HORTI DI POMPEO



RICOSTRUZIONE DEGLI HORTI DI POMPEO

La domus romana era la casa urbana di rappresentanza dell'aristocrazia romana, mentre la villa era la residenza extraurbana situata in campagna o al mare, insomma  le case per la villeggiatura. Fin dal I sec. a.c.  nacquero però gli horti che, seppur urbani,  non erano molto diversi dalle ville e infatti la dimora di Pompeo Magno, il grande generale romano, situata negli horti di sua proprietà venne chiamata villa pur risiedendo a Roma.

Come osservò e teorizzò Plinio, negli horti il terreno coltivato doveva essere più grande della superficie delle parti edificate, qualunque destinazione esse avessero.

FAUNO DORMIENTE PROVENIENTE
DAGLI HORTI DI POMPEO
Sembra che il ricco Pompeo avesse in precedenza una domus sulla strada romana delle Carinae, dove si dice fossero due enormi sassi che somigliavano alle carene di una nave (carinae) o perché qui abitava la nobile gens Carina che aveva dato il nome alla via.  Le Carinae  stavano nella zona nord ovest del Colle Oppio e si estendeva tra il colle Velia e il Clivus Pullius. Esse si affacciavano a sudovest, attraverso le paludi del Palus Ceroliae fino all'Aventino.

Ora non si sa se fu la domus che si ampliò con gli horti oppure Pompeo cambiò casa, fattosta che i suoi horti si dice fossero locati nel Fagutale, un tempo area delle Carinae, che Servius dice derivasse il nome non dai massi ma da certi edifici eretti accanto al tempio di Tellus che somigliavano alle carene di una nave.

Questi horti furono posti sull'estremità occidentale dello sperone meridionale del colle Esquilino, cioè tra il pendio a valle della Suburra a nord, e quella del Colosseo a sud. Si trattava di un quartiere alla moda e la casa più famosa era la villa di Pompeo Magno che fu poi rilevata da Marco Antonio dopo la sconfitta di Pompeo e la morte nella guerra civile. Dopo la sconfitta di Azio, gli horti vennero dati da Augusto in proprietà ad Agrippa.

Attualmente l'estremità occidentale dello sperone meridionale del colle Esquilino, tra il versante a valle della Suburra a nord e quella del Colosseo, a sud, corrisponde al quartiere tra l'attuale chiesa di S. Pietro in Vincoli e la Via del Colosseo.



DESCRIZIONE

Varrone narra che gli Horti di Pompeo fossero traversati dal Murus Terreus, probabilmente alcuni resti di una fortificazione preserviana. Il monumento più importante delle Carinae era il tempio di Tellus, la Dea Terra e anche questo rimanda a tempi assai remoti.

POMPEO
Gli Horti erano delimitati da lunghissimi portici che fungevano da mura per l'esterno e ombrosi corridoi all'interno, dove passeggiare al riparo dal sole o dalla pioggia.

Il terreno misurava m 180 x 135, con lunghi viali ombreggiati da filari di platani, con piazzette costellate di fontane, fantastiche statue, siepi, rifinite balaustre di travertino, colonne di marmo, archetti, oscilla, pergolati di vite, alberi da frutta, erbe odorose ed una splendida statua di fauno dormiente giunta fino a noi.

La statua del satiro, detta oggi Satiro Barberini, ha un pene di grandi dimensioni, orecchie appuntite, una corona di edera e pelle di pantera, caratteristiche delle figure dionisiache. La figura è sdraiata su una roccia con uno stato di così completo abbandono da far pensare sia in preda all'ebbrezza, il che ne rafforzerebbe l'aspetto dionisiaco.

Le gambe aperte, la testa rivolta verso il giaciglio e le braccia diritte per fare da cuscino danno l'impressione di un movimento molto sciolto ma difficile da rappresentare, eseguito senza dubbio da un esperto scultore greco, oppure una copia romana di esso.




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