MASSENZIO





Nome completo: Marcus Aurelius Valerius Maxentius
Nascita: 278
Morte: 312
Predecessore: Massimiano
Successore: Costantino I
Padre: Massimiano
Regno: 306-312 d.c.



LE ORIGINI

Marco Aurelio Valerio Massenzio nacque nel 278 a.c. da Massimiano e da Eutropia, si sposò nel 293 a soli quindici anni, poi si autoproclamò imperatore romano ma in effetti fu un usurpatore perchè non venne mai riconosciuto dal Senato. Governò l'Italia e l'Africa tra il 306 e il 312.



L'AUGUSTO

Nel 305 i due augusti della Tetrarchia, Diocleziano e il padre di Massenzio, Massimiano, abdicarono e al loro posto successero i cesari Galerio e Costanzo Cloro. Tuttavia alla morte di Costanzo Cloro, nel 306, Massenzio fu proclamato Augusto dai Pretoriani col plauso della plebe, al posto del successore designato Severo, nei territori già governati dal padre, ossia l'Italia e l'Africa, mentre in Gallia e Britannia l'esercito proclamava Augusto il figlio illegittimo di Costanzo Cloro, Costantino.

Massenzio riuscì a tenere l'Italia e l'Africa sotto il suo dominio, appoggiato dal popolo di Roma che vedeva soppiantata l'importanza della città a favore delle capitali delle province (Treviri capitale della Gallia Belgica, Milano, Nicomedia, Antiochia) e della Guardia pretoriana, che si vedeva messa da parte dai precedenti tetrarchi. In più la provincia africana gli permise per lungo tempo di assicurare a Roma il vettovagliamento di grano e olio, che a volte ultimamente era venuto a mancare.

Massenzio, per difendersi dalle richieste degli eredi di Diocleziano, richiamò al potere suo padre Massimiano, cercando contemporaneamente l'alleanza con Costantino, anche lui con un potere in bilico, facendogli sposare la propria sorella Fausta nel 307, e il 21 aprile 308 si proclamò Augusto legittimo.



LE OPERE

Sognò il ripristino della grandezza di Roma e dei suoi Dei, come appare evidente nella sua monetazione, coniata nelle officine di Roma e di Ostia, ispirato alle grandi leggende di fondazione della Città: la lupa che allatta Romolo e Remo, Marte dio guerriero e padre dei gemelli fondatori.

La sua opera più grandiosa fu la Basilica di Massenzio, il più grande monumento del Foror Romano, con all'interno una statua gigantesca originariamente raffigurante Massenzio ma in seguito adattata per Costantino. Dell'edificio a tre navate coperte a crociera rimane solo una navata, mentre i suoi splendidi materiali, (tra cui le lastre di bronzo dorato che rivestivano le volte, asportate da papa Onorio I nel 626 per San Pietro), furono tolti e reimpiegati in altre chiese e palazzi di principi romani.
Dette anche l'avvio alla ricostruzione del vicino Tempio di Venere, fece ampliare la Via Sacra, dove innalzò un mausoleo a suo figlio Romolo. Inoltre fece costruire la Porticus margaritaria, operò il restauro e l'innalzamento delle mura di Aureliano, che dotò anche di un fossato, restaurando inoltre la via Appia fino a Brindisi e diversi acquedotti.

Nella sua proprietà sulla Via Appia stabilì una grande villa suburbana, che si estende tra il secondo e terzo miglio con tre edifici principali: il palazzo, il circo ed il mausoleo dinastico, destinato ad accogliere i suoi discendenti. Il monumento più noto è il circo, l’unico dei circhi romani ancora ben conservato in tutte le componenti architettoniche. All’interno di un quadriportico allineato sulla via Appia Antica, si erge il mausoleo dinastico, noto anche come “Tomba di Romolo” dal giovane figlio dell’Imperatore che qui fu presumibilmente sepolto.



LA MORTE

Tuttavia la secessione africana del 308 guidata da Lucio Domizio Alessandro non gli era favorevole, tanto è vero che due anni dopo si alleerà con Costantino, in più i rapporti con Massimiano peggiorarono fino al punto che anche questi defezionerà passando dalla parte di Costantino. L'ultimo colpo fu la morte del figlio Valerio Romolo, nel 309, che lo privava definitivamente di eredi.

Dopo la morte di Galerio gli altri due augusti, Licinio e Massimino Daia, occupati a contendersi la metà orientale dell'impero, lasciarono a Costantino il compito di eliminare l'usurpatore Massenzio. Questi accettò l'incarico e vinse prima la battaglia di Verona che gli dette in mano l'Italia del nord, quindi scese coll'esercito verso Roma.
Massenzio, invece di ripararsi dietro le mura che aveva ricostruito, uscì in battaglia incontro al suo avversario, e ne fu sconfitto a Ponte Milvio (28 ottobre 312). Morì annegato nel Tevere per alcuni, per altri fu decapitato e gettato nel fiume, a trentaquattro anni di età.

Diversamente riferisce un panegirico dell'epoca indirizzato a Costantino: "Egli che aveva già abbandonato due giorni prima il palazzo (sul Palatino); con la moglie e con il figlio spontaneamente si era ritirato nella sua casa privata, agitato per la verità da sogni terrificanti e perseguitato da furie notturne, perché tu (Costantino), la cui presenza era già da lungo tempo desiderata, potessi succedergli in quelle dimore sacre dopo lunghe purificazioni e sacrifici espiatori".

Scavi alle pendici del Palatino hanno portato recentemente alla luce le sue insegne: due globi di vetro verde dorato e un’altra sfera in calcedonio, facenti parte di due scettri e uno scettro intatto con un fiore a 8 petali che reggeva un globo verde scuro; accanto le armi da parata, di cui 3 lance e 4 porta stendardi.





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