LA MUSICA



Cicerone “la natura ci ha fatto l'orecchio musicale

A Roma e nell'impero romano confluirono e circolarono, e in certi casi si perfezionarono, strumenti musicali giunti da tutto il mondo conosciuto, che si affiancarono a strumenti già presenti sin dalla preistoria. Non si riscontra altrove tante variazioni di trombe, originariamente etrusche, di tibiae: mesopotamiche, egiziane, con le varianti etrusche e greche, e il cornetto, giunte con Cybele dall'Anatolia; e quelle con numerose diversificazioni della cithara, l'arpa di re David, e dello svariatissimo numero di strumenti a corde; l'elaborazione degli organi idraulici e quelli portatili, la diffusione dell'arpa angolare e della zampogna, che i romani introdussero dal Mediterraneo nel Nord Europa..

I Greci, come erroneamente si crede, non hanno inventato alcun particolare strumento musicale che non fosse già conosciuto, Infatti gli strumenti e le sonorità melodiche di quella che adesso viene chiamata musica celtica in realtà sono frutto della cultura multietnica romana.
Questi fattori “sfatano” il mito che i Romani fossero un popolo poco interessato alla musica, che anzi la musica era onnipresente nella Roma imperiale, sottolineava ogni attività.



STRUMENTI A FIATO

I più antichi suonatori a Roma furono Etruschi, con strumenti a corda come la cetra, la lira, il barbiton; fra gli strumenti a fiato, il doppio flauto (tibiae) e la tromba diritta (salpinx, tuba) o ricurva (cornu); fra quelli a percussione, i crotali delle danzatrici. Ma lo strumento più usato e raffigurato, derivato dalla Lidia, fu il doppio flauto, e il suo suonatore si chiamava subulo.
Soprattutto in epoca repubblicana, la musica era considerata utile ma, allo stesso tempo, pericolosa perché poteva rendere fiacchi e deboli gli animi.

MUSICI ETRUSCHI

Non veniva utilizzata quindi per rilassare o per alleviare le fatiche del vivere quotidiano: al contrario serviva ad incitare, a dare energia, a stimolare lo svolgimento di attività.

«Ecco perché anche il cavatore canta, con le catene ai piedi
se il suo canto senz'arte tempera il suo duro lavoro
canta anche chi, piegato, piantandosi nella sabbia fangosa
spinge la lenta nave avanti, controcorrente...
Se stanco il pastore si appoggia al bastone o siede sul masso
le note del suo flauto tengono avvinto il gregge.
Cantando a tempo e a tempo filando la quantita ordinata
più lieve sembra alla serva l'opera sua.»

(Ovidio, Tristia, 1, 5-11)

Per questo motivo i Romani preferivano gli strumenti a fiato, dal suono più potente e deciso rispetto a quelli a corda. Per quanto riguarda gli strumenti musicali conosciamo tra gli altri: la tibia, simile all’aulòs, ad ancia doppia; il lituus, l’antico progenitore della tromba; la bùccina, lunga più di tre metri ed usata in ambito militare; l’hydraulis, organo ad aria e ad acqua, lo scabellum, una specie di tamburo percosso con i piedi.

Gli autori greci attribuiscono agli Etruschi l'invenzione della tromba: salpinx, forse fabbricato ed esportato da botteghe di bronzisti etruschi. In ogni l'uso degli strumenti a fiato corrisponde ad un notevole sviluppo delle pratiche musicali distaccate dal canto.

La musica si collega con la danza e con la mimica nelle grandi celebrazioni religiose e nelle manifestazioni sceniche, ma anche nelle gare sportive, la caccia, i banchetti. Gli spettacoli scenici etruschi avevano, come narra Livio,, carattere di mimo ed erano rappresentati da attori-danzatori mascherati (histriones o ludiones), talvolta anche con allusioni buffonesche e satiriche.

Usati nell'impiego militare: la buccina di forma circolare, il lituolituus, a canneggio diritto con il padiglione ripiegato all'indietro, la tuba di bronzo a canna diritta.
La musica romana ereditò dal mondo greco il sistema musicale, ma fu più vivace, mescolata con elementi italici, e strumenti a fiato: la tibia, la buccina, il lituus, la tuba. Si faceva anche uso dell'organo idraulico e di strumenti a percussione. Mentre per i greci la musica era una componente fondamentale dell'educazione, i Romani la associavano a feste e divertimenti piuttosto che all'arte.


