CULTO DI MERCURIO - HERMES





Luciano così fa parlare Mercurio:

Può esservi in cielo, o madre, un dio più disgraziato di me? La mattina, infatti, appena alzato, ho da spazzare la sala da pranzo e da rifare i letti; quando è tutto in bell'ordine, devo star vicino a Giove, portar su e giù le sue ambasciate correndo avanti e indietro come un postino e appena tornato su, ancor polveroso, servire l'ambrosia. E prima che venisse quassù quel giovinetto (Ganimede) per coppiere, io versavo anche il nettare. Ma la cosa peggiore che, fra tutti, capita a me solo, è che neppure la notte posso riposare, ma bisogna che io accompagni giù le anime a Plutone, conduca i morti e assista al giudizio. Così non mi bastano i lavori del giorno, stare nelle palestre, fare il banditore nei parlamenti e insegnare l'arte della parola: mi tocca anche farmi in quattro con quest'altra faccenda dei morti.
I figli di Leda (Castore e Polluce), un giorno per ciascuno, stanno in cielo e nell'Ade; per me invece è necessario che io faccia ogni giorno le une e le altre cose; mentre i figli di Alcmena e Semele (Eracle e Dioniso), nati da misere femminette, se la spassano senza pensieri, io figlio dell'Atlantide Maia devo fare il servitore a loro. Ecco, appena ritornato da Sidone, dalla figlia di Cadmo, dove Giove mi ha mandato per vedere che cosa facesse la fanciulla, non mi ha lasciato tirare neppure il fiato, che mi ha rimandato di nuovo ad Argo a vedere Danae; e 'di là', mi dice, 'passa in Beozia e da un'occhiata ad Antiope'. Insomma, io non ne posso più: se fosse possibile, mi piacerebbe tanto essere venduto, come avviene degli schiavi sulla terra.



Plauto così lo fa parlare nell'Anfitrione:

Voi volete che io vi faccia guadagnare bene quando comprate e vendete le vostre merci e che in ogni circostanza io vi aiuti; voi volete che tutti i vostri affari, tutte le vostre operazioni riescano bene, sia in patria che all'estero, e che buoni ed ampi profitti vengano continuamente ad accrescere i vostri traffici, quelli già iniziati e quelli che inizierete.



IL CULTO GRECO

Nella mitologia greca Mercurio era Hermes, figlio di Giove e della ninfa Maia, messaggero degli Dei, protettore dei viaggi e dei viaggiatori, della comunicazione, dell'inganno, dei ladri, dei truffatori, dei bugiardi, delle sostanze, della divinazione, portatore dei sogni e il conduttore delle anime dei morti negli inferi.
Nell'Inno omerico a Demetra, Hermes riporta la Kore Persefone sana e salva dalla Dea sua madre. Era anche noto per ispirare i sogni ai mortali nel sonno.

Hermes o Ermete fu anche Dio dei confini, dei pastori e dei mandriani, degli oratori e dei poeti, della letteratura, dell'atletica, dei pesi e delle misure, del commercio e dell'astuzia caratteristica di ladri e bugiardi.
L'Inno omerico ad Hermes lo invoca come: "dalle molte risorse, gentilmente astuto, predone, guida di mandrie, apportatore di sogni, osservatore notturno, ladro ai cancelli, che fece in fretta a mostrare le sue imprese tra le Dee immortali.".

Hermes fungeva anche da interprete, messaggero degli Dei presso gli uomini, compito che divideva con la Dea Iris. Da Hermes deriva la parola ermeneutica, l'arte di interpretare i significati nascosti.

Si credeva che Hermes, oltre alla siringa e alla lira, avesse inventato anche molte competizioni sportive e la pratica del pugilato: per questo era considerato il protettore degli atleti.
Per gli antichi Greci in Hermes si incarnava lo spirito del passaggio e dell'attraversamento, ritenendo si manifestasse in qualsiasi scambio, trasferimento, violazione, superamento, mutamento, transito, come passaggio da un luogo, o da uno stato, all'altro, compreso il passaggio dalla vita alla morte.



IL MITO

Secondo quanto racconta l'Inno ad Hermes, suo padre era Zeus e sua madre era Maia, la più bella delle Pleiadi, figlie di Atlante, che si erano rifugiate in una grotta del monte Cillene. Nacque in una grotta sui fianchi del monte Cillene, la più alta cima del Peloponneso, per cui ebbe anche l’appellativo di Cillenio.

 I suoi simboli erano il gallo e la tartaruga ma era chiaramente riconoscibile anche per il suo borsellino di pelle, i suoi sandali e il cappello alato, il petaso, e il bastone da messaggero, il kerykeion.

Il piccolo Hermes fu un bambino molto precoce: ancora neonato, si tolse da solo le fasce e, uscito dalla caverna, incontrò una tartaruga a cui tolse il guscio e sulla parte cava tese sette corde, fabbricando così una cetra dal suono dolcissimo e nella stessa notte sfuggì a Maia ed andò in Tessaglia a rubare il bestiame del suo fratello maggiore Apollo, custode delle mandrie degli Dei, ben cinquanta capi di bestiame.

