CASTEL GANDOLFO ( Lazio )



Nell'800:
"Risalendo a Castel Gandolfo, e dirigendosi verso Albano per la villa Barberini nominata di sopra, si veggono ivi gli avanzi magnifici della villa di Domiziano, i quali danno una idea della sua primitiva grandezza. Che Domiziano avesse nel territorio Albano una villa, chiamata Albanum Domitiani, è cosa assai nota a chiunque abbia letto gli autori antichi contemporanei a quell'Augusto. 

Tacito nella vita di Agricola capo 45 la nomina in questi termini:
Una adhuc victoria Carus Metius censebatur, et intra villam Albanam sententia Messallini strepebat, et Massa Baebius jam tum reus erat.

Più chiaramente ancora ne parla Giovenale nella Satira IV dove descrive il Consiglio radunato da Domiziano nella stessa villa Albana per decidere il modo, col quale dovesse cuocersi il rombo preso vicino ad Ancona, e specialmente meritano di essere riferiti que' versi (144., e seg. ):
Surgitur et misso proceres exire jubentur
Concilio, quos Albanam Dux magnus in arcem
Traxerat attonitos, et festlnare coactos,
Tamquam de Cattis aliquid, torvisque Sicambris
Dicturus etc.

Anche Marziale l'accenna, e particolarmente nella dedica del suo libro V. degli Epigrammi a Domiziano;
Hoc tibi Palladiae, seu collibus uteris Albae
Caesar, et hinc Triviam prospicis inde Thetin etc.

RICOSTRUZIONE DELLA VILLA DI DOMIZIANO
E Stazio (Sylvar. lib. 3. §. 1 v. 61., e segg.) parlando dell'acqua, che dalla villa di Domiziano nel territorio di Alba ricevea, cosi cantò:
Ast ego Dardaniae quamvis sub collibus Albae
Rus proprium, magnique Ducis mihi munere currens,
Unda domi, curas mulcere, aestusque levare
Sufficerent etc.

A questi autori contemporanei a Domiziano stesso, e fra' quali i due ultimi vissero alla sua corte stessa, si debbono aggiungere Svetonio, e Dione, che non molto dopo fiorirono. Il primo nel capo quarto della vita dello stesso Imperadore dice:
Celebrabat et in Albano quotannis Quinquatria Minervae, cui Collegium instituerat.

Ed al capo 19.:
Centenas varii generis feras soepe in Albano secessa spectavere plerique, atque etiam ex industria ita quarundam capita figentem ut duobus ictibus quasi cornum effegeret.

Dione poi nella sua vita così si esprime:
Egli era sommamente trasportato verso la Dea Minerva, e perciò celebrava con gran pompa le feste Panatenèe, e dava in esse ogni anno, per così dire, i combattimenti de' poeti, e degli oratori nell'Albano. Imperciocchè questa villa stando sotto il monte Albano, dal quale perciò avea ricevuto il nome l'avea egli come una cittadella scelta.

Questo passo di Dione può servire di commentario al verso di Giovenale riportato poc'anzi, col quale quel Poeta chiama questa villa Albanam arcem.



ROBERTO LANCIANI

"Il porto scalo di Grapigliano pare che corrisponda a quello ora detto « della pozzolana » sotto la collina di Ponte Fratto, l'antico vicus Alexandri, intorno ai quali luoghi vedi il Bull. com. 1891, p. 217 sq. Esso servì ancora all'imbarco dei marmi provenienti dalla villa albana di Domiziano a Castel Gandolfo.

Vi era un traghetto (passatura ultra flumen Tiberis erga dictum portum Grapigliani).
Il documento LXX del 30 nov. 1325 contiene la notizia di un terzo porto, oltre quelli di Tor di Nona e di Grapigliano già notati. 
È il porto di Ripetta, chiamato porto dell' Agosta — portus Aguste Urbis. Vi era uno spazio per lo sbarco ed imbarco delle mercanzie, ed un officio gabellarlo, dove il comune e la sua camera rilasciavano le polizze d'esportazione ai marmorari esteri, i quali venivano a Roma a « spiare » la loro preda, prima di intavolare le pratiche coi committenti e coi proprietaria Cf. il doc. CLXXIV del 13 febbraio 1350 « Castrutio quando ivit Romam ad spiorandum prò marmo »."