SYRINX - (siringa) Il mitico strumento delle origini, scoperto dal dio Pan, da cui la tarda denominazione flauto di Pan, in Grecia si chiamava syrinx; il più elementare dei flauti, ottenuto con canne leggerissime e fragili, come i gambi della cicuta o le canne di palude, ma reperti di d’epoca giunti sino a noi furono costruiti con materiali più resistenti, come terracotta, legno, avorio e metallo. Le canne avevano lunghezza a scalare ed erano unite da fili d'erba o giunchi.. Emetteva un suono dolce ed era usato dai pastori e impiegato in rappresentazioni teatrali o durante i convivi in ninfei, per evocare un ambiente pastorale con boschi, fauni, ninfe.

TIBIAE - Strumenti costituiti da coppie di fiati, ad ancia semplice, doppia o flauti, a zeppa. Variavano per lunghezza, forma, diteggiatura e materiale. I Romani usavano soprattutto quelle di canna ad ancia semplice, da 30 cm fino a 60. Le tibiae pares erano di pari lunghezza, mentre quelle impares avevano una canna più corta dell’altra. La tibia etrusca era in legno tornito, con campana finale e a doppia ancia. Le tibiae con padiglione di corno naturale provenivano dal Medio Oriente ed erano legate al culto di Cibele. Spesso si usavano con la respirazione continua, con il capistrum, una benda intorno alla bocca che aumentava la pressione. Anche i flauti venivano suonati in coppia.

TUBA - Tromba dritta, in ottone o bronzo; con canna lunga e diritta dal suono grave e squillante, un tubo cilindrico di 120-130 cm, svasato alla fine, con una campana aperta o tronca, con un bocchino di metallo, corno, avorio o legno. Le fonti parlano di un suono aspro, rauco, “terribile”, specie se usata con altre, come per le trenta o quaranta tube usate contemporaneamente nella III Legione Augusta. Usata nell’esercito, in cerimonie civili e religiose, processioni, funerali, spettacoli di circo e di arena. Nella legione la tuba dava il segnale della marcia, del montare e smontare di guardia, dell’ assalto in battaglia e della ritirata. La tuba doveva essere purificata nel corso del tubilustrium, festa di purificazione delle tube, che si svolgeva il 23 marzo ed il 23 maggio.

STRUMENTI MUSICALI ROMANI
BUCINA - Tromba ricurva, a forma di “G”, in ottone o bronzo, estensione della tuba; lunga circa 3 m, col tubo cilindrico o conico che finisce con una campana svasata; accompagna la bucina in tutti gli usi, militari, civili e religiosi. Il timbro è più basso e meno aspro, la lunghezza permette ina scala intera di suoni.

CORNUS - Strumento musicale, di metallo o d’ osso, formato da una tromba ricurva, rinforzata da una barra metallica. Veniva usato negli eserciti per dare segnali ai soldati, soprattutto ai portatori di insegne. Normalmente tube e corni suonavano insieme, soprattutto per avvertire l’ avanzata verso il nemico; ma erano suonate anche in celebrazioni religiose.


    STRUMENTI A PERCUSSIONE O ROTAZIONE

    RHOMBUS - Strumento a rotazione aerea; tavoletta romboidale di legno dai 10 ai 30 cm che, legata ad una corda, si faceva ruotare su se stessa e intorno all’esecutore producendo un suono simile al rombo del tuono.


    TYMPANUM - Tamburo a cornice rotonda, con pelle di 30 -45 cm di diametro, si suona con le mani anziché con la bacchetta. l’unico tamburo presente nell’iconografia romana.

    SGABELLUM o kroùpalon, un curioso strumento a percussione, una calzatura dalla
    doppia suola di legno che era battuta per terra dall'auleta per segnare il tempo al coro. Una specie di scarpe per il tip tap.  

    CROTALA - Strumenti a percussione come i cembali. Simili alle nacchere, due pezzi di legno, collegati da un legaccio o una cerniera e battuti tra loro, con le dita e il palmo della mano.

     

    CYMBALUM - Antico strumento a percussione i cembali, con piattini e campanelli rotondi o conici di bronzo, dal suono acuto e scintillante, dai quattro agli otto cm., erano molto impiegati da danzatrici e danzatori. G.B. Martini: “Cembalo antico…era un istrumento di rame diviso in due parti, d’un suono assai gagliardo, fatto in forma di berettino; e prendevasene una parte per ogni mano, e percuotevansi l’ una contro l’altra”. Meno raffigurato quello più grande, il discòs, di 20 cm, di cui è un esempio lo strumento usato dal “Fauno” degli Uffizi a Firenze. , in forma di due emisferi vuoti, tenuti uno per mano dal suonatore, il quale li percuoteva l’ uno contro l’ altro.


