CARACALLA (211 - 217)




Nome completo: Lucius Septimius Bassianus
Marcus Aurelius Antoninus
Nascita: Lugdunum (Lione, Francia), 4 aprile 188
Morte: Harran, Turchia, 8 aprile 217
Predecessore: Settimio Severo
Successore: Macrino
Consorte: Fulvia Plautilla
Dinastia: severiana
Padre: Settimio Severo
Madre: Giulia Domna










L'INFANZIA

Settimio Severo aveva due figli: Bassiano Antonino, nato a Lione nel 188, detto Caracalla dal nome del mantello militare che distribuì a popolo e soldati, e Geta nato nel 189.
Ambedue si odiavano, non tenevano alla patria nè alla guerra, amando solo i giochi gladiatori, le corse dei cocchi e i piaceri.
Settimio Severo li condusse al campo e alla battaglia fin dai primi tempi, ma non riuscì ad inculcare loro alcuno dei valori paterni.



L'ASPETTO E IL CARATTERE

Le sue immagini lo mostrano piuttosto pingue da fanciullo, snellito in età giovanile e di nuovo pingue con l'età.
Il volto sembra di bassa estrazione sociale, di certo non aveva preso dalla madre che si diceva bellissima. Fronte bassa, naso largo, sguardo accigliato, mento lungo, capelli ricci, insomma una persona incline all'ira e al rancore. Assetato di potere, vedeva in chiunque un possibile pericolo, incluso il proprio fratello.

Allevato dai migliori precettori, aveva preso il gusto dell'arte grandiosa, ricca di marmi pregiati, fregi e mosaici, come dimostra l'opera più grande da lui lasciata, le terme di Caracalla.



IL FRATRICIDIO

Alla morte di Settimio i fratelli tornarono a Roma con le ceneri del padre seppellendolo nella tomba degli Antonini, poi si stabilirono nella reggia sul Palatino, ciascuno con i propri soldati.
La madre Giulia Domna tentò invano di riconciliarli. Caracalla ben presto si sbarazzò del fratello, praticamente sotto gli occhi della madre.
Giulia Domna, aveva infatti chiamato Geta per rappacificarlo con il fratello, quando gli piombarono addosso i sicari di Caracalla che lo pugnalarono a morte.

CARACALLA E GETA AL COLOSSEO
L'arma per l'assassinio fu da Caracalla consacrata nel tempio di Serapide, indirizzando al fratello morto la frase: "sit divus dummodo non vivus", Sarai un Dio ma non sei vivo.

Caracalla si recò quindi al campo dei Pretoriani, dove Geta era popolare, e raccontò d'essere sfuggito a un attentato dal fratello, e per essere più convincente regalò a ciascun soldato duemila e cinquecento denari.

Al Senato raccontò la stessa storia accordando l'amnistia generale.
Invece fece uccidere tutti gli amici e i simpatizzanti di Geta dai soldati che ne saccheggiarono le case.

Per Dione Cassio fece una strage di ventimila persone, fra cui un figlio di Pertinace, un pronipote e una sorella di Marco Aurelio, e Ostilio Papiniano, per aver risposto all'imperatore, che voleva l'apologia del fratricidio, che era più facile commetterlo che giustificarlo.

Giulia Domna sembra non tenesse rancore al figlio per averle ammazzato l'altro figlio. Anzi collaborò con Caracalla al governo, dirigendo la cancelleria imperiale, così ogni editto portava anche il nome della madre.



LE TERME

A Caracalla resta legato uno dei più bei monumenti di Roma, le grandiose Terme di Caracalla, per accogliere oltre 1600 persone, con mille e seicento vasche marmoree, musei, biblioteche, sale da studio, palestre ginnastiche, portici e giardini. Per le terme fu costruito un apposito acquedotto, e vennero considerate una delle sette meraviglie del mondo.
Se ne conservano molti resti e ancora vengono usate per concerti e opere liriche.



I PROVVEDIMENTI
  • alzò la paga ai legionari;
  • impose all'esercito la falange macedone quando era giò superata;
  • fece applicare agli adulteri la pena di morte;
  • fece diminuire del 25% la quantità di argento nei denari;
  • emanò la Constitutio antoniniana, per cui diventavano cittadini dell'Impero tutti gli abitanti liberi che lo popolavano;
  • migliorò la situazione degli schiavi;
  • garantì la successione e la tutela dei minorenni;
  • portò dal dieci al venti per cento la tassa di affrancamento;
  • portò dal dieci al venti per cento la tassa di successione anche ai parenti prossimi dell'estinto;

Il Senato si vide togliere potere e privilegi, che aumentarono invece nell'esercito.
Dione Cassio narra che Caracalla fosse solito dire: "Nessuno, all'infuori di me, deve avere denaro, affinchè io possa darlo ai soldati".
Regalò molto denaro al popolo e ai cortigiani; ordinò sontuosi palazzi nelle città che lui doveva visitare, palazzi che l'imperatore non tutti né vide né mai abitò, di costruirgli circhi ed anfiteatri, che dopo venivano demoliti, nei luoghi in cui doveva risedere per un periodo.