CRIPTOPORTICO DELLA VILLA

Premessa dunque l'esistenza di una villa di Domiziano in questo luogo, e di una villa per conseguenza sontuosa, osserviamo per poco quali ne fossero i limiti. Si è veduto, che le rovine esistenti sulle sponde del lago Albano, appartengono a Domiziano; ciò tanto più si rende certo dal panegirico di Plinio a Traiano, dal quale rilevasi, che Domiziano si compiaceva dì dare nel lago stesso Naumachie, anzi non è mancato chi lasciandosi troppo trasportare dallo scetticismo antiquario, abbia attribuito a Domiziano stesso, il rivestimento di pietre quadrate, e la camera anteriore dell'Emissario Albano, che secondo tutte le ragioni vedemmo doversi attribuire al tempo di Camillo, ed essere contemporanea al canale scavato nell'interno del monte.

STAMPA DEGLI ANTICHI RESTI DELLA VILLA
Se pertanto davansi da Domiziano Naumachie nel lago, questo deve supporsi esistere dietro la sua villa. Ma ciò si renderà ancora più certo da quello, che sono per asserire. Dione dice, che il palazzo di Domiziano esisteva sotto il monte Albano, e che egli l'avea scelto come una cittadella, Giovenale l'appella arcem Albanam; Marziale dice, che di là Domiziano vedeva hinc Triviam, cioè il lago di Nemi, inde Thetin, cioè il mare.


Ciò suppone, che l'abitazione, o per meglio dire il castello dell'Imperadore, esistesse non solo sotto il monte Albano, ma in un luogo da dominare tutti i contorni, ed il lago Nemorense specialmente, e per conseguenza sopra Palazzola, cioè presso dell'antica Alba longa, sopra quel colle a destra di chi riguarda Palazzola stessa sul quale si vedono ancora molte rovine di una villa Romana, e d'onde si vede Triviam, e Thetin, e che può come un'acropoli, o cittadella riguardarsi, essendo isolato da ogni parte.

Ma ciò non era tutto: le ville di Pompeo, e di Clodio, l'una a destra, l'altra a sinistra dell'Appia, erano divenute demanio dell'Imperadori, la prima, dopo che Augusto avea vinto Antonio, l'altra, dopo che la famiglia Claudia, e Clodia era pervenuta all'Impero.

Queste possessioni chiudevano necessariamente il lago in mezzo, e l'attuale villa Barberini, e per conseguenza le rovine, che in essa si veggono, alla villa di Domiziano si debbono ascrivere, la quale abbracciava tutto quel tratto, che v'ha fra la via Appia passato Boville, cioè circa dodici miglia distante da Roma, dove cominciava la villa di Clodio, siccome a suo luogo vedremo, fino al colle presso Palazzola, dove era la parte più alta di essa.

VILLA BARBERINI COSTRUITA SULLA VILLA DI DOMIZIANO

Nè dee sembrare strana una estensione così grande, quando si rifletta, a quella della villa Adriana a Tivoli, la quale pure fu tutta di costruzione di Adriano; mentre una gran parte di questa apparteneva a Clodio, e a Pompeo.

Ma siccome osserveremo, che queste due ville non si estendevano fino alla villa Barberini, ne viene per conseguenza, secondo ciò, che fu fin qui ragionato, che le rovine ivi esistenti, a Domiziano stesso debbano attribuirsi, cioè debbano dichiararsi di sua costruzione primitiva. In questa villa si veggono ancora due lunghi corridori, o gallerie, una superiore, e l'altra inferiore, che formavano sopra due ripiani, o terrazze, secondo il costume generale delle ville degli antichi.

La galleria superiore ha perduto la volta, ed il muro meridionale, o per dir meglio il muro verso il mare; la galleria, o portico inferiore è più conservata, giacchè, quantunque sia ricoperta di terra almeno all'altezza di due terzi, pure conserva ancora la volta, nella quale rimangono avanzi de' cassettoni di stucco, che l'adornavano.


