CULTO DI BACCO - DIONISO





DIONISO GRECO

"Ultimo tra gli dei
Venisti ai mortali
E così grande
Che antichi
Segreti racconti
Dicono ricevesti
Le chiavi del Regno

A te che sei tutto
E di tutto l’estremo contrario
Non è facile
Levare il canto
Per i molti tuoi doni
E gli insondabili abissi
Tra cui ti nascondi

In te
e solo in te
si confondono
regni lontani
quando dei
animali
e piante
e per ultimo l’uomo
si intrecciano
inestricabili
tra le onde dei tuoi capelli danzanti
al ritmo dei tuoi devoti
e dei suoni
che da sempre
abitano
il vasto universo

Certo,
compagno tu sei dei mortali
antico
quando ignari,
ancora, del fuoco
divisero la preda
esultando e,
strappate le membra,
ne divorano carni
ancora viventi

ed in cerchio danzando
levarono alte
le voci isolate
che prime
si unirono
in un unico canto

Sei tu che l’ebbrezza
del comune sentire
concedi ai viventi
che in cuore ti onorano
per il dono del vino lucente
che levando lo spirito
dalle strette di affanni infiniti
mette le ali alle dolci
ingannevoli attese

Perché implacabile
la tua vendetta
cade
sulla mente
oscurata dalla folle ambizione
di non celebrare
le tue danze notturne
e la perdita del senno
che solo varco ai mortali
è dato per accedere
agli dei
nascosti ben oltre
gli angusti pensieri
della luce del giorno

Tu che radici
hai profonde
nella oscura
nell’umida terra
tu parimenti
nell’alto del cielo
scagli le gemme
dei fruttiferi rami
e col canto ispirato
di poeti
che del tuo sangue
si nutrono
scandisci il duro cammino
perché si sciolga
in amabile danza

Tu della vita
ci conduci ai confini
dove la nera soglia
delle tue grandi pupille
ci invita
con riso dolente
ad inoltrarci
in oscuri sentieri
che non hanno ritorno
se la dolce promessa
del tuo eterno rinascere
non ci accompagna
più amica"
Inno a Dioniso di "Omericchio"

Per alcuni è figlio di Zeus e Demetra, sua sorella, oppure di Io, o di Lete; o di Dione, o di Persefone. In quest'ultimo mito Zeus, innamoratosi di sua figlia, che era stata nascosta in una grotta da Demetra, si tramutò in serpente e la raggiunse mentre era intenta a tessere. La fecondò, e la fanciulla partorì due bambini, Zagreo e Dioniso.

Ma il mito più seguito, e probabilmente quello originale, lo dà figlio di Semele, figlia di Armonia e di Cadmo, re di Tebe. Semele è in realtà un'antica Dea della Luna, ma nel mito è donna ed è talmente bella che Zeus la rapisce e la fa sua, mettendola incinta. Hera gelosa ispirò nelle tre sorelle di Semele invidia per la sorella, che nonostante nubile, poteva vantare già un amante e anche una gravidanza. La povera Semele subì le crudeli beffe di Agave, Ino e Autonoe, le quali criticavano non solo che fosse incinta, ma anche che il padre del bambino non si fosse ancora dichiarato.

Secondo il mito cretese riportato da Giulio Firmico Materno i Titani traditori lo sbranarono, istigati dalla gelosa Giunone, poi Giove punì con la morte i Titani colpevoli di averli ucciso il figlio.
Nel mito dove Dioniso era figlio di Zeus e Demetra, il Dio venne fatto a pezzi dai Titani, ma Demetra riattaccò insieme le membra del figlio. Allora Zeus ingoiò il cuore del figlio che nacque di nuovo nel ventre di Semele.