Li trascinò con astuzia per la coda, facendoli camminare a ritroso affinché le tracce degli zoccoli non lo tradissero. Poi, giunto nell’Elide, li nascose in una spelonca sotterranea molto profonda. Quindi tornò nella grotta, si rimise le fasce, fingendo di dormire nella culla. Apollo però lo scoprì ma Maia lo difese perchè aveva trascorso con lei tutta la notte. Ma Zeus disse che Hermes aveva effettivamente rubato la mandria e doveva restituirla. Mentre discuteva con Apollo, Hermes cominciò a suonare la sua lira che piacque tanto ad Apollo che, in cambio di esso, accettò che Hermes si tenesse la mandria rubata.

Anzi gli regalò pure una verga magica, che un giorno Hermes lanciò tra due serpenti che si combattevano. Immediatamente divennero serpenti in amore intrecciati alla verga ed il Dio ne fece il suo caduceo.

Poiché era rapido come il vento, Zeus ne fece il messaggero degli Dei e lo incaricò di molte missioni, come liberare Ares prigioniero di Oto e di Efialte. Fu lui che portò Era, Atena e Afrodite da Paride affinché aggiudicasse il pomo alla più bella.
Fu Ermes che accompagnò Priamo attraverso le linee greche quando andò da Achille per implorarne la restituzione della salma di Ettore.

Per suo padre Zeus, quando la ninfa Io, una delle amanti di Zeus, era stata catturata da Hera e custodita dal gigante dai cento occhi Argo, andò a salvarla, addormentando il gigante e decapitandolo.
Di fronte agli amanti Afrodite e Ares, intrappolati da Efesto, disse che non gli sarebbe dispiaciuto di trovarsi al posto di Ares pur di stare fra le braccia di Afrodite. Al che Afrodite, apprezzando il complimento, si concedette a lui concependo l'Ermafrodito.

Era anche il Dio dei sogni e faceva addormentare i mortali toccandoli con la magica verga. Inoltre accompagnava le ombre dei morti nell’Erebo e perciò era chiamato Psychopompós, che in greco significa “conduttore delle anime”. Aveva anche il dono dell’eloquenza, che unita alla mancanza di scrupoli, lo fece considerare il Dio degli oratori, dei commerci, dei traffici e dei guadagni, degli imbroglioni e dei ladri.


Il culto di Hermes

Templi dedicati ad Hermes erano diffusi in tutta la Grecia, ma il centro più importante era Feneo in Arcadia dove si tenevano le celebrazioni in suo onore chiamate "Hermoea".


Inno orfico a Hermes

"Ascoltami, Hermes, messaggero di Zeus, figlio di Maia dal cuore indomabile.
Ascoltami, giudice nelle gare, signore dei mortali, benevolo, scaltro, 
messaggero dall’agile passo e dai calzari alati, amico degli uomini, araldo per i mortali. 
Ascoltami, tu che gioisci degli esercizi ginnici e dei sottili inganni; 
 tu che porti i serpenti e rechi ogni annuncio e proteggi i guadagni; 
 tu, liberatore dall’angoscia, che hai nelle mani le armi irreprensibili della pace. 
Ascoltami, dio del Corico, beato, provvido, eloquente, aiuto nelle opere, 
amico dei mortali nelle necessità: tu, arma terribile e veneranda per gli uomini, 
ascolta la mia supplica e concedimi in sorte un alto compimento della vita nelle azioni, 
nelle grazie del discorso e nel ricordo".


Iconografia di Hermes

Nelle epoche più antiche era immaginato come un Dio più anziano, barbuto e dotato di un fallo di notevoli dimensioni ma, nel VI secolo a.c. la sua figura fu rielaborata e trasformata in quella di un giovane dall'aspetto atletico. Le statue di Hermes ritratto con il suo nuovo aspetto furono diffusamente sistemate negli stadi e ginnasi di tutta la Grecia.



ATTRIBUTI

Solitamente indossava un cappello da viaggiatore dall'ampia tesa oppure il petaso, il caratteristico cappello alato.

Calzava un paio di sandali anch'essi alati, i Talari e portava il bastone da messaggero tipico della cultura orientale – o il Caduceo attorno al quale sono intrecciati due serpenti, o il "Kerykeion" , sopra al quale si trova un simbolo simile a quello a quello usato in astrologia per il segno del toro.

Indossava abiti semplici, da viaggiatore, lavoratore o pastore. Spesso era rappresentato coi suoi tipici simboli, la borsa, il gallo o la tartaruga. Come "Hermes Logios", simbolo della divina eloquenza, generalmente teneva un braccio alzato in qualità di oratore.
Possedeva anche un magico mantello che lo rendeva invisibile.


