TEODORA IMPERATRICE




Nome originale: Theodora (Θεοδώρα)
Nascita: Costantinopoli 500 d.c.
Morte: Costantinopoli 548 d.c.
Marito: Giustiniano I
Regno: 527 d.c.















L'IMPERATRICE DI BISANZIO

Lo storico Procopio di Cesarea la descrive, nelle sue “Cronache segrete”, come una donna lasciva, avida, assetata di potere e mangiatrice di uomini, mentre l’iconografia ufficiale e la tradizione ne rimandano una figura spirituale e intelligente. Per contro Procopio ne esalta alcune opere benemerite, da non dimenticare però che lo storico è pagano e l'imperatrice cristiana. A Ravenna questa appare in un mosaico della Chiesa di San Vitale, con un manto viola e sul capo una corona d’oro tempestata di pietre preziose; sui capelli e sulle spalle cadono filari di perle e di gioielli preziosi. Di certo non è lo spettacolo della modestia o della semplicità.
Bisogna riconoscere che rispetto ai bizantini gli imperatori d'occidente furono di abiti molto più semplici, limitandosi al massimo ad una corona d'oro di foglie d'alloro, le imperatrici poi non indossarono mai copricapo o gioielli vistosi, magari costosi ma non vistosi.



LE ORIGINI

Teodora nacque a Costantinopoli nel 500 e morì nella medesima città nel 548. Procopio narra che fu la seconda delle tre figlie di un certo Acacio, umile guardiano degli orsi, cioè delle belve che si usavano nei giochi dell'Ippodromo, visto che quelli gladiatori erano stati aboliti. Rimasta vedova, la madre trovò un nuovo compagno cui cercò di far assegnare il posto di lavoro del marito. All'ippodromo c'erano due accanite fazioni: i Verdi e gli Azzurri, e lei si recò dal presidente dei Verdi che negarono il posto di lavoro che fu concesso invece dagli Azzurri. Da quel momento Teodora parteggiò per gli ortodossi odiando ferocemente i monofisiti di cui si vendicherà in modo atroce. Secondo altre fonti ella invece fu sempre monofisita e non odiò gli ortodossi perchè l'imperatore stesso era ortodosso.

Gli Azzurri comunque erano Ortodossi, molto rigidi, credenti come l'Imperatore Giustiniano nella Santissima Trinità e facevano parte della milizia; i Verdi erano invece Monofisiti, credevano in una sola natura di Cristo ed erano disposti ad altre interpretazioni religiose. Le richieste delle due fazioni facevano capo all’Imperatore e spesso lottavano ferocemente e si scannavano per questioni di fede. All'epoca i cristiani si battevano fino alla morte su particolari della cosiddetta fede e la Chiesa perseguitava a morte chi non accettava tutti i suoi dogmi. La tolleranza religiosa dei Romani col Cattolicesimo crollò miseramente.



LA PORNODIVA

Teodora venne avviata dalla madre, insieme alle due sorelle Comitò e Anastasia, alla carriera del teatro, dove si esibiva in scene comiche e licenziose, una specie di porno-star dell'epoca.

Procopio:
"Quando le figlie divennero giovinette, subito la madre le avviò alla scena, poiché erano davvero belle: però non tutte simultaneamente, bensì a seconda che ciascuna le paresse matura al compito. All'epoca Teodora non era affatto matura per andare a letto con uomini, né ad unirsi a loro come una donna; si dava invece a sconci accoppiamenti da maschio, con certi disgraziati, schiavi per di più, che seguendo i padroni a teatro, in quell'abominio trovavano sollievo al loro incomodo e anche nel lupanare dedicava parecchio tempo a quest'impiego contro natura del suo corpo.
Non appena giunse all'adolescenza e fu matura, entrò nel novero delle attrici e divenne subito cortigiana, del tipo che gli antichi chiamavano ‘la truppa’. Non sapeva suonare flauto né arpa, né mai s'era provata nella danza; a chi capitava, ella poteva offrire solo la sua bellezza, prodigandosi con l'intero suo corpo.
Spesso giungeva a presentarsi a pranzo con dieci giovanotti, o anche di più, tutti nel pieno delle forze e dediti al mestiere del sesso; trascorreva l'intera notte a letto con tutti i commensali, e quando erano giunti tutti allo stremo, quella passava ai loro servitori, che potevano essere una trentina; s'accoppiava con ciascuno di loro, ma neppure così riusciva a soddisfare la sua lussuria."

