GNEO POMPEO STRABONE





Nome: Gnaeus Pompeius Strabo
Nascita: Picenum 135 a.c.
Morte: 87 a.c.
Professione: Militare, politico
Figlio: Gneo Pompeo Magno
Consolato: 89 a.c.

Gneo Pompeo Strabone (Gnaeus Pompeius Strabo). Nacque a Picenum (Abruzzo),  nel 135 a.c.  e morì nell' estate dell'87 a.c.. Fu un militare romano, padre del più famoso comandante militare Gneo Pompeo Magno.



CURSUM HONORUM

Discendente di una famiglia di latifondisti nel Piceno. Di lui sappiamo che fu questore in Sicilia nel 104 a.c. Dopo aver dimostrato il suo talento militare, divenne pretore nel 92 a.c. (data non certissima). Venne accusato nel 91 o nel 90 con altri militari di aver favorito la ribellione degl'Italici, fu tra gli assolti. ma comunque era favorevole all'estensione della cittadinanza romana. 

Poi scalò ancora le tappe del cursus honorum fino a divenire console nell'anno 89 a.c., durante la guerra sociale. Cicerone, che era al suo seguito, ci ha lasciato il ricordo di un suo colloquio, rimasto infruttuoso, con uno dei capi degl'Italici, che comunque combattè e sconfisse presso Fermo.

Fu il primo del suo ramo dei Pompei a raggiungere lo stato senatoriale a Roma, nonostante il Senato romano non fosse affatto favorevole ai piccoli proprietari rurali quale era Pompeo.



LE GUERRE

Invece egli comandò con grande sagacia e valore le armate romane contro gli alleati italici nel nord dell'Italia: la città di Laus Pompeia, costruita sul sito di un antico insediamento boico, fu così nominata proprio in suo onore, nell'89 a.c., nello stesso anno in cui aveva concesso il diritto latino agli abitanti delle comunità in Transpadana.

Sempre nell'89 a.c. Pompeo promosse la Lex Pompeia de Transpadanis, che concesse il diritto latino anche ai Transpadani. Secondo alcuni studiosi è anche colui che l'ha proposta a Roma.

Dopo un lungo assedio conquistò la città di Ascoli, uccise i capi della rivolta e mandò in esilio parte dei suoi abitanti per ristabilire la pace senza altri spargimenti di sangue. Le sue tre legioni da lui guidate con destrezza furono determinanti nella vittoria di Roma. Vinse infatti sui sui marsi, sui peligni e sui vestini,

Poichè era anche un uomo giusto volle ripagare il coraggio dei suoi combattenti per cui concesse la cittadinanza romana ad un gruppo di cavalieri iberici.
Questi si erano distinti al suo comando (virtutis causa) durante la guerra civile, pertanto li iscrisse nelle varie tribù romane.
Conosciamo con certezza l'evento e il provvedimento avendo ritrovato di questo una celebre epigrafe bronzea che lo descrive.

Il generale Strabone aveva un certo carattere, tenace ma poco pietoso. Basti dire che dopo il consolato e la guerra, dato il grande rapporto che aveva coi suoi militi, si ritirò nel Picenum con i suoi veterani.

Quando Silla prese il posto di Pompeo nella guerra contro Mitridate e lasciò il suo protetto, Quinto Pompeo Rufo in carica in Italia, il Senato ordinò di lasciare l'esercito al console in carica, cioè Pompeo.

Strabone però, scontento di separarsi dal suo esercito, prima di riconsegnarlo fece uccidere il nuovo console. Silla che era in viaggio per la Grecia stranamente non punì questa fortissima insubordinazione. Forse, sapendo di quanta affezione aveva l'esercito nei confronti di Pompeo, temette una rivolta, l'ultima cosa che avrebbe voluto con lui, lontano da Roma, che non poteva gestire nulla.

Pompeo rimase nel Picenum fino all'87 a.c., quando Cinna fu cacciato da Roma dal collega Ottavio e, rispondendo all'appello degli ottimati che volevano il suo appoggio contro i mariani, si diresse verso l'Urbe. Atteggiamento un po' strano visto che Silla non riscuoteva le sue simpatie.

Infatti Strabone meditò a lungo, marciando verso Roma con molta calma perché non sapeva ancora da che parte schierarsi, ma alla fine fu costretto a combattere contro Cinna e Sertorio, governatore della Spagna. 

Sertorio dimostrò, secondo taluni, più valore di Pompeo, sconfiggendolo completamente nei pressi di Saguntum. La battaglia non fu decisiva ma Cinna dopo ciò cercò di assassinarlo inutilmente. Morì invece nello stesso anno secondo alcuni a causa di un fulmine, secondo altri di peste, o di febbre fulminante, nell'estate ma sempre di quello stesso anno. 

Il figlio di Strabone, il famoso Gneo Pompeo Magno, si mise a capo delle legioni del padre e le ricondusse nel Picenum. Pompeo Junior chiese rinforzi a Roma avvertendo che senza questi lui e Cecilio Metello, il generale inviato da Roma, sarebbero stati cacciati via dalla Spagna.

Invece Metello Pio rivelò grandi doti strategiche tenendo una guerra di logoramento contro Sertorio e salvando più volte la reputazione al giovane Gneo Pompeo Magno, affiancatosi a lui nella guerra per ordine del Senato nel 77 a.c.

 "Intorno al medesimo tempo venne ad unirsi Silla alla testa di tre legioni, il figlio di Pompeo Strabone,  Gneo Pompeo aveasi egli aperta la strada colla sconfitta di Bruto un de capi del contrario partito a Silla che grato d un tal servigio lo salutò Imperadore, titolo che davasi solo ai di Generali della Repubblica quando aveano riportata qualche vittoria.  Pompeo benchè non avesse ancora ventitrè anni e non fosse passato per alcuna magistratura avea assoldate quelle truppe nel Piceno ove la sua famiglia avea gran numero di clienti "
(Studi dell'Abate de Condillac)

La guerra terminò nel 72 a.c. con l'assassinio di Quinto Sertorio da parte di un suo sottoposto.In realtà Sertorio fu sconfitto più dalla tattica temporeggiatrice di Metello che da quella avventata e spregiudicata di Gneo Pompeo Magno, che imparerà poi a diventare un grande comandante militare, imparando da suo padre e dai propri errori.




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