INDUSTRIA (Piemonte)




Industria è un'antica colonia romana posta nel comune di Monteu da Po, nella Provincia di Torino. La colonia sorse probabilmente tra il 125 e il 123 a.c., (secondo i diversi autori), come avamposto delle campagne militari contro i Galli.

Contemporaneamente ad essa vennero fondate altre colonie del Monferrato volute dal console Marco Fulvio Flacco, presso il precedente villaggio ligure di Bodincomagus ("luogo di mercato sul fiume Po", dal nome ligure del fiume, Bodincus), citato da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia.

La città era iscritta alla tribù Pollia, che risaliva al 495 a.c. e che divenne una gens patrizia, e venne poi compresa nella regio IX dell'Italia augustea. Essendo posta alla confluenza della Dora Baltea nel fiume Po, Industria nacque come porto fluviale visto che la confluenza tra i due fiumi la metteva in comunicazione con la Valle d'Aosta e le sue miniere, divenendo un centro commerciale ed artigianale soprattutto riguardo alla lavorazione dei metalli.

I romani accrebbero la città potenziando la rete stradale, fondando nuove colonie non lontano e assegnando lotti di terreno ai nuovi abitanti, per quel processo di romanizzazione che garantiva stabilità e pace.


Ad Industria giungevano le chiatte cariche di lastre di pietre delle Alpi per essere spedite a Roma, che potevano viaggiare solo per via fluviale, dato il pesante carico. Grazie alla pacificazione della regione Industria poté svilupparsi nei pressi del villaggio ligure di Bodincomagus, sulle rive del Po, definito da Plinio il Vecchio il “fiume più ricco d'Italia”, in effetti un punto favorevole agli scambi mercantili, attraverso cui avveniva il trasporto e lo smercio dei prodotti estratti dalle miniere della Valle d'Aosta.

La fiorente attività manifatturiera e commerciale era gestita da famiglie di mercanti italici, giunti sul luogo accompagnate da abile manodopera. Il ritrovamento di numerosi oggetti bronzei, sia prodotti localmente, sia d'importazione, le monete, le strutture di botteghe artigiane e di abitazioni d'impronta signorile, testimoniano il livello di agiatezza raggiunto dagli abitanti nel periodo compreso tra I e II secolo d.c. Industria era inoltre un notevole polo religioso per la presenza di un importante santuario, legato a culti di origine greco-orientale.

LA DANZATRICE

IL DECLINO

La città romana di Industria subì una notevole contrazione tra il IV e la fine del V sec. d.c., anche se una parte dell'abitato continuò ad essere utilizzata con la relativa funzione cimiteriale. L'abbandono derivò dalla distruzione cristiana che si perpetrò sui grandi templi pagani e sui monumenti romani, così gli abitanti, atterriti dal declino del mondo che conoscevano e costretti, sotto pena di morte,  ad abbracciare la nuova religione si sparsero sul territorio, con una pieve che li controllava.

"Nessuno, di qualunque genere, ordine, classe o posizione sociale o ruolo onorifico, sia di nascita nobile sia di condizione umile, in alcun luogo per quanto lontano, in nessuna città scolpisca simulacri mancanti di iscrizioni o offra  vittima innocente o bruci segretamente un sacrificio ai lari, ai geni, ai penati, accenda fuochi, offra incensi, apponga corone. Poiché se si ascolterà che qualcuna avrà immolato una vittima sacrificale o avrà consultato viscere, sia accusato di reato di maestà (pena di morte) e accolga la sentenza competente, benché non abbia cercato nulla contro il principio della salvezza o contro la salvezza. È sufficiente infatti per l'accusa di crimine il volere contrastare la stessa legge, perseguire le azioni illecite, manifestare le cose occulte, tentare di fare le cose interdette, cercare una salvezza diversa, promettere una speranza diversa.

(Editto degli augusti imperatori Teodosio, Arcadio e Onorio a Rufino prefetto del pretorio)

La comunità cristiana di Industria è citata in una lettera di Sant'Eusebio inviata da Scitopoli (Palestina) tra il 356 e il 361 d.c. La città venne abbandonata ancor più nel V-VI secolo, anche a causa delle invasioni unne, visto che i romani non sapevano più combattere.



DESCRIZIONE

L'area archeologica si estende su 26.500 mq, tra la strada provinciale n. 590 della Val Cerrina, la via per Monteu da Po e il rio della Valle. Si trattava di un centro urbano di piccole dimensioni, di forma quadrata (lato 400 m circa), con impianto ortogonale formato da isolati rettangolari (40 x 70 m). L'area riportata alla luce è circa un decimo della città originaria; le strutture rinvenute, conservate solo a livello di fondazioni, appartengono ad abitazioni, botteghe e luoghi di culto.

