SOTTO LE CHIESE DI ROMA - I



CANCELLERIA APOSTOLICA (PALAZZO RIARIO)

Si deve principalmente alla decorazione delle chiese l'esportazione dei marmi romani, per dedicare al santo protettore un tempio "grande, bello, magnifico, le cui armoniose proporzioni in altezza, larghezza, e lunghezza si legassero tanto perfettamente ai particolari dell' ornato da renderlo decoroso e solenne e degno del culto divino, e della fama della città come in Siena: col campanile che dovesse innalzarsi, come a Spoleto « usque ad sidera " . I più vecchi raccoglitori di epigrafi danno curiosi particolari sull'uso e sull'abuso dei marmi antichi nelle fabbriche delle chiese. -


IL FAMIGERATO SACCO DI ROMA

Il p. Grisar chiama lo scrittore della lettera tal Teodorico Vafer, personaggio di qualche importanza in corte di Roma. Ma la testimonianza del Vafer, per la profanazione della tomba apostolica, sembra contraddetta non solo dal silenzio di tutti i contemporanei, ma anche dalla scoperta della croce d'oro avvenuta al tempo di Clemente VIII. Gli archivii e le biblioteche ebbero a soffrire danni irreparabili.
Ma se furono bruciati o dispersi gli archivii notarili, i notari stessi non solo ebbero salva la vita, ma fecero eccellenti affari, stipulando i patti per le taglie. Uno di essi, Domenico de Metti, intitola una carta del 19 maggio, di soli 12 giorni posteriore alla presa della città. « regnante gloriosissimo et invictissimo dfio diio Karolo ».

Non c'è dubbio che negli ultimi giorni precedenti al sacco i cittadini si affrettassero a nascondere nei sotterranei, nei giardini, nelle chiaviche, o nelle soffitte delle loro case gioie, danari e carte di valore: ma non c'è dubbio, al tempo stesso, che questi tentativi di salvataggio ebbero sorte non meno infelice di quella toccata al buon piovano del Manzoni.

Molti cittadini furono costretti a cavar fuori dal nascondiglio i loro averi per riscattare la vita propria e dei congiunti: altri pochi perdettero vita e averi: altri preferirono gettare ogni cosa nel Tevere piuttosto che vederla cadere nelle mani dei saccheggiatori.

Questo stato di cose che tanto giova a spiegare la rarità estrema di scoperte riferibili al sacco del 27 — è illustrato da un documento curioso che si trova nel prot. 1012 del not. Marcantonio Mancini a e. 520, e 552 A. S.

V'era in Roma, nella regione di Parione e nella contrada di s. Martinello un banco con fondaco di panni, drappi, e merci diverse, appartenente alla ditta Giovanni Pirovano e Giovanni Bosio da Milano, i quali socii di mercatura "certas summas pecuniarum penes se repcrirent in urbe et fundico huiusmodi, illos, in diversis locis et partibus seu foraminibus domus et fundici occultave(run)t et muraver(un)t " . Lo stratagemma quasi puerile riusci a bene. Segue, infatti, il documento a narrare come morto di contagio il socio Giovanni Pirovano senza lasciare testamento, Giovanni Bosio volle che fosse fatto l'inventario di quanto rimaneva nel fondaco, e che si esplorassero i nascondigli del danaro.

Furono recuperati:
- ducatorum aureorum largorum in auro
- 1181 ducatorum Turchorum
- 21 scutorum solis
- 3 ducatorum mirandolinorum
- 96 ducatorum auri in auro de Camera
- 393 ducatorum auri de Juliis X prò ducato, in tot Juliis
- 600 ducatorum auri de Juliis X prò ducato in tot grossis.

SARCOFAGO PAGANO
Egli è evidente che se il Bosio avesse perduta la vita nel sacco, come il Pirovano l'aveva perduta per contagio, il tesoro sarebbe rimasto dimenticato chi sa quanti anni o quanti secoli nella casa di s. Martinello. Pochissimi, pertanto, sono i ritrovamenti riferibili con certezza al sacco del 27; anzi, fatta eccezione da quello dei 70000 scudi nelle cantine del palazzo Verospi al Corso, del quale parla il diarista Ceeconi all'anno 1705. Il tesoro scoperto il giorno 10 giugno 1879 nel pozzo nero del palazzo Casali del Drago, in via della Stelletta n. 23, formato in maggior parte di ducati e zecchini anteriori o contemporanei al sacco, conteneva per mala sorte due o tre pezzi di Paolo III posteriori a quell'avvenimento.



LO SPOGLIO DEI MARMI PER LE CHIESE

"Tutti i marmi erano di buona preda, ma tre classi furono prese specialmente di mira per le chiese. La prima è quella dei cippi, il cui ricettacolo quadrato o rotondo si prestava a contenere l'acqua santa, e talvolta anche come fonte battesimale, oppure come vere da pozzo. La seconda le conche  delle terme e delle fontane, nonchè i calici marmorei, posti in parte nelle chiese e in parte nei palazzi romani. La terza delle lastre inscritte per uso dei pavimenti, poi anche travi e architravi scolpiti con fregi o scritture, spesso scalpellati per cancellare gli ornamenti o girati per non mostrare l'epigrafe."

Quando era troppo costoso radere al suolo si innestavano chiese cristiane sui templi antichi, anche per evitare, come accadeva, che la gente andasse a pregare sui templi distrutti, e/o si sostituiva il nome della divinità con uno affine di un santo esistito o meno.

ARA COELI
I pavimenti cosmateschi furono eseguiti nelle chiese che sorgevano su templi pagani. Infatti i marmi serpentino e porfido rosso erano cave già esaurite al tempo dei romani. Così per avere un'idea di come fossero i pavimenti degli edifici pubblici romani basta guardare il pavimento del Pantheon, rimasto intatto perchè il tempio venne trasformato in chiesa cristiana.

Bolla Sistina contro i devastatori delle chiese, semidirute o no. "Ad nostrum pervenit auditum quod nonnulli iniquitatis filii de patriarcalibus et aliis ecclesiis et basilicis porphyreticos marmoreos et alios lapides abstulerunt hactenus, et in dies auferre, eosque ad diversa loca per se vel alios asportare praesumunt " . È loro comunicata la scomunica maggiore. 11 documento "Statuta Almae Urbis "  si riferisce però solo ai furti dei marmi nelle chiese, ma tace del tutto i furti di preziosi marmi e decorazioni e statue dei monumenti classici.


ARA COELI - sopra TEMPIO GIUNONE SOSPITA
- conca di basalte nero morato con quattro teste leonine. Fu costruita sopra il tempio di Giunone Sospita.
- Presso la porta laterale della chiesa verso il Campidoglio si vedeva scritto LOCVS SACER IVSSV Q. BATONI TELESPHORI.
- Cippo romano in Aracoeli.
- conca di porfido  nell'altare di s. Elena in Araceli
Altro esempio dell'uso dei marmi scritti e scolpiti nelle chiese di Roma si ha a proposito dell' Aracoeli. Questi monumenti servivano « prò ara s Angeli, prò altare Annuntiate, prò fulcro altaris divi Georgii, prò fulcro alt. Marie virginis prò fulcro alt. santi Pauli » etc.


