CHERSONESUS TAURICA - CHERSON (Crimea)



IL FORTILIZIO
Cherson era un'antica città ubicata nella parte sud-ovest dell'attuale penisola di Crimea. Già colonia greca nella Tauride, venne fondata 2,500 anni fa da colonizzatori provenienti dalla Heraclea Pontica, antica città sulla costa di Bitinia nell'Asia Minore.

Il suo nome originale era Cheronesus Taurica, dove Cheronesus in greco significa "penisola". Nel 2013, il sito di Chersonesus è stato classificato come Patrimonio dell'Umanità.

Chersonesus era una democrazia governata da un gruppo di Arconti eletti e da un consiglio chiamato Demiurgoi. Col passare del tempo, il governo divenne sempre più oligarchico, con il potere concentrato nelle mani degli arconti. Una forma di giuramento prestato da tutti i cittadini dal III secolo a.c. è sopravvissuto fino ai giorni nostri.

Conquistata in seguito dall'impero romano, fu assoggettata, dopo la divisione dell'impero dai Bizantini che la resero capoluogo della penisola di Crimea, una regione dell'Impero Bizantino che divenne il trentesimo Thema.


L'insediamento romano è stato saccheggiato dall'orda Mongola più volte nei secoli XIII e XIV, ed infine venne totalmente abbandonato.Oggi la città ha preso il nome di Sebastopoli, in russo e in ucraino chiamata Севастопол.

La popolazione di Cherson fu spesso autrice di sommosse, sempre sedate dai Bizantini. Famoso fu il caso di "Giustiniano II Rinotmeto" (669 – 711) l'imperatore bizantino che regnò per due volte, nel 685-695 e dal 705 alla morte.

Figlio di Costantino IV e di Anastasia, fu l'ultimo rappresentante della dinastia eracliana. A lui si deve tra l'altro la definitiva unificazione degli uffici di imperatore e di console, cui conseguì l'effettiva abolizione del secondo titolo.

La sua collocazione la rendeva, comunque, un insediamento di importanza vitale per l'impero. Durante il X secolo, come già detto, fu considerato come il trentesimo Thema, su trentuno esistenti. I Thema erano le circoscrizioni che nel VII secolo furono create per opera dell'imperatore bizantino Eraclio I (610-641), onde rinnovare l'assetto amministrativo e territoriale dell'impero.

BASILICA
Però già all'epoca di Giustiniano I il Thema si era trasformato in un comando militare ispirandosi all'esarcato, dove l'autorità politica e militare si fondevano nella persona dell'esarca, mentre nel modello tardo-romano (di Diocleziano e poi di Costantino I) vi era una netta separazione fra autorità politica e militare nelle province e nelle diocesi.

La diocesi era una divisione amministrativa del tardo impero romano (284-476), al cui interno erano raggruppate diverse province, ed era subordinata ad una prefettura del pretorio, che costituiva la massima divisione amministrativa dell'impero. La diocesi, perciò, era ad un livello intermedio fra le province e le suddette prefetture.

Successivamente il termine venne usato dalla chiesa cattolica per indicare la circoscrizione su cui il vescovo esplica il suo potere sia spirituale che economico e organizzativo.

A capo della regione subentrò lo stratego, un'alta carica delle gerarchie militari dell'antica Grecia, dei regni ellenistici e infine dell'Impero bizantino, corrispondente all'odierno capo militare o generale.
Lo strategos di questa regione otteneva il suo stipendio dalle tasse versate dai soldati-contadini.



LE ORIGINI REMOTE

Per comprendere le origini di Cheronesus Taurica, ovvero Cherson Taurica, occorre risalire all'antico mito di Ippolito, risalente all'età monarchica romana. Il primo re di Nemi fu secondo la tradizione Ippolito figlio di Teseo, quello che aveva ucciso il minotauro con l'aiuto del filo di Arianna, re di Atene. Si ha notizia poi che ci fu anche Virbio come Rex Nemorensis figlio di Teseo e Aricia.

CHERSONESUS TAURICA SITUATA NEL MAR NERO, AGLI ESTREMI CONFINI DELL'IMPERO

ARTEMIDE TAURICA

Il mito fa pensare a un capo tribale che mantiene il suo ruolo finché un altro campione non lo sfidi e lo vinca.

ARTEMIDE TAURICA
VI SECOLO A.C.
Nel contesto il pretendente avrebbe tentato di sposare la regina per ereditare il trono, fallito il colpo va a fondare con i suoi seguaci un'altra città.

Servio narra di come il rito fosse percepito remoto e barbaro dai romani, facendolo derivare dai cruenti sacrifici offerti ad Artemide Taurica.

Tali sacrifici vennero descritti nella tragedia di Euripide, l’ "Ifigenia in Tauride", ovvero la figlia di Agamennone e Clitennestra che venne sacrificata dal padre poco paterno al Dio Nettuno per placare una tempesta.

Anche se è vero che la Dea Artemide poi salvò la sua protetta, è anche vero che il tempio, ovvero le sacerdotesse e/o i sacerdoti a lei dedicati avevano la barbara usanza di sacrificare alla Dea tutti gli stranieri che approdassero in quella terra.

