PONTE LUPO



PONTE LUPO
Ponte Lupo è per molti autori il più famoso ed interessante ponte degli Acquedotti romani; é alto più di 30 metri e lungo oltre 80 m. e giusto sulla sua sommità, correva una strada che congiungeva le due alture che lo delimitano.
Il ponte romano portava l'acqua marcia dalla Valle dell'Aniene a Roma (l'acquedotto marcio prese il nome dal suo costruttore il pretore Quinto Marcio Re, 144 a.c.)

Il Ponte Lupo è situato nella tenuta "San Giovanni in Campo Orazio", dove secondo la leggenda e secondo diversi autori, si svolse la battaglia tra gli Orazi e i Curiazi, ma oggi si presenta molto rovinato essendo la sua area deturpata da varie cause:

- cementificazione selvaggia e abusiva,
- discariche
- prostituzione.

Chi vuol salire, facendo attenzione essendo il tratto scivoloso ed esposto, fin su detta sommità per ammirare la sottostante vallata, può utilizzare il piccolo sentiero che si inerpica ripidamente.

Così lo descrive A. NIBBY nel suo libro "I dintorni di Roma:

"E' in questo punto che i tre acquedotti, della Marcia, Claudia, ed Aniene nuovo traversavano la
ultima falda degli appennini, quindi fu d' uopo costruire nelle valli ponti magnifici. o stupende
arcuazioni, delle quali rimangono ancora avanzi , che tanto più sorprendono, quanto meno son
noti. E nella vallata di s. Antonio un poco di sotto al ponte dl questo nome veggonsi ancora le
tracce del ponte, sul quale passava la Marcia: come nell'alto vallone della Mola si ammira ancora
l'arenazione di 20 fornici, pel tratto di 750 piedi, costrutta di tegole e mattoni, e che chiamansi gli
Archi della Mola. 


Quello della Claudia, e dell' Aniene Nuova, essendo di livello molto più alto, fu d'uopo costruire ponti ancora più alti: le due acque sovrannotate passavano sopra quello di s. Antonio, ponte che ha sette archi, e 120 piedi di altezza verticale; e dopo quel punto, dividendosi, la Claudia traversava il vallone meridionale sopra il ponte s. Pietro, dirigendosi di là al ponte Lupo.


L'Anienc volgendosi verso oriente traversava il vallone pel ponte denominato le Forme Rotte, sotto il villaggio diruto di Castel s. Angelo, e di là da esso, sotto lo stesso villaggio, ed in vista di Villa Catena, traversava una altra valle profonda, che perciò dicesi dell'inferno, onde i l ponte, e Parcuazolone ha lo stesso nome: e poscia andava a congiungersi coll' acquedotto della Claudia al ponte Lupo ricordato di sopra. "




AAA ACQUEDOTTO ROMANO VENDESI A 1€, PONTE LUPO MESSO IN VENDITA DAL PRINCIPE BARBERINI 

Il Principe Urbano Barberini fa la sua boutade ai microfoni di Adnkronos ed al Messaggero «Vendo ponte romano del 144 a.c. a 1 euro» e subito parte lo scandalo, cosa ci fa un ponte romano del 147 a.c. nelle mani di un principe? Ma lo può vendere a chi vuole? E poi perché vuole i soldi dallo Stato se il ponte è suo?



IL FUNZIONARIO DOTT. STEFANO MUSCO 

Il funzionario dell’XIII Municipio della Soprintendenza Speciale per i Beni archeologici di Roma, il Dott. Stefano Musco subito commenta 
«Sono grato a Urbano Barberini per la dichiarazione che ha reso alla stampa. Lo conosco e posso dire che è realmente preoccupato per lo stato in cui versa i ponte». 

La proprietà di San Giovanni in Campo Orazio è una tenuta agricola situata nei pressi della Prenestina e tagliata a metà dalla Via Polense, che appartiene alla famiglia Barberini dal 1600 circa, all’interno della quale si trova Ponte Lupo, portato alle luci della ribalta dalle dichiarazioni al vetriolo del Principe. 

Ponte Lupo è un acquedotto romano costruito nel 147 a.c. che portava acqua potabile da Subiaco a Roma, voluto dal console Marcio e collegato al vicino Ponte delle Forme Rotte per tenere l’acqua in quota ed evitare che questa giungesse nella città di Roma con forza eccessiva.

Il ponte-acquedotto è alto 30 metri e largo 80, scavalca la vallata chiamata Fosso delle Acque Rosse o Valle dei Morti, così battezzata nel XIX secolo per l’abbondanza di reperti umani ed archeologici allora rinvenuti. Oggi il ponte versa in condizioni di estremo degrado ed abbandono, il funzionario dichiara che è quasi interamente ricoperto dalla vegetazione.

