SEDIE E SGABELLI






MOBILIO IN GENERALE

Come già esponemmo, il mobilio romano non era molto nella domus, già arricchita di per sè da affreschi che non andavano coperti dai mobili, o da emblemata (piccoli e raffinati mosaici), o da quadri, però era di differentissime fogge.

(1)
Nel disegno in alto, il n (1), scorgiamo alla sommità un portatenda con relativa tenda ed oscillum piacevolmente tintinnanti, a sinistra una lucerna issata su un alto treppiedi, una sedia imbottita. una scatola tonda porta-cosmetici, al centro una specie di libreria con mobiletti vari, un tavolino stretto e alto con sopra un vaso, uno sgabello, un poggiapiedi e un candelabro alto.

RICOSTRUZIONE DI UN SOGGIORNO ROMANO (British Museum) (2)


RICOSTRUZIONI NEL BRITISH MUSEUM LONDON

Qui sopra. figura (2), c'è la ricostruzione di un soggiorno romano, e, molti di voi lo ignoravano, i romani avevano salotti e sedie in vimini, anzi sedie e poltroncine in vimini, che erano dette Vimina.
Questo salotto potrebbe anche esistere al giorno d'oggi, perchè questi modelli sono stati copiati nei vari secoli, ma soprattutto la sedia di vimini potrebbe essere attualissima.


LE SEDIE

TRICLINIO ESTIVO (3)
Si intendevano e si intendono per vimini (vimina) i rami giovani, decorticati, flessibili di alcune specie di salici, che si usavano. fin dai tempi degli antichi greci, e pure presso i romani, con cui il vietor o viminator costruiva ceste, recipienti, sedie e letti.

I romani ne facevano largo uso, giocando naturalmente coi vari intrecci a formare disegni diversi, ma c'è di più, si sono trovate sedie di vimini dipinte.

In questa sala banchetto (3), che è un triclinio estivo, oltre ai letti triclinari c'erano un paio di poltroncine in vimini, per avere due posti in più per ospiti imprevisti.

RICOSTRUZIONE SALOTTO GALLO-ROMANO (4)
Però i vimini servivano per molte cose, ceste, scudi fatti con un intreccio di vimini rivestiti di cuoio, nonchè alcune leggere pareti da inserire nei balconi.
Ma come si può vedere nel salotto gallo-romano, (4), non solo c'è la sedia di vimini, il divano e i tavolini, ma c'è pure una consolle. 

(5)
Ed ora in questo quadro, (5), miriamo un'altra curiosità di arredamento, i due giovani a colloquio siedono uno su una sedia ed uno su uno sgabello.

I panchetti o sgabelli erano usatissimi dai romani che ne avevano diversi in ogni casa, sia fissi che pieghevoli, ma degli sgabelli parleremo poi.

Ma c'è da osservare la sedia, con schienale a fascia alta e gli zampi semplici e all'infuori. Sembra una sedia attuale, o quelle che usavano nel '900 nelle case di campagna. E' straordinario scoprire come i romani abbiano dettato 2000 anni di arredamento. Ogni secolo ne ha copiato qualcosa.

Come si nota dalle immagini, anche e soprattutto in quelle precedenti, i romani amavano le comodità oltre che la bellezza. Le sedie avevano tutte il loro morbido cuscino, i divani erano imbottiti e in terra si stendevano i folti tappeti importati dall'oriente.
Questa usanza decadrà nel Medioevo, dove appariranno le dure panche e le sedie dette "Misericordia" che costringevano a stare assolutamente diritti senza alcun rispetto per quell'aspetto anatomico a cui i romani tenevano tanto. Anche una sedia poteva contribuire a quell'espiazione dei peccati tanto cara ai cristiani.

SEDIA TIPO POLTRONA (6)
Le sedie romane vanno da quelle rigide e semplici alle vere e proprie poltrone, spesso, come quella della figura (6), talmente rivestite di pellicce e di stoffe sontuose da non lasciar vedere la poltrona.

La distinzione tra sedie e poltrone è data dai braccioli. Ricordiamo però che la poltrona romana poteva avere anche un solo bracciolo, e poteva essere anche lunga.

