APAMEA (Siria)




Apamea sorge sulla riva destra del fiume Oronte, in Siria, a circa 50 chilometri a nord ovest di Hama e fu abitata fin dal Neolitico da una popolazione stanziale dedita all'agricoltura, proseguendo nell'età del bronzo antico e medio, come dimostrano i ritrovamenti di selci lavorate, frammenti ceramici a disegni geometrici e dalle tombe con ricchi arredi. 

Successivamente divenne una città greca con struttura ortogonale, struttura mantenuta anche quando divenne romana e poi bizantina.  Il centro può probabilmente essere identificato con Nija, località menzionata in testi egizi ed ittiti del XVI secolo a.c. e del XV secolo a.c.. Nel corso degli scavi è stata scoperta una stele ittita su cui era scritto che la città era "stata fondata dal re Orhilina di Hamath" (oggi Hama). - In seguito, assieme a tutta la Siria, fu occupata dai Persiani, che la rinominarono Pharnake.

PIANTA DELL'AREA ARCHEOLOGICA
(INGRANDIBILE)
Dopo l'accordo di Triparadeiso, la spartizione dei territori conquistati da Alessandro Magno tra i suoi generali (diadochi), in cui stabilirono la ripartizione delle loro satrapie, Apamea fu occupata dai macedoni e ribattezzata per un breve periodo Pella (320-300 a.c.)

- Nel 300 a.c., dopo la Battaglia di Ipso, avvenuta tra i successori di Alessandro Magno nel 301 a.c.,Seleuco I Nicatore, fondatore della dinastia seleucide,fece costruire nel 300 a.c. sulla cima della collina, dominante la valle del fiume Oronte, l'acropoli e qui fondò una nuova città, a cui diede il nome della moglie persiana, Apama (a cui dedicò diverse città). 

Sotto i Seleucidi la città venne utilizzata come base stanziale dell'esercito, per la presenza dell'acropoli fortificata e per l'abbondanza di risorse per l'approvvigionamento delle truppe. Apamea divenne in brevissimo tempo uno dei maggiori centri del regno seleucide, sede anche della cavalleria reale.

- Mantenne la sua importanza, come base militare e commerciale, anche durante il periodo romano, dopo che Pompeo l'aveva conquistata nel 63 a.c., distruggendone l'acropoli.

All'apogeo del proprio sviluppo poteva contare fino a 500.000 abitanti, inclusi gli schiavi.

MOSAICO DEI FILOSOFI - SOCRATE

- Probabilmente dopo un terremoto, l'imperatore Claudio intervenne nella ricostruzione e la rinominò Claudia  Apamea, come testimoniano alcune iscrizioni.

- Distrutta ancora da un terremoto nel 115, la ricostruzione fu iniziata da Traiano (53 - 117), che in quel periodo si trovava ad Antiochia.

L'imperatore predispose la riedificazione completa della città che, in quel periodo, vide erigere il teatro, le terme e vari templi favorendo la fioritura di arti, scienza ed economia.

- Sempre all'inizio del III secolo, sino al 231, Apamea ospitò il quartier generale della Legio II Parthica, impegnata nelle guerre contro i Sasanidi, che riuscirono a conquistare la città, nel 252/253, sotto la guida del re Shāhpur (Sapore). 

- All'inizio del IV secolo, Apamea divenne uno dei maggiori centri culturali dell'Oriente, anche per merito di Giamblico di Calcide (250 - 330 filosofo famoso) che vi diresse la scuola neoplatonica. - Tra il 384 e il 388 il prefetto Materno Cinegio, distrusse molti templi pagani di immenso pregio tra cui anche la sede dell'oracolo di Zeus Belos, famosissimo e meta di lunghi pellegrinaggi, che già l'imperatore Settimio Severo, all'inizio del III secolo, era uso interpellare. Nel suo fanatismo fece anche promulgare leggi antisemite. 

- Dopo la divisione dell'impero, Apamea divenne capoluogo della provincia Syria Secunda e conobbe nel corso del V secolo un notevole sviluppo, ma poi, come tutte le città della Siria del nord, dovette subire vari assalti da parte dei persiani e, nel corso del VI secolo, fu colpita da due gravi terremoti e fu ricostruita da Giustiniano (482 - 565).

- Nel 636 fu conquistata praticamente senza colpo ferire dagli arabi del califfo Khalid ibn al-Walid, che pian piano ripristinarono la cittadella fortificata sull'acropoli, che permise loro di resistere ai bizantini che tentarono invano di riconquistare Apamea.



GLI SCAVI

Il sito antico, dopo secoli di disinteresse, iniziò ad essere riscoperto da una missione di scavo belga, nel 1925, e continua ancora oggi. Infatti sono stati fatti nuovi, importanti, ritrovamenti archeologici. Autori, gli archeologi di una nuova missione universitaria belga, che hanno ritrovato muri e pavimenti risalenti a diverse fasi storiche di Apamea.
 
 

LE MURA

Le mura della città sono formate da piccole pietre del periodo omayyade ed abbaside, mentre la pavimentazione emersa è costituita da grandi lastre di pietra. Una serie di pilastri marcano un'antica distruzione e ricostruzione, risalente, con tutta probabilità, al VI secolo d.c..
 