«I monumenti del suburbio di Roma sono un pò i “fratellini” di quelli della capitale, cui viene data maggior importanza essendo più rappresentativi per la città. Ma non per questo devono essere destinati all’abbandono, intendiamoci. Le potrei fare un elenco lunghissimo di altrettanti monumenti e siti che versano in stato di abbandono. Da una nostra prima stima servirebbero dai 3 ai 5 milioni di euro per il restauro del ponte, ma non siamo in grado di dirlo con certezza» spiega il Dott. Musco, «perché dobbiamo effettuare un sopralluogo con un’intera squadra di esperti che comprendono più figure, dal geologo all’archeologo all’esperto di botanica perché occorre valutare anche quali sono le piante da estirpare e quali invece le essenze da lasciare perché rendono l’architettura ancor più affascinante, senza recar danno chiaramente alla struttura. I soldi per le indagini ci sono, quelli li abbiamo trovati».

La legge vuole che il Principe Barberini sia responsabile della conservazione e del restauro del ponte e che le spese siano interamente a suo carico. Non solo, trattandosi di un bene appartenente al patrimonio culturale italiano, egli è tenuto per legge a farlo visitare ai privati cittadini che ne fanno richiesta almeno un giorno al mese, ci sottolinea il Dott. Musco, benché nemmeno noi della redazione di House siamo riusciti a trovare un recapito telefonico pubblico per prenotare una visita.


Il funzionario Dott. Musco fa notare quanto sia difficile raggiungere il ponte: «Serve una guida esperta» perché non esiste una strada asfaltata che conduca all’acquedotto. Inoltre la zona, a 30 km dalla città ma ancora all’interno del Comune di Roma, quasi sul confine con Gallicano, è malservita dai mezzi pubblici tanto che ci si può arrivare comodamente solo in macchina.

Lo Stato può intervenire nel restauro sostituendosi completamente al legittimo proprietario se questi non è in grado o non vuole provvedere. A quel punto lo Stato potrebbe disporre completamente del bene per renderlo accessibile al grande pubblico.

Il funzionario della Soprintendenza Speciale è molto chiaro anche in relazione all’alienazione del bene. «Quando si decide di vendere un bene di pubblico interesse, all’atto del compromesso il notaio stesso procede per legge ad informare la Soprintendenza, la quale verifica la congruità del prezzo e dichiara o meno l’interesse da parte dello Stato all’acquisto del bene al prezzo dichiarato nell’atto. In caso d’interesse, lo Stato ha sempre diritto di prelazione

- E se il principe si accordasse per Ponte Lupo, che so… con Sarkozy a 2 euro? -
«Lo Stato potrebbe decidere di acquistarlo sempre a quel prezzo, se ritenesse il bene interessante, dopodiché prenderebbe accordi con la proprietà per l’occupazione temporanea del suolo per lo svolgimento dei lavori di restauro. Pagando.», e stabilire ulteriori concessioni per la fruizione del pubblico tramite servitù di passaggio o ulteriori occupazioni temporanee che possono durare mesi o anni.





IL PRINCIPE URBANO SFORZA BARBERINI 

Abbiamo raccolto la testimonianza del principe Urbano Sforza Barberini «La mia è una provocazione, venuta fuori per la disperazione di vedere un bene di straordinaria importanza e bellezza completamente degradato e nell’impossibilità di tutelarlo. Il mio è un moto di disperazione». 

«Dopo la lettera del 2007, si sono fermati.» il principe parla della lettera ricevuta dal Mibac che annunciava i sopralluoghi per le indagini sullo stato di conservazione del bene e che la Soprintendenza dichiara di essere economicamente in grado di effettuare. «Per Ponte Lupo ho riscontrato una grande attenzione da parte del British Institute of Culture, dei Francesi… da poco ho accompagnato di persona dei giovani archeologi australiani… Invece lo Stato italiano non investe, anzi, taglia senza capire che per ogni euro investito nei beni culturali, ne entrano altri 3, addirittura 10 nell’indotto! Le faccio un esempio, noi abitiamo vicino a Villa Adriana che è un luogo strepitoso, dove spesso però vediamo fuggire i turisti perché non sanno dove andare, a chi chiedere… perché non ci sono collegamenti, infrastrutture e servizi… Quel che dico io è fermiamoci, tuteliamo quello che è il nostro patrimonio che stiamo distruggendo con condoni edilizi, abusivismo, spazzatura… La mia è una provocazione, cos’altro posso fare?»