Da quella i francesi presero la chaise longue che, come la romana, era un lettino con un solo bracciolo che faceva da spalliera.
Le sedie, come i tavoli romani, bassi e curvilinei, avevano per lo più le gambe di bronzo a forma di zampe di animale.

Esse venivano spesso dipinte di bianco, ma le più pregiate anche in colori diversi, con originali decorazioni geometriche.

Le tecniche più frequentemente impiegate erano la doratura, la verniciatura, e l'intaglio. Il materiale era ovviamente il legno ma non mancavano le sedie di vimini, come di vimini erano d'altronde anche alcuni letti.
Le sedie in vimini, definibili poltrone visto che erano fornite di braccioli, erano identiche a quelle con alta spalliera svasata come usa anche oggi in certi ambienti di tipo shabby schick, ancora oggi dipinte di bianco secondo l'uso romano.

(7)
Anche allora, come oggi, tali poltrone in vimini venivano usate sia all'interno che nei giardini della domus.

Ecco qui a lato, fig. (7), la scultura in pietra calcarea di una sedia in vimini ritrovata in una tomba romana.

Come si nota aveva due braccioli e un intreccio di vimini molto fitto e stretto che sicuramente la rendeva indistruttibile, oltre che pratica in quanto leggera da spostare.

Anche le sedie venivano pitturate, un po' all'uso egizio, e pure con i colori sfumati, che non solo riproducevano piume di pavone.

Però quel tipo di pittura, così lucida e quasi fluorescente, proprio perchè iniziata con la pittura di piume di pavone, venne chiamata così, cioè "a piuma di pavone" anche quando venivano riprodotti altri simboli o immagini o motivi floreali o geometrici.

Come si può osservare nel dipinto (8) proveniente da Boscoreale, nella scena si osservano sia un tavolinetto in legno di uno stile che sembra ottocentesco, sia una sedia con spalliera ma senza braccioli.

La sedia, in legno pitturato, si avvale di parti bronzee sugli zampi. D'altronde essendo questi sottili, secondo lo stile romano, se fossero stati in legno non avrebbero sopportato il peso di una persona.

(8)
Si nota che le zampe della sedia somigliano moltissimo a quelle dei letti e dei divani dell'epoca, frammisti tra legno e bronzo, oppure totalmente in legno, oppure totalmente in bronzo.

(9)
Nella figura dell'acconciatura della giovine domina, la (9), si nota una poltroncina in legno parzialmente dorato, ma pure colorato e con i zampi coperti alla fine in bronzo dorato.

Di stile vagamente egizio, ma molto modificato a gusto romano, la poltroncina ha, oltre ai braccioli, una spalliera un po' bassa dove la signora può poggiare i gomiti, tanto più che la poltroncina in questione è adornata da un morbido velluto rosso poggiato appunto sulla spalliera.

L'uso dei cuscini, delle pelli morbide, o delle pellicce, o delle stoffe di velluto, era consuetudine poggiarli sulle poltroncine romane nonchè sui divani e letti.

Il commercio con l'oriente aveva d'altronde permesso l'uso della seta variamente disegnata e colorata, dai pesanti damaschi alle sete leggere come veli, e ai tulle veri e propri, nonchè alle guarnizioni di frange e nappi.

SEDIA EGIZIA 1000 a.c. (10)
Ecco invece, per fare il raffronto, una sedia egizia del 1000 a.c., (10), probabilmente un tronetto. Anche questo è dorato e scolpito, con figure e pure sculture.

Indubbiamente i romani tendevano in genere a una maggiore semplicità, anche se nel tardo impero indulsero a ornamenti più articolati e sontuosi, finchè non venne lo stile bizantino che risentì pesantemente degli stili molto carichi e spesso molto pesanti della moda orientale.

I mobili bizantini furono un misto di elementi greco-romani e orientali; e quasi tutti gli esemplari ritrovati erano destinati a un uso ecclesiastico e regale.

Le forme erano romane, ma ad esse si sovrapponeva una ricca ornamentazione orientaleggiante, con grande enfasi sui motivi curvilinei o geometrici, con intarsi a mosaico in oro, vetro e pietre, insomma uno stile che ebbe una  sua bellezza ma che fu molto pesante.

