CATURIGI (Nemici di Roma)



RICOSTRUZIONE DEL TROFEO DELLE ALPI
I Caturigi (latino Caturiges) furono un piccolo popolo celtico stanziato sulle Alpi, precisamente nella valle dell'alta Durance (in italiano Druenza, ora in disuso; in latino Druentia), nelle Alpi Cozie, quelle che in Italia interessano la regione del Piemonte.

Gaio Giulio Cesare menziona i Caturigi una sola volta nel De bello Gallico. Il nome dei Caturigi è ricordato anche insieme a quello di numerose altre tribù alpine vinte da Ottaviano Augusto nell'iscrizione presente sul Trofeo delle Alpi ("Tropaeum Alpium"), monumento romano eretto
nel 7-6 a.c. per celebrare la sottomissione delle popolazioni alpine e situato presso la città francese di La Turbie:

«GENTES ALPINAE DEVICTAE· ACITAVONES · MEDULLI · UCELLI · CATURIGES»

Augusto in persona si dedicò, con l'aiuto di Agrippa, a conseguire la sottomissione di quelle aree interne all'impero non ancora conquistate. Iniziò con la sottomissione del nord-ovest della penisola iberica, e li pose sotto il dominio romano, dopo una serie di sanguinose campagne militari in Cantabria dal 29 al 19 a.c., impiegando 7 legioni e altrettanti ausiliari.

POSIZIONE DEI CATURIGI, NELLE ALPI COZIE
A questa conquista succedette quella dell'arco alpino, per dare maggior sicurezza interna ai valichi ed alle relazioni con la Gallia (26-25 a.c.). Vennero sottomesse le popolazioni a guardia del passo del Gran San Bernardo, contro il popolo dei Salassi, i 44.000 sopravvissuti furono tutti venduti come schiavi, mentre in luogo della fortezza militare fu fondata la colonia di Augusta Praetoria (Aosta)

Questi successi furono commemorati con il trofeo di La Turbie, eretto nel 7-6 a.c. in onore di Augusto nella Francia mediterranea, per ricordare i nomi di tutte le tribù sottomesse, ben 46 tribù alpine tra l'Italia, la Gallia Narbonese e la Rezia:
- Triumpilini, - Camuni, - Vennoneti, - Venosti (della Val Venosta), - Isarci, - Breuni, - Genauni, - Focunati, - le quattro tribù dei Vindelici (Cosuaneti, Rucinati, Licati e Catenati), - Ambisonti, - Rugusci, - Suaneti, - Caluconi, - Brixeneti, - Leponti, - Uberi, - Nantuati, - Seduni, - Varagri, - Salassi, - Acitavoni, - Meulli, - Ucenni, - Caturigi, - Brigiani, - Galliti, - Triutalli, - Ectini, - Vergunni, - Eguituri, - Nemanturi, - Oratelli, - Nerusi, - Velauni, - Suetri.

I Caturigi vennero sottomessi a Roma durante le campagne di conquista di Augusto, nel 16 e il 15 a.c., di Rezia e dell'arco alpino, condotte dai suoi generali Druso maggiore e il futuro imperatore Tiberio, contro i popoli alpini.  

ARCO DI AUGUSTO
Ma i Caturigi sono anche ricordati tra i popoli alpini che rispondevano a Marco Giulio Cozio nell'iscrizione dedicatoria dell'Arco di Augusto a Susa. In effetti mentre molte tribù galliche approfittarono della morte di Giulio Cesare per ribellarsi ai Romani, mentre Cozio rimase fedele a Roma durante le guerre civili.

Tanto è vero che Cozio fece erigere, tra il 9 e l'8 a.c., un arco onorario in onore di Augusto per celebrare l'alleanza (il foedus) con l'impero romano e il suo regno, stipulato nel 13 a.c.. Ottaviano in persona, di ritorno dalle Gallie, si fermò a Segusium per inaugurare il monumento.

Sebbene depredato delle lettere in bronzo dell'iscrizione e delle grappe di bronzo che ornavano e tenevano i blocchi di pietra, l'arco è in gran parte intatto. Solo il fregio sul lato est del monumento è stato corroso dal tempo ed è oggi incomprensibile. L'arco è stato comunque restaurato in occasione del suo bimillenario tra il 1990 e il 1992 con la supervisione della Soprintendenza Archeologica del Piemonte.