Procopio la descrive piccola di statura, esile di corporatura, bruna e con gli occhi nerissimi. Spesso si esibiva nuda e il pubblico era in visibilio per lei. Non ancora ventenne era richiesta come una diva, perché bella, spregiudicata, spiritosa e intelligente. Innamorata di un certo Echelos convisse con lui ma venne poi cacciata di casa, in preda alla disperazione fuggì ad Alessandria, dove si lasciò travolgere dal clima religioso e ossessivo di interminabili questioni e lotte tra fazioni. Qui seguì i monofisiti Severo di Antiochia e Timoteo abbracciandone la causa. Tornò a Costantinopoli e si ritirò dal teatro. Di cosa vivesse nel frattempo si ignora.

Incontrò però un nobile patrizio, Giustiniano; lui quarantenne e lei ventitreenne; secondo Procopio il patriziofu circuito con filtri magici, ma è più probabile che a Giustiniano la navigata fanciulla attirasse sessualmente oltre che per la forte personalità. Così chiese all’imperatore Giustino, suo zio, di dare un titolo nobiliare a Teodora per poi poterla sposare, essendo proibiti i matrimoni tra nobili e plebei, essenso tornati indietro rispetto alla più democratica legge romana. Ottenuti il titolo nobiliare e il permesso al matrimonio Giustiniano la sposò nel 525. Il futuro imperatore venne poi associato alla guida dell’Impero e alla morte di Giustino, divenne Imperatore Romano d’Oriente nel 527 d.c..



L'IMPERATRICE D'ORIENTE

Il trionfo di Teodora non fu ben visto, tanto più che in passato aveva ucciso sua figlia, eppure a corte si occupò della redenzione delle cortigiane, e come tutti convertiti, diventò dura e persecutoria verso chi non aderiva ai suoi credo. Per contro si caricò di vesti e gioielli sfarzosi, e creò un rituale di corte per cui chiunque volesse i suoi favori doveva prosternarsi davanti a lei come i Romani non avevano mai fatto, nè di fronte all'imperatore nè di fronte agli Dei. L'abitudine a prosternarsi o inginocchiarsi non è romana ma levantina. Si fece sempre seguire da un corteo di ancelle e guardie personali e sedette sempre sul trono a fianco dell’Imperatore su cui esercitò grande influenza.

La rivolta di Nika

Nel 532, venne il giorno della rivolta di Nika: le forti tasse imposte da Giustiniano e la ferrea applicazione delle leggi, estremamente dure e severe, da parte del ministro della Giustizia Triboniano avevano esasperato la popolazione. In una rissa fra verdi e azzurri la repressione delle guardie del Gran Ciambellano Calopodios, dalla parte dei verdi, aveva provocato molti morti azzurri.

La reazione delle guardie fu ancora più feroce tanto che le due fazioni si unirono al popolo nell’Ippodromo, tentando di assalire la reggia vicina. La città per tre giorni fu messa a ferro e fuoco. Giustiniano ordinò la fuga, ma Teodora fece bloccare le due entrate dell'ippodromo, pronunciando la famosa frase “il trono è un glorioso sepolcro e la porpora è il più bel sudario” indicando che non sarebbe fuggita a costo di morire, pur di mantenere la corona.

Al comando della difesa del palazzo reale vi era il generale Narsete, che si trovava in situazione di grave difficoltà, in mancanza dii rinforzi. Narsete distribuì ai ribelli della fazione degli Azzurri una parte del tesoro di Giustiniano, ottenendo di riconciliarsi personalmente con alcuni membri degli Azzurri e di far convergere sull'ippodromo tutti i rivoltosi.
Dopo tre giorni di rivolta, il generale Belisario al comando dell'esercito imperiale era giunto alle porte della città, reduce dalla guerra persiana seguito da molti mercenari. Gli uomini di Narsete e Belisario entrarano dalle diverse entrate dell'ippodromo e fecero strage dei rivoltosi, arrestando Ipazio, nipote di Anastasio I, che era stato proclamato imperatore, e il cugino di costui Pompeo, che furono incarcerati e messi a morte da Giustiniano. Secondo le fonti furono uccise nell'Ippodromo ben 35.000 persone, una strage di stato. Belisario, venne ricompensato dall'Imperatore con la carica di magister militum, che lo poneva a capo dell'esercito bizantino.