Contrariamente all'uso romano, erano rare le figure umane o di animali, e quelle poche erano rozze e statiche, mentre i motivi decorativi tendevano a essere rigidi e convenzionali. Diciamo che con la decadenza del paganesimo decadde anche l'arte romana.
I Romani amavano il bello ma anche le soluzioni nuove e avveniristiche, pertanto amavano mutare le forme, tanto dei mobili che in architettura.

SEDIA DI BOSCOREALE (11)
Lo testimonia questa sedia, la (11), tratta da un affresco di Boscoreale, una sedia tutto sommato abbastanza semplice,  con lo schienale fatto a tre doghe di legno incurvate a caldo e innestate su due masselli laterali.

Lo schienale è curvato all'indietro per essere un po' anatomico, ma non solo, pechè svasa ai lati proseguendo diritto fino alla seduta di legno sicuramente imbottita.

Gli zampi sono torniti e uniti tramite un'anima di metallo. I braccioli sono oltremodo esili, pertanto dovrebbero essere in metallo, costituiti da due aste sottili agganciate su una pigna di bronzo che sovrasta il quadrello di legno che a sua volta sovrasta gli zampi.

E' una bella sedia, ampia e comoda, ma a guardare attentamente è una sedia assemblata. Cambiando l'ordine dei pezzi non è difficile farne un modello diverso. I vari pezzi lavorati al tornio o in bronzo possono essere agganciati a pezzi diversi formando modelli diversi.

(12)
I romani badavano molto al business, e al modo più spiccio di realizzarlo. Essendo molto razionali riuscivano a facilitarsi il lavoro costituendo piccole catene di montaggio, anche se pur sempre artigianali.

Chi doveva lavorare dei quadrelli al tornio per farne dei cilindri avrebbe fatto più in fretta se compiva sempre gli stessi gesti.

Usarono la stessa tecnica gli argentieri italiani dal '500 in poi quando assemblarono vari pezzi torniti o fusi in argento montandoli in modo diverso per variarne i modelli. E' un sistema classico che usano ancora oggi come si vede nella fig. (12)

Chi doveva fondere dei zampi in bronzo poteva spaziare tra poche figure di cui aveva le matrici: le zampe potevano essere di leone, di cavallo, di lupo, di drago ecc, quattro o cinque tipi che potevano essere applicati alle sedie, ai letti, ai divani o a dei tavolini.

Bastava applicarvi sopra dei legni cilindrici, o sgolati dall'alto in basso o dal basso in alto, o aggiungendo anelli di bronzo, o quadrelli di legno ecc.
(13)

Così una sola bottega artigiana poteva realizzare una grossa quantià di modelli, si che l'acquirente non avrebbe trovato la medesima sedia in casa dell'amico. Inoltre ogni sedia veniva dipinta con colori o decorazioni particolari.

Nel dipinto qui sopra, il n°(13), ancora di Boscoreale, c'è un'altra seggiola, del tipo della pittura (11), anch'essa con schienale ricurvo all'indietro, dipinta però di un verde tenue e soprattutto assemblata in modo diverso, anche con rocchetti in parte diversi.

La diversa tonalità e colore di pittura già faceva la differenza. Era importante che un compratore di rango non ritrovasse la stessa sedia dal suo vicino.

Fa un certo effetto vedere una matrona seduta su un'alta sedia per giunta senza sgabello. (14) Sappiamo tutti benissimo quanto stanchi stare seduti senza poggiare i piedi.

Oltre a tutto ci carichiamo di energia elettrostatica che penalizza la circolazione e fa gonfiare i piedi. Ne sa qualcosa chi fa un lungo viaggio in aereo. Eppure questa matrona sta seduta su alto seggio senza sgabello, ma non è così, a guardar bene lo sgabello c'è solo che è quasi cancellato.

(14)
Nel dipinto la seggiola, di cui si vede praticamente solo uno zampo, è dipinta di bianco con zampi snelli e lavorati ad anse e cilindretti.