Sì l'uno, che l'altro di questi corridori sono di perfetta costruzione di opera reticolata, e laterizia, ma, generalmente sono stati spogliati dell'esterno rivestimento de' quadrellli di pietra vulcanica, e de' mattoni, onde non presentano in gran parte, che il masso interno della fabbrica.

Di tratto in tratto la cortina si vede interrotta da anditi decorati di nicchie per statue, i quali servivano per trattenersi. Forse questi corridori servirono d'interna communicazione fra la villa dì Clodio, e quella di Pompeo, e tutto il corpo insieme dovè poi communicare col resto della fabbrica presso Palazzola, della quale testè fu discorso.

Molti marmi sono stati in questa villa scoperti, ed alcuni edificj assai decorati, chiamati nelle memorie del Bartoli (n. 146. 147.) Tempj: ma soprattutto merita di essere qui riferita l'iscrizione trovata sopra un condotto di piombo, riportata in una raccolta di memorie di varie antichità trovate nel secolo XVII. cavate da un manoscritto Ghigiano. L'iscrizione dice:


IMP · CAES · DOMITIA NI · AVG · SVB · CVRA ALB ALYPI · PROC · ESY CHVS · ET · HERMEROS · SER

Questo condotto trovato sul luogo, e sul quale si leggono a chiare note i nomi di Domiziano, e del suo Albano, tolgono qualunque dubbio sulla pertinenza delle rovine esistenti nella villa Barberini. Allorchè si entra in essa dalla parte di Castel Gandolfo, si trovano primieramente le rovine del corridore superiore, e quindi giunti ad una terrazza a destra, dalla quale si gode una veduta estesa di luoghi classici, si scende al corridore inferiore.
Risalendo di nuovo alla terrazza, e continuando il cammino, dopo circa mezzo miglio si giunge ad Albano sulla piazza del Duomo."



OGGI

Di origine romana, il comune di Albano è situato sulla sponda sud occidentale del lago "Albano" chiamato anche "Lago di Castel Gandolfo", in quanto anche Castel Gandolfo giace sulla sua sponda. L'abitato che la tradizione, ma pure l'indagine l'archeologica, vuole sia sorto sulla mitica Albalonga (per altri stava sulla sponda opposta del lago), e si è formato attorno a un grandioso palazzo, fatto erigere nel I sec. d.c. dall'imperatore Domiziano.

In età romana, nel territorio castellano sorsero diverse ville rustiche suburbane. La più antica è una villa romana di età repubblicana situata in località Ercolano al km 23 della Via Appia. Situata all'interno di Villa Santa Caterina, di proprietà del Pontificio Collegio Nordamericano, lungo il tracciato dell'antica via Appia, è stata denominata Villa di Clodio, poiché la tradizione l'ha attribuita a Publio Clodio Pulcro, tribuno della plebe storico avversario di Tito Annio Milone, dal quale fu ucciso nel 52 a.c. nella pugna di Bovillae, davanti alla sua villa proprio in questo tratto della via Appia.

Altre ville romane sono state rinvenute nel corso del XX secolo in località Pascolari di Castel Gandolfo, con veduta sul Lago Albano.

Costeggiando il paese moderno di Castel Gandolfo, a sud, del paese moderno, si incontra un alto muraglione che custodisce la villa un tempo dei Barberini, divenuta proprietà dello Stato Pontificio nel 1930 in seguito ai Patti Lateranensi e pertanto chiusa al pubblico.

L'odierna villa Barberini si distende, con giardini, viali, balconate, fontane e terrazze digradanti verso la via Appia, sistemate a giardini all'italiana, sui resti della villa imperiale di Domiziano. Immortalata da Giovambattista Piranesi nel '700 che ne aveva riprodotto le antichità più importanti in alcune splendide acqueforti, oggi accomuna natura e resti archeologici con piante rare, fiori variopinti e marmi finemente scolpiti, nonchè statue preziose




VILLA DI DOMIZIANO

Tito Flavio Domiziano (51-96 d.c), si fece costruire, sui colli Albani, una grande villa con parco, da Gaio Rabirio, già famoso costruttore del Palatino, citata sia da Stazio che da Giovenale.