Dioniso fu Dio dell'estasi e dell'ebbrezza del vino, un Dio spesso androgino o comunque molto femmineo, in genere nudo ma con la pelle di un a pantera. In suo onore si festeggiavano le Dionisiache, avversate all'inizio dai sacerdoti che infine, dato il consenso generale, dovettero accettare. Durante le feste si facevano anche spettacoli teatrali.
Infatti il teatro di Dioniso di Atene è la prima struttura stabile teatrale del mondo antico. Il teatro delle opere dei più importanti tragediografi greci, tra il VI e il V sec. a.c., Eschilo, Sofocle ed Euripide, nel suo impianto strutturale è stato esportato in tutto il meditterraneo, costituendo la base del teatro ellenistico-romano.

Nel mito più seguito Era, gelosa di Semele, si trasformò in Beroe, nutrice della giovane, e la convinse a chiedere a Zeus di apparirle come Dio e non come mortale. Zeus non voleva, ma Semele insistette e il Dio, che le aveva promesso di accontentare ogni sua richiesta, si trasformò e Semele morì folgorata dal fulmine. Zeus riuscì a salvare il bambino che Semele aveva in grembo e nascose il piccolo Dioniso nella sua coscia. Diventato immortale grazie al fuoco divino, Dioniso discese negli Inferi e portò la madre sull'Olimpo, dove fu resa immortale con il nome di Tione. Da notare che Semele ascese alle vette celesti con anima e corpo, e per questo fu detta l'Assunta.

La religione dionisiaca, probabilmente di origine frigia, fu per la Grecia una vera rivoluzione. Il movimento femminile dionisiaco che scosse la Grecia dall’VIII sec. a.c. venne accolto con mala grazia dai Greci. Bromio, ovvero Dioniso, venne posto in ceppi e sua madre Selene, la luna, venne bruciata da Zeus, tutto inutile: i sacerdoti orripilarono, perché le donne lasciavano figli e telaio e andavano sui monti danzando al corteo di Dioniso. Man mano che il Dio avanzava per la Grecia le donne, sue sacerdotesse, le baccanti, si univano a lui al fatidico grido di "Evohè!"

Nella coppa di Exechia, Dioniso compare su un vascello adorno di pampini; nel cratere di Clizia e Ergotimo, nel vaso François al Museo archeologico di Firenze, cammina reggendo su una spalla un'anfora. La statua più antica del Dio è forse quella rimasta incompiuta che giace in una cava dell'isola di Nasso; una figura stante di 10,45 m.. Nel fregio del tesoro dei Sifni, in Delfi, appare la prima rappresentazione di Dioniso che lotta nella Gigantomachia.


Feste dionisiache

In tutto il mondo greco si celebravano feste in onore di Dioniso, alcune campestri, o misteriche, con processioni grottesche, banchetti, falloforie.

Le piú importanti di quelle misteriche si svolgevano ogni tre anni in Frigia e in Lidia, in Tracia, in Macedonia, a Nasso, sul Citerone e sull'altopiano di Delfi, e in Italia (misteri dionisiaci, baccanali di Roma). Le dionisie rurali, feste del vino nuovo, nel mese di posideone (dicembre-gennaio) nei villaggi, prevedevano un banchetto-corteo sfrenato e licenzioso. Le grandi dionisie avevano luogo all'inizio della primavera, nel mese di antesterione (febbraio-marzo) e duravano sei giorni.
Iniziano con offerte e sacrifici, cui seguiva la presentazione al pubblico di poeti, attori e cori degli agoni. Il giorno seguente si portava in processione su un carro-trireme il simulacro di Dioniso Eleuterio a un santuario e poi nel teatro, tra canti, danze e tripudi cui partecipavano cittadini di ogni ceto e forestieri. La mattina dopo avevano inizio i concorsi di musica, poesia e dei cori ditirambici, che dalla sera fino a tarda notte culminavano in uno sfrenato banchetto. Dal quarto giorno al sesto si svolgevano rappresentazioni drammatiche, per le quali ogni poeta concorrente, nel V sec. a.c., presentava una trilogia tragica e un dramma satiresco.