CANCELLERIA APOSTOLICA sopra STABVLA FACTIONVM IV
- Non è una chiesa ma è della Chiesa: « Le colonne del cortile furono tolte dal vecchio Archivio-biblioteca di papa Damaso, che stava dall'opposta parte di via del Pellegrino (antica), dentro uno dei grandi peristilii delle " Stabula factionum IIII ». Insomma le colonne che vedete sono romane e appartengono alle Stabula factionum IIII (le sedi cioè delle antiche fazioni circensi romane, situate nella zona del Campo Marzio compresa tra piazza Farnese e palazzo della Cancelleria).


CAPPELLA DEL CASALE DI MALBORGHETTO
- calice marmoreo  nella facciata della cappella del casale di Prima Porta, a destra della porta d'ingresso. È un ossuario a doppia ansa che porta scritto a lettere del secondo secolo:
iRRVNTIVS IL • HILARIO. eoe X • ANN. XXXX


CAPPELLA DI S. ANDREA
 - È noto l'episodio del sacco del ventisette relativo alla fuga del cardinal del Monte, e dei tre suoi compagni Bartoliui, Pucci e Giberti dal palazzo della Cancelleria, nel quale avevano trovato momentaneo ricetto presso il cardinale Pompeo Colonna di parte imperiale. In memoria di tale liberazione, avvenuta nella notte di sant'Andrea, e in memoria parimenti del suo ingresso in conclave avvenuto nella stessa ricorrenza, Giulio III volle erigere un tempietto votivo sull'estremo confine dei suoi possedimenti dalla parte di via Flaminia. Conduttore dei lavori murarli fu Bartolomeo Baronino, architetto il Vignola.
- E qui deve notarsi che il sito per l'erezione del tempietto era già consacrato da reminiscenze locali. Ai 12 d'aprile 1462, domenica delle palme, Pio II era venuto in questo luogo per incontrare la testa di s. Andrea apostolo, portata in Roma dai cardinali Bessarione, Olivieri e Piccolomini « e sino ad hoggi ivi è una cappelletta in memoria che ivi sopra un'altare fabbricato per tale effetto stette tale reliquia una notte intera ». Torrigio, Grolle, p. 225. Sembra però che la testa dell'apostolo fosse una testa romana di un qualche personaggio, probabilmente in antico filosofo.
- Per soddisfare alle spese di culto Giulio III aveva imposto un balzello ai possessori dei fondi sulla via Flaminia. Gregorio XIU emise nel 1571 un motuproprio « che tutti quelli che hanno le vigne da porta Pia fino a san Pietro debbano pagare ogni anno sei bajocchi per pezza alli capellani o parrocchiani di santo Andrea » . E siccome tale misura parve al Consiglio comunale dovesse « partorire gran danno à particolari » così nella seduta del 16 ottobre fu deciso « eligendos esse aliquos nobiles qui, una cura conservatoribus et Priore, accedant ad S. D. N. eidemque hurailiter supplicent prò revocatione dicti motus proprii ». L'esito dell'ambasceria però è sconosciuto. {Decretor. pò. ro. Credenz. I, tomo XXV, e. 148', A. S. C).


CATTEDRALE DI PISA
- La cattedrale di Pisa cominciata nel 1063, e consacrata nel 1118 da Gelasio II, contiene infiniti marmi di Roma e di Ostia, alcuni dei quali anch' oggi portano il certificato d'origine, come quello del Genio della Colonia Ostiense CIL. XIV, 9, presso l'angolo s. o. della nave transversa.
- Si importarono anche sarcofagi, come quello di Marco Annio Proculo (ibid. 292) scoperto nuovamente l'anno 1742 a piedi dell'aitar maggiore.
- L'officina ove « molte spoglie di marmi stati condotti dall' armata de Pisani » (Vasari) si adattavano alle nuove opere sotto la direzione di Busketo e Ronaldo, fu scoperta fra gli anni 1883 e 1892 nell' orto di Luigi Bottari, contiguo alla piazza del Duomo.


CATTEDRALE DI WESTMINSTER
E come non bastasse la devastazione per Roma, ma quando tutta l'Europa era ancora cattolica: "I porfidi e i serpentini onde sono commessi il sepolcro di Enrico III, parte del pavimento davanti all'altare grande, e certi altri sepolcri nella cattedrale di Westminster furono portati via da Roma dall'abbate Richard of  Ware poco dopo il 1258."


DUOMI VARI
- Dalle cave inesauste « districtus urbis » si cavarono materiali per la costruzione di vari duomi e cattedrali. Per taluni di questi edificii manca la prova scritta, ma la qualità e la condizione dei marmi che li compongono bastano a mostrarne l'origine.
- del duomo di Lucca (1060-1070),
- di Monte Cassino (1066),
- di s. Matteo in Salerno (1084),
- di s. Andrea in Amalfi (XI secolo),
- del duomo di Spoleto,
- del battistero di s. Giovanni in Firenze (1100),
- del monastero di Nostra Signora di Tergu in Sardegna,
- del monastero di s. Fruttuoso a pie del monte di Portofino,
- della chiesa di s. Francesco a Civitavecchia,
- del duomo d'Orvieto (1321-1360).


DUOMO D'ORVIETO
 - Maestro Ciolo di maestro Tommaso d'Amelia faceva spesa in Roma per cavare marmi da un fossato presso lo stesso luogo, e per la polizza di salvacondotto fuori di Roma, e per pagare un notaro che scrisse lettere da parte dei conti dell'Anguillara. In altro documento dello stesso mese sono registrate tutte le spese fatte da lui a maestri e lavoranti che erano a ricercare e a lavorare marmi. La spesa notata per portare ferramenti e altro da Orvieto a Roma, a Castel Galera, e altrove, fa vedere che s'intrapresero i lavori intorno a quel tempo. Nel giugno potevano già essere recati circa venti pezzi di marmo del peso di molte migliaia di libre.
 - Da Roma stessa spedironsene sette da Castel sant'Angelo, oltre quelli che se ne acquistarono da varie persone. Molti ne forni anche la contrada di s. Paolo.
 - Il comm. Fumi cosi parla dei materiali da decorazione per il duomo d'Orvieto:  "Notevole è la quantità di marmi venuti da Roma e dalle sue vicinanze". Già dai ricordi datici dal p. Della Valle si hanno marmi romani arrivati per la via di Orte, ne' primi anni della edificazione della chiesa (giugno 1316).


MONASTERO S AMBROGIO sopra TEMPLUM HERCULIS
- Venne costruito sulle rovine del tempio di Herculis Musarum  nei pressi del Circo Flaminio e rispetto al quale, sul lato Nord, (l’attuale via del Portico di Ottavia), si erano andati allineando nel tempo portici e templi che diedero origine ad un assetto urbanistico dove la successiva realizzazione dei teatri di Marcello e di Balbo ne consoliderà il carattere monumentale. A riprova il ritrovamento del piedistallo di una delle muse di Ambraeia, portate in Roma da M. Fulvio Nobiliore in occasione del trionfo etolico dell'anno 565 (CIL. VI, 1307) fu scoperto l'anno 1868, quasi di fronte al portone maggiore del monistero di s. Ambrogio. Vedi de Rossi in Bull. Inst. 1869, p. 9.


MONASTERO S. SPIRITO sopra FORO TRAIANO
- 1432. FORVM TRAIANVM. Petronilla Capranica, sorella dei cardinali Angelo e Domenico, fonda in una sua proprietà al foro Traiano il monastero dello Spirito Santo, distrutto l' annuo 1812 in occasione degli scavi napoleonici.


S MARIA AD MARTYRES sopra PANTHEON
- AREA PANTHEI. « Sulla piazza dirimpetto alla chiesa una sepoltura di porfido molto gentile con due lioni, dallato una bella petrina et con due vasetti di porfidodallato», p. 573. 