- Pagare lei la ristrutturazione? -
(ride con amarezza) «Questo ponte è tutelato dalla Soprintendenza perché è un monumento storico nazionale. Se io avessi 10 milioni di euro per restaurarlo lo avrei già fatto, prendendomene il merito… Non abbiamo i fondi per tutelare un bene di questa importanza (ricordiamo che Ponte Lupo è alto 30 metri e largo 80). Abbiamo ripreso in mano la proprietà nel 2003, da allora ci siamo occupati di ripulirla dalla spazzatura e dalla prostituzione dilagante sulla via Polense. Lei pensi che è dai tempi di Diocleziano (Salona, 22 dicembre 244 – Spalato, 3 dicembre 311) che Ponte Lupo non è stato mai restaurato, e questo fa del ponte uno straordinario manifesto delle capacità architettoniche ed ingegneristiche dei Romani, dato che non è mai crollato dopo oltre 1800 anni senza manutenzione. E’ un vero tesoro!«



PLASTICO DEL PONTE
Ponte Lupo è accessibile a piedi dal km 30 della strada Polense, sulla destra in direzione sud. Nonostante sia all’interno di una proprietà privata il cancello pedonale è aperto, quello automobilistico è invece chiuso, occorre contrattare la proprietà per concordare l’accesso. Di quando in quando i Barberini installano cartelli per la corretta localizzazione del ponte, per indicare i numeri di telefono per le visite e per segnalare la presenza della zona archeologica ed anche il pericolo, perché nella loro proprietà San Giovanni in Campo Orazio sono presenti numerosi pozzi costruiti dagli stessi romani, ma i cartelli vengono puntualmente divelti o vandalizzati.

«La strada di accesso a Ponte Lupo è stata messa a dura prova dalle intemperie. Io stesso di quando in quando vado a piedi oppure con un 4×4, perché è molto dissestata. È ricavata nel tufo, per cui richiederebbe anch’essa grandi investimenti».




- Cosa ha fatto in questi anni per la manutenzione della proprietà? -
«Abbiamo messo delle recinzioni e ripulito le discariche lungo la strada, effetto della prostituzione molto diffusa in via Polense. Le discariche erano dovute alla presenza stessa di queste povere ragazze che bevono, mangiano, portano materassi, vestiti… ma noi passavamo le estati, le domeniche nel tentativo di ripulire le piazzole, i boschi, i fiumi!
Al momento però sconsiglio l’accesso al turista, perché la zona è ricca di pozzi d’ispezione profondi circa 15 m. Di solito ospitiamo associazioni culturali che arrivano con archeologi, esperti e guide in grado di orientarsi e muoversi con circospezione, e poi sono assicurati.
» 



La disponibilità di Urbano è manifesta «Se lo Stato decidesse di fare un investimento, io sono favorevole a rendere Ponte Lupo pubblico e visitabile. Sarebbe bello vedere le persone visitare il ponte a piedi, in bici o a cavallo. Il senso dell’appello è proprio questo. È chiaro che se si richiedesse alla proprietà la manutenzione, la pulizia, la potatura eccetera… è anche giusto riconoscerlo economicamente. Lo spirito della provocazione è di dire “Abbiamo un bene pubblico, tuteliamolo”!»

- Se domani lei venisse preso in parola e si presentasse un acquirente straniero, cosa farebbe? -
«A volte ci si rende conto che altri paesi che hanno meno, fanno più tesoro di ciò che hanno. Il senso è questo e non vuole andare oltre questo. Se cade la Domus Aurea o Ponte Lupo, il fatto è irrimediabile. Sono tesori preziosissimi, unici. Lo Stato si deve render conto che i Beni Culturali sono la cosa più preziosa che ha e Ponte Lupo è il più importante degli acquedotti romani. Inoltre tutta la periferia di Roma è una risorsa, l’Agro Romano è strepitoso è deve essere valorizzato.»


Per visitare Ponte Lupo anche noi di House living and business vi sconsigliamo di avventurarvi da soli e senza preavviso nella proprietà del Principe Barberini, ma contattatelo direttamente a questo indirizzo di posta elettronica: pontelupo@gmail.com

Pubblicato da Daniela Paola Aglione 




1 comment:

Unknown on 25 settembre 2018 16:00 ha detto...

Patrimonio dell'Umanità e soprattutto dei Romani che non tutti conoscono.
Le nostre radici culturali, così immoralmente dimenticate.
Fare un censimento dei beni archeologici abbandonati, anche di proprietà dei privati.

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