TITO TAZIO



TITO TAZIO


Nome: Titus Tatius
Nascita: ?
Morte: 745 a.c.
Regna: 750-745 a.c.















Secondo le antiche tradizioni romane Titus Tatius (748 a.c.) fu il re sabino di Cures, una delle città stato cui vennero rapite le donne dai romani, i quali avevano popolato l'urbe dando asilo ai ricercati e ai reietti, di certo non i migliori come cives, ma forse ottimi per combattere. La mancanza di donne aveva fatto loro rapire le donne dei popoli vicini attirandoli con una festa e i derubati di figlie e mogli come prima reazione si rivolsero a Tazio, che pertanto era già un tipo di riguardo:
« ...e da ogni parte si radunavano attorno a Tito Tazio, re dei sabini. E a lui facevano capo anche ambascerie perché grandissima era la sua fama in quelle regioni »
Il re di Cures vendicò infine il rapimento delle donne sabine attaccando Roma e catturando il Campidoglio con l'aiuto del tradimento di Tarpeia. 
« Un'ultima guerra venne dai sabini e fu di gran lunga la più difficile. I sabini, infatti, non erano mossi da ira o da ingordigia di bottino; soprattutto non fecero trapelare nulla della loro volontà di guerra prima di essere pronti in armi. »
Però le donne sabine convinsero tanto Tatius quanto Romulus a riconciliarsi, a riunirsi in un unico popolo e a governare unitamente su di esso. Roma conservò il suo nome e il suo popolo si chiamò Romano, ma come comunità si definirono Quiriti; i Sabini poi vennero incorporati nelle tribù e nelle curie, dando origine al "populus Romanus quirites"
Tazio si stabilì con il popolo sabino sul Quirinale mentre i romani rimasero sul Campidoglio.
Tutto filò liscio per 5 anni finchè re Tazio venne ucciso per vendetta dagli abitanti di Lavinio, così Romolo regnò da solo, e Tazio, essendo contemporaneo a Romolo non rientrò nel fatidico numero dei "Sette re di Roma".
Ebbe una figlia di nome Tatia, che sposò Numa Pompilio (il successore di Romolo), ed un figlio, che fu l'antenato della nobile famiglia dei Tatii.
Varrone narra di Tazio come un re di Roma che ampliò la città e stabilì alcuni culti, ovviamente sabini. Fu infatti Tito a dedicare un piccolo tempio al Dio Semo Sancus sul Quirinale, un Dio sabino ovviamente..

NUMA POMPILIO CON EGERIA


CURES


Cures era una città sabina posta tra la riva sinistra del Tevere e la Via Salaria, a circa 26 miglia da Roma, là dove oggi sorge Fara Sabina. la più importante città della Sabina citata da Cicerone, Virgilio, Stazio, Strabone e Plutarco.

Secondo Livio il re successore a Romolo, Numa Pompilio, era proprio un cittadino di Cures, nato a Cures e lì residente quando venne acclamato re di Roma.

LE OPINIONI

Secondo Mommsen, la storia della sua morte sarebbe la versione storica della soppressione della vendetta di sangue. Tazio, che per certi versi assomiglia a Remus, non sarebbe un personaggio storico, ma l'eroe eponimo del collegio religioso dei Sodales Titii, sui quali Tacito esprime due opinioni diverse, che rappresentano due diverse tradizioni: che è stato introdotto sia da Tazio stesso per conservare il culto Sabino a Roma, o da Romolo in onore di Tazio, alla cui tomba i suoi membri erano tenuti ad offrire un sacrificio annuo. 
I sodales cessarono alla fine della repubblica, ma vennero ricollocati da Augusto e durarono fino alla fine del II sec. d.c. Sia Augusto che l'imperatore Claudio appartenevano al collegio, i cui membri erano tutti di rango senatorio.  Altri pensano che Tazio possa essere l'eponimo della tribù dei Titii, o anche una invenzione per costituire un precedente per la magistratura collegiale.

TITO TAZIO



COME ANDO' VERAMENTE

Sicuramente vi fu scontro tra i Sabini e i Romani, come sempre avveniva nel circondario delle città laziali e oltre. Evidentemente non vi fu questa vittoria schiacciante dei romani ma le battaglie dovettero durare a lungo finchè prevalse il buon senso femminile. Non dimentichiamo che all'epoca c'era ancora in diversi popoli, come dimostrò parecchi secoli dopo Bachofen, un retaggio matriarcale, dove i re comandavano le città e gli eserciti, ma la religione e l'interpretazione della volontà divina era affidata alle donne. Evidentemente le sacerdotesse sabine si accordarono con le sacerdotesse romane per una pace congiunta. 
Guarda caso Tarpeia era un'antica divinità preromana e colei che aprì le porte di Roma era una vestale, cioè una sacerdotessa. Nell'inquinamento storico Tarpeia diventò addirittura la figlia del portinaio che aprì le porte ai sabini in cambio di un bracciale d'oro. Occorre precisare che la rupe Tarpea era dedicata anticamente alla Signora delle selve, da Tharphos, greco che significa appunto selva boscaglia. Tanto più che il vezzo di buttare la gente dalla rocca è prettamente greco e sicuramente già vigeva.