QUO VADIS sopra TEMPIO DI APOLLO
- Edificata sopra un tempio di Apollo a cui si portavano exvoto per le guarigioni ottenute. La famosa lastra di pietra che avrebbe preso il calco dei piedi di Gesù apparso a S Paolo altro non è che un exvoto, scolpito a mano, di un miracolato dal Dio Apollo che gli aveva sanato i piedi, reperto debitamente riutilizzato.



CHIESA DI S. ADRIANO - ACHILLE PINELLI 1834
CHIESA DI S. ADRIANO - SOPRA CURIA IULIA
- Gli scrittori ecclesiastici, parlando di questa chiesa, come di quella di s. Martina, e de' ss. Cosma, e Damiano, le dicono poste IN TRIBVS FORIS, vale a dire, in mezzo ai tre Fori, Romano, di Cesare, e di Augusto. Perciò è stata la chiesa di s. Adriano chiamata anche volgarmente in Triforio, e Treforo.
- Sull'altare maggiore vi sono due belle colonne di porfido rosso: dell'antico tempio nulla vi è restato visibile; e può dubitarsi anche del muro della facciata, almeno molto variato. La porta antica di bronzo, che Alessandro VII., facendo restaurare questa chiesa, trasportò alla Lateranense, è opera d'Adriano I.
- La chiesa di S. Adriano fu edificata sopra la Curia Iulia nel Foro Romano da papa Onorio I (che tanti monumenti romani distrusse) nel 630, come ricorda Anastasio bibliotecario: "Fecit ecclesiam beato Hadriano martyri in Tribus Fatis, quam et dedicavit et dona multa obtulit"; e papa Adriano I la intitolò al santo suo protettore, la dotò di molti benefici e la elevò al rango di diaconia (seconda metà dell'VIII secolo).

FOTOGRAFIA DEL 1864, LA CHIESA PERSISTE
- Dai cataloghi antichi la chiesa era chiamata in tribus foris, perché al crocevia dei fori romani, o in tribus fatis, nome che deriva dal gruppo delle tre Parche le cui statue ornavano il foro.
- E' un edificio ben conservato, perché nel 630, durante il pontificato di papa Onorio I, l'edificio anzichè venire abbattuto come tanti edifici romani, venne trasformato in chiesa, assumendo il nome di Sant'Adriano al Foro.
- La chiesa subì importanti restauri nel 1228 sotto Gregorio IX: il piano di calpestio dell'antico senato romano fu rialzato di tre metri; l'aula, finora a navata unica, fu trasformata in chiesa a tre navate con antiche colonne di spoglio; l'abside era rialzato, per l'edificazione, sotto l'altare maggiore, di una cripta a pianta semicircolare. In seguito l'edificio cadde in disuso.

LA CURIA IULIA OGGI
- La Curia e il secretarium erano anticamente uniti: fino al principio del secolo XIV fra le due chiese, di S. Adriano e S. Martina, si trovavano i resti di un cortile con colonne romane, e dietro S. Adriano stanze e sale antiche. La Chiesa fu ristrutturata nel 1653 rivestendo le tre navate medioevali con stucchi e rilievi barocchi, di stile seicentesco. Successivamente la struttura medievale e barocca venne smantellata nel vasto piano di recupero delle opere classiche romane, e ripristinata nell'originale negli anni '20 del XX sec..
- L’attuale grande edificio in laterizio, ampiamente restaurato negli anni 1930-1936, dopo la demolizione della chiesa di S. Adriano, conserva l’aspetto della Curia, sede del Senato, nella ricostruzione voluta da Adriano, ed è attualmente visitabile.


S. AGATA sopra DECEM TABERNAE
- « In quo monte (Quirinali) est ecclesia sauctae Agathae in Subura ubi et decem tabernae fuerunt: ut in tiburtinis lapidibus no vite r effossis apparet », f. 15. Insomma vennero depredate dieci taberne per edificare la chiesa.


S. AGNESE
- W. Amelung ha segnalato una terza classe di marmi usati dagli scultori del rinascimento, quella delle « statue antiche trasformate in figure di santi ».Egli cita il S Sebastiano in s. Agnese dei Pamphili, ricavato da un Giove o da un imperatore seduto: la s. Agnese sotto il tabernacolo della basilica nomentana, replica (antica) di una delle due figure femminili di Ercolano, ora nel museo di Dresda.
- S Agnese in Nomentana,  Il card. Giuliano della Rovere restaura il portico di s. Agnese. 1480, 12 giugno con marmi di scavo.


S. AGNESE FUORI LE MURA
- la s. Agnese sotto il tabernacolo della basilica nomentana, replica (antica) di una delle due figure femminili di Ercolano, ora nel museo di Dresda.


S. AGOSTINO su FABRICA ROMANA MARMORUM
- 1479. STATIO RATIONIS MARMORVM. « Rendendosi angusta la chiesa fabbricata da padri che già in notabil numero erano destinati al servitio di quella, il cardinale Guglielmo Eustotevilla havendola da fondamenti fatta demolire, coir indirizzo di Jacomo da Pielrasanta e Sebastiano Fiorentino fece erger questa che di presente si vede ».
- La chiesa fu fabbricata sopra una collinetta la quale, come il monte Giordano, il monte de' Fiori etc. rappresenta la rovina di un grande edificio: ma non se ne conosce la natura il nome antico.
- Venne costruita utilizzando il travertino proveniente dal Colosseo.
- La statua della Madonna, più grande del vero come in genere le divinità pagane o gli imperiali, seduta con corona e pargolo, sarebbe per alcuni una Grande Madre rimaneggiata. Secondo una tradizione popolare sarebbe invece un'antica effigie di Agrippina che teneva fra le braccia il piccolo Nerone. In ogni caso è di epoca imperiale.


S. ANASTASIA
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda  una 
trabeazione romana di marmo spogliata e utilizzata per s. Anastasia.


S. ANDREA CATA BARBARA sopra BASILICA DI GIUNIO BASSO
- Questa chiesa fu costruita all'interno della basilica di Giunio Basso, una grande e preziosa aula absidata appartenuta alla dimora privata del console Basso del 331 d.c., che prese il nome dall'annesso monastero denominato cata barbara patricia, in ricordo dell'antico proprietario del luogo, il patrizio Valila, la cui origine barbara aveva originato la denominazione catà barbarum patricium, ossia presso il barbaro patrizio. Il pavimento era in opus secrile, l'edificato con colonne e marmi.


S. ANDREA IN NAZARENO
calice marmoreo  «in pilla marmorea cipo antiquo ubi est aqua benedicta in s. Andrea in Nazareno » presso corte Savella, con 16 colonne romane antiche.


S. ANIANO 
 1475 Sixtus pp. rinnova  il tetto e le pareti di s. Aniano, in via de Cerchi, facendo largo uso di materiali antichi.


S. ANICETO
- Il duca Giovannangelo Altemps nel 1617 collocò il corpo di s. Aniceto in un'urna di giallo trovata al terzo miglio dell' Appia, e da lui creduta "labrum quod Alexandri Severi imp. sepulcrum fuit".


S. ANTONIO ALL'ESQUILINO
- 1481. Il card. Costanzo Guglielmi riedifica (a più alto livello?) la chiesa di s. Antonio all' Esquilino, confinante con la basilica di Giunio Basso, con impiego dei marmi e colonne di questa.