I MERITI

Al suo attivo occorre riconoscere che Teodora cercò di conciliare poi le intransigenze delle fazioni religiose, ma un avversario pericoloso per la fama raggiunta era il generale Belisario, conquistatore dell’Africa settentrionale da cui aveva cacciato i Vandali e che stava combattendo contro i Goti in Italia. Teodora ottenne allora le confidenze della moglie di Belisario, Antonina, non esente da scappatelle extraconiugali, per conoscere le tendenze della corte. Lo stesso Belisario divenne poi suo devoto quando più volte Teodora intervenne per sedare le sue liti con la moglie.

La basilica di Santa Sofia, o Hagia Sofia, incendiata e distrutta durante la rivolta, venne fatta ricostruire più grande per volere di Teodora, occupando anche parte dello spazio dell'Ippodromo, nel quale aveva avuto luogo la rivolta. Vi si conserva ancora oggi la "colonna piangente", una colonna di marmo da cui si dice che stillino le lacrime dei rivoltosi uccisi dove sorse la basilica, lacrime ritenute miracolose per le malattie della vista. Strano che da una strage criminale sgorghino miracoli. La pietra porosa della colonna, assorbe in realtà per capillarità l'acqua di una falda acquifera sotterranea.

La direzione fu degli architetti Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto, il vecchio, molto versati nelle scienze matematiche e nella geometria ma con scarsa esperienza sul campo, si che talvolta l'imperatore stesso suggerì la soluzione di problemi pratici. I lavori, iniziati nel 532, furono terminati nel 537 con la consacrazione della chiesa in presenza dell'imperatore, che avrebbe detto: "Gloria a Dio che mi ha fatto degno di questo! Ti ho superato, oh Salomone!".

I pilastri di sostegno della cupola argentea, tuttavia, non erano sufficientemente robusti per sostenere il peso della cupola di 31 metri di diametro. Già lesionati durante la costruzione, furono ulteriormente indeboliti dai terremoti. Malgrado alcuni interventi di consolidamento, parte della cupola crollò una prima volta nel 558 in seguito ad un terremoto. La chiesa venne riaperta al culto nel 563, dopo la costruzione di una nuova cupola più leggera, che fu ricostruita in seguito altre due volte, nel X e nel XIV sec. dopo altrettanti crolli. La struttura fu inoltre consolidata con la costruzione di quattro alette-contrafforti ai lati, che racchiudono le scale interne. Oggi è un grande museo di Costantinopoli, ovvero di Istambul, in Turchia.



LA MORTE

Il 29 giugno del 548 Teodora, non ancora cinquantenne, morì di tumore, e Giustiniano la pianse a lungo. Con la morte di Teodora, le condizioni dell’Impero peggiorarono e l’età della presenza di lei a fianco di Giustiniano fu rimpianto come un periodo prospero e felice per le sorti imperiali.

Giustiniano morì a 83 anni il 14 novembre del 565 e del suo periodo regnante si ricordò come colui che salvò l’Italia e l’Africa dall’arianesimo, la dottrina di Ario che negava la consustanzialità del Padre col Figlio, sostenendo che Gesù era solo un uomo, non identificabile con Dio. Una fede non dipende dai dogmi ma dai sentimenti che riesce ad ispirare, cosa cui la Chiesa ha prestato poca attenzione.

Fu ricordato però anche per il suo “Corpus Iuris Civilis” con cui ha tramandato la preziosa legislazione romana, che è servita da base a tutte le legislazioni future, ma anche come il grande innamorato della Basilissa Teodora, non sappiamo però quanto fosse attratto dal corpo e quanto dallo spirito di Teodora.


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