La strada, con andamento est-ovest che dà accesso all'area archeologica, è fiancheggiata da abitazioni risalenti al I sec. d.c. Nel gruppo di edifici sulla destra è presente una domus che si sviluppa intorno ad un cortile circondato da un porticato, il peristilio, sul quale si affacciano gli ambienti residenziali; lungo la stessa via sulla sinistra sorgevano case con laboratori artigiani e botteghe.

Svoltando a destra all'incrocio si percorre l'ampia strada porticata che attraversa la città da nord a sud, separando i blocchi abitativi dall'area sacra, sino a raggiungere un grande ambiente di forma quadrata, presumibilmente destinato alle riunioni dei fedeli.

Una delle attrazioni maggiori di Industria fu il santuario, di Iside e Serapide, che venne costruito in epoca augusteo-tiberiana e subì interventi alla metà del I sec. d.c. e sotto l'imperatore Adriano. La presenza di un edificio usato collettivamente dalla popolazione favorì il mantenimento del nome, anche se modificato in Dustria oppure Lustria e limitato all'area in cui sorse la chiesa, lungo un'antica via di pellegrinaggio, dal Po verso i santuari pagani.

Fu infatti un santuario importantissimo nella regione, a cui affluivano pellegrini e donazioni da ogni parte, cessò le proprie attività nel IV secolo, quando venne spoliato e distrutto. Negli scavi furono rinvenute tuttavia numerose statuette e oggetti in bronzo, conservati presso il Museo di Antichità di Torino. L'area degli scavi di proprietà dello Stato Italiano, otre che sito archeologico è teatro anche di eventi museali, musicali ed artistici.

I dati archeologici sulla prima fase di vita di Industria sono scarsi: le costruzioni più antiche presentano una tecnica edilizia accurata in pietra locale sbozzata, con raro impiego di laterizi. Dalla seconda metà del I sec. d.c. l'area è dominata dal tempio di Iside, posto al centro di un sistema regolare di strade, edifici e spazi aperti pianificati.


Il tempio si inserisce in un vasto spazio aperto semicircolare, originariamente circondato da porticati, che culmina da un lato in un'esedra monumentale, fiancheggiata da due tempietti, e dall'altro fronteggia l'alto podio di un tempio dotato di scalinata monumentale. 
Quest'ultimo doveva essere in relazione con la piazza pubblica del foro, purtroppo ancora sepolta entro una proprietà privata. All'inizio del II sec. l'area sacra viene ampliata con l'edificazione di un grande tempio semicircolare dedicato a Serapide, la conseguente demolizione di precedenti edifici e la costruzione di un portico intorno all'area del foro.

La gens Avilia, di origine veneta, presente anche nella valle di Cogne, si occupò area mineraria per i metalli e per l'estrazione di marmo, come sappiamo dalla dedica di un ponte sopravvissuto sino ai giorni nostri, il cosiddetto Pondel (III se. a.c.) presso Aymavilles (AO).

La produzione locale di bronzi in connessione ai culti isiaci fu molto abbondante, con un grande numero di esemplari giunti sino a noi, in alcuni casi di altissimo livello, ora esposti presso il Museo di Antichità di Torino.

Tra questi spicca un eccezionale oggetto di importazione, la statuetta di Satiro ebbro, forse prodotto pergameno di epoca tardo-ellenistica. L'importante rapporto intercorso in età antica tra città e fiume, oggi completamente perduto, doveva trovare materializzazione in un vero e proprio porto lungo un canale che si staccava dall'asta principale del corso d'acqua in corrispondenza del centro.

Tra il I e il II sec. d.c. la città visse dunque un periodo di splendore, grazie alla florida economia e al richiamo esercitato dall'importante centro religioso. Lo spazio urbano venne occupato in continuità fino alla fine del IV sec. d.c.; poi il sito si spopola. Con il formarsi sul posto di una comunità cristiana l'area pagana viene abbandonata, saccheggiata e quasi totalmente distrutta.

Oggi il Po si è allontanato di molto dalla città antica, il cui limite a nord è ancora segnato dalla presenza dei ruderi della pieve medievale di San Giovanni di "Dustria", citata in una concessione dell'imperatore Ottone III ai Canonici di Sant'Eusebio a Vercelli del 31 dicembre 997.




GLI SCAVI

Per l'individuazione di Industria, annoverata da Plinio il Vecchio tra le nobilia oppida della regione augustea IX Liguria, fu fondamentale il ritrovamento, presso il paese di Monteu da Po, di un'iscrizione in bronzo riportante il nome degli antichi abitanti.

Nel 1745 presso Monteu da Po, lungo la sponda destra del Po e a poca distanza dalla confluenza della Dora Baltea, i religiosi Giovanni Paolo Ricolvi e Antonio Rivautella, furono incaricati dal re di Sardegna Carlo Emanuele III di recuperare oggetti d'arte antica per arricchire le collezioni del Museo dell'Università, appena allestito.

Questi identificarono il sito dell'antica Industria, citata da Plinio il Vecchio tra i nobili oppida della nona regione augustea, Liguria (III, 49), grazie al rinvenimento di una tavola di bronzo contenente la dedica da parte del Collegium Pastophorum Industriensis, un collegio sacerdotale cittadino. In seguito a ciò furono condotti scavi a partire dalla metà del XVIII sec.

È stato riportato in luce un santuario, dedicato a Iside e Serapide, consistente in un cortile con portico semicircolare ad una estremità e due ambienti rettangolari sul lato opposto. Nell'area sacra si trovavano anche una struttura per la purificazione e le abitazioni dei sacerdoti ed è stata pure rinvenuta una lastra in bronzo che ricorda i pastophoroi (sacerdoti di Iside)

Tra il 1811 e il 1813 gli scavi vennero condotti dal conte Bernardino Morra di Lauriano (Villafranca Piemonte 1769 – Lauriano 1851).produssero importanti risultati documentati da tavole estremamente accurate. Il conte si dedicò con grande alacrità allo studio archeologico dell'antica città di Industria, scoperta nlla metà del XVIII secolo dai bibliotecari reali Giovanni Paolo Ricolvi e Antonio Rivautella sulla riva destra del Po, in località San Giovanni.

Il Morra dimostrò una grande abilità nella documentazione degli scavi, quanto nello studio topografico, eseguendo numerosi e meticolosi disegni che ancora oggi sono la base per la conoscenza del sito antico.
Quando presentò i risultati del suo lavoro all'Accademia delle Scienze di Torino, nel 1812, ricevette molti elogi, definito un "amateur habile",  per l'intelligenza con cui aveva "riportato sull'orizzonte della scienza i ricordi quasi interamente cancellati" di una delle "più potenti città di questa parte settentrionale dell'antica Italia".

La sua collezione, alla base della ricca esposizione di bronzi del Museo di Antichità di Torino, derivò soprattutto dall’attività di ricerca archeologica che il Morra condusse, su terreni appositamente acquistati, nel 1808 e nel 1811. 

Dei molti reperti, solo una piccola parte di quanto Morra non aveva donato a re Carlo Alberto nel 1844 rimase dopo la sua morte presso il palazzo di famiglia, a Lauriano.

All'epoca vennero riportati alla luce un grande edificio di forma semicircolare allora erroneamente interpretato come un teatro oltre a una grande quantità di reperti, in particolare numerosi bronzetti, alcuni dei quali di notevole raffinatezza.

Gli scavi ottocenteschi, eseguiti nell'area circostante la struttura, portarono alla luce tombe, frammenti di ceramica e iscrizioni; un'altra tomba altomedievale, priva di corredo, venne rinvenuta nel 1960.

Dell'antica città sono ancora visibili parti degli isolati che si affacciavano sull'incrocio stradale, con domus in alcuni casi dotate di ricche pavimentazioni, tabernae e botteghe. Del quartiere artigianale, che doveva trovarsi vicino al fiume per maggiore comodità nelle operazioni di scarico e carico delle merci, sono stati trovati sporadici resti di fornaci e residui della lavorazione dei metalli, oggi non più visibili.

Nel corso del XIX secolo il sito, in mancanza di leggi di tutela, il sito archeologico subì infiniti saccheggi. Tornò a destare interesse scientifico alla fine del secolo, grazie all'opera di Ariodante Fabretti, direttore del Regio Museo Egizio e di Antichità, al quale si deve la ripresa delle ricerche.

Tra il 1961 e il 1963 le campagne di scavo condotte dall'Università di Torino in collaborazione con la Soprintendenza hanno ripreso l'attività di scavo fornendo, tra l'altro, la corretta interpretazione della struttura semicircolare come tempio dedicato ai culti orientali.

Nell'ultimo trentennio la Soprintendenza ha ampliato l'area di scavo e catalogato i reperti definendo la cronologia precisa delle trasformazioni urbane. Il sito rientra nell'area protetta del Parco del Po Torinese, in corrispondenza della Riserva Naturale Speciale della confluenza della Dora Baltea




TEMPIO DI ISIDE

Nel settore centrale della antica città romana, si incrociano due assi stradali che fiancheggiano la principale area sacra cittadina, dedicata al culto della dea egizia Iside e del suo compagno Serapide (metà I secolo d.c.). 

I resti di quello che fu questo imponente tempio mostrano una struttura, di pianta rettangolare, inserita in un peristilio e preceduta da un pronao (atrio) articolato in due camere; la cella è unica e la scalinata d'ingresso è posta ad est. 

Dietro all'edificio, alcune strutture costituivano il percorso delle processioni durante le cerimonie e immettevano nel tempio di Serapide (metà/fine II sec. d.c.).Questo edificio monumentale si sviluppa con un grande cortile centrale, circondato da un corridoio semicircolare e presenta una cella poligonale ubicata in fondo, al centro dell'emiciclo, e affiancata da due tempietti.

Iside era la Dea Madre in Egitto che con Osiride e Horus formava la triade che rappresenta la vita oltre la morte. Con l'avvento della dinastia tolemaica (323 a.c.) il culto di Iside si diffuse in tutto il Mediterraneo, unita a Serapide, che univa in sè il greco Zeus-Hades con l'egizio Osiride-Apis, divinità a forma di toro adorata a Menfi, i cui animali sacri erano sepolti nel Serapeo di Saqquara.

Nello stesso periodo Horus, sempre raffigurato come un bimbo, venne denominato anche Arpocrate, e come bimbo in braccio alla madre sarà il precursore della Madonna col bambino. Nel II sec. a.c. il culto isiaco si diffuse nell'Italia centro-meridionale, e a Roma venne istituito il collegio dei pastophoroi (sacerdoti di Iside, “portatori di sacri oggetti”). Attraverso poi il porto di Aquileia si diffonde nel nord Italia.

A Industria il culto giunse insieme ai mercanti italici accompagnati da manodopera servile di origine greca, grandi fautori di traffici economici tra il mare Adriatico e la Grecia, tra i quali spiccano le famiglie degli Avilii e dei Lollii (attestate anche nell'isola di Delo e a Padova).

La notevole quantità di manufatti in bronzo restituiti dagli scavi condotti nell'area sacra comprende fra l'altro la lastra che ricorda il locale collegio dei pastophoroi, firmata dall'artigiano Trophimus Graecanus, un sistro, ossia uno strumento musicale scosso ritmicamente durante le cerimonie, secondo la descrizione fornita da Apuleio nelle “Metamorfosi”, e numerosi piccoli tori offerti a Serapide.



IL MUSEO

Le strutture riportate alla luce a Industria sono estremamente fragili e risentono dell'azione degli agenti atmosferici; inoltre in anni recenti il sito archeologico è stato penalizzato dall'espansione urbanistica.

Ora la collaborazione tra l'amministrazione comunale e la Regione Piemonte, grazie anche al Sistema delle Aree protette della fascia fluviale del Po apre nuove possibilità di tutela e valorizzazione.

Nell'allestimento del Museo di Antichità di Torino si è dato particolare spazio al materiale di Industria per la loro straordinaria importanza storica, archeologica e artistica.

I reperti in bronzo sono esposti integralmente in più vetrine:
- le statuine di Iside-Fortuna, di Tike (la sorte),
un sistro e una situla (sorta di secchiello votivo) a forma di testa di giovane,
- lucerne votive (II sec. d.c.),
- torelli offerti a Serapide
- bronzetti raffiguranti altri animali.
- un tripode, decorato da figure di Bes, di sfingi, di Vittorie alate, sormontato da piccoli arbusti di Bacco,
- altorilievo con danzatrice velata,
- delle statuine che decoravano un balteo da parata per cavallo, raffigurante una scena di combattimento tra romani e barbari.
- Sileno, di qualità straordinaria, attribuito ad un'officina ellenistico-pergamena (II sec. a.c.).
- la lastra bronzea che riporta la dedica al collegio dei pastophoroi (sacerdoti di Iside) da parte di L. P. Herennianus, di cui vengono ricordate le cariche pubbliche,
- una placchetta con l'immagine di Arpocrate (IV sec. d.c.) che documenta la presenza di fedeli della Dea Iside anche in epoca tardo romana.





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