianni De Michelis, cui aveva fatto subito eco l'opposizione di Italia Nostra alla riconsegna.

Nel 2002 arriva il decreto del ministro Urbani, seguito dall'annuncio del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, durante una visita di stato in Libia nell'ottobre di quell'anno, dell'imminente rientro in Libia della statua. Nuova opposizione di Italia Nostra che, con un ricorso al Tar contesta anche la formula del prestito a lungo termine, adottata dal Governo e dal ministero dei Beni culturali.

La risposta definitiva è di questi mesi. Ad aprile il Tar e a luglio il Consiglio di Stato con le loro sentenze scrivono la parola fine alla lunga vicenda.



SCOMPARSA LA VENERE DI CYRENE

Una minaccia sospesa come una Spada di Damocle sui tesori artistici ritornati alla luce grazie al lavoro svolto dagli archeologi italiani durante e dopo la colonizzazione libica. Ricordate la Venere di Cirene restituita nell'agosto del 2008 da Silvio Berlusconi a Muhammar Gheddafi? Di quella vestigia di donna nuda, senza braccia e senza testa, amorevolmente curata per 92 anni nella nostra Roma non ci sono più notizie. Bengasi, la città dove Berlusconi la riconsegnò a Gheddafi, è diventata prima la culla della rivoluzione, poi la base delle milizie islamiste ed, infine, la prima linea della guerra tra queste ultime e il governo in esilio di Tobruk. 

Lo scempio, da quelle parti, inizia nel maggio 2011 quando i reperti del cosiddetto Tesoro di Cirene - conservato dal 1917 nei sotterranei nella Banca Commerciale - vengono saccheggiati e rivenduti sul mercato clandestino delle opere d'arte. 

Due anni dopo Cirene, il patrimonio dell'Umanità sopravvissuto a 26 secoli di storia viene occupato da un'orda di nuovi barbari che trasforma 200 delle sue tombe e dei suoi siti archeologici in case e negozi. Cirene, distante ottanta chilometri dal caposaldo dello Stato Islamico di Derna, non è però la più a rischio. Sabratha, la necropoli romana tornata alla luce grazie al lavoro compiuto nel 1920 dall'archeologo italiano Renato Bertoccini è oggi un tesoro inaccessibile. 

A pochi chilometri dal suo teatro romano e dalla Basilica cristiana di Giustiniano opera un campo d'addestramento dell'Isis. Da lì sono usciti i responsabili delle stragi messe a segno al museo del Bardo di Tunisi e sulla spiaggia di Soussa.


COMMENTO

E' lodevole e doveroso che un bene trafugato venga restituito, ma come mai dall'Italia si trafuga tutto e non ritorna nulla? Ed ora la bella statua di Venere è sparita, non esiste più, o fatta a pezzi dagli integralisti islamici o venduta a qualche privato che se la gode nel suo sotterraneo. Ma non stava meglio in Italia in un museo pubblico?



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