HELIOS

 
LA PORTA DI ANTIOCHIA

È l'unica rimasta delle sette porte della città, da cui partiva la strada diretta ad Antiochia, verso nord, per cui era detta anche porta nord. Nei pressi si possono ancora ammirare alcuni tratti delle mura cittadine, lunghe oltre 6 km, dal perimetro irregolare che un tempo includevano anche la cittadella. All'interno delle mura, ma soprattutto in quest'area si vedono anche numerosi esempi di conduttore idriche in cotto. Oggi la porta risulta ostruita da cumuli di macerie causate dai terremoti.



LE TERME ROMANE

Lungo il cardo, sulla destra si trovano le rovine delle terme, un tempo accessibili dalla strada tramite
un ingresso monumentale. Durante gli scavi sono state trovate tracce di una strada ricoperta di mosaici che conduceva al complesso delle terme.

Esse furono donate alla città da Giulio Agrippa nel 116 d.c., per la splendida usanza romana dell'evergetismo, e cioè il dono al popolo di monumenti ed edifici pubblici, assieme ad un ricco orredo di statue. Esse si trovano nella zona nordorientale di Apamea, dove  sono state ritrovate quattro vasche, un gran numero di colonne circolari in mattoni e condotti termali ancora in situ sotto la superficie intatta del pavimento anch'esso in mattoni. 

Le terme, ricostruite da Traiano dopo un terremoto del 115 d.c., furono utilizzate fino al VII secolo d.c.. Sempre alla stessa epoca risale il cardo maximus di Apamea, che taglia la città in due per una lunghezza di due chilometri.



LA VIA COLONNATA

Era l'asse centrale della città ricostruita da Traiano come cardo maximus, una splendida via colonnata che tagliava Apamea da nord a sud, dalla porta di Antiochia a quella di Hama, per una lunghezza di
circa 2 km ed una larghezza di 37,5 m, maggiore delle vie di Palmira e di Antiochia.

La sola carreggiata, i cui lastroni conservano ancora i segni del passaggio dei carri, misura oltre 22 m; i portici laterali hanno una profondità di 7–8 m. Il tratto settentrionale, costruito durante i regni di Traiano e di Marco Aurelio, conserva ancora colonne con capitelli corinzi e fusti lisci, mentre il tratto meridionale ha colonne scanalate, una rarità per la Siria, che testimonia anche la ricchezza e il benessere dei suoi abitanti durante il III secolo. 



AGORA' E TEMPIO DI ZEUS BELOS

Poco prima dell'incrocio con il decumano massimo i porticati delle grandi colonne presentano scanalature a spirale con andamento inverso da una all'altra. Tre di queste colonne avevano mensole dove erano poste le statue degli imperatori Antonino Pio, Marco Aurelio e Lucio Vero, probabilmente in bronzo. 

Qui si trovava l'agorà su cui si affacciava il tempio di Zeus Belos. Nel 386 d.c., il tempio fu fatto 
radere al suolo dal vescovo Marcello.



NINFEO

Poco prima di raggiungere il decumano massimo si arriva al ninfeo.



DECUMANUS MAXIMUS

Oggi il decumano massimo coincide con una strada asfaltata, lungo la quale si trovano i resti di una
villa romana, La casa delle mensole, con imponente ingresso ed un cortile colonnato.

Dall'altra parte del decumano sorge una cattedrale del V secolo. Si tratta di una chiesa a pianta centrale quadrilobata, prolungata da una cappella sul lato orientale. La pianta ha la forma tipica dei martyrion ed effettivamente nella chiesa era conservata una reliquia della Santa Croce.
 


TEATRO

Trasformato in fortezza durante il Medioevo, fu poi usato come cava di pietra; ora ben poco delle
originarie gradinate, anche se la struttura è ancora visibile. Di dimensioni notevoli, circa 139 m di
diametro, era il più grande teatro della Siria romana ed uno dei maggiori del mondo antico, più grande
perfino di quello di Bosra.



MUSEO

Situato in un khan ottomano ben conservato che una volta offriva alloggio ai pellegrini in viaggio verso
la Mecca, questo piccolo museo mostra alcuni reperti della città vicina, tra cui diversi bei mosaici e
alcune sculture. Sul cortile, c'è una collezione di lapidi di legionari romani, che potrebbero essere stati
uccisi in azione durante la guerra civile tra Macrino ed Eliogabalo (218).

Il museo contiene una interessante raccolta di mosaici romani e bizantini, tra i quali i più significativi
sono Socrate che siede tra i sapienti e la Vittoria di Cassiopea sulle Nereidi, entrambi rinvenuti al di
sotto del pavimento della Cattedrale, appartenenti ad un precedente edificio non cristiano.

La simbologia dei due mosaici va interpretata nell'ottica della filosofia neoplatonica, che aveva in
Apamea una celebre scuola. Numerosi altri mosaici, provenienti anche dal vicino villaggio di Huarte, sono esposti nel museo. Come le rovine di Apamea stessa, il museo di Apamea potrebbe essere stato saccheggiato durante la guerra civile siriana. 



BIBLIO

- M. Titien Olszewski, H. Saad - Pella-Apamée sur l'Oronte et ses héros fondateurs à la lumière d’une source historique inconnue: une mosaïque d’Apamée - M. P. Castiglioni, R. Carboni, M. Giuman, H. Bernier-Farella (eds.) - Morlacchi University Press - Padoue - William Smith (editor) - 2018 -
- Dictionary of Greek and Roman Geography - Apameia - London - 1854 -
- E. Sachau, Reise in Syrien - 1883 -
- A.D. Jean Ch. Balty - Apamea in Syria in the Second and Third Centuries  - The Journal of Roman Studies Vol. 78 - Published by: Society for the Promotion of Roman Studies - 1988 -



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