 

I Misteri

Il mito di Dioniso che salvò Arianna abbandonata da Teseo sull'isola di Nasso e la incoronò sua sposa portandola sull'Olimpo, nonchè quello della Triade Demetra Proserpina e Dioniso furono al centro dei Misteri dionisiaci ed eleusini.



LE BACCANTI

Le Baccanti è una tragedia di Euripide del 407-406 a.c., rappresentata ad Atene nel 403 a.c. Nella tragedia Dioniso, Dio del vino, del teatro e del piacere, era nato dall'unione tra Zeus e Semele, donna mortale. Le sorelle della donna ed il nipote Penteo, re di Tebe, per invidia sparsero la voce che Dioniso non era nato da Zeus ma da un mortale. Dioniso allora semina la follia in tutte le donne tebane, che fuggono sul monte Citerone a celebrare riti in onore di Dioniso.

Penteo però rifiuta ugualmente la divinità di Dioniso, e lo fa arrestare, l'altro si lascia catturare per poi scatenare un terremoto che lo libera.
Sul Citerone le Baccanti sono in grado di far sgorgare vino, latte e miele dalla roccia, e si sono avventate su una mandria di mucche, squartandole vive con forza sovrumana. Hanno poi invaso i villaggi, devastando e mettendo in fuga la popolazione.

Dioniso convince Penteo a mascherarsi da baccante per spiare le donne, che poi aizza contro il re. Esse fanno a pezzi Penteo e la prima ad avventarsi su di lui è Agave, sua madre.

Torna Agave, ed ha un bastone con la testa di Penteo, che lei crede una testa di leone. Cadmo riesce a farla rinsavire e Agave è disperata. Riappare Dioniso che ha architettato tutto per punire chi non credeva nella sua natura divina, e condanna in esilio Cadmo e Agave.

La follia delle donne fu che si ribellarono alla loro condizione di schiave, che volevano tornare libere come in Grecia erano un tempo. Ci riuscirono, ma per breve tempo. Il culto passò agli uomini e la schiavitù ricominciò.

In quanto a Dioniso, per quanto dilaniato e ucciso il culto del Dio non si spense, perchè rinasceva ogni anno al solstizio di inverno, cresciuto veniva fatto a pezzi o crocifisso, con grande pianto del suo seguito, per rinascere in primavera con feste e tripudio. Il che fa capire che si tratta di un Dio della vegetazione annuale che muore in inverno e torna in primavera.

Non dimentichiamo inoltre che Dioniso, con Demetra e Persefone erano le divinità dei Misteri di Samotracia, connessi alla vita e alla morte, una via per soli iniziati che scandagliava il senso della vita e il ciclo dell'eterno ritorno.



BACCO ROMANO

Lucrezio:
E in effetti si narra che Cerere le messi e Libero la bevanda
prodotta col succo della vite abbian fatto conoscere ai mortali;
eppure la vita avrebbe potuto durare senza queste cose,
come è fama che alcune genti vivano tuttora.
Ma vivere bene non si poteva senza mente pura;
quindi a maggior ragione ci appare un dio questi
per opera del quale anche ora, diffuse tra le grandi nazioni,
le dolci consolazioni della vita placano gli animi.


Bacco (Bacchus) è un Dio romano, simile alla divinità greca di Dioniso, di cui "Bacco" era uno degli appellativi. Dio della vegetazione, presiedeva alla coltura della vite e del fico e per taluni aspetti si riallacciava alla forza naturale dell'acqua, in stretta unione con le ninfe.

Dio della fecondazione, manifestantesi nella forza generativa del fallo, si assimilava in forma parziale o totale a un caprone o, più spesso, a un toro in cui credevasi che si incarnasse durante talune feste. Aveva anche un aspetto ctonio, tanto che fu a volte associato ad Ade.