LE GUERRE

Circa un anno dopo l'assassinio di Geta Caracalla lasciò Roma e si recò in Gallia; di là in Rezia contro un popolo che minacciava i confini occidentali dell' impero, gli Alemanni.
Ne riportò una vittoria visto che l'imperatore si fregiò dei titoli di Germanicus e di Alemannicus, ma per alcuni perse e dovette comprare dai barbari pace e alleanza.
Comunque riuscì a mettere la discordia tra Vandali e Marcomanni, punì i Quadi ribelli mettendone a morte il re, e pose in sicurezza i confini.

RICOSTRUZIONE DEL VOLTO DI CARACALLA
Dalla Rezia Caracalla si recò in Oriente. Volendo emulare le gesta di Alessandro il Grande cercò di assoggettare la Parzia, tanto più che nel 209 era morto Vologeso IV e, dopo un periodo di contrasti, i due figli, Vologeso V e Artabano V, avevano diviso fra loro l'impero.
Caracalla volse verso il Danubio. Concluse un accordo coi Daci Uberi facendosi consegnare ostaggi, in Tracia costituì una falange di sedicimila uomini, poi passò in Asia e si stanziò a Nicomedia per preparare la guerra. Intanto andò nella Troade e copiò sulla tomba del suo liberto Festo il sacrificio di Achille sul sepolcro di Patroclo.

Invitò poi Abgare, principe dell'Osroene, a Nicomedia con l'inganno, e, dopo averlo fatto prigioniero, si impadronì del suo stato facendo di Edessa una colonia romana.
Evidentemente le notizie non circolavano, perchè fFece lo stesso col re dell'Armenia che prese prigioniero insieme a moglie e figli, ma la popolazione rifiutò di sottomettersi e dovette desistere.

Passò quindi in Antiochia e in Alessandria di Egitto. Gli abitanti di questa città avevano dato a Giulia Domna il nome di Giocasta alludendo ai rapporti incestuosi tra l'imperatrice e il figlio, e a questo il nome di Alexander Geticus alludendo alla mania di emulare Alessandro e al fratricidio.

Caracalla di nuovo usò l'inganno. Invitò i primi cittadini a un banchetto, li fece uccidere tutti, poi sparse le soldatesche per le vie, dove fecro un massacro di cittadini. Alessandria venne abbandonata al saccheggio e poi divisa con un muro in due quartieri non comunicanti.

Nel 216 Caracalla fece ritorno in Antiochia e mosse guerra ai Parti per punire Artabano V che gli aveva rifiutato la mano della figlia. Devastò la Media, occupò la città di Arbela e distrusse i sepolcri degli antichi re.

Lo spirito dei due Ceasari che rispettavano i vinti, le loro opere e i loro costumi, la proverbiale clemenza dei due imperatori, che fece sopportare a molti popoli il giogo di Roma, non esisteva più.
Però non si avventurò nella Parzia, con tutto che il nemico era fuggito, e fece ritorno in Mesopotamia per svarnare a Edessa.



LA CONGIURA

Qui venne ordita la congiura per uccidere l'imperatore da Opellio Macrino, prefetto del pretorio; l'esecutore fu Marziale, della guardia imperiale, che odiava Caracalla per la mancata promozione.

Si era nel 217 d.C., Caracalla si recò a Carre per fare un sacrificio al dio Luno e durante il viaggio venne assassinato da Marziale, poi inseguito e trucidato dalle guardie dell'imperatore.

Giulia Domna apprese ad Antiochia l'uccisione del figlio, ma mentre per Geta non aveva versato una lacrima, per Caracalla si disperò al punto di lasciarsi morire di fame. Forse le dicerie sul suo rapporto incestuoso non erano così prive di realtà.

Oppure la ferì maggiormente l'acclamazione di Opellio Macrino, che le avrebbe tolto tutti i privilegi da imperatrice, visto che a Roma, più del figlio aveva imperato lei.













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