GENS CLAUDIA



PROCESSIONE CON GENS CLAUDIA
La gens Claudia fu un'importante famiglia romana, di antica origine sabina secondo le fonti dei Romani, di origine etrusca proveniente da Caere (Cerveteri) secondo recenti scoperte archeologiche. Nel settimo libro dell'Eneide è menzionato Clauso, condottiero dei Sabini, che combatte al fianco di Turno contro i troiani di Enea sbarcati nel Lazio. Virgilio lo dice giovane, bello e valoroso. Il principe sabino sarà il capostipite dei Claudi.

Ebbe due rami, uno patrizio, dai cognomina:
- Caecus, Caudeoe, Centho, Crassus, Pulcher, Regillensis, e Sabinus,
e uno plebeo dai cognomina :
- Asellus, Canina, Centumalus, Cicero, Flamen, e Marcellus. 
Ad alcuni membri di questa gens venne anche attribuito il nome di Clodius, variante grafica conforme alla pronuncia popolare del nome gentilizio Claudius.

Il praenomen Lucius fu evitato, dopo che due membri della gens che lo portavano lo disonorarono uno commettendo una rapina e l'altro divenendo assassino. Per tutta la durata della Repubblica, nessuno dei Claudii, che passavano per essere una famiglia dal cuore duro e sprezzante della plebe, adottò mai un membro di un'altra gens: il primo a rompere questa usanza fu Claudio, quarto imperatore romano, che adottò Lucio Domizio Enobarbo, poi noto come Nerone.

Secondo Theodor Mommsen già in epoca arcaica la gens Claudia si sarebbe stanziata con la propria tribù nella zona dell'Aniene, ma solo nel 504 a.c. il nobile sabino Attus Clausus (romanizzato in Appius Claudius, o Appio Claudio Sabino Inregillense) dalla originaria Inregillum o Regillum (città della Sabina non distante da Cures), si trasferì a Roma con il proprio seguito di parenti, amici e ben 5.000 clientes, a ciascuno dei quali vennero assegnati due iugeri di terreno (equivalenti a circa mezzo ettaro). Allo stesso Appio Claudio, che venne subito accolto nel patriziato romano, vennero assegnati venticinque iugeri.

La gens Claudia diede il proprio nome ad una delle Tribù Rustiche di Roma, che comprendeva località assai vicine a Roma, come Fidene, ma anche vari territori italici come Bari, Celia, Lucera e Taranto nelle Puglie, Miseno nel Golfo di Napoli, la comunità intera degli Equicoli, località del Veneto come Acelum, a settentrione della Via Postumia, Tarvisio a sud della stessa via, ed infine località del Piemonte come Novara.

La gens Claudia a Roma divenne in breve tempo potentissima, ed i suoi membri ricoprirono le più alte magistrature; durante la repubblica ascesero al consolato per ben 43 volte. I Claudii strinsero alleanze con altre importanti gentes, quali i Fabii (contro i Cornelii Scipiones o Scipioni), i Fulvii ed i Servilii, al fine di mantenere un ruolo egemone nel Senato, che conservarono per tutto il periodo repubblicano.
La gens Claudia intrecciò importanti rapporti di parentela con la potente gens Iulia; l'ascesa di quest'ultima al principato con Augusto alla sua morte conferì la successione del ramo dei Claudii Neroni, cioè di Tiberio Claudio Nerone, con il quale ebbe inizio la dinastia giulio-claudia, proseguita con Caligola e Claudio, conclusa poi con Nerone. Così la gens Claudia, da antica ed illustre famiglia patrizia, raggiunse l'apice dell potere come prima dinastia imperiale di Roma.
Alla gens Claudia si deve anche la costruzione diimportanti strade:

- la Via Clodia, costruita nel III secolo a.c., che costituiva una diramazione della Via Cassia, dalla quale si dipartiva all'altezza dell'attuale località di La Storta per dirigersi verso il lago di Bracciano passando per Tuscania, e terminando probabilmente a Saturnia.
- la Via Claudia Augusta, tracciata inizialmente da Druso maggiore durante la sua campagna contro i Reti tra il 16 ed il 13 a.c., e completata da suo figlio Claudio nel 46 d.c. La strada aveva due diramazioni, una che partiva dal porto di Altino sull'Adriatico e passava per Feltre, l'altra da Hostilia passava per Verona. Le due diramazioni si congiungevano a Trento, da dove la strada risaliva la valle dell'Adige e valicava i passi alpini in territorio germanico, fino a raggiungere Submontorium (l'attuale Donauwörth sul Danubio), estremo confine settentrionale dell'impero. Il percorso era di 350 miglia, pari a circa 518 km. Questa strada è di grande importanza, in quanto costituì la prima grande arteria di collegamento tra l'Italia ed il Nord Europa. 
- la Via Appia, in seguito per la sua importanza chiamata regina viarum, che collegava Roma a Brindisi, costruita nel 312 a.c.