S. ANTONINO DE PORTOGHESI
- conca di marmo bigio brecciato in s. Antonino dei Portoghesi 


S. APOLLINARE sopra TEMPIO APOLLO
S APOLLINARE
Il Mazochio copiò sei iscrizioni antiche in s. Apollinare vecchio, una nelle quali « in urna aquae benedictae » le altre « in pavimento prope rostra chori, in pavimento inter rostra chori, in pavimento a latere dextro chori, in pavimento prope altare maius "
- Calice marmoreo  in s. Apollinare.
- La sola notizia che si ha che s. Apollinare sia stato scelto a titolare dell'attigua chiesa « ut nomen Apollinis, cui antea erat dedicatum facilius deleretur: cuius ingentem quamdam testudinem subterranea m, multis magnisque demolitorum aedificiorum ruderibus obrutam, noviter vidimus, cum fundamenta . . . d. Augustini iacerentur. Erat enim ibi templum » .


S. BALBINA sopra   DOMVS CILONIS 
- 1489. Restauri a s. Balbina per opera di Marco Barbo, card, di s. Marco, nepote di Paolo I. L'iscrizione sopra una trave del tetto ap. Armellini, Chiese, p. 591. I restauri erano stati eseguiti con marmi antichi da maestro Pasquino di Francesco da Pontassieve, il quale, venuto in fin di vita nel settembre, lascia alle eredi i suoi crediti verso il detto cardinale cioè « residuum cuiusdam laborerii quod asseruit fecisse in ecclesia sancti salvatoris in Barbina »


S. BARTOLOMEO all'Isola  sopra  TEMPIO DI ESCULAPIO 
La chiesa di S. Bartolomeo fu eretta dall'imperatore germanico Ottone II (X secolo) sulle rovine del tempio di Esculapio: il pozzo medievale ancora esistente presso l'altare dovrebbe corrispondere alla fonte dell'antico ospedale cui si attribuivano straordinarie proprietà terapeutiche.
- Furono impiegate nella sua costruzione venti colonne romane di recupero con basi e capitelli di varia maniera. Le quattordici di granito del Foro furono forse trovate sul posto. 
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda un antico grifone in s. Bartolomeo all'isola.
. L'imperatore depose il corpo di Bartolomeo apostolo ed altre illustri spoglie in una vasca di porfido, la maggiore delle conosciute, misurando m. 3,34 in lunghezza, 0.90 in larghezza e profondità. Conserva ancora il foro per la chiave di scarico dell'acqua. Il nome di Pasquale è inciso sull'architrave della porta maggiore di s. Bartolomeo, insieme a quello di Ottone III il sanguinario. La data è del 4 aprile 1113.
- La chiesa di S. Bartolomeo fu eretta dall'imperatore germanico Ottone II (X sec.) sulle rovine del tempio di Esculapio: il pozzo medievale ancora esistente presso l'altare dovrebbe corrispondere alla fonte dell'antico ospedale cui si attribuivano straordinarie proprietà terapeutiche. Furono impiegate nella sua costruzione venti colonne romane di recupero con basi e capitelli di varia maniera. Le quattordici di granito del Foro furono forse trovate sul posto.

DIETRO AL TEMPIO DI MARTE ULTORE

S. BASILIO sopra  TEMPIO DI MARTE ULTORE 
- La chiesa di San Basilio al Foro di Augusto è un luogo di culto cattolico scomparso di Roma, nel rione Monti, in via Tor de' Conti. 
- La chiesa, con annesso monastero, vennero fondati sul podio del tempio di Marte Ultore nel Foro di Augusto, a coprire e cancellare il tempio pagano, come menzionato in una bolla di papa Agapito II del 955. 
CHIESA DI SAN BASILIO CON RISPETTIVO CAMPANILE
- Il nome della chiesa era di "San Basilio in scala mortuorum", dalla scaletta che portava ad un cimitero sotterraneo, nome che ricompare poi in un documento del 1088 nel Regestum Farfense. 
- Il complesso era addossato all'alto muro di recinzione del foro.
- Sotto Pio V, nel XVI secolo, il monastero venne concesso alle suore domenicane neofite, le quali ricostruirono la chiesa, aprendo delle finestre e un portale nel muro di recinzione del foro verso la via retrostante, e ne cambiarono il nome in quello della Santissima Annunziata, nome col quale era conosciuta prima della sua demolizione.
- Marte Ultore era il Dio Marte vendicatore, detto "COLUI CHE DALLA SCONFITTA RISOLLEVA"
e il suo tempio chiudeva il lato di fondo del foro di Augusto a Roma.
- Detto in latino "Mars Ultor", al quale Augusto aveva promesso in voto un tempio prima della vittoria nella battaglia di Filippi, onde vendicare l'assassinio del suo padre adottivo Gaio Giulio Cesare.
- Uccisi gli assassini di Cesare, Augusto adempì al suo voto facendo erigere uno dei più bei templi mai visti.
- Chiesa e monastero furono distrutti nel 1924 in seguito agli scavi archeologici della zona atti a riportare all'origine i Fori romani. 
- Della chiesa rimane solo il portale d'ingresso, murato, come si vede nella figura, ma lasciato nella sua posizione originaria sul lato esterno del muro di recinzione del foro su via Tor de' Conti.
- Si ritrova l'iscrizione delle « mansiones Saliorum i CIL. 2158 « in fundamentis atrii magni et antiquissimi iuxta s. Basilium .... anno VII Siiti pontificis, quando paene totum interius fuit effossum idem atrium ad extrahenda marmerà, inter qua etiam plura erant pulcherrimis litteris ». Fra Giocondo ricorda pure come « reperta apud s. Basilium et destructa " una tavola lusoria con le parole CRESCO PER CREPAS GAVDEO PER PLORAS INVIDE MORERE


S. BENEDETTO IN PISCINULA sopra DOMUS ANICIORUM
 - calice marmoreo in cappella di s. Benedetto a Ponte Quattro Capi. Si tramanda che questa chiesa fosse stata edificata nella Domus Aniciorum alla cui gente appartenne S. Benedetto. 


S. BIAGIO 
calice marmoreo  in s. Biagio della Fossa.  


S. BONOSA
R. XIV. Si fanno scavi nella chiesa di s. Bonosa, e si trova sotto 1'altare il corpo della santa al piano antico di Roma, tra le pareti abitate dalla santa titolare.  Fra Giocondo trascrisse circa questo tempo più lapidi « Transtiberim iuxta. s. Bonosa in qda pariete » già la suddetta casa aveva svaligiato un cimitero romano. CIL. 662, 22350 etc. 1480 circa.


S. BRIGIDA
 - calice marmoreo in s. Brigida. 


S. CECILIA 
Calice marmoreo di s. Cecilia, simile a quello del cortile Mattei. 


S. CLEMENTE sopra TEMPLUM MITRAE
- La ricostruzione della chiesa di s. Clemente per l'incendio normanno fu incominciata dal card. Anastasio circa il 1125, e condotta a termine dal card. Pietro Pisano il 26 maggio 1128. Gli amboni e i plutei furono tolti dalla basilica sotterrata; le 36 colonne del portico e dell'atrio da più edificii celimontani fatti a pezzi. Formano gruppo 17 fusti di granito bigio, e 6 di cipollino  e le scaglie dei piccoli blocchi già lavorati sono assai minute. Vedi Bull, com., tomo XXVI, a. 1899,
- Cippo romano e colonne di recupero in s. Clemente.  


