IL TESORO DI MISURATA (Libia)



IL TESORO DI MISURATA

Il tesoro di Misurata è «il più grande ritrovamento monetale del mondo antico», anche se non vi sono presenti monete in oro o argento. La sua denominazione deriva dall'omonima località sulla costa libica, dove il cospicuo ripostiglio monetale fu nascosto nel IV secolo, all'interno di un edificio distrutto, e poi dimenticato, nella problematica temperie politica di un'epoca turbolenta per l'impero romano, a cavallo tra il III e IV sec.

La stessa destinazione stessa del tesoro è legata alle criticità politiche dell'impero romano, e alle difficoltà di tenuta dei suoi confini: si ritiene infatti probabile che la sua costituzione fosse finalizzata al finanziamento delle truppe mercenarie utilizzate per difendere il limes africano.

I nummi di Misurata riflettono anche le criticità politiche. In esse si può leggere traccia delle mire secessionistiche di Domizio Alessandro, che governò per un periodo la provincia d'Africa, quale vicario del prefetto del pretorio: alcune delle monete furono infatti coniate a suo nome.

La stessa vicenda della costituzione del deposito merita attenzione, per la sua capacità di evocare le difficoltà del periodo: fu necessario infatti la messa in sicurezza dell'enorme gruzzolo mediante il singolare occultamento in un edificio distrutto.

LUOGO DEL RITROVAMENTO

LA SCOPERTA

Nel Febbraio del 1981, durante i lavori per la realizzazione di una serra (Giardini del 7 Aprile) in località Suq el Kedim (Mercato Vecchio), situata a 18 Km ad Ovest dell’odierna città di Misurata, in Libia, è stato infatti rinvenuto uno dei più grandi tesori monetari dell’antichità.

La Soprintendenza Archeologica di Leptis Magna purtroppo potè intervenire solo dopo lo spianamento del terreno con una ruspa, ma con tutto ciò recuperò circa 108000 monete tardo romane in bronzo argentato, dal peso complessivo di oltre 600 kg.

UN CONTENITORE COL TESORO
Il tesoro di era di nummi di epoca imperiale, risalenti agli anni dal 294 al 333, coniati in lega di rame, piombo e stagno, arricchita da argento nella patina superficiale. Il nummo era una moneta di bronzo di piccole dimensioni (circa 8-10 mm di diametro) che aveva corso legale durante l'Impero bizantino. Alcuni di questi nummi sono di tipologie sconosciute, inedite, o rarissime.

La monetazione risale quindi alle fasi della Tetrarchia (fine III secolo) e della guerra civile di inizio IV secolo (306-324), in una fase molto turbolenta nell'età imperiale della storia romana, già segnata dall'Anarchia militare e dalla crisi del III sec.

Il tesoro si rivela infatti di eccezionale interesse non solo per la enorme quantità di monete, ma anche per l’ottimo stato di conservazione, consentendo anche studi chimico-fisici per gli aspetti composizionali, tecnologici e dei processi realizzativi delle monete.

L’attività in loco del gruppo di ricerca è stata interrotta dopo la Rivoluzione del 2011 e la situazione di instabilità successiva; verrà ripresa non appena le condizioni generali del Paese lo permetteranno in un clima di sicurezza.



IL RESTAURO

Il tesoro, conservato nel Museo archeologico nazionale di Leptis Magna, è stato restaurato e studiato in sito, con tecniche non distruttive, secondo specifici protocolli, da un'équipe italiana di studiosi dell'ITABC - Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali del Consiglio Nazionale delle Ricerche, sotto la guida di Salvatore Garraffo, direttore dell'Istituto. 

I CONTENITORI RINVENUTI
Al progetto partecipano anche l'IBAM-CNR (Istituto per il Beni Archeologici e Monumentali) di Lecce - Potenza - Catania, l'Istituto nazionale di fisica nucleare (con il LANDIS-Laboratori di analisi non distruttive dei Laboratori nazionali del sud), e i dipartimenti di chimica delle università di Catania e di Genova.

