IL TESORO DI KAISERAUGST (Svizzera)



IL TESORO DI AUGUSTA AURICA - FIG. 1
La componente artistica dei Romani raggiunse livelli di pregio altissimi non solo nelle arti ornamentali come scultura,  pittura e architettura, ma pure nell'arte Argentiera. Ne sono fulgidi e famosi esempi i "Tesori di Boscoreale", (Museo del Louvre), di "Hilescheim (servizio da tavola in stile Augusteo, in Germania), di "Hoxne (del Tardo Impero, in Gran Bretagna), di "Mildenhall" (Britannia Romana), e i Vasi Votivi denominati "Aquae Apollinares", rinvenuti presso Bracciano, in Italia.

L'argenteria era diffusissima presso i ricchi Romani, estratto soprattutto dalle ricche miniere hispaniche, come segno distintivo della loro agiatezza. Ma era diffuso pure nei luoghi di Culto, come accessori per le Cerimonie, usanza questa conservatasi anche in Età Cristiana, dove nonostante i principi di povertà e semplicità, i paramenti e gli argenti nonchè gli ori delle chiese raggiunsero e superarono i tesori e gli sfarsi dei re e degli imperatori.

IL TESORO - FIG. 2
Non sono rarissimi, ma  quasi sempre reperiti in circostanze casuali, i rinvenimenti di antichi tesori di epoca romana, come caso del tesoro di Kaiseraugst (Cesare Augusto), un attuale piccolo Comune del Cantone svizzero Argovia che in epoca romana, dopo il 260 circa, fu sede di un importante fortezza militare dove ebbero istanza Legioni e unità ausiliarie romane. Il suo nome latino era Castrum Rauracense.

Augusta Raurica è oggi un importante e grande sito archeologico romano ubicato nel Nord della Svizzera, situato a quasi 20 km ad est di Basilea, che corrisponde all’attuale piccolo Comune di Augst o Kaiseraugst. Augusta Raurica è la più antica colonia romana sul Reno, fu infatti fondata da Giulio Cesare in prossimità del Reno.

IL TESORO - FIG. 3
Augusta Raurica venne fondata infatti nel 44 a.c. da Lucio Munazio Planco, luogotenente di Giulio Cesare nel corso della guerra gallica, ed era situata in un territorio occupato da una locale tribù gallica chiamata Raurica.

Ma solo al tempo di Augusto si consolidò la conquista di tutta l’area alpina già espugnata da Giulio Cesare e la primitiva colonia cesariana prese il nome di Colonia Paterna Pia Apollinaris Augusta Emerita Raurica, un nome lunghissimo, Paterna in onore di Cesare Pater Patriae, Pia perchè aveva dimostrato grande fedeltà, Augusta per essere poi passata al tempo di Augusto e Apollinaris per aver ospitato la Legione XV Apollinaris fondata da Giulio Cesare proprio in occasione della guerra gallica, Legione del resto nota fino al V secolo.

Vespasiano e poi Domiziano partirono da qui per la conquista degli Agri Decumates, pericoloso cuneo territoriale germanico che si spingeva all’interno della linea difensiva romana del Reno, una spina nel fianco per i romani. Durante i primi due secoli d.c. divenne una colonia ricca e popolosa, capitale della locale Provincia romana.

PIATTO CON STELLA - FIG. 4
Gli Alemanni distrussero la Città nel corso della grande crisi del III secolo, circa nell’ anno 260. Al tempo di Diocleziano venne qui rafforzata la frontiera germanica con la costruzione di un Ponte stabile fisso presidiato sulla sponda germanica da una testa di ponte fortificata in pietra, di forma quadrata di circa 45 metri per lato; la Colonia divenne il quartier generale della Legione I Martia , preposta anche alla difesa del Ponte.

Successivamente nel tardo impero sempre da qui partirono le Legioni per le guerre civili e per le spedizioni punitive romane contro le incursioni delle tribù germaniche all’interno del Limes. Sempre nel corso del tardo impero essa perse la sua primitiva importanza a favore del vicino insediamento celtico di Basilea, di cui non si conosce il primitivo nome, che diventerà però "Castrum Rauracense".

Così gli abitanti sopravvissuti all’invasione germanica degli Alemanni si posero sotto la protezione del Castrum Rauracense, un grande castello romano sito nella vicina Kaiseraugst e posto da ora in poi a difesa del Limes germanico tardo imperiale.

PIATTO RETTANGOLARE - FIG. 5
Durante il medioevo le grandi rovine in pietra del sito vennero spogliate per le nuove costruzioni. Gli scavi archeologici moderni hanno dissotterrato Templi, Taverne, Edifici pubblici, un Foro, i bagni termali e il più grande Anfiteatro romano a nord delle Alpi che disponeva di circa diecimila posti, da poco restaurato. Questa in breve la storia di Kaiseraugst e del Castrum Rauracense.