S. COSIMATO
 - Vasca di s. Cosimato. Girato di 180° l'asse della basilica, e trasferitone l' ingresso da oriente ad occidente, il calice rimase probabilmente nel sito primitivo, dove sorsero più tardi le case dei Papazurri, essendovi memoria di un trasferimento fatto nell'anno 1456 il giovedì 29 aprile. È rimasto nel mezzo del secondo chiostro del convento sino al 1892, nel quale anno fu destinato a fungere da vaso di fiori nelle Terme di Diocleziano. 
Fra Giocondo da Verona copiò nel solo s. Cosimato i titoli CIL. VI, 15365, 12996, 22137 etc. 1475, cioè le epigrafi romane usate come lastre.

CHIESA SS. COSMA E DAMIANO

SS. COSMA E DAMIANO sopra TEMPIO DI REMO
- Presso il Tempio dedicato ai Ss. Cosma e Damiano vogliono alcuni Scrittori che esistesse il Tempio di Remo altri lo dicono di Ilo ed altri di Romolo e di Remo. Secondo il parere di Sesto Rufo seguito dai moderni archeologi questo Tempio fu dedicato al solo Romolo.
Se si riguarda però la cagione che indusse a fabbricarlo non è improbabile che fosse stato dedicato ad entrambi. Dimostra Io stesso Rufo che il tempio prossimo al portico di Faustina coincide col luogo del Tempio nello stesso luogo o poco lungi fu il Fico Ruminale giacchè scrive Tacito che questo esisteva nel Comizio dunque la edificazione del Tempio trasse causa dal rinvenimento dei gemelli sotto il fico Ruminale ed in questo caso ne consegue la dedica più a tutti due che ad un solo dei Fratelli.

- "Le seguenti sono ricordate nel corso dei secoli XI-XIII. 1069, MICA AVREA R. XIII. Alessandro li consacra la chiesa « ss. Cosmo et Damiani in vico aureo intra urbem Ravennantium scilicet Transtiberim » restaurata dall'abbate Odemondo. Chiesa e monastero occupano suolo pieno di rovine di case private, con pavimenti di mosaico ed ornamenti marmorei di varia specie. Molte scoperte quivi fatte di recente sono rimaste inedite".


S. CRISOGONO
- Giovanni da Crema riedifica contemporaneamente la eh. di s. Crisogono, sollevandola dal piano antico al moderno. Vedi Bull. com. 1892, p. 304. È probabile che le 22 colonne della nave, di granito orientale, e le due rarissime di porfido sotto l'arco della tribuna, appartengano alla basilica primitiva, a sua volta però edificata con marmi antichi. I marmi del pavimento furono in parte scavati lungo la via campana.


S. CROCE IN GERUSALEMME sopra PALAZZO SESSORIO
- conca di basalte nero morato con quattro teste leonine in s. Croce, chiamata dal Ruccellai "concha di paraone molto gentile dove si posa la tavola dell' altare "
- La s. Elena nella cripta di s. Croce in Gerusalemme, altri non è se non la statua di Giunone.
-  « In domo Ioannis Ciampolini non loge a campo florido legi infrascriptas litteras in lapide marmoreo multis in locis fracto qui repertus fuit apud ecclesiam sanctae crucis » CIL. 1259, f. 19. Per la chiesa di S. Croce in Gerusalemme vennero usate le lapidi romane.

 - « Nella valle che è fra la villa Madama e Ponte Molle si scoprirono nel 1500 le rovine di un antica chiesa a tre navi in volta, che credesi essere stata fabbricata da Costantino Magno nel luogo medesimo dove questo imperatore vide in aria la Croce
".La notizia è alquanto sospetta. Le collezioni artistiche di palazzo Cesarini sono descritte dall' Aldovrandi a p. 221, il quale nomina « il cortiglio" e tre sale riempite di busti e teste che richiamano alla memoria la scoperta così descritta dal Vacca:
« Dietro le terme Diocleziane, volendo il padrone della vigna fare un poco di casetta . . . scoprì due muri che poco avanzavano sopra terra e cominciando a cavare tra di essi vide un poco di buca . . , fatta a modo di forno e vi trovò diecidotto teste di filosofi che vende per diecidotto scudi al sig. Gio. Giorgio Cesarini » Mem. 104.

Nella terza sala eravi « una gaba grande di bronzo lodata molto da Michel Angelo ». Claude Bellièvre di Lione, che visitò Roma nel 1514-15, ricorda una statua di Catone Censore, simile a quella posseduta dai Medici in Firenze. Nel prot. capit. del not. G. B. Garbani a e. 8, si narra come Giuliano, figliuolo di Giorgio, ricomprasse il 30 aprile 1571 da Paolo Giordano Orsino il palazzo vendutogli li 2 maggio 1570 per 3000 scudi. La somma è cosi meschina che non mi sembra essere questione del palazzo principale. L' Ameyden narra del card. Giuliano il vecchio :fu vescovo d'Argentina in Germania. « Fabbricò in Roma una casa d'architettura tedesca, con una torre alta, sopra la quale sta scritto con lettere grandi ARGENTINA et è hoggi posseduta dalla casa ».


S. EUSTACHIO sopra TERME ALESSANDRINE
- conca di porfido rosso in s. Eustachio.
- Celestino III riedifica la chiesa di s. Eustachio fra le rovine delle terme alessandrine. Era a tre navi con due ordini di colonne, di diversi marmi, otto per parte. L' iscrizione della conca porfiretica sotto l'altare di mezzo, dice:  «  ego Coelestinus corpora sanctorum et oculis vidi et manibus tentavi et recondidi cum titulo antiquo in mausoleo sub altari » . Vedi De Rossi, Inscr. Chr. tomo II, p. 449, n. 216.


S. FILIPPO
 - calice marmoreo  nella sagrestia di s. Filippo fuori porta Pinciana  


S. FRANCESCA ROMANA
- conca di marmo africano in s. Francesca Romana.


S. GENNARO
- 1563, 10 ottobre. Convenzione tra una società di scavatori e il Capitolo vaticano per ricerche di antichità nel luogo detto san Iennaro, ove deve presumersi la chiesa
« Die X. Octobris 1563. Cum fuerit et sit quod D. Laurentius Gualterius — ut asseruit, obtinuerit a Capitulo et Cauonicis S. Petri de Urbe quandam patentem sive licentiam de excavando et cavas faciendo in loco vulgariter iiuucupato Santo Gennaro ad dictum Capitulum spectante cum conditione de dando de omnibus rebus in d. cavis reperiendis de tribus partibus Unam ipsis Capitulo, et cum Ipse d. laurentius nequeat huiusmodi negocio solus resistere. Hinc est quod idem Laurentius inimisit in societatem Mag. Dùos Angelum de Capranica et Capitaneuni Venturam trositti qui omnes Inter se de venere ad iufrapta pacta » .


S. GIACOMO AL COLOSSEO sopra COLOSSEO
S. Giacomo del Colosseo aveva pure il suo bacino, trasferito da Paolo II nella piazza di s. Marco. Conca di Parione : « ad concham Parionis fuit templum Pompei...., , quae concha traslata fuit et stat nunc in Colliseo coram hospitali sancti Jacobi » 
D'esser tirata una conca de serpentino grande nella piazza di san Marco, la quale conca stava dinanzi a san Jacovo del culiseo. e feccia tirare papa Paolo II ». Diario di P. d. Mastro in « Buonarroti », a. 1875, p. 141. Il trasporto di questa « concha magna marmorea » fu eseguito da Evangelista da Pesaro, ingegnere. Per la quale operazione furono in parte diroccate « domus tam Juliani de Capranica quam Caroli Muti prope sancturn Marcum ». Sulle vicende della conca vedi sopra a p. 4. 1466, giugno.


