TEMPIO DI VENERE E ROMA



RICOSTRUZIONE GRAFICA ( http://www.altair4.com/it/ )

Il tempio di Venere e Roma (templum Veneris et Romae) era il più grande tempio di cui si abbia notizia nell'antica Roma. Collocato nella parte est del Foro romano, occupava tutto lo spazio tra la basilica di Massenzio e il Colosseo. Era dedicato alla Dee Venus Felix (Venere portatrice di buona sorte) e Roma Aeterna.


STORIA

Precedentemente si trovava in questo sito l'atrio della Domus Aurea di Nerone, dove era collocato il colosso dell'imperatore, un'enorme statua bronzea alta 35 metri più la base.

Quando Adriano decise la costruzione del tempio, ridedicò la statua al Dio Sole e la fece spostare, con l'aiuto di ventiquattro elefanti. La base del colosso si conserva ancora sotto l'angolo nord est del portico, sottolineato da blocchi di tufo, ancora visibili, di fronte al Colosseo. Le pareti del tempio, secondo le fonti, erano decorate da colonne di pregiato porfido rosso e da nicchie che originariamente presentavano un timpano, alternativamente triangolare, e semicircolare e colonnine di porfido poggianti su mensole. Il pavimento era ornato da motivi geometrici realizzati con vari tipi di marmo, tra cui il porfido. Il tutto poi fatto a pezzi e trasformato in pavimento cosmatesco nell'attuale chiesa che lo sovrasta.

Il progetto dell'imperatore di erigere sull'altro angolo, verso la Meta Sudante, un'altro colosso che rappresentasse la Dea Luna, di cui era molto devoto, non fu poi eseguito. I saggi archeologici al di sotto del tempio hanno trovato i resti di una ricca casa di età repubblicana.

L'architetto del tempio fu lo stesso imperatore Adriano, già architetto di illustri opere a Roma e a Tivoli. La costruzione, iniziata nel 121, fu inaugurata ufficialmente da Adriano nel 135 e finita nel 141 sotto Antonino Pio. L'opera venne ironicamente criticata dall'architetto imperiale Apollodoro di Damasco, che pagò con la vita la sua audacia.

Cassio Dione Cocceiano narra che Adriano gli facesse recapitare i disegni del tempio di Venere e Roma per fargli vedere la sua maestria anche senza il suo aiuto, chiedendogli un parere sull'opera.

L'architetto rispose che si sarebbe dovuto costruire il tempio su un piano sopraelevato creando locali sottostanti, di modo che avrebbe dominato la Via Sacra, ospitando macchine teatrali nei suoi scantinati da cui introdurle nel Colosseo senza essere viste.

A proposito delle statue delle Dee, disse inoltre che erano troppo grandi per l'altezza delle celle:
"Se le Dee volessero alzarsi dai loro troni, urterebbero la testa sul tetto"

DAVANTI AL TEMPIO SI ERGEVA IL COLOSSO DI NERONE
Ad Adriano non piacque la critica, anche perchè era troppo tardi per rimediare agli errori, per cui lo fece uccidere.

I rapporti tra Apollodoro e l'imperatore erano pessimi fin da quando, molti anni prima, parlando di architettura con Traiano, si era rivolto ad Adriano che l'aveva interrotto con alcune osservazioni, dicendogli di andarsene e aggiungendo: "Tu di queste cose non capisci niente." Adriano se l'era legata al dito, peccato perchè privò Roma di un grande architetto.

Danneggiato dal fuoco nel 307, il tempio di Venere e Roma fu restaurato dall'imperatore Massenzio. Un ulteriore restauro fu eseguito sotto Eugenio, usurpatore (392-394) contro Teodosio I, che mirava alla restaurazione dei culti pagani.
Le colonne che vediamo oggi, furono dissotterrate e allineate secondo la posizione originaria, per volontà di Benito Mussolini, nel corso dei lavori per aprire la via dei Fori Imperiali.

Nella metà del IV sec. d.c. si annoverava ancora fra le meraviglie di Roma. Intorno alla sua distruzione definitiva, nulla si sa di certo, ma non risulta distrutto da un terremoto IX sec.come alcuni affermano.