La discendenza di Hermes 
  • Pan - Pan, il dio della natura, dei pastori e delle greggi dall'aspetto di un satiro, era considerato figlio di Hermes e della ninfa Driope. Nell' Inno Omerico a Pan, dopo averlo partorito la madre di Pan fuggì via dal neonato spaventata dal suo aspetto.
  • Ermafrodito - Ermafrodito era figlio di Hermes e di Afrodite. Fu trasformato in un ermafrodito quando gli Dei concessero alla lettera a lui e alla ninfa Salmace di non separarsi mai.
  • Priapo - Il dio Priapo era figlio di Hermes e Afrodite. Attraverso la figura di Priapo si perpetua il ricordo dell'origine di Hermes come divinità fallica. Secondo fonti diverse, Priapo era invece figlio non di Hermes ma di Dioniso.
  • Eros - Secondo alcune fonti il Dio dell'amore Eros, figlio di Afrodite, era stato concepito con Hermes, anche se la paternità è stata attribuita anche ad altri dei come Ares ed Efesto. La Teogonia di Esiodo afferma che Eros era nato dal nulla e la sua venuta al mondo era precedente agli Dèi. Nella mitologia romana Eros prese il nome di Cupido.


IL CULTO ROMANO

(Autore ignoto)
"Il Dio con altri dei e dee viveva sull'olimpo e con il suono della lira dilettava i loro convivi, ma ogni tanto svolgeva il compito di messaggero. Infatti dava gli ordini degli dei agli uomini e alle donne, applicava calzari alle sue scarpe le ali e appariva agli uomini. Una volta il dio Mercurio apparve al pio Enea e lo ammonì, come il poeta Virgilio narra nella sua famosa opera: fonda una nuova Ilio sulle coste d'italia! Lascia la regina e il suo regno e obbedisci al fato!"

Nella mitologia romana il corrispondente di Hermes fu Mercurio che, sebbene fosse un Dio di derivazione etrusca, possedeva molte caratteristiche simili a lui, come essere il Dio dei commerci.

Mercurio, in latino Mercurius, era Dio dell'eloquenza, del commercio e dei ladri, nella mitologia greca e romana. La sua bacchetta, il Caduceo, divenne simbolo della medicina. Essendo il messaggero degli Dei venne spesso raffigurato con le ali ai piedi.

Nella mitologia romana rappresentò non solo per la sua velocità i ladri ma fu anche Dio degli scambi, del profitto, dell'astuzia, degli affari e del commercio, il suo nome latino probabilmente derivò dal termine merx o mercator, che significa mercante. Mercurio era considerato messaggero degli Dei, datore di prosperità e ricchezza, Dio guida delle anime nell'Averno e nume tutelare delle strade.
L'erma, il pilastro per strade e confini, spesso sovrastata da un busto o un simbolo, deriva da Hermes, il che dice quanto fosse usata la sua immagine per tutto ciò che evidenziava confini o direzioni, o semplicemente come simbolo apotropaico. Non a caso proteggeva i viaggiatori via terra.
A Roma, un tempio a lui dedicato, venne eretto nel Circo Massimo sul colle Aventino, nel 495 a.c..


Ermes iperfallico - affresco di Pompei. Figura portafortuna che fonde gli attribuiti di due divinità dell'abbondanza: Priapo (riconoscibile dall'enorme fallo in erezione), dio della fecondità, e Mercurio, dio del commercio, riconoscibile dal caduceo. Affresco da Pompei 89 d.c. Napoli, Museo Archeol. Naz.

Per la prontezza dell’ingegno furono attribuite a Mercurio molte invenzioni, come quelle della musica, dell’astronomia, dei pesi e delle misure. Poiché per le sue missioni era sempre in viaggio, fu considerato protettore dei viaggiatori e della sicurezza delle strade. Perciò nei punti più pericolosi, o dove una via si biforcava, in suo onore veniva innalzata un’erma, cioè il suo busto posato su un piedistallo. A volte però sostituito con Priapo.
I Romani solevano dire "È entrato Hermes" quando in una riunione calava un improvviso silenzio.

Caduceo - Verga sormontata da due ali e con due serpenti attorcigliati. Per i Romani era il simbolo dell’araldo di pace, chiamato caduceator. Da allora, con l’aggiunta di due piccole ali spiegate per significare la velocità, il caduceo divenne attributo e simbolo non solo della pace ma anche del commercio, che in essa prospera. Nell'antica Roma Mercurio veniva talora rappresentato con accanto animali a lui sacri: l’ariete, il maiale, nonché il gallo.



NOMI DI MERCURIO
  • Argifonte - per aver ucciso Argo.
  • Arpedoforo - per aver ingannato Argo con l'arpa.
  • Caducifero - portatore di Caduceo.
  • Trifonio - che fa accettare i diversi costumi.
  • Psicopompo - accompagnatore di anime nell'Ade.


TEMPLI


Templum Mercurii in Aventino

Il 15 maggio 495 a.c. venne consacrato a Mercurius un tempio sul colle Aventinus. I ritrovamenti lapidei nell’area a sud est di S.Eufemia dimostrano inoltre l’esistenza, come molti studiosi sostengono, di un’area sacra dedicata a Mercurio.

La sua festa in quella data era detta Mercuralia.




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