S. GIACOMO DEGLI SPAGNOLI
- 1450. STADIVM. Don Alfonso Paradinas canonico di Siviglia, rifabbrica sui fornici dello Stadio la chiesa di s. Giacomo degli spagnuoli. Armellini, « Chiese » p. 380.


S. GIOVANNI E PAOLO
- Continuate dal p. Germano, Passionista, le escavazioni dell'antica casa romana, sulla quale è fondata la chiesa dei ss. Giovanni e Paolo al Celio (cfr. Notizie 1887 p. 532), sono state rimesse in luce altre tredici stanze, di varia dimensione, tutte costruite in laterizio e destinate ai diversi usi domestici. L'edificio conmnicava con la via pubblica {clivus Scauri) con un vestibolo, che nel sec. XI fu ridotto ad oratorio e decorato. In una pittura è rappresentato il Salvatore, con ricco pallio gemmato, con un volume su cui è scritto: "Lux ego sunt mundi, niilu qui cuncta creavi." Ai lati due arcangeli coi  nomi S MIHAEL e S GABRIEL. Sulla destra, un'imagine nel costume della corte bizantina col nome S PAYLV. Un'altra doveva trovarsi dal lato sinistro, col nome s. Johannes.
- Dal descritto vestibolo si passa in un corridoio, o fauce, sulla quale hanno l'ingresso due camere, che corrispondono sotto l'abside della chiesa. Una di esse è stata completamente sterrata, di m. 5,60 X 4,00, con l'altezza di circa 6 m. La volta è stata in gran parte troncata: ciò che ne rimane è adorno di buona pittura rappresentante scene di vendemmia e svariati uccelli. Sulle pareti sono dipinti dodici eroti alati, alti m. 1,00, con una semplice clamide gittata dietro le spalle e sorretta con le braccia. Una serie di grandi encarpi ed uccelli svolazzanti decorano gli spazi intermedi. Cotesti dipinti rivelano l'arte ancora fiorente, e possono attribuirsi all'età, in circa degli ultimi Antonini.
Tre altre stanze, poste in comunicazione fra loro mediante larghi passaggi arcuati, sembrano essere state destinate ad uso di bagni; essendovisi ritrovate condutture per aria calda e per acqua. Quivi fu ricuperata una vasta conca di terracotta. Altre quattro celle sono state pure sterrate in vicinanza di quelle ora descritte; ed in una di esse si è trovato una specie di pozzo quadrilatero costruito in opera laterizia, ed una fontana.
- Si rinvennero negli sterri varie anfore e lucerne fittili, alcuni avanzi di decorazioni intagliate in marmo ed una testa parimenti marmorea. Un frammento di anfora vinaria porta, dipinte in rosso, lettere e cifre numeriche relative alla quantità e qualità del vino; sopra le quali fu tracciato, parimenti in rosso, il monogramma A X OJ.
- Un altro simile frammento conserva tuttora il collo dell'anfora con la originaria chiusura in gesso: e su questo è improntato un sigillo, che porta in giro i nomi SE.r «VIDI DAYCEI , e nel mezzo, in due righe rettilinee EX VTRe.


S. GIOVANNI IN LATERANO sopra PALAZZO LATERANO
-  urna di porfido trovata nelle terme di Agrippa l'anno 1443, e collocata da Clemente XII nella sua cappella Corsini al Laterano.
- BASILICA SALVATORIS IN LAT. -  1490. Circa questi tempi Innocenzo VIII « reparavit ecclesiam sancti Johannis ... et ibi praeparavit duas grossas columnas (antiche) cum lapidibus marmoreis prò faciendo ibi arcu ».
- Calice marmoreo in Battistero Lateranense.
- Nel Campo lateranense, oltre alla ben nota raccolta di bronzi, v'erano sculture marmoree, fra cui due leoni collocati su rozzi piedistalli, a d. ed a s. del simulacro di M. Aurelio.  « In sulla piaza rilevato da terra braccia quattro . .  uno huomo a cavallo tutto di bronzo (p. 571). Item in sulla piazza in sur un pezo di colonna una testa di giogante di bronzo e uno braccio con una palla di bronzo, item una lupa di bronzo pregna con una altra figuretta di bronzo » p. 572.  "Labrum ex porphyrite" ora nella cappella Corsini. Chiostro lateranense, opera del Vassalletto II (cosmatesco), ricavato da fregi e marmi romani.  
MAVSOLEVM HELENAE
- Anastasio IV scopre il sarcofago porfiretico di Flavia Elena, nel mausoleo della villa ad duas Lauros, a Tor Pignattara, e lo trasferisce al Laterano. Danneggiato nell'incendio di Clemente V, i canonici lo risarcirono nel 1509 « iniuria temporum undique diruptum ac protinus disiectum ». Pio VI lo collocò nella sala della Croce Greca, sotto il n. 589. 1160 circa.
- "Dopo sotto del ponteficato di papa Paulo IV, cavandosi dall'altra parte della suddetta chiesa incontro dell'Hospedale di santa maria in portico, e avante la chiesa di san Salvatore appunto sotto il colle dove soprastava la Rocca capitolina in vico lugario furono trovate altre memorie del portico di esso tempio  di sei colonne di sasso Tivertino stuccate et striate et corinthie come erano quelle ch'erano nella parte di dentro del tempio tanto che quelle della parte di dentro et quelle del portico davanto erano di una misura di una forma et di una altitudine grosse piedi 4 et alte piedi 34 et mezzo eccetto che le colonne angolari erano di una ottava di un piede di più che le altre.... et oltre alle dette colonne rovinate et delle pariete et delle basi che anchora erano in opera havemo veduto quest'altra memoria dell'area di esso tempio che era Herario posta in opera poco discosta al Pronaon.... che demonstrava essere la faccia del tempio incontro alla rupe per l'angolo sinistro, et il destro verso il foro Romano poi che la parte anteriore volgeva verso Borea."
- "Labrum ex porphyrite" ora nella cappella Corsini.
- Chiostro lateranense, opera del Vassalletto II (cosmatesco), ricavato da fregi e marmi romani.
- « Apud basilicam lateranensem prope aquaeductum an. 1575 " fu scoperto, presente il Pighio, il cippo CIL. VI, 267 ^ relativo a rivendicazione di suolo pubblico fatta, al tempo di Tiberio, da una commissione di
senatori presieduta da L. Asprenas cos. a. 6 p. C.
« Sotto lo spedale di s. Gio. in Laterano vi attraversa un fondamento grossissimo, tutto di pezzi di buonissime figure. Vi trovai certi ginocchi e gomiiti di maniera greca : parea tutta la maniera del Laocoonte di Belvedere  »  . Vacca, Mem. 13.
« È ferma opinione che nella via di s. Giovanni in Laterano, particolarmente dietro alla Scala Santa (di Sisto V) verso al mezzo di quelli muri di acquedotti (villa Wolkonsky) vi sieno cose notabili : perchè ivi era un'abitazione principale al tempo delli Goti e altri, vi sono state fatte gran ruine; e poco si è scoperto  »  Id. Mem. 125.
« In una picciola vigna vicina p fianco alle scale Sante la quale termina coll'acquedotto di Claudio si vede ancora in essere la gran buca riquadrata in forma di camera dove fu nascosta la statua equestre . . . con la quale dicono che vi fossero alcune colonne di alabastro cotognino, delle quali colonne due ne furono cavate, e portate via da Roma, et a tempo nostro in tre vigne di quella contrada, che sono quella de Giustiniani, l'altra della famiglia della Valle... e la 3° ch'era del cardinale Granvela si sono cavati molti marmi mischi e scoperti vestigi di fabrica grande... ». Il sito di queste vigne può essere riconosciuto con l'aiuto del documento che segue, in atti Taracchi, prot. 17o7, e. 446, in data 31 ottobre 1578:
«(Lelio della Valle vende al card. Antonio Perenette card. Granvellano) unam petiam vinee site inter menia urbis prope eccliam Lateranensem incontroversus portam Maiorem, cui ab uno latere est vinea Tiberij Stalle, a duobus via publica, ab alio vinea cardinalis Perenotto cet » per il prezzo di scudi 152 boi. 50. Vedi anche Cod. Barber. Vat. XXX, 136, e. 74 « Terracotta alla cava della vigna della Valle presso s. Gio: laterano attaccata al p. Giustiniano »