CISTERNA DELLA VILLA DI DOMIZIANO

L'enorme villa copriva una superficie di ben 14 Kmq, circa 55 ettari, alla cui zona residenziale, corrisponde oggi la cittadina di Castel Gandolfo. Alla villa, divisa in tre grandi terrazzi di circa 500 m, si affiancavano costruzioni minori che scendevano, da una parte verso le rive del Lago Albano e dall'altra verso l'antica Via Appia.

Un lunghissimo e meraviglioso criptoportico, straordinariamente conservato, era in origine lungo 300 m, mentre oggi misura 120 m x7,45, e univa i primi due terrazzi sostenendo il palazzo centrale, mentre il terzo terrazzo accoglieva dei cisternoni lunghi 123 m, riforniti dal vicino acquedotto del Palafitto, un capolavoro scavato per ben tre km nella roccia.

Tra il secondo ed il terzo terrazzo si apriva, con una circonferenza di 25 m, il teatro con una platea di 22 gradoni lungo il bordo craterico del Lago Albano.



IL TEATRO

Era collocato sulla parte più elevata della Villa, sulla cresta del cratere vulcanico, il che dava uno scenario da capogiro. La sua forma e il suo carattere si desumono dei resti sul terreno e dagli elementi architettonici di grande pregio. La cavea sfrutta una zona particolarmente ripida delle pendici, con un portico sopra la cavea e nella sua parte esterna, con andamento sempre curvilineo.
Il fronte del palcoscenico poteva essere chiuso per mezzo di un sipario, che all’inizio di una rappresentazione veniva calato in un alloggiamento che scendeva dietro il pulpito dello spazio semicircolare dell’orchestra. Il muro di fondo, che costituiva la facciata, era suddiviso dalla decorazione in due piani.

Una strada, la via domizianea, collegava il parco superiore (nei pressi della villa Barberini) con il lago (presso il Ninfeo Bergantino o Bagni di Diana), ma nel 1662 fu inglobata ed innestata con la via Alessandrina (voluta da Alessandro VII). L’intero percorso circondava il cratere esterno del Lago Albano.

Sulle rive del Lago, l’Emissario, il Ninfeo Dorico e il Ninfeo Bergantino (quest’ultimo restaurato da Domiziano, nell’anno 85 d.c.) si suppone facessero all'epoca parte della villa imperiale di Domiziano.

Sul primo terrazzamento, sulla sommità del colle, erano dislocati gli ambienti di servizio, il cimitero dei servi imperiali e le grandi cisterne, di cui se ne conservano tre, le quali, con l'eccezionale lunghezza complessiva di circa 123 m, ci danno un'idea della quantità di acqua consumata, il che avvalora l'ipotesi delle naumachie in cui f. Lungo il primo terrazzamento si estende un grandioso criptoportico in laterizio (la sua lunghezza attuale è di 120 m), in origine decorato con finissimi stucchi; era una sorta di via tecta, ingresso monumentale coperto al palazzo, da cui partiva uno dei due diverticoli della via Appia.

La seconda terrazza, che poggia in parte sulla volta del criptoportico, era occupata dal quartiere residenziale, articolato intorno a tre cortili, di cui però restano scarsi resti, e collegato ad una terrazza panoramica sul lago e a quattro ninfei con nicchie destinate a statue e giochi d'acqua, forse pertinenti ad una fase tardo-repubblicana.