PIANTA DEL TEMPIO DI VENERE E ROMA
Infatti per cancellare la memoria di un tempio molto venerato (venerare da Venere), il Papa Paolo I (757-767) creò su questo luogo la contesa degli apostoli San Pietro e San Paolo con Simone Mago, e costruì nel punto ove gli apostoli si sarebbero inginocchiati per far cadere il Mago, cioè sul tempio delle Dee, l'oratorio dei ss. Petri et Pauli in Sacra Via e, verso l'anno mille, vi si aggiunse la Basilica di Santa Maria Nova, tuttora esistente col nome di Santa Francesca Romana.

Il pavimento della basilica è ricavato dal pavimento del tempio, come dimostra il serpentino e il porfido rosso di epoca imperiale, cave poi esaurite, e così diverse colonne e decorazioni. Del resto quasi tutte le chiese romane del centro storico sorgono su templi pagani.

Sulla spianata dinanzi la cella di Venere furono rinvenute, negli scavi del 1828, numerose fornaci da calce, da cui si può avere idea della barbara devastazione dell'edifizio effettuate dai Papi nel medio evo. Alcune monete mostrano, a destra ed a sinistra del tempio, due colonne colossali con statue, forse di Adriano e di Sabina: della settentrionale son rimaste le fondamenta nell'asse trasversale dell'edificio ed un pezzo del fusto di marmo cipollino.
RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO



DESCRIZIONE

Posto su un podio di 145 m. in lunghezza e 100 m.in larghezza, il peristilio misurava 110 x 53 m. Due doppi colonnati sui lati lunghi cingevano l'area sacra, con dei propilei al centro. Alcune delle colonne in granito della prima fase adrianea tutt'ora esistenti facevano parte di questi portici. Di proporzioni gigantesche dunque, costruito sulla Velia sopra una terrazza artificiale alta di m. 9 per compensare il dislivello tra la cima del Foro e la parte bassa del Colosseo.

IL TEMPIO OGGI
Lo stilobate con gradini, blocchi di pietra affiancati a formare una base uniforme all'ultimo gradino su cui sorgeva il colonnato, seguiva lo stile greco, molto amato da Adriano. Il tempio consisteva in due cellae adiacenti e simmetriche verso l'esterno con la parete di fondo in comune.

Originariamente senza abside, avevano un copertura piana a travi di legno. Le attuali absidi e le volte furono aggiunte da Massenzio.

Le celle ospitavano la statua di Venere, Dea progenitrice di Enea, nonchè dunque della gens iulia e dei Romani stessi, e Roma, la Dea dello Stato romano, ambedue su un trono.

La cella ovest, della Dea Roma, venne inglobata nell'ex convento di Santa Francesca Romana, che oggi ospita l'Antiquarium del Foro. Grandi colonne in porfido ne scandiscono le pareti e fiancheggiano l'abside. È visibile un tratto di pavimento originale e una parte del basamento in laterizio della statua.


Altre colonnine in porfido poste su mensole inquadrano le nicchie dove erano collocate altre statue, secondo uno schema decorativo tipico dell'epoca imperiale come si trova anche nella basilica di Massenzio e nella Curia Iulia. La cella est, visibile dall'esterno, è peggio conservata, ma serba ancora una parte degli splendidi stucchi dell'abside. Nel timpano della facciata, ora conservato al museo delle Terme, erano rappresentati in bassorilievo Marte e Rea Silvia, la lupa con i gemelli e probabilmente la fondazione di Roma.

Il colonnato che cingeva su quattro lati l'edificio è scomparso e ne resta solo traccia in pianta, dove sono state collocate siepi di bosso. Era originariamente composto da dieci colonne sui lati brevi, venti sui lati lunghe e quattro davanti ai pronai.

Settant'anni prima di Adriano, Nerone aveva costruito su tutta questa area il vestibolo della Casa Aurea, e infatti avanzi di un portico, di stanze e di una scala monumentale scendente verso la valle del Colosseo furono rinvenuti nel secolo XVI sul lato settentrionale del tempio, ma sono ora profondamente interrati ed inaccessibili. Forse un giorno vedranno la luce.


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