S. GIOVANNINO sopra MITHRAEVM
- Bull. com. tomo XXII, a. 1894, p. 293. I monumenti scritti di s. Giovanni, mitriaci o no, sono riportati a e. 112, 112', 113, 113' e 121. Il gruppo comprende le memorie di iniziazioni etc. CIL. 751, 752 incise « circa basim » o « in basi » di tre colonne: quella n. 749 « in s. Joanne prope s. Silvestrum » e undici titoli sepolcrali probabilmente messi in opera nel pavimento.


S. LEONARDO
- cippo romano "in ecclesia s. Leonardi apud forum Judaeorum".

S. LORENZO IN DAMASO

S.  LORENZO IN DAMASO sopra TEMPIO DEL SOLE AL QUIRINALE
INNOCENZO VIII. 1486-1487.
- Il cardinale Raffaele deve avere scoperto ne' suoi scavi antiche fabbriche, di maniera reticolata (opus reticulatum), delle quali anche oggi si veggono i vestìgi nei sotterranei del palazzo.
Egli fece uso quasi esclusivo di materiali archeologici, tolti
- dall'arco di Gordiano al Castro Pretorio  « cuius quidem marmora e profunda tellure eruta converti vidimus in ornamenta templi ac palatii s. Laurentii in Damaso » (Fulvio lib. II, f. 21): da un ignoto monumento che sorgeva poco lungi dalla chiesa di s. Eusebio (« inter aedem s. Eusebii et proximam aedera s. Viti in Macello quaedam apparent ruinae » id. f. XX. Vedi Flavio Biondo, II, 17: Gamucci, p. 105: Severano, p. 677),
- dal tempio del Sole Quirinale (« tutti li marmi che sono nel palazzo di S. Giorgio sono cavati da questo edificio » Sali. Peruzzi, Uffizi n. 664),
- e forse anche dal Colosseo. Vedi Fonseca, « de basii, s. Laurenzio. in Damaso », Fano 1745, e il cod. Vat. di Fr. Cancellieri, " Notizie de' due palazzi Cesarini e Riario, della vecchia e nuova Cancellaria ecc. ».


S. LORENZO FUORI LE MURA
- Il card. Odoardo sostituì nella « piazza della Conca di s. Marco » come la chiama Marcello Alberini nel suo Diario, un altro vaso di granito rosso il quale, da tempi remoti era stato trasferito da qualche terma imperiale al sepolcreto di s. Lorenzo fuori le mura.
- 1191 Celestino III edifica il chiostro di s. Lorenzo fuori le mura, con materiali antichi e in terreno pieno zeppo di monumenti cristiani. Vedi Cod. vat. 9198, e. 26'. 1197.
- La scheda 1557 del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda i sarcofagi di s. Lorenzo fuori le mura,

TEMPIO DI ANTONINO E FAUSTINA

S. LORENZO IN MIRANDA - TEMPIO D'ANTONINO E FAUSTINA
- Edificato sul tempio di Antonino e Faustina, con 10 grandi colonne di cipollino alte 40 piedi, tutte in blocco unico. Furono risparmiate proprio perchè in unico blocco, e quindi impossibile tirarle giù. In origine la cella era rivestita di marmo.
- "La iscrizione, che ancora si legge sulla fronte di questo tempio, lo dice eretto dal Senato all'imperatore Antonino Pio, e alla di lui consorte Faustina, come a deità. Le mura della cella ai due lati, che ancora si vedono, erano di peperini, coperti di marmo.
- - Esternamente il podio, l’alzata della cella prima delle colonne, è in tufo. Originariamente non era così. I buchi che ora vediamo servivano a fissare tramite delle grappe le lastre di marmo. I templi divennero spesso nel medioevo delle cave; in questo caso i marmi furono utilizzati per fornire il materiale necessario all’abbellimento della basilica lateranense.
- AEDES DIVI PII nn. 202, 202'. Cornici, fregi, imbasamento « nella cava di s. Lorenzo despiciali » .
- Il portico esiste con 10 colonne di marmo caristio, detto ora cipollino, alte 43. piedi, e 3. quarti, quanto quelle del Panteon; ma sfregiate in alto per appoggio di tetti in tempi barbarici. Il fregio con bassirilievi di grifi, candelabri, e vasi, è il più conservato, e il più bello, che esista in quel genere.
- Nel 1807 e 1810 fu scavato tutto intorno il portico; e fu trovata la scala sulla Via Sacra, selciata, di 21. gradino, alta 15 piedi, in parte conservata, col sotto scala, e sua porta di marmo; in seguito tutto esattamente publicato inciso dal Feoli.
COME ERA NEL 1606

- Non si sa quando sia stato convertito in chiesa. Martino V. nel 1430, essendo Collegiata, la concesse alla università degli Aromatarj, ossia Speziali.
- Dessi vi fabricarono da principio alcune cappelle fra le 10 colonne del portico, ed un ospedale per i poveri della loro professione; ma in occasione, che nel 1536 venne a Roma Carlo V., il Senato Romano fece sbarazzare il portico.
- Nel 1607 gli Speziali aprirono la chiesa attuale nell'antica cella, con facciata barrocca dentro al portico, ingombrato fino a un terzo delle colonne, e con cancellate: architettura del Torriani."
- Le colonne hanno scanalature orizzontali in alto, per tenere le corde con le quali si tentò di far crollare l'edificio per recuperarne i materiali.
- La Roma papalina ebbe questa mania di distruzione dell'antico perchè pagano e pertanto demoniaco. Essendo però monolitiche, un vero gioiello d'architettura, le colonne dovettero fortunatamente avere più resistenza del previsto.
- Nell’XI secolo, il Tempio di Antonino e Faustina fu trasformato nella chiesa di San Lorenzo di Miranda poichè si riteneva che in quella zona San Lorenzo fosse stato condannato a morte; il nome Miranda, invece, potrebbe forse derivare dalle bellezze del luogo, secondo altri dal nome della istitutrice di un monastero vicino o di una benefattrice.
- Durante il 1536, nella venuta a Roma di Carlo V, la chiesa fu rasa al suolo in modo che il portico del Tempio fosse nuovamente visibile. La chiesa fu ricostruita nel 1602 in stile barocco occupando la cella del Tempio e il pronao, a causa dell'interramento venne innalzata di sei m.