Pertanto Dio del vino, della vendemmia e del lasciarsi andare, dell'orgia panica e dell'ebbrezza, il cui culto, il baccanale, giunse nella penisola Italica nel II sec. a.c.. Fu raffigurato come un uomo bello e un po' lascivo, col capo cinto di pampini, a volte ebbro, con in mano una coppa di vino o il tirso.

A Roma Bacco non provocò stravolgimenti, se non per certi abbandoni, soprattutto di tipo sessuale che coinvolgeva anche le donne, per cui il senato scandalizzato proibì i riti del Dio nel 186 a.c., con il Senatoconsulto de Bacchanalibus. Le modalità con cui avvenivano le celebrazioni in onore di Bacco e Dioniso sono in pratica le stesse greche, ma il vero scandalo è che vi partecipassero molte donne.


Lucrezio:
Poi giunge l'autunno, e con esso
cammina l'Evio Bacco. Poi altre stagioni
e i loro venti seguono.




BACCANALI

Come il culto di Dioniso in Grecia, era un culto misterico, ossia riservato ai soli iniziati con finalità mistiche. Ben presto i seguaci del culto di Bacco vennero in scontro con la religione ufficiale di Roma.

Il Senato, dietro iniziativa di Marco Porzio Catone, l'austero censore, emise un senatoconsulto, noto come Senatoconsulto de Bacchanalibus per abolire il culto con distruzione dei templi, confisca dei beni, arresto dei capi e persecuzione degli adepti. In seguito i baccanali sopravvissero ufficialmente come feste propiziatorie private della componente misterica.

Spesso il baccanale coinvolgeva più popolazioni di un territorio che si riunivano per diversi giorni in un luogo consacrato dove venivano praticati sacrifici animali e pratiche sessuali alla propiziazione dei raccolti, ma anche ai festeggiamenti per i pastori che ritornavano dalla transumanza.

La scusa per abolire il rito fu la pratica della sodomia, ma non si ha notizia di orge romane, se non di accoppiamenti separati.
Il contesto politico in cui maturò questa repressione collimava con l’ideologia catoniana e le sue idee tradizionaliste e moraleggianti.

Ma non c’entrava la follia dionisiaca, il pericolo, per il senato romano conservatore, stava nel fenomeno associativo che raccoglieva masse di sradicati, soprattutto donne e schiavi, che poteva sconvolgere la società e provocare agitazioni.

La soppressione dei Baccanali non fu per la licenziosità, perchè quello della Magna Mater Cibele, di origine orientale, non subì persecuzioni, e i riti dei suoi sacerdoti non erano meno «selvaggi» e scandalosi di quelli di Bacco.

Il culto di Cibele fu introdotto nel 205 a.c., su delibera del senato, durante la guerra annibalica, per consolidare i buoni rapporti con il re di Pergamo, e per legittimare la politica interventista di Roma nel mondo ellenico, un’operazione di diplomazia internazionale rigidamente controllata dallo stato romano.

Al contrario, il culto di Bacco si diffuse in maniera spontanea e tramite libere associazioni. Questo fu il vero scandalo, perchè i Baccanali si estesero al di fuori della religione ufficiale. Il senato non voleva eliminare il culto, ma liberarlo dalle associazioni private, riportandolo al controllo delle autorità religiose ufficiali.

Le celebrazioni del culto di Bacco proseguirono a Roma e in Italia anche dopo il 186 a.c., con una continua presenza di Bacco sia in età repubblicana, dove Giulio Cesare contribuì a rivitalizzare il culto, che in età imperiale. Una lista segreta dei membri di un collegio di iniziati, del II sec. d.c., ritrovata a Tuscolo, nel Lazio, di ben cinquecento nomi, tra schiavi e liberti, attesta la prosecuzione del culto in forma misterica.

Le numerose raffigurazioni sui sarcofagi e affreschi come quelli della «Villa dei misteri» di Pompei, di ispirazione dionisiaca, confermano la sopravvivenza del culto, e che la proibizione del 186 a.C. fu soprattutto politica e moraleggiante, perchè riguardante troppe donne, troppi liberti e schiavi che vi riscontravano una via di liberazione.