    SISTRUM - Giunto a Roma dal culto della Dea egizia Isis, era un sonaglio, uno strumento a percussione, di bronzo o d'argento, composto da un manico sormontato da una verga a forma di ferro di cavallo allungato, traversato orizzontalmente da una serie di lamine e sonagli mobili, o da tre o quattro asticciole trasversali mobili e terminante in un manico mobile, agitando il quale la asticelle percuotono la lamina e producono un suono squillante. Era utilizzato nelle cerimonie religiose ed in particolare nel culto della dea Iside, che ne era considerata l’ inventrice.



    STRUMENTI A CORDA

    CITHARA -

    La prima raffigurazione di una cetra compare presso i Sumeri nel 3000 a.c. La cithara romana viene spesso chiamata lyra.

    Ma la cithara è diversa dalla lyra in quanto non ha una pelle tesa ed è costruita tutta in legno. Le cithare sono differenti; dalle più semplici rustiche o stilizzate sino alle più complesse, con bombatura del legno e rifiniture.

    I Romani perfezionarono e rifinirono lo strumento creando delle varianti. con le braccia lunghe e cassa armonica più o meno grande.

    Altre invece hanno le braccia più allargate e divengono tutt’uno con la cassa, o dove la cassa diventa cubica.

    La cassa armonica aveva fissate alle estremità le corde che venivano fatte vibrare col plettro o con le dita.

    Secondo il mito, la prima cetra fu inventata da Apollo, quando Mercurio, per farsi perdonare un furto di bestiame fatto ai suoi danni, donò al fratello un guscio di testuggine, su cui erano tese alcune corde.

    Al tocco le corde sprigionavano suoni così armoniosi che Apollo ne restò entusiasta e da allora non abbandonò più il magico strumento, divenendo il protettore della musica. Le chiavi d'accordatura probabilmente vengono nascoste dal cassettino inferiore montato su visibili cerniere. La particolare forma, con il vuoto centrale, prima della Lira e poi della Cetra era indispensabile per suonare lo strumento con due mani, fissato con una cinghia al collo come le attuali chitarre.

    LYRA -

    Si utilizzava un carapace di tartaruga, o zucche, o casse di legno o metallo. Sul carapace è tesa una pelle di bue, con due bracci di legno a forma di corna. Le corde sono tese tra le corna e un ponticello posto sopra la pelle.


    SAMBUCA -

    Come una barca recante sovrapposta una scala di pioli. Come tipologia di strumento a corde può considerarsi un’arpa arcuata orizzontale. Alla cassa di legno è montata una pelle su cui erano tese 4, 5, 7 o 8 corde


    CORDAE OBLIQUAE

    - L’arpa che conoscevano i romani è raramente raffigurata, solo in epoca imperiale è menzionata l’arpa angolare verticale chiamata cordae obliquae nelle Satire di Giovenale.

    Veniva rappresentata in mano alle donne che la suonavano stando sedute su di uno sgabello e poggiandola sulle ginocchia.

    Raramente viene raffigurata suonata in piedi poggiata sulla vita e su di una spalla, come nel mosaico di Palestrina, o come in una statuetta fenicia di una danzatrice che la tiene nel medesimo modo.

    PANDURA -

    La pandura era uno strumento che insieme all’arpa e la sambuca veniva considerato dagli antichi romani “esotico”. Generalmente aveva 3 corde.

    Nelle iconografie si ritrovano pandurae con il manico relativamente lungo e con la cassa rettangolare simili a piccole chitarre, ma anche con il manico corto e la cassa bombata simili al mandolino La pandura è raffigurata in mano alle donne che la suonano generalmente stando sedute.



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      2 comment:

      Anonimo ha detto...

      Francamente non credo ad affermazioni tipo: «(la musica) Non veniva usata nel quotidiano o per alleviare, ma per ...»

      Signori, stiamo parlando di 1000 anni di impero, quello che era giusto in un secolo poteva cambiare nell'altro; milioni di persone, quello che era giusto per uno poteva non essere giusto per un altro

      Romano Impero on 12 maggio 2013 20:37 ha detto...

      Non lo penso nemmeno io tato è vero che ho scritto:
      "I Greci, come erroneamente si crede, non hanno inventato alcun particolare strumento musicale che non fosse già conosciuto, Infatti gli strumenti e le sonorità melodiche di quella che adesso viene chiamata musica celtica in realtà sono frutto della cultura multietnica romana.
      Questi fattori “sfatano” il mito che i Romani fossero un popolo poco interessato alla musica, che anzi la musica era onnipresente nella Roma imperiale, sottolineava ogni attività."

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