Il teatro con ampio portico retrostante, poggiante su proprie sostruzioni in muratura, costituisce un raccordo tra la seconda e la terza terrazza: del teatro rimangono tre cunei con i gradini e una notevole decorazione in stucco con rappresentazioni del mondo dionisiaco e apollineo: uno dei più importanti complessi decorativi antichi. L'ultima terrazza è occupata dal circo, ormai quasi del tutto invisibile, sotto cui è scavata una cisterna: si tratta probabilmente di una installazione a giardino, dove avvenivano le venationes. Presso il circo della villa si tenevano infatti faraoniche venationes, giochi di caccia, e anche feste in onore di Demetra. Si discute se parte delle strutture della villa fosse anche il ninfeo romano oggi Santuario di Santa Maria della Rotonda nel centro di Albano Laziale. Sicuramente, l'approvvigionamento idrico del complesso era fornito da due acquedotti provenienti da Palazzolo in comune di Rocca di Papa e Malafitto in comune di Ariccia, che affluivano in tre monumentali cisterne, di cui la più grande delle dimensioni di 57.70 x 10.95 m.

Del complesso residenziale domizianeo faceva parte anche il Ninfeo Bergantino, una grandiosa grotta esterna alla proprietà papale, situata più in basso, al margine del cratere del lago.



LE SCULTURE

Splendide sculture ornavano i giardini e gli ambienti interni, attualmente collocate nell'Antiquarium, lungo i viali della villa e all'interno del Casino. La collezione è di eccezionale qualità, essendo il committente l'imperatore stesso.

Ricordiamo le splendide statue di atleti, repliche romane di originali greci dei più importanti artisti della seconda metà del V secolo a.c., quali Mirone, Policleto e i suoi allievi, tra cui un torso acefalo nella preziosa pietra scura detta basalto. Poi le raffinatissime decorazioni architettoniche del teatro, i cui enormi blocchi riccamente decorati da complesse cornici finemente traforate e da ricchi fregi vegetali, da cui fuoriescono animali fantastici, costituiscono quasi un unicum nella decorazione architettonica del tardo I secolo d.c.

I gruppi statuari rinvenuti duranti gli scavi del 1841 nel Ninfeo Bergantino, sebbene frammentari, costituiscono una testimonianza straordinaria della ricchezza degli "arredi" scultorei di questi luoghi, come i gruppi di Polifemo e di Scilla.



EMISSARIO ROMANO

l’Emissario Romano è il canale sotterraneo scavato dai romani nella massa di peperino nel 398 a.c. per regolare il livello delle acque del Lago Albano e, secondo la leggenda, per propiziare la caduta di Veio.
L’emissario, è una grandissima e affascinante opera di ingegneria idraulica.

La leggenda vuole che nel 396 a.C., prima della caduta di Veio, gli indovini pronosticarono che nel momento che l'acqua del Lago Albano avesse seguito un percorso insolito, i Romani sarebbero riusciti a conquistare Veio:

Tito Livio - Ab Urbe Condita -
"Sic igitur libris fatalis, sic disciplina etrusca traditum esse, ut quando acqua Albana abundasset, tum si ea Romanus rite emisisset victoriam de Veientibus dari."

"Dunque questo veniva tramandato dai libri fatali, questo veniva tramandato dall'aruspicina etrusca: quando l'acqua del lago Albano fosse cresciuta in maniera anomala, se i romani l'avessero fatta defluire seguendo un particolare rito, avrebbero ottenuto la vittoria sui veienti."

Perciò si dice che i Romani allora iniziarono lo scavo dell'Emissario del Lago Albano, cunicolo lungo 1800 metri che in effetti faceva seguire alle acque del Lago un percorso insolito. In seguito, Marco Furio Camillo riuscì ad espugnare Veio.



NINFEO BREGANTINO

Conosciuto anche come Bagni di Diana, per un mosaico che raffigura la Dea della caccia, ritrovato in zona, il ninfeo Bergantino si colloca a metà strada tra il ninfeo Dorico e l'Emissario Albano, sulla riva occidentale del lago rivolto verso il mons Albanus. Sulle pareti sono state ritrovate tracce di dipinti ma certamente vi erano anche decorazioni marmoree. Durante gli scavi del 1841 sono venuti alla luce frammenti di sculture.

Assorbito dalla maestosa villa imperiale di Domiziano nel I sec. d.c., il Bergantino venne infatti riscoperto a metà dell'800 durante scavi clandestini. Il ninfeo presenta una forma piuttosto irregolare poiché in origine nacque come "cava di pozzolana".