IL TROFEO DELLE ALPI
Esso è di 13 metri di altezza, 12 di larghezza e 7 di profondità, con un unico fornice con volta a botte decorata a cassettoni e delimitato ai 4 angoli da lesene sormontate da capitelli corinzi.
L'iscrizione dedicatoria all'imperatore Ottaviano Augusto da parte di Cozio, già insignito della carica di Praefectus Ceivitatium, insieme con le 14 popolazioni che governava, era:

«IMP · CAESARI · AVGVSTO · DIVI · F · PONTIFICI · MAXVMO · TRIBVNIC · POTESTATE · XV · IMP · XIII
M · IVLIVS · REGIS · DONNI · F · COTTIVS · PRAEFECTVS · CEIVITATIVM · QVAE · SVBSCRIPTAE · SVNT · SEGOVIORVM · SEGVSINORVM
BELACORVM · CATVRIGVM · MEDVLLORVM · TEBAVIORVM · ADANATIVM · SAVINCATIVM · ECDINIORVM · VEAMINIORVM
VENISAMORVM · IEMERIORUM · VESVBIANIORVM · QVADIATIVM · ET · CEIVITATES · QVAE · SVB · EO · PRAEFECTO · FVERVNT»
(CIL V 7231)

“[In onore dell']Imperatore Cesare Augusto, figlio del divino [Cesare], Pontefice Massimo, con Potestà Tribunizia da 15 [anni] e Imperatore da 13, [da parte di] Marco Giulio Cozio, figlio del re Donno, Praefectus delle popolazioni qui elencate: Segovii, Segusini, Belaci, Caturigi, Medulli, Tebavi, Adanati, Savincati, Ecdini, Veamini, Venisami, Imerii, Vesubiani, Quadiati e delle popolazioni che furono sotto la sua prefettura”.
Il fregio effigia scene politico-religiose relative al patto di alleanza tra Cozio e Ottaviano Augusto, diventando un'opera propagandistica assolutamente inusuale.

Cozio latinizzò il suo nome in Marcus Iulius Cottius, fu nominato præfectus civitatis e assunse la cittadinanza romana, per la riconoscenza dei romani e il desiderio di creare un saldo legame con le popolazioni stanziate sul valico del Monginevro, l'unica via per l'accesso alle Gallie.
IL CAPRICORNO DI AUGUSTO
Vero è che il dominio di Cozio venne ridotto, compensato però dall'ampia autonomia e le ricchezze che al territorio acquisì grazie ai commerci tra Gallia e Italia. La capitale Segusium (oggi Susa), cominciò infatti ad estendersi e abbellirsi di notevoli monumenti pubblici e dotarsi di monumenti pubblici.

Sotto la sua guida, le popolazioni locali, Caturigi compresi, si romanizzarono, adottando la lingua latina, le leggi romane e l'arte romana. Rimase intatta però la devozione verso i loro Dei, solo in seguito affiancati e identificati con quelli romani. Del resto i romani furono sempre estremamente tolleranti verso le divinità straniere.

Anzi alcuni Caturigi si arruolarono nell'esercito di Ottaviano a cercare fortuna, come testimonia un'epigrafe dove è scritto:
«Primo, figlio di Tito, trombettiere, della stirpe dei Caturigi, soldato della III Coorte Alpina, visse 48 anni, ebbe la paga per 23. Qui giace. Per testamento dispose che il sepolcro fosse eretto. Lucio, sottufficiale e Tullio, veterano, eredi, posero

Dopo la morte di Cozio, le Alpes Taurinae, cioè le montagne su cui Cozio aveva governato, mutarono in onore del re defunto in Alpes Cottiae (Alpi Cozie). Nel IV secolo d.c. il mausoleo di Cozio era ancora frequentato e la sua figura venerata come esempio di re giusto e previdente.

A Cozio succedette il figlio Donno II (c.a 30 a.c.- 44 d.c.), a cui succedette il nipote Cozio II (5 a.c.- 63 d.c.), che regnò molto a lungo sui Caturigi, ed ingrandì il territorio amministrato dal nonno grazie a doni territoriali concessi dall'Imperatore Claudio. Alla morte di Cozio II, non essendoci eredi, le Alpi Cozie divennero una provincia romana, con un passaggio del tutto indolore. I Caturgi divennero pertanto romani.



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