APPIO CLAUDIO PULCRO

MEMBRI DEI CLAUDI PULCHRI:

- Claudi Pulchri Neri - Tra cui i Claudi Neroni (Nero in lingua Sabina significa "forte", "coraggioso" e che fa riferimento alla "virilità") 

Appio Claudio - figlio di Attus Clausus, console nel 471 e nel 451 a.c. Appoggiò la plebe e fece parte dei Decemviri Legibus Scribundis, che redassero le Leggi delle XII tavole, il più antico codice di leggi romane. 

Appio Claudio Cieco - fu censore nel 312 a.c., console nel 307 a.c. e nel 296 a.c.; a lui si deve la costruzione del primo degli acquedotti di Roma (l'Aqua Appia), L'acquedotto, Aqua Appia, voluto dal censore Gaio Plauzio Venoce, fu concluso dal successore Appio Claudio Cieco, che gli diede illegalmente il proprio nome, essendo rimasto in carica più a lungo di quanto la censura permettesse per legge (oltre i diciotto mesi previsti). A lui dobbiamo l'inizio della costruzione della Via Appia, in seguito per la sua importanza chiamata regina viarum che collegava Roma a Brindisi, costruito nel 312 a.c. Realizzò inoltre un'importante riforma politica in senso democratico, consentendo l'iscrizione nelle tribù cittadine indipendentemente dal possesso di beni fondiari, ed ammettendo anche i figli dei liberti nell'ordinamento centuriato, su base censitaria.

Appio Claudio Pulcro - console nel 212 a.c.. Fu tribuno militare e combatté a Canne. Assieme a Publio Cornelio Scipione si rifugiò con le poche truppe rimaste in Canusio ed assieme all'Africano ne assunse il comando. Nel 215 a.c., fu eletto pretore per la Sicilia, dove fece condurre le legioni reduci da Canne. Partecipò all'assedio di Siracusa, e fu comandante della flotta romana. Espugnò Leontini, assieme a Marco Claudio Marcello, e inviato in licenza si candidò al consolato a Roma. Divenne console con Quinto Fulvio Flacco nel 212 a.c. Combatté contro Annone, comandante dei Cartaginesi, e pose sotto assedio Capua. A Quinto Fulvio e Appio Claudio (consoli nel 212 a.c.), fu prorogato il comando come proconsoli nel (211 a.c.) e furono assegnati gli eserciti già in loro possesso. Ricevettero, quindi, l'ordine di non allontanarsi dall'assedio di Capua prima di aver conquistato la città. Appio Claudio si oppose al collega che non voleva usare clemenza ai ribelli campani. Ma Fulvio li mise a morte tutti. Secondo alcune fonti morì al momento della resa di Capua.

Appio Claudio Pulcro - console nel 185 a.c.; console nel 212 a.c., dal 197 a.c. e per tre anni fu tribuno militare sotto il comando di Flaminino durante la guerra contro Filippo V di Macedonia.
Nel 187 a.c. fu pretore a Taranto. Nel 185 a.c. fu eletto console con Marco Sempronio Tuditano; il consolato fu caratterizzato dalla guerra in Liguria; Pulcro sconfisse gli Ingauni, mentre il collega assoggettò gli Apuani. Nel 184 a.c. fu mandato a capo di una ambasciata in Grecia, sia per osservare i movimenti di Filippo, sia per convincere le città alleate dei macedoni a rompere i rapporti e a cambiare fronte. Nel 176 a.c. fece parte dell'ambasciata presso gli Etoli, per dirimere le loro dispute interne, così da opporsi alle minacce di Perseo.

- Gaio Claudio Pulcro - console nel 177 a.c.; figlio di Appio Claudio Pulcro, fu augure nel 195 a.c., pretore nel 180 a.c. e console nel 177 a.c.. Costretto però a portarsi in Istria con una nuova armata per domare una rivolta, riuscì in breve tempo a domarla, dopo aver conquistato tre città. Successivamente marciò contro i liguri, che sconfisse, e al ritorno a Roma celebrò un doppio trionfo. Dopo aver indetto i comizi, ritornò in Liguria e liberò la città di Mutina. Nel 171 a.c. fu tribuno militare sotto il console Publio Licino Crasso durante la III guerra macedonica. Fu censore nel 169 a.c. con Tiberio Sempronio Gracco,

Appio Claudio Pulcro - console nel 143 a.c.; uomo ambizioso ma pure generoso e grande oratore. Per poter celebrare un trionfo, attaccò e sconfisse i Salassi, popolo celtico della Val d'Aosta. Al suo ritorno, non gli venne concesso il trionfo, perciò ne organizzò uno a proprie spese; quando un tribuno della plebe cercò di farlo cadere dal suo carro, la figlia Claudia, che era una Vestale, lo scortò di persona fino al Campidoglio. Stipulò un'alleanza con Tiberio Gracco e lo sostenne per la riforma agraria finché nel 133 a.c. venne designato assieme ai Gracchi alla suddivisione delle terre pubbliche in favore della plebe.