Non si è certi a prima vista che si tratti di una seggiola e non di uno sgabello, ma si protende per la prima in quanto di solito le sedie erano piuttosto alte e gli sgabelli piuttosto bassi.
Infatti le seggiole avevano sovente bisogno di uno sgabellino poggia piedi mentre è raro trovarli negli sgabelli.
La parte inferiore sembrerebbe in bronzo o con inserimenti di bronzo. La seduta è rettangolare e lo schienale ha sostegni cilindrici ornati finemente.

POMPEI VENERE E MARTE (15)
Nella pittura pompeiana che segue, la (15), c'è invece una sedia di cui non si vede la forma, tanto è nascosta da cuscini e stoffe. In effetti una volta instaurati i rapporti commerciali con l'oriente, Roma adornò non solo le sue donne, ma pure le sue case di damaschi, rasi, velluti e veli, anche se i veli erano già conosciuti dagli etruschi che ne usavano sulle proprie vesti.

Le case si riempirono di tappeti, di copriletto, copri-poltrone, tendaggi e cuscini, spesso posti anche in terra o addirittura sulle panchine di pietra dei giardini.
Oppure venivano appoggiati sulle spalliere delle seggiole, sugli sgabelli o sui divani, come avviene in questa figura, per creare eleganti note di sete luminose o colori variegati, come in questa pittura. i cui colori vanno dal giallo al rosso, al verde e all'azzurro delicato.

(16)
In una pittura simile, che descrive la stessa scena in cui Marte carezza un seno a Venere. la sedia è una poltrona e pertanto con braccioli, figura (16).

Il gesto non ha nulla di erotico perchè Marte indica che Venere sta allattando il loro figlio, secondo un mito egizio-romano, il piccolo Antero (Ante Eros), cui farà seguito, quando Venere giacerà con Hermes (Mercurio), il figlio Eros (Cupido).

Qui Venere è trasposta ad Iside e i miti si sovrappongono. Ormai l'Egitto è di casa a Roma e la religione, nonchè lo stile, ne sono ampiamente importati e adottati.

Venere-Iside è disperata per la morte di Osiride-Adone e parte in barca alla ricerca del suo corpo.

Con lei è il figlio Antero, che però, non sopportando le lagrime della Dea, si suicida in mare.

Questo a indicare che l'amore figlio di Marte, cioè della passione conflittuale, non solo porta dolore e lacrime, ma non può durare.

Il vero amore, l'Eros, deve essere figlio dell'intelligenza sensibile, Mercurio, basata sulla comprensione dell'altro.

Solo allora rimane eterno e porta le monete d'oro nella borsa di Hermes, dove l'oro è il simbolo di ciò che è inalterabile. Infatti Eros è figlio successivo di Venere con Mercurio (Hermes).
Tornando all'immagine si nota che il bracciolo della sedia è sostenuto da una figurina scolpita nel legno, che sembrerebbe di foggia egiziana, ma un po' romanizzata. Comunque la figura è dorata, come sicuramente lo è tutta la sedia.

(17)
Nella figura (17) fanno bella mostra di sè una sedia e un panchetto di legno.

Non si capisce bene se è un tavolinetto o uno sgabello quello rivestito di pelle di leopardo

Dovrebbe essere il secondo dato il tipo di rivestitura, inusuale nei tavolinetti.

Si nota inoltre un tavolino di marmo, sostenuto da una coppia di grifi.

Ma c'è anche un poggiapiedi dipinto, con grande raffinatezza, come la sedia, di un bel color rosso lacca.

Non lasciamoci fuorviare dal fatto che questi dipinti, di autori del neoclassicismo del fine 800, non possano essere fedeli nelle riproduzioni.

Questi autori, al contrario di noi, ebbero a disposizione non solo molti affreschi andati ormai distrutti, ma molte stampe che oggi non sono a disposizione.

Infatti molti pittori del '700 e dell'800 si precipitarono a copiare ogni affresco, ogni decorazione e ogni  bene residuo dell'eruzione, fossero oggetti di legno, di marmo, di bronzo, di vetro,di carta, di stoffa o residui di qualsiasi genere, perfino commestibile.

(18)
Di questi affreschi molti sono andati perduti ma i pittori fecero stampare le loro riproduzioni in molte copie che tuttavia vennero man mano acquistate dagli stati stranieri, in particolare inglesi e pure francesi.