Con l'avvento del cristianesimo queste feste dionisiache, come molte altre, furono trasformate in eventi religiosi con processioni, statue di santi e madonne che sostituissero i baccanali baccanali, vedi la festa di Piedigrotta a Napoli.



IL SUO CORTEO

Bacco era accompagnato da un gioioso e danzante corteggio di satiri, di sileni, di menadi, di tiadi e di baccanti, spesso con Pan e con Priapo, in sintonia coi suoi riti di ebbrezza orgiastica, che dava ai seguaci, nell'eccitazione del vino e dalle carni delle vittime divorate anche crude, la sensazione di incorporare l'essenza del Dio e di farsi uno con lui.

Da questa cerimonie religiose, deliranti e sfrenate, sorsero il ditirambo e la poesia drammatica. Il culto di Dioniso, nelle moltitudini o nelle ristrette associazioni, evocava le profonde esigenze dell'anima, istinti e sensazioni fino ad allora sopite. Ebbe il merito di incentivare nella religione il senso del mistero, della poesia lirica, della natura, dell'eros-pathos e della libertà.

Sileno era figlio di Pan, Dio silvestre, e di una ninfa. Dall'aspetto di un anziano corpulento, calvo e peloso, spesso con attributi animaleschi, gli venivano attribuiti doni di saggezza, tra cui il disprezzo dei beni terreni, e facoltà divinatorie.

Sileno fu l'educatore di Dioniso giovinetto; dopo aver svolto il suo compito si sarebbe poi abbandonato completamente al vizio del bere. Si credeva partecipasse ai banchetti sacri a Dioniso presentandosi a cavallo di un'asina e lo si vede spesso far parte del tiaso dionisiaco.


BACCO ED AMPELO


BACCO E AMPELO
ROBERTO LANCIANI:

"In questo gruppo di bronzo di altezza m. 0,84, conservato nel Museo di Napoli, e che ammirasi per venustà e grazia, vedesi raffigurato il dio dell'ebrezza in compagnia del suo inseparabile Ampelo. 

Gli occhi delle due figure sono di argento, e di simile metallo è la ghirlanda che vedesi intarsiata sulla base che regge il gruppo. 

Fu dai mitografi immaginato che Bacco pazzamente s'invaghì del giovane Ampelo, il quale cavalcando un toro fu rovesciato a terra e perse la vita.

Venne altresì detto che Bacco non potendo allora vivere senza Ampelo, ottenne dalla Parca che il prediletto garzone fosse cangiato in pianta, e che immantinenti i suoi piedi vennero mutati in radici, le mani ed il corpo in pampinosi rami fecondi di quel dolce succo che bea i mortali.

Or se poniamo mente che da quei mitografi stessi s'intese l'uva col nome di Bacco, e con quello di Ampelo la vite, fa duopo dire che allorquando essi dissero che Bacco non può vivere senza Ampelo, vollero esprimere che l'uva non può aversi senza la vite."



ATTRIBUTI

- Edera,
- Pino,
- Pampini e grappoli d'uva,
- Tirso,
- Pantera.



NOMI DI DIONISO BACCO
  • Bacchus Acrato - vino puro, nome che viene dato poi anche al genio del suo seguito.
  • Bacchus Morico - che in Sicilia si imbratta di mosto.
  • Bacchus Litirambo - che grida, per uscire dalla coscia di Giove.
  • Bacchus Niseo -
  • Bacchus Bromio - prigioniero.
  • Bacchus Ditirambo - della poesia lirica.
  • Bacchus Evio -
  • Bacchus Zagreo - che muore e resuscita.
  • Bacchus Sabazio - integrato al Dio laziale Sabatio.
  • Bacchus Lieo -
  • Bacchus Liber - integrato al Dio Romano Liber.
  • Bacchus Eleuterius - liberatore.
  • Bacchus Tirsigero - portatore di tirso.





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