Appio Claudio Pulcro - cambiò successivamente nome in Marco Livio Druso Claudiano; padre di Livia Drusilla, terza moglie di Augusto e madre di Tiberio.
Quando suo padre morì venne adottato dall'amico del padre, Marco Livio Druso, e ne adottò quindi il nome, aggiungendo 'Claudiano' per indicare la gens di origine. Claudiano si schierò con gli uccisori di Gaio Giulio Cesare, contro Ottaviano e Marco Antonio. Quando Cassio e Bruto si tolsero la vita dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi (42 a.c.), Claudiano ne seguì l'esempio e si suicidò.

 - Gaio Claudio Pulcro - console nel 92 a.c. con Marco Perperna. Nell'85 a.c. fu pretore in Sicilia e, secondo le istruzioni del Senato romano, legiferò nella città di Halesia, rispettando le decisioni prese dal Senato locale.Appio Claudio Pulcro - pretore nell'88 a.c. e console nel 79 a.c.; fu partigiano di Lucio Cornelio Silla. Dopo la partenza di Silla, fu esiliato e costretto a lasciare l'Italia dai populares guidati da Gaio Mario e Lucio Cornelio Cinna. Fece ritorno a Roma nell'82 a.c., a seguito della morte di Mario e Cinna e del ritorno di Silla, reduce dalla vittoria nella I guerra mitridatica. Nel 79 a.c., all'età di 62 anni, fu console, e nel 77 a.c. fu inviato come proconsole nella Macedonia, dove vinse ripetutamente i Traci. Morì nel 76 a.c., stremato dalle fatiche sopportate durante il proconsolato. Ebbe otto figli, dei quali solo sei sopravvissero.

- Gaio Claudio Pulcro - figlio di Appio Claudio Pulcro console nel 79. Raggiunse la pretura nel 56 a.c.; propretore nella provincia d'Asia tra il 55 e il 53 a.c., di ritorno a Roma, pensò di candidarsi al consolato, ma ci ripensò e fu anzi processato per concussione: nel 51 a.c. fu definitivamente condannato e abbandonò la vita politica.

Publio Claudio Pulcro - (92 - 52 a.c.) Fu adottato da una famiglia plebea e mutò il proprio nome in Publio Clodio Pulcro; figlio di Appio Claudio Pulcro console nel 79. Nella congiura di Catilina, nel 63 a.c., collaborò con Cicerone, che tuttavia testimoniò contro di lui nel 61 a.c.. Nel processo per lo scandalo della Bona Dea venne assolto perché i giurati furono corrotti da Crasso. Per vendicarsi, si fece adottare da una famiglia plebea e divenne tribuno della plebe per il 58 a.c. Propose e fece approvare una serie di plebisciti che indebolirono il senato a favore delle assemblee popolari, e determinò l'esilio di Cicerone nel 58 a.c., per la legge retroattiva che puniva coloro che non avevano concesso ai condannati a morte la provocatio ad populum prima di essere giustiziati. Terminato il tribunato, Clodio fu prima edile, e si candidò poi alla pretura per il 52 a.c., ma pochi giorni prima dei comizi elettorali perse la vita in uno scontro con i seguaci di Tito Annio Milone, candidato al consolato e suo nemico politico. Non fu pessima figura di corruzione e violenza, come sostenne Cicerone, ma spesso uomo dalle geniali intuizioni politiche.

- Clodia Pulchra Tertia - figlia di Appio Claudio Pulcro console nel 79, moglie di Quinto Marcio Re.

Claudia Pulcra Quarta -  (94 – 45 a.c.), figlia di Appio Claudio Pulcro console nel 79, e di Cecilia Metella Balearica minore, inoltre sorella di Publio Clodio Pulcro, moglie di Quinto Cecilio Metello Celere, nata con il nome patrizio di Claudia Pulcra e nota semplicemente come Clodia. Secondo Apuleio, la Lesbia di Catullo, così chiamata in onore di Saffo, poetessa dell'isola greca di Lesbo, è da identificare con una Clodia. Il poeta preferì cantare del suo amore per questa donna senza riferirne il nome

Appio Claudio Pulcro - pretore nel 57 a.c. e console nel 54 a.c.; dopo la morte del padre, dovette farsi carico carico delle difficoltà economiche della sua famiglia. Aveva infatti due fratelli, Gaio Claudio Pulcro e Publio Claudio Pulcro, e tre sorelle, Clodia Pulcra Prima, Clodia Pulcra Seconda e