CHIESA DI SAN LORENZO IN MIRANDA
- Sono stati rinvenuti pezzi di due statue a grandezza maggiore del naturale di Antoninus Pius e Faustina, sicuramente le statue di culto del tempio, ridotti in frantumi quando il cristianesimo proibì il paganesimo.
- Con il Rinascimento si diffuse poi l'uso di collezionare pezzi antichi. Talvolta le parti decorate venivano asportate e ridotte in lastre, più maneggevoli.
- Per spezzare i blocchi si inserivano  cunei di legno bagnati che dilatandosi spaccavano la pietra, ma se non si teneva conto delle venature naturali la frattura danneggiava il marmo che veniva abbandonato. Oppure si macinavano i marmi e le statue per farne calce. Il tempio suddetto non fece eccezione, depredato vandalicamente come tanti monumenti dai papi romani.
- Nel 1430 il papa Martino V concesse la chiesa al Collegio degli Speziali, oggi Collegio Chimico Farmaceutico, che ne ha ancora la giurisdizione, anche se ormai non ha alcun utilizzo, per cui, come al solito, il monumento appartiene alla Chiesa, la manutenzione invece è a carico del comune di Roma ma l'interno non è mai visitabile.


S. LORENZO IN PANISPERNA sopra LAVACRO DI AGRIPPINA
- « (Il Lavacro di Agrippina) fu rinnovato et restaurato da Adriano imperatore, ove era un pino grandissimo et una fonte abbondantissima d'acqua, et onde poco fa fu dissotterrato un marmo, nella salita della prossima valle Quirinale, ove erano intagliate queste lettere (CIL. XV^ 7247). Fu ancora nella valle Quirinale il pozzo di Decia Proba: il quale pozzo fu fatto da essa Proba sotto il tempio prossimo di Santa Agata, et vicino a santa Maria in Campo, ove à rincontro sono scolpite alcune lettere, che ciò dimostrano, à canto all'hospedale degli albanesi »
Il Sabino dice: « prope muros monasterii s. Laurentii panispernae in vinea cura effoderetur, reperta fuerunt simulachra marmorea duo Bacchi, et ibi in loco quadrato fons erat : in canalibus plumbeis qui suberant hoc scriptum erat — in lauacro Agrippinae (retro) imp. caos. Trai. Hadriani aug. sub cur. Trebelli marini, Martialis ser. fecit — Lavacrum Agrippinae restituit Hadrianus, in quo multa simulacra reperta, Apollinis praesertim». L'Albertino determina il luogo della scoperta con maggiore diligenza:
SAN LORENZO IN PANISPERNA
« Vestigia (Lavacri) apiid ecclesiara sancti Laurentii panis pernae visuntur apud thermas Olympiades in ascensu Viminalis non longe a tempio Sancti Vitalis in quo loco fuerunt reperta simulacra duo Bacchi marmorea, cum fonte et fistulis plumbeis cum hac inscriptione etc. ».

- Convien credere che al Lavacro di Agrippina appartengano gli avanzi scavati e scoperti dal Parker l'anno 1865 sulla china del Viminale, che fronteggia la chiesa di Vitale, nell'orto già Stati, dove oggi formano angolo le vie Genova e Nazionale. Si cavò in tempo di Clemente X nell'orto de Signori Stati » dice Pier Sante Bartoli, mem. 27 «ove si scoperse gran parte delli bagni di Agrippina, nelli quali fu trovata una statua di Venere di altezza da 9 palmi (m. 2,00) quasi che intatta, e anche bella quanto la Venere de Medici. Vi furono trovate anche stanze dipinte ed altre lavorate di mosaico con altre statue, busti e frammenti ».
- Negli scavi del 1869-1872 si ritrovarono belli figulini, con la data del 123, e molti pezzi di fregio fittile con spiragli terminati da teste canine, i quali servivano per dare esito e sfogo ai tubi caloriferi.


S. LUIGI DE FRANCESI sopra TERME ALESSANDRINE
-  Si sa che la chiesa s. Luigi de' Francesi venne costruita « dove già furono le tenne (terme) d'Alessandro », cavandone marmi e colonne.  


S. MARCELLO
- « In s. Marcello, nella seconda cappella a destra è una gran conca di porfido ovale, con testa di leone nella facciata, ma presentemente resta quasi tutta racchiusa, con avere scalpellata la detta testa di leone per appoggiarvi il paliotto » (Ficor.).
- conca di marmo nero sotto l'aitar maggiore di s. Marcello


S. MARCO
- Conca di porfido rosso in s. Marco.
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda una base del foro Transitorio in s. Marco.
-  La loggia venne costruita e decorata con marmi sottratti al Colosseo e al Teatro di Marcello e a queste costruzioni si conforma.  Infatti i conti di fabbrica incominciano a registrare peperini di scavo forniti a s. Marco da m° Bonomo di Paolo, sin dal giugno 1466.
- 1466, decembre. I conti parlano di grandi lavori di sterro fatti per ispianare il giardino di s. Marco: anzi, in data 14-17 decembre è detto espressamente: « Antonio di puzo di ave per opere 33 a lavorato luy soy cópagni a cavare tevertine e rispianare del zardino ». Pel gennaio seguente: « maestri manuali che ailo lavorato a cavare tevertini da dreto ala tribuna de s Marcho».
- Altra nel marzo: "maestri scarpelini et manuali ebano lavorato per cavare li fondaménti dietro a sancto marcho et laborare pietre per il portigalo (la loggia della Benedizione) davante a scto marcho".
- 18 ottobre 1470, 7 febbraio. Grandi provviste di travertini per il portico e la loggia della benedizione di s. Marco.
- (Nella chiesa e nel palazzo di s. Marco) « andò una infinità di travertini che furono cavati, secondo che si dice, di certe vigne vicine all'arco di Costantino, che venivano a essere contrafforti de fondamenti di quella parte del Colosseo eh'è oggi rovinata, forse per aver allentato quell'edifizio » Vasari, Giuliano da Maiano, IV, 5. Siccome il Colosseo non è mai venuto a trovarsi « in certe vigne » né ha mai avuto «contrafforti de' fondamenti » è chiaro che si tratta delle sostruzioni del Claudium, fatte a grossi macigni di travertino, e poste sul confine tra le vigne Cornovaglia e dei ss. Giovanni e Paolo, vicine all'arco di Costantino.
- 1467 Fino al principio del sec. la piazza Venezia è rimasta chiusa da un giro di colonnette. L'ultima memoria di scavi per il palazzo di s. Marco è del dicembre 1467, quando si ricordano opere impiegate « in excoprendo, fodiendo, et auriédo tevertinas in salis magnis dictii palatii, et fodiendo terracium de sub voltis ».


S. MARGHERITA sopra TEMPLUM VENERIS et CUPIDIS
- SACELLVM S. MARGARITAE. Sisto IV ricostruisce la chiesolina di s. Margherita sull'angolo che le mura della città formano con l'anfiteatro Castrense. Sembra fosse il Tempio di Venere e Cupido. Tra i marmi messi in opera si ricorda il bel cinerario di Flavia Felice CIL. 8488. La cappella fu detta anche di s. Maria del Buonaiuto.



2 comment:

Anonimo ha detto...

Che rabbia, la chiesa ha tolto la gioia di vivere, la civiltà e pure i beni artistici, ma quando la smetteremo di avvilirci alle chiacchiere di quelli che ingrassano sulle nostre miserie?

Unknown on 6 novembre 2017 18:11 ha detto...

La chiesa con la didascalia S.Lorenzo in Panisperna in effetti è la chiesa di S.Silvestro e Martino ai Monti

Posta un commento

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero