GAIO GIULIO IGINO





Nome: Gaius Iulius Iginus
Nascita: Spagna 64 a.c.
Morte: 17 d.c.
Professione: Scrittore

"Homines antea ab immortalibus ignem petebant neque in perpetuum servare sciebant; quod postea Prometheus in ferula detulit in terras, hominibusque monstravit quomodo cinere obrutum servarent. Ob hanc rem Mercurius Iovis iussu deligavit eum in monte Caucaso ad saxum clavis ferreis et aquilam apposuit, quae cor eius exesset; quantum die ederat, tantum nocte crescebat. Hanc aquilam post xxx annos Hercules interfecit eumque liberavit". (da Fabulae, CXLII)

"In un primo tempo gli uomini chiedevano il fuoco agli dei immortali, ma non sapevano conservarlo per sempre; poi Prometeo lo portò sulla Terra in una canna e insegnò agli uomini come conservarlo nascosto sotto la cenere. Per questa colpa Mercurio, per ordine di Giove, lo attaccò con chiodi di ferro a una rupe sul monte Caucao e gli pose accanto un'aquila, che gli rodesse il fegato quanto l'aquila ne mangiava di giorno, tanto ne ricresceva durante la notte. Dopo trentamila anni Ercole uccise quest'aquila".



LE ORIGINI

Gaio Giulio Igino, ovvero Gaius Iulius Iginus nacque in Spagna nel 64 a.c. ma visse ad Alessandria, da cui fu portato a Roma come schiavo da Cesare, in seguito alla caduta della città.

FABULAE
Come provano il nomen ed il praenomen, divenne liberto di Augusto ma fu pure un pupillo del famoso Cornelius Alexander Polyhistor, detto anche Alessandro di Mileto, uno studioso greco reso schiavo dai Romani durante la guerra mitridatica e portato a Roma in qualità di insegnante.

Dopo il suo rilascio, Cornelius continuò a vivere in Italia come cittadino romano, scrivendo con tanta intensità da guadagnarsi il cognome di Polyhistor. 

Gaio Giulio imparò molto da lui, soprattutto a scrivere e narrare, e Caesare Augusto apprezzò tanto i suoi scritti da nominarlo, come narra Svetonio in De Grammaticis, 20, soprintendente della Libreria Palatina, la biblioteca del tempio di Apollo, posta sul colle Palatino.

Era un uomo eclettico e colto in vari campi e fu molto amico di Ovidio, il celebre poeta romano. Fu amico anche dello storico Clodio, che lo sostenne anche economicamente, quando in seguito al deteriorarsi dei rapporti con Augusto le sue condizioni economiche subirono un tracollo.
Morì nel 17 d.c. circa a Roma, ancora piuttosto giovane.



LO STILE

Igino usò un linguaggio semplice ed essenziale, tutto sommato piacevole, anche se talvolta era ripetitivo, molto efficace per una lettura scolastica, forse meno adatto a un pubblico più raffinato.



LE OPERE

Scrisse molte opere di filologia, di geografia, di storia, di agricoltura e di critica, che poco sfuggendo all'epurazione cristiana, si ridussero praticamente a pochi frammenti e alcuni titoli di libri, praticamente nulla. 

Tra i più importanti commenti vi sono quello al Propempticon Pollionis di Elvio Cinna e all'Eneide (in 5 libri).

FABULAE
Da alcuni è considerato l’autore delle Fabulae, attribuito da altri all’omonimo Igino Astronomo, di età antonina. 

Le Fabulae appartengono alla mitografia in prosa, onde costruire un vero e proprio manuale di mitologia, un repertorio a uso soprattutto di studenti. 

Questo si addice parecchio a Gaio Igino che fu tutore prima di alunni e poi di molti attraverso i suoi libri.

Le fonti di Igino sono per lo più greche (Omero, Esiodo, Apollonio Rodio), anche se molto spesso, rielaborando trame tragiche, permette di ricostruire i soggetti di drammi perduti della tragedia greca e romana, pur con notevoli errori di traduzione o interpretazione dell'originale.

Elenco delle opere 

Storiche: 
- De vita rebusque illustrium virorum; 
- De familiis Troianis (un'opera celebrativa di Enea) commissionata da Augusto; 
- Exempla;
Antiquarie: 
- De origine urbium Italicarum o Urbes italicae o De situ urbium italicarum, dove prendeva in considerazione i miti e le leggende legate alle fondazioni delle città italiche.
- De Dis Penatibus; 
- De proprietatibus deorum; 
- Fabulae: una raccolta di miti e leggende.

Agresti: 
- De agri coltura; 
- De apibus, un trattato fantastico sulla vita delle api, ripreso in seguito da Colummella, 
- De re rustica un trattato sulla vita agreste

Letterarie: 
- Commentarii in Vergilium; 
- Commentarii in Propempticon Pollionis.

- Fabulae: una raccolta di miti e leggende.

- Astronomia: altrimenti nota come Astronomia poetica, sono quattro libri che raccolgono i miti legati agli astri, mantenendo tuttavia un connotato scientifico.



DALLE FABULAE

- Pandora, la prima donna

Prometeo, figlio di Giapeto, per primo plasmò gli uomini dal fango. In seguito Vulcano, per ordine di Giove, dal fango plasmò l’immagine di una donna cui Minerva donò l’anima e gli altri dei diedero ciascuno un dono; perciò la chiamarono Pandora. Ella fu data in sposa ad Epimeteo, fratello di Prometeo; da loro nacque Pirra che si dice sia stata la prima donna mortale ad essere creata.

- Deucalione e Pirra: il mito del diluvio

Quando avvenne il cataclisma che noi chiamiamo diluvio, tutto il genere umano però, tranne Deucalione e Pirra che si rifugiarono sul monte Etna, che si dice sia il più alto in Sicilia. Questi, poichè non potevano vivere a causa della solitudine, chiesero a Giove di concedere loro altri uomini o di colpirli con una analoga sciagura.



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