Presso l'ITABC è stato anche realizzato un database dei pezzi monetali, con immagini 2D e in 3D: l'archivio, in fase di implementazione, copre 68.000 dei 108.000 pezzi del tesoro.Allo stato attuale tutte le monete del tesoro sono state restaurate, ad eccezione di un migliaio di pezzi, lasciati nel loro stato originario – e comunque pienamente leggibili per studi composizionali futuri.

Circa 85000 nominali sono stati sinora dettagliatamente catalogati (singolarmente e non per gruppi di emissioni), utilizzando un sistema informatico realizzato per gestire l’immensa mole dei dati eterogenei relativi a ciascuno di essi.

Rimangono da esaminare in dettaglio circa 23000 monete, delle quali è stata già eseguita una ricognizione onde tracciare un quadro definitivo della cronologia e della composizione del tesoro. 

Tenendo conto della complessità del ritrovamento, le monete sono state catalogate per contenitore anche per comprenderne il processo di raccolta. Si è capito infatti che le monete non erano state introdotte casualmente nei vasi, ma raggruppate in relazione al decrescere del peso, del modulo e, in particolare, del contenuto in fino di argento, ovvero per progressione cronologica.

MONETA DI MASSENZIO

LA COMPOSIZIONE

A parte qualche decina di antoniniani residuali di III secolo, tutte le monete del tesoro si datano tra il 294 ed il 333 d.c. Trattasi quasi sempre di nummi (folles), monete in bronzo con patina superficiale in argento, battute a partire dalla riforma monetaria di Diocleziano e pesanti in media, nella fase più antica, ca. 10 g., per scendere sino a ca. 2,50 g. in quella più tarda: pochissimi i nominali frazionari.

Tra l’enorme numero di monete del tesoro, si notano non pochi esemplari inediti o rari, quali, ad esempio, di L. Domitius Alexander, di Massenzio, di Costantino I, Licinio, e rispettivi figli.

Il tesoro di Misurata è un documento di eccezionale importanza anche per lo studio della circolazione monetaria nella Tripolitania antica nella età di Costantino il Grande, per l'individuazione delle varie tappe dello svilimento del contenuto in fino del nummus, e non in ultimo, per lo studio delle tecnologie adottate per la sua produzione.

Le monete sono state restaurate nel corso delle varie Missioni che si sono succedute presso il Museo di Leptis Magna a partire dagli anni '90 del secolo scorso.
Al Progetto interdisciplinare su 'Il Grande Tesoro Monetale di Misurata attualmente partecipano:
- CNR, Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali, Roma;
- CNR, Istituto per il Beni Archeologici e Monumentali, Lecce - Potenza - Catania;
- INFN, Laboratori Nazionali del Sud, Catania;
- Università di Catania, Dipartimento di Chimica;
- Università di Genova, Dipartimento di Chimica, Sezione di Chimica Inorganica e Metallurgia.
Le ricerche sono finanziate, oltre che dal CNR, dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dal MIUR e dal Ministero degli Affari Esteri.
Obbiettivo del Workshop è di fare il punto sui 'lavori in corso', con la presentazione dei risultati sinora ottenuti, e di tracciare le linee di sviluppo della ricerca nel prossimo futuro.

Rimangono ancora senza sicura risposta molti interrogativi suscitati da questo straordinario ritrovamento, quali l’identificazione del proprietario e della funzione del complesso monetale, i motivi del suo interramento e del mancato recupero, la destinazione dell’edificio con il quale era connesso.

Alcune atipicità, evidenziate e discusse anche in occasione di due Convegni Internazionali (2009 e 2012), organizzati per la presentazione e lo studio del tesoro, potrebbero in effetti spiegarsi con la possibilità che le monete, in specie quelle più antiche, facessero originariamente parte di riserve immobilizzate (sottratte alla circolazione) di comunità locali municipali, o di patrimoni religiosi come templi o santuari.



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