Oggi queste riproduzioni non sono accessibili al pubblico, in quanto proprietà di molte collezioni private o di musei stranieri.

Gli studi effettuati dai pittori neoclassicisti furono accuratissimi, perchè le nuove scoperte archeologiche avevano meravigliato e catturato l'opinione pubblica di tutto il mondo.

Roma tornò ad essere pertanto il centro dell'arte come le spettava di diritto, e come poi vanne affossato a causa delle ultime deturpazioni operate soprattutto dalla Chiesa che non vedeva di buon occhio questo revival pagano.

Tornando all'immagine (17), la decorazione della sedia e del poggiapiedi danno un'idea della decorazione romana, a volte floreale o vegetale, a volte molto più articolata con eroti, divinità e animali.
Nella figura (18), c'è la riproduzione di una seggiola romana con zampi diritti sul davanti e svasati dietro. La seggiola è dorata e presenta due teste di leone intagliate. Nella immagine 19 c'è invece una attualissima poltroncina in vimini che potremmo acquistare benissimo oggi in un negozio.

SEDIA DI VIMINI (19)


GLI SGABELLI

SGABELLO (1)
A Roma però non trionfavano solo sedie e poltrone, ma pure sgabelli, di uso molto semplice perchè erano leggeri da spostare e perchè potevano servire tanto per sedersi quanto per poggiarvi degli oggetti, come i nostri tavolinetti da the.

Ne fa fede quello qui sopra, su cui siede un fanciullo, il n°(1), uno sgabello dorato, quadrato e a quatto zampi, di cui si scorge uno zampo a quadrello più spesso, poi lavorato e scavato dando luogo a uno zampo sempre diritto e squadrato, ma più sottile.

Di sgabelli se ne collocavano ovunque, negli atrii, per ricevere gente inattesa, o accanto ai triclini per poggiare vivande, o nei cubicula, le stanzette da letto, molto spartane sia nella grandezza che nei mobili, ma utilissimi per poggiare vesti o qualsiasi altro. 

Gli sgabelli erano insomma usatissimi, anche dagli uomini, che vi poggiavano carte, papiri, attrezzi vari, e tutto ciò che per il momento non conveniva riporre.

Ve ne erano di vari tipi, in legno, in legno e marmo, in bronzo con fasce di pelle intrecciate cui si poggiavano sopra i cuscini, fissi o pieghevoli, oppure in vimini, soprattutto da giardino, o in metalli vari.

SGABELLI (2)
Nella figura (2) c'è un uomo che sembra seduto su uno sgabello o più probabilmente su una seggiola con zampi a motivo vegetale, tutta dorata e imbottita.

Accanto c'è un altro uomo seduto su uno sgabello molto semplice e lineare.

E' uno sgabello quadrato con zampi e stecche di bronzo dorato sottili, con un piano di legno.

Questo era in genere di legno pechè la vasta seduta non era garantita con un marmo che doveva inoltre sorreggere il carico della persona sopra, pur trattandosi di bronzo.

Anche gli egizi usarono molto gli sgabelli, a volte molto semplici e a zampe di animali, ma spesso rivestiti in oro o decorati.

SGABELLO EGIZIO (3)
Mentre l'Egitto ama lo sgabello quadrato e a quattro zampi (3), in Grecia predomina il tripode, lo sgabello a tre zampi svasati sul fondo, su cui per esempio vaticina la divina pitonessa.

E' lo sgabello più antico in assoluto, che va da quello usato dal contadino per mungere le vacche (ancora in uso in certe campagne, a quello elegantissimo delle case signorili, e a quello di uso liturgico dipinto in bianco rosso e nero, i colori sacri che diventeranno poi quelli esoterici dell'Opera Alchemica.

Qualcuno sostiene che lo sgabello a tre zampi fosse più pratico perchè, al contrario della sedia, non zoppica mai. Noi pensiamo invece che fosse lo scranno più semplice da eseguire, senza bisogno di ulteriori stecche di legno per sostenere gli zampi.

Questi potevano venire insinuati nella seduta scavata molto profondamente nei tre punti degli zampi, necessitando di una tavola di legno molto alta, oppure si inserivano gli zampi meno profondamente ma si legavano con filo di ferro o altro.

Ma c'è un altro sgabello di origine greca che entra abbondantemente nelle case romane, ed è quello delle corna incrociate.

Questo sgabello è simile negli zampi alle corna di buoi rovesciate, una coppia posta ognuna ai due lati del seggio. Questa sedia, e pure sgabello, è detta la Sella Curule.
A Roma fu fondamentale prima come simbolo e poi come arredamento in ogni casa, dalla più povera alla più ricca. Questo modello verrà arricchito e variato nel tempo ma non sparirà mai dal mobilio romano



LA SELLA CURULE

Le corna rovesciate di buoi sono ovviamente in bronzo oppure in legno con rivestimento parziale, cioè della parte terminale, in bronzo.

SELLA CURULE (4)
Questo sgabello, dagli zampi scolpiti, la seduta rivestita di stoffa di seta rossa con frange dorate e i fregi in avorio, divenne la Sella Curule, un sedile pieghevole simbolo del potere giudiziario, riservato ai re di Roma e in seguito ai magistrati "curuli".

Un'evidente derivazione della Sella Curule fu il panchetto a X, anch'esso pieghevole e con la seduta di pelle e le parti terminali degli zampi in bronzo, come si osserva nel modello rinvenuto a Pompei (5).

Il sedile diventava piatto girando su due viti assicurate da testine a volte dorate a volte incise o del tutto lisce.

Questo panchetto fu usatissimo dai romani, che a volte se lo portavano appresso nei passeggi, ad esempio nei giardini, o per ammirare un paesaggio o per leggere un'opera scritta, o semplicemente per conversare in assoluta comodità.

SELLA PIEGHEVOLE (5)
Questi sgabelli avevano in genere gli zampi verniciati di nero lucidato, con una stecca centrale e quattro laterali che facevano da sostegno.

In genere la parte superiore mostrava quattro testine di animali, per quella fantastica cura che i romani avevano in qualsiasi cosa, che aveva l'eleganza del semplice con l'ornamento dell'arte.

L'oriente, che pure ebbe le sue bellezze, non seppe quasi mai donare al bello severi limiti come seppero fare i romani, perchè in fondo corrispondeva al carattere dei romani, il "godere con continenza", senza perdersi nei meandri della ripetizione o dell'ossessione.

Il bello dell'arte romana è che si coglie in un colpo d'occhio, semplice e magistrale. Un pregio che si perderà nell'arte bizantina, troppo influenzata dall'arte orientale.

RIFACIMENTO DI UNA SELLA CURULE (6)
Le forme più belle restano nel tempo, infatti le sedie a X o a forbice, che si trasformarono nel medioevo nella Savonarola e comunque  vengono tuttora usate.

Il massimo revival dello stile pompeiano, e comunque romano si ebbe dopo il 1748 con la scoperta di Pompei.

La Francia nell'800 lanciò infatti i mobili di stile "imperiale" sul modello pompeiano, con seggiole come queste, con sommier alla pompeiana, letti con schienali applicati, e pure senza, credenzine di legno lucidato guarnite con rilievi in bronzo dorato.

Il bronzo dorato invase tutto, fino a creare stanze molto decorate e dorate, un po' diverse da quel "gusto con continenza" che amavano tanto i romani. Insomma un insuperato buon gusto.
Così lo stile romano, ovvero pompeiano, passò da Pompei alla Francia e dalla Francia all'intero mondo occidentale e poi oltre.

(7)
Già con i ritrovamenti di Ercolano si era però propagata un'arte più raffinata e più romana, un'arte la cui massima espressione fu il Rinascimento italiano, dovuto proprio alla scoperta dei reperti romani.

Naturalmente la Sella Curule, simbolo di potere e giustizia, venne anche riadattato a seggiola quotidiana, come si vede appunto nella figura qua a lato, la (7), coi gambi sottili e verniciati di nero e applicazioni varie, soprattutto alle estremità, di bronzo rigorosamente dorato.