Sviluppato in più ambienti, il più grande è il salone centrale, che presenta una vasca circolare scavata nel terreno di circa 17 metri di diametro, e conserva ancora tracce di decorazioni musive.
Sulla sinistra e in fondo a questo ambiente vi sono degli spazi che assecondano l'andamento tondeggiante di quelle che dovevano essere le "direzioni di scavo" per l'estrazione della pozzolana.

Numerosi indizi testimoniano come ad un certo punto questo monumento dovesse avere assunto una funzione termale, con Domiziano prima e con Papa Alessandro VII Chigi poi, nonché la funzione di ricovero per quelle imbarcazioni utilizzate nelle naumachie dall'imperatore o per discendere le acque del lago dal pontefice.

Dalla corruzione dialettale di "Brigantino" dovette avere origine il termine Bergantino. La maggior parte dei reperti rinvenuti nel ninfeo durante gli scavi del cardinale Giustiniani, sono conservati ed esposti nell'antiquarium della villa Barberini, altri invece sono andati "dispersi".



NINFEO DORICO

Primo sito che s'incontra scendendo da Castel Gandolfo verso il lago, il Ninfeo Dorico è collocato in una posizione più alta rispetto agli altri monumenti che, viceversa, vengono lambiti dal lago Albano. Probabilmente ha fatto parte della villa di Clodio. Per alcuni studiosi si tratta di uno dei sacrari eretti in onore delle antiche divinità di Albalonga.
Successivamente fu inglobato nell'estesa residenza domizianea che si sviluppava tutt'attorno al lago, oggi il ninfeo appare isolato e perfettamente conservato in tutta la sua bellezza e maestosità. Scavato all'interno del cratere lacustre, questo è rivolto verso il monte Cavo, l'antico mons Albanus (sede politica e religiosa della Lega Latina).

Scoperto casualmente all'inizio del XVIII sec., il ninfeo è generalmente attribuito all'epoca di Domiziano (I sec. d.c.), ma molti studiosi sono del parere che per l'architettura severa e per la monumentalità potrebbe essere identificato con uno dei "sacella" (sacrari), descritti da Cicerone ed eretti da Clodio sulle rovine dell'antica Alba Longa che, molto probabilmente, si ergeva sulla porzione di territorio che oggi ospita Castel Gandolfo.
La sua origine rimane sconosciuta, perchè l'attribuzione a Clodio contrasta con le cronache dell’epoca che descrivono il tribuno come profanatore dei luoghi sacri di Alba Longa, sui quali aveva edificato la sua maestosa villa. Dunque risulta più plausibile supporre che la costruzione del ninfeo sia stato un atto riparatore a seguito dei sacrilegi sopra citati.
Il ninfeo si trova ai bordi del lago ed è costituito da un ambiente a pianta rettangolare con volta a botte scavata nella roccia viva. Le pareti sono intagliate con una doppia serie di nicchie sovrastate da un fregio dorico, sorretto da mensole e sormontato da una ricca cornice.

La varietà degli stili decorativi spazia dal cornicione dorico ai capitelli e alle mensole dei pilastri in fattura ionica. Le teorie di nicchie che scorrono lungo i lati dell'ambiente, comprese le due sulla parete di fondo sotto un timpano spezzato, lasciano supporre che ospitassero statue. Sotto al timpano vi era il vero e proprio motore dello stupendo gioco d'acqua ottenuto tramite cascate e cascatelle, canali e canalette che venivano alimentati da uno degli acquedotti che solcavano il cratere Albano e da una serie di cisterne e condotti idrici posti dietro alla parete centrale di fondo.




I GIARDINI DEL PAPA

Il visitatore che entra per la prima volta nelle VILLE PONTIFICIE di Castel Gandolfo non immagina di trovarsi di fronte ai cospicui resti di una delle più famose ville dell'antichità, l'ALBANUM DOMITIANI, la grandiosa residenza di campagna dell'imperatore Domiziano (81-96 d.C.), la quale si sviluppava per circa 14 km quadrati dalla Via Appia fino a comprendere il lago Albano.


IMPLUVIUM DELLA VILLA DI DOMIZIANO

Le Ville Pontificie si estendono oggi sui resti della parte centrale dell’antica residenza imperiale, la quale includeva, secondo l'ipotesi formulata da insigni studiosi, anche l'ARX ALBANA, posta all'estremità della collina di Castel Gandolfo, dove ora si trova il Palazzo Pontificio, e che un tempo ospitava il centro dell'antica Albalonga. Il ripiano inferiore comprendeva inoltre il criptoportico: la grande passeggiata coperta dell'imperatore, lungo in origine circa 300 metri.

Villa Barberini sorge infatti su fondamenta romane ed è passata alla Santa Sede nel 1929 dopo la firma dei Patti Lateranensi. Nei suoi locali è ospitato l’Antiquarium, dove sono conservati i materiali rinvenuti nel parco della villa e nei dintorni. Per la visita occorre fare domanda alla direzione delle Ville Pontificie che difficilmente l'accordano.

La villa di Domiziano era ubicata sul versante occidentale della collina, in posizione dominante sul mar Tirreno. Il pendio era stato tagliato in tre grandi ripiani digradanti verso il mare. Il primo, più in alto, comprendeva le abitazioni dei servi imperiali, i vari servizi e le cisterne, alimentate dalle sorgenti di Palazzolo, poste sulla sponda opposta del lago e collegate da tre acquedotti, che riforniscono ancora l’acqua all’odierna Villa papale e a Castel Gandolfo.



L'IPPODROMO

Sul ripiano mediano, delimitato a monte da un grande muraglione di sostruzione, interrotto da quattro ninfei a pianta alternatamente rettangolare e semicircolare, sorgevano il palazzo imperiale ed il teatro.

Il ripiano si spezzava poi in piu' terrazze successive, per lo più destinate a giardini; una di queste invece comprendeva l'ippodromo.

Alla morte di Domiziano la villa passò ai suoi successori che però preferirono stabilire altrove le loro residenze. Adriano (117-138 d.C.) vi trascorse qualche breve periodo in attesa che fosse portata a compimento la villa presso Tivoli. Marco Aurelio (161-180 d.C.) vi si rifugiò per alcuni giorni durante la ribellione dell'anno 175.

Alcuni anni dopo Settimio Severo (193-211 d.C.) vi installò, nella parte più a sud, i CASTRA ALBANA dei suoi fedelissimi legionari partici, i quali vi risiedettero con le loro famiglie.



VILLA DI PUBLIO CLODIO PULCRO

Sono i resti di una villa romana di età repubblicana situata al XIV miglio della via Appia, al km 23, all'interno di Villa Santa Caterina, di proprietà del Pontificio Collegio Nord-Americano. Viene indentificato, forse a torto, con la villa del tribuno Publio Clodio Pulcro, situata secondo quanto afferma Marco Tullio Cicerone nell'area dell'antica Alba Longa. In prossimità di questa sua villa Clodio venne ucciso dai sicari dell'avversario politico Tito Annio Milone, nell'agosto del 54 a.c. Della villa resta il lastricato d'accesso, parte del portico in peperino, e tutto il corpo centrale che tra l’altro non è visitabile poiché inglobato nel terreno privato del parco di Villa Santa Caterina.

Si tratta della villa romana più antica del territorio di Castel Gandolfo e all’epoca della sua edificazione, ci troviamo in epoca repubblicana, Clodio ricevette secondo le cronache, pesantissime critiche per aver voluto una grandiosa villa che andava a distruggere definitivamente i luoghi sacri dell’antica Alba Longa, fino ad allora ritenuti inviolabili. La struttura doveva essere veramente enorme visto che la via Appia ne costituiva il confine inferiore per circa un chilometro, mentre quello superiore era costituito dallo stesso bordo del cratere del lago.L'intera costruzione è in blocchetti di tufo a piccoli scapoli, tecnica costruttiva tipica dell'età repubblicana.




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