Il tratto sommario con cui è stata realizzata la vegetazione che ritma le scene lungo il bordo esterno della coppa della FIG. 6 richiama l’esecuzione degli alberi e arbusti che cadenzano il fregio abitato dell’umbone, il tutto realizzato accostando figure niellate e dorate.

Il tesoro di Kaiseraugst fa parte dei pochissimi grandi tesori europei dell’antichità romana comprendente opere di: oreficeria, oggetti personali, uso quotidiano ed anche di monete, rinvenuto praticamente intatto.

PIATTO CON VILLA SUL MARE - FIG. 6
Il tesoro è paragonabile soltanto a quelli rinvenuti in altre località europee, tipo quello di 
- Mildenhall in Britannia, 
- quello del Colle Esquilino a Roma, 
- quello di Cartagine 
ed ai numerosi rinvenuti in Dacia: 
- di Persinari, 
- di Sarmasag, 
- di Hinova, 
- di Radeni, 
- di Stancesti,
- di Cucuteni, 
- di Agighiol, 
- di Craiova, 
- di Perutu, 
- di Surcea, 
- di Sarmizegetusa, 
- di Sancraieni e di altre localita’ della Romania, a dimostrazione della ricchezza mineraria e personale della Provincia dacica.

SCENE DELL'INFANZIA DI ACHILLE - FIG. 7
Il tesoro di Kaiseraugst e’ pero’ quello forse di maggior pregio artistico e secondo per peso complessivo, infatti il tesoro di Treviri trovato nel XVII secolo, purtroppo subito fuso, pesava in totale 114 kg, quello di Kaiseraugst 37 kg e quello di Mildenhall 26 kg, mentre di quello trovato a Cartagine non si conosce il peso, ma sicuramente dell’ordine dei kg.

Il rinvenimento del tesoro di Kaiseraugst avvenne dopo il Natale del Dicembre del 1961 mentre si eseguivano dei lavori stradali tramite una ruspa alle spalle di un edificio scolastico che corrispondeva come posizione ad uno dei lati lunghi del Castrum in prossimita’ dell’angolo con il lato corto dell’antico castello della fortezza romana.

Nello scavare l’ antico tratto stradale romano ancora in uso dopo secoli, duro e compatto, ad un certo punto l’addetto alla ruspa si accorse che in un punto della strada, la resistenza della strada romana era stranamente cedevole e pensò che sotto dovesse esserci una buca.

DETTAGLIO DELLE SCENE DELL'INFANZIA DI ACHILLE
L' operatore addetto alla ruspa naturalmente non si rese conto di cosa stava per uscire da quella buca e continuando a scavare, la ruspa tirò fuori una grande “latta” che finì nel mucchio di terra accumulata nel bordo della strada; poco tempo dopo nel sistemare la terra accumulata si ritrovò quella “latta” di forma rotonda che ad un successivo esame si rivelò essere argento.

Si tornò così sul luogo del ritrovamento dove venne rinvenuto tutto il tesoro che era composto principalmente da:
- un ricchissimo e completo servizio da tavola, 
- tre lingotti d’argento con impresso l’immagine e la leggenda di Magnenzio, 
- 186 monete 
- 17 medaglioni, tutti in argento.

VENERE ALLO SPECCHIO - FIG.8
Il tesoro aveva un peso complessivo di circa 37 kg, da analisi metallografiche risulto’ che l’ argento aveva una purezza del 97% mentre il rimanente 3% era composto da 2% di rame, 0,7% di oro e 0,3% di piombo, a dimostrazione di quale alto livello era la metallurgia e raffinazione dei metalli preziosi presso gli antichi romani del tardo impero .

A chi poteva appartenere questo tesoro? La datazione dei tre lingotti riporta a Magnenzio, quindi si tratta almeno dell’anno 350, ma per il servizio da tavola la data potrebbe essere precedente o successiva, anche se in base alle monete e medaglioni trovati una data successiva sarebbe poco probabile, così si è supposto che il proprietario del tesoro fosse un altissimo personaggio legato a Magnenzio, forse un ufficiale o un funzionario della sua corte .

Allo scopo è risultata importante una iscrizione incisa dietro un piatto che reca: P. ROMULO. Un Publio Romulo in effetti è storicamente conosciuto come essere stato un Magister Militum proprio al tempo di Magnenzio, fu un ufficiale comandante della fanteria del suo esercito e morì nella battaglia di Mursa avvenuta nel 351 tra Magnenzio e il legittimo Imperatore Costanzo II.

Dietro i cucchiai, il candelabro e un altro piatto, c'è però inciso il nome di MARCELLIANO, quindi si presuppone che almeno il tesoro da tavola abbia avuto nel tempo diversi proprietari e che tutto il tesoro fu poi posseduto, riunito e seppellito probabilmente dall’ultimo proprietario, che fu Publio Romulo in previsione dell’incerto esito della battaglia di Mursa.



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