Non a caso poi vi si rinvenne la testa di una Dea che rivestì il ruolo di Roma caput mundi. E la testa fu rinvenuta proprio sulla rupe Tarpea, e in questo mito l'augure raccomanda di non rivelare il luogo della scoperta. Come mai? Forse per non rivelare che gli antenati di Roma furono matriarcali e con una Dea Madre, cosa che riscoprirà ben nel XIX secolo Bachofen col suo contestatissimo ma veritiero "Il Matriarcato".
Tanto è vero che di diversi Re di Roma si ignora la paternità, solo perchè all'epoca si diventava re in quanto figli o mariti di una regina. Per Romolo il padre diventa Marte, ma in realtà è figlio di una sacerdotessa vestale, che sicuramente in epoca antichissima erano tutt'altro che caste. D'altronde Romolo ratificò l'alleanza sposando una sabina, una certa Ersilia, da cui ebbe una figlia e pure un figlio che però non ereditò il trono. Forse non è vero che si eleggessero re per acclamazione, almeno all'inizio, ma occorreva sposare una sacerdotessa per diventarlo.
Da notare poi che furono le donne a decidere la sospensione della guerra, il che dimostra il potere che avevano, potere che persero in pieno patriarcato dove Lucrezia viene uccisa dal fratello solo per aver pianto per la morte del fidanzato seppur nemico. 
E poi Plutarco in Vita di Romolo, racconta che:
"Là mentre stavano per tornare a combattere nuovamente, furono fermati da uno spettacolo incredibile e difficile da raccontare a parole. Videro infatti le figlie dei Sabini, quelle rapite, gettarsi alcune da una parte, ed altre dall'altra, in mezzo alle armi ed ai morti, urlando e minacciando con richiami di guerra i mariti ed i padri, quasi fossero possedute da un Dio."

IL TRADIMENTO DI  TARPEIA
Le future romane non avrebbero osato tanto, ma soprattutto urlarono e minacciarono con richiami di guerra, evidentemente erano anche guerriere altrimenti non avrebbero usato di quei richiami che certamente dovevano essere terribili per intimidire il nemico, un po' come si fa nelle squadre di rugby e anche peggio.
Ma c'è di più, il successore di Tazio fu Numa Pompilio che aveva sposato la figlia Tazia o Tatia che dir si voglia. All'epoca i re erano maschi ma prendevano il potere dalle donne. Così andò in Egitto, dove i faraoni si sposavano sorelle e figlie per poter ereditare il comando, così fu in Grecia, dove Egisto ad esempio divenne re sposando la regina Clitennestra, e così più anticamente uno dei Proci sarebbe diventato re di Itaca sposando la regina Penelope.
Ma ancora una cosa ci convince ancor più che le sabine fossero matriarcali e avessero un potere, perchè le fonti narrano che fecero coi romani un patto di comportamento in caso di matrimonio, ed ecco le regole:
1) non dovranno mai lavorare per i loro mariti, salvo filare la lana;
2) per la strada gli uomini dovranno cedere loro il passo;
3) nulla di sconveniente sarà detto a loro o in loro presenza;
4) nessun uomo potrà mostrarsi nudo davanti a loro;
5) i loro figli avranno una veste speciale (praetexta) e un ciondolo d'oro (bulla aurea).

Non è da escludere che fosse all'epoca preponderante il potere sabino a Roma, come lo divenne poi quello etrusco. Ma basta leggere le leggi che le sabine imposero ai romani per ratificare la pace per
capire che la decisione spettava a loro.

ASSASSINIO DI TITO TAZIO


LA MORTE

Qualche anno dopo la riunificazione dei regni, il romano e il sabino, alcuni parenti di Tazio maltrattarono gli ambasciatori dei Laurenti che fecero appello al diritto delle genti. Tazio non se ne curò e, pur essendo, in qualità di re, il garante della giustizia, appoggiò i suoi parenti. Mentre era a Lavinio però, intento a un solenne sacrificio fu sorpreso dagli avversari e ucciso. Livio commenta:

« Si dice che Romolo abbia accettato quell'evento con minor dolore di quanto fosse giusto attendersi, forse a causa di quella divisione del potere che lo lasciava poco tranquillo, forse perché riteneva che Tazio fosse stato ucciso, tutto sommato, giustamente. »

Dionisio narra l'avvenimento della morte del re con lunghi particolari, e chiama Laviniati quelli che Livio appella Laurenti, ed aggiunge che la morte di Tazio avvenne 1'anno sesto del suo regno con Romulo. Plutarco va d'accordo con Dionisio e con Livio, e fa dei Laurenti gli offesi dai seguaci di Tazio, e Lavinio il luogo della uccisione e, aggiungendo i sospetti che corsero in questo affare circa Romulo, soggiunge che ciò non alterò la buona armonia dei Sabini dimoranti in Roma, i quali, alcuni per amore, altri per timore, restarono quieti.

Dopo la morte, il corpo di Tazio fu riportato a Roma e sepolto sul colle Aventino. La sua tomba si trovava all'interno di un bosco sacro di allori (Loretum), situato nell'area dell'attuale piazza Giunone Regina. Su quella tomba i romani sacrificarono ogni anno e sul Quirinale onorarono il Dio Quirino a cui probabilmente era stato assimilato Tito Tazio, e a cui poi venne poi assimilato Romolo.




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