Secondo il mito Oreste, colpevole di matricidio, forse commesso per sbaglio, aveva condotto nel bosco aricino la statua di Artemide dal Chersoneso, o Artemide Taurica, con il suo culto, appunto, cruento e straniero, divenendo il primo rex nemorensis. I seguaci della Dea nel Chersoneso (penisola di Crimea) avrebbero infatti ucciso e immolato alla Dea qualsiasi straniero fosse approdato in quella terra.

L'ANFITEATRO
Nelle Argonautiche di Valerio Flacco, Oreste narra esplicitamente di essere fuggito dalla crudele Diana Taurica, divenendo il re di Aricia e del bosco di Egeria, quindi un rex nemorensis. Con la differenza che là doveva uccidere gli intrusi mentre qua doveva difendersi dall'aspirante re.

Frazer in proposito scrisse "Il ramo d'oro", un celeberrimo libro di antropologia tradotto in tutte le lingue, dove definisce d’oro il ramo di Nemi, pensando erroneamente di riconoscere l’albero sacro con una quercia, da un passo virgiliano, mentre il ramo d’oro sarebbe stato del vischio che cresceva abbarbicato ad essa, un ramo che sembra dorato per le sue bacche gialle.

Insomma si trattava di un ramo di un certo albero ma con certezza non si sa quale, a parte che nei lucus, cioè nei boschi sacri, era proibito per chiunque tagliare e perfino raccogliere rami. Solo il sacerdote poteva farlo in vista di certe festività distribuendoli al popolo. Un po' come fa oggi la Chiesa Cattolica nella Domenica delle Palme.

Praticamente un condannato che sfuggiva alla sua pena poteva rifugiarsi nel bosco sacro per salvare la vita, finché altri non lo sfidasse. Secondo alcune tradizioni il re poteva venire sfidato ogni cinque anni, durante i quali egli era inviolabile, e sembra una tradizione attendibile.



POCO SACERDOTE E POCO RE

Strabone, anch'egli riferito alla storia di Oreste fuggiasco e inseguito dalle Furie, sottolinea l’elemento “barbaro” percepito nel cruento rituale di successione del rex e nel fatto che questi si muovesse sempre armato all'interno del santuario, caratteristica che lo rendeva del tutto anomalo agli occhi dei contemporanei, sia come sacerdote che come re, in quanto ambedue inviolabili per le leggi romane.

L'usanza, ovvero il rito poco romano, si giustificava col fatto che in genere i re fossero schiavi e non cittadini romani. Pertanto uno schiavo fuggitivo poteva sfidare il rex in carica e sperare di vincere guadagnando almeno cinque anni di vita. 

Sembra peraltro che Caligola tifasse per un nuovo pretendente al rex del Nemus affinchè abbattesse il precedente rex, in carica, a suo dire, da troppo tempo: "Nullus denique tam abiectae condicionis tamque extremae sortis fuit, cuius non commodis [Caligula] obtrectaret: Nemorensi regi, quod multos iam annos potiretur sacerdotio, validiorem adversarium subornavit."

Non sappiamo chi abbia vinto ma conosciamo la follia di Caligola, anche se forse esagerata dalle cronache cristiane. Comunque in era imperiale, la successione al seggio Nemorensis avveniva in un modo ormai incomprensibile per i romani, disavvezzi a tali culti vagamente tribali. In effetti, le origini del sacerdozio dovevano risalire all’età regia, e il mondo romano da allora era molto cambiato.



IL RIFUGIO DEI PIRATI

Cherson sembra sia stata a lungo un rifugio dei pirati, attività piuttosto seguita e in linea con il carattere del popolo. Il Periplo del Ponto Eusino (o Periplus Ponti Euxini) è un periplo o guida con le indicazioni delle destinazioni che i visitatori incontravano quando viaggiavano sulle coste del Mar Nero. 

Il testo fu redatto da Arriano di Nicomedia dal 130 al 131. Sembra dal frammento del Periplus in nostro possesso, che questo luogo si chiamasse Athenæon. Ai tempi di Arriano era comunque già desertico.

- Dal porto del Tauro-Scythæ ad Halmitis Taurica correvano 600 stadi e sembra che Arriano abbia proceduto passo passo dal celebre promontorio di Criu-Metopon, che si trova tra il porto già citato e la Halmitis Taurica, ed è quasi apposto al promontorio di Carambis che divide il mare di Ponto Eusino in due parti.

- Da Halmitis al Symboli Portus corrono 520 stadi e si trattava, secondo Strabone, di un porto piratico, appartenente agli antichi Sciti.

- Da Symboli Portus a Cherroneſus Taurica corrono 180 stadi. Questa era una colonia di Heraclea, situata nella parte sud-ovest del penisola. E' stato chiamato Cherſon dagli scrittori tardivi, come Zonaras, Procopio, e altri.

- Da Cherroneſus Taurica a Cercinetis corrono 600 stadi.

- Da Cercinetis a Calus 700 stadi.

- Da Calus a Tamyraca 300 stadi. C'è qui una strada o stazione per navi, secondo Strabone. Questo luogo era, in un primo periodo, la capitale di Sarmatia Europæa.



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