Non solo fu riadattato ma dette il via a nuove composizioni, anche perchè all'epoca dei romani non c'erano architetti arredatori, in quanto il titolo non esisteva, c'erano però artigiani bravissimi.

Erano competenti e fantasiosi, capaci di tagliare, smussare, tornire, fare sesti, incastonare, verniciare, dipingere, dorare e argentare, nonchè fondere, laminare, scolpire, cesellare e stuccare.

Una bottega di mobili era una bottega d'arte, così come lo era una bottega di vasi istoriati o di gioielleria.

Nella figura (8) abbiamo pertanto un altro tipo di sella curule, ormai uno sgabello, che sembra un moderno sedile da campeggio, se non fosse così finemente lavorato.

SGABELLO MILITARE (8)
Invece è un sedile del tardo impero riservato agli alti ufficiali dell'esercito romano. E' giunto pressocchè intatto, e pur essendo un oggetto d'uso e non di arredamento, ha una sua contenuta bellezza.

E' un sedile di bronzo dorato con la seduta eseguita a lastre di bronzo fissate con le borchie a strisce di cuoio pesante.

Le strisce si incurvano su due barre piene ma sottili di metallo che sono giunte mediante fusione alle stanghe laterali.

Queste sono rinforzate al centro da un piccolo ovale dorato e pure le stanghe dei piedi hanno spessore diversi, più sottili al centro e più erti alla sommità e alla base.

Inoltre la parte inferiore dello sgabello è completamente coperta da incisioni geometriche regolari, coperte da una doratura.

Da qui, l'arte italiana dell'incisione prese il Guilloché (anche se il nome è francese), un’arte antica che, tracciando una riga alla volta col  bulino, può creare un disegno armonico su superfici di metallo anche preziose.

(9)
Nessuno potrebbe negare l'eleganza di questo apparentemente semplice sgabello pompeiano, in bronzo con la seduta rivestita in pelle.

E' pieghevole  e probabilmente aveva delle dorature, ma non ve n'è rimasta traccia.

E' frutto di una bottega romana, è basso e con parti lavorate in fusione.

E' la figura (9), elaborata forse da un precedente modello greco.

Un altro modello fu rinvenuto in Gallia, questo qui sotto n°(10).

SEDIA ROMANO GALLICA (10)
Ma questo è uno scranno di semplice fattura, in legno leggero e leggermente incurvato e seduta formata da piccole doghe anch'esse arrotondate a caldo.

Reca deboli tracce di pittura in arancione forte, ed ha tutta l'aria di essere un altro scranno militare.

Per non appesantire i carri si cercava di usare oggetti leggeri, a parte quelli destinati agli alti comandi che sfuggivano a qualsiasi restrizione.

E comunque lo stile gallo romano non è lo stile romano.

L'evoluzione della Sella Curule portò a questo sgabello in legno, facile da trasportare in quanto leggero, con la seduta fatta a strisce di cuoio che ne assicuravano la comodità insieme alla leggerezza.

(11)
E' la figura (11), dove una giovane romana si cuce un abito circondata dal suo splendido giardino, seduta su uno scranno costituito da tante aste di legno poste a X e fermate fra di loro da viti, e al piano mediante una doppia asta di legno.

La seduta era in pelle, un rettangolo di cuoio grasso  inchiodato da borchie alle due stanghe laterali. I giardini romani delle domus non erano molto estesi, o almeno non lo era quello del peristilio, visto che sorgeva in territorio cittadino e quindi costoso.

Era una specie di patio che sorgeva all'interno della casa, lontano da rumori e da sguardi indiscreti, rivestito di marmi e di mosaici. Esso accoglieva almeno una fontana e a volte più di una, dove spesso nuotavano i pesci rossi e gli uccelli andavano a bere. Era un'oasi di pace che accoglieva anche mobili da giardino, necessariamente in pietra o marmo.
Indispensabile il tavolino di marmo su cui poggiare oggetti, statuette o vasi di fiori.
Non potevano mancare le panchine, anch'esse di marmo, più o meno lavorato.

RICOSTRUZIONE SEDIA ROMANA (12)
Ma c'erano anche i mobili provvisori, i panchetti che stavano sotto la tettoia o all'interno della casa che venivano portati all'aperto o le poltrone che in estate venivano lasciate sotto la tettoia per ripararle da eventuali piogge.

Insomma l'atmosfera era quella dell'immagine, dove alla luce del giorno, non dimentichiamo che le stanze erano piuttosto buie, la domina cuciva, leggeva, si provava i gioielli i sperimentava i profumi.

Oppure, operazione non meno piacevole, spettegolava con le amiche che andavano a trovarla.

Qui a lato abbiamo una ricostruzione di una poltroncina romana (12), tutta in legno con spalliera e seduta di cuoio.

E' l'evoluzione della Sella Curule, comoda e raffinata, con ricci e disegni scolpiti dai mastri ebanisti.

Come si vede non c'è una parte che non sia curva, e il cuoio è fissato al legno tramite borchie dorate, come si fa spesso anche oggi per fissare le stoffe o il cuoio in tappezzeria.
Ma c'è un altro reperto pompeiano che suscita non poca curiosità.

SGABELLO MILITARE (13)
E' uno sgabello semplicissimo (13), tutto in ferro, e di uso militare, Il principio è lineare, e ricorda molto uno stendino per i panni. Due rettangoli che si intersecano collegati al centro con due viti ricoperte da guarnizioni,

La sedia pieghevole romana è antica tradizione dell'esercito legionario. Tali sedie, chiamate "Sella" erano simboli di status e di comando dal tempo degli Etruschi e per tutto il periodo romano.  

Durante il periodo romano e repubblicano imperiale, la "Sella Curule", insieme con i fasci, erano le insegne dei consoli, pretori, censori, ed edili.  

Questo esempio è la sedia di ferro da campo, la cosiddetta "sella castrensis", di uso comune per le autorità militari e soprattutto riservato ai comandanti sul campo.

Su questo non ci sono dubbi, però il lato superiore di uno dei due rettangoli è interrotto, formando, con i due lati superiori, due piccoli rettangoli. Manca la seduta che doveva essere di cuoio, necessariamente interrotta al centro di una delle due aste di ferro. Come mai?

I fili che tengono la X sono stati posti per veduta di insieme ma non sono ovviamente originali.
Non sappiamo a che altezza venisse regolato lo sgabello, perchè più ampia era la seduta più basso era lo sgabello. Probabilmente ogni comandante lo faceva stabilire alla sua altezza variando l'ampiezza della seduta.

Ma perchè una delle due aste è interrotta? Probabilmente i due rettangolini, cioè le due asticciole piegate, servono solo a sostenere i due segmenti interrotti. Oppure potevano sostenere delle tasche di cuoio, ma non si capisce ugualmente perchè l'asta sia divisa in due.

E' evidente che la forma non è alterata, perchè sia la retta intera che quella spezzata sono rifinite con dei cappucci di bronzo. Il mistero è fino ad ora insoluto.


(14)
Ed ora invece torniamo ad un sontuoso sgabello su cui siede il personaggio di destra, lavorato, elegante  e con quei cipollotti di legno che ricordano molto il fine '800.
La seduta è imbottita in velluto, i cipollotti poggiano su pesanti cornici di legno lavorate e intarsiate con inserti si direbbe in avorio. Il legno è scurito e lucidato a cera..

Ma la chicca dei mobili romani è la SPA, le terme dove si praticavano i massaggi. I romani avevano una sofisticata cosmetica e uomini e donne amavano farsi spalmare e massaggiare.

Alle terme si passava praticamente la giornata. non solo si nuotava ma si poteva farsi una cura di bellezza, farsi massaggiare, mangiare, vedere spettacoli e leggere.

I romani arrivavano di solito alle terme verso mezzogiorno e ne uscivano al tramonto. La ricostruzione della vita romana la dobbiamo soprattutto a Ercolano e Pompei, un mondo bellissimo che aldifuori si è cercato di distruggere quanto più si poteva, distruggendo per sempre un'arte che non tornerà mai più.

Per ultimo una panoramica di sgabelli romani, compresa un'antica sedia a trono, simile al trono etrusco, ma prettamente romano. rinvenuto a Roma presso la Basilica di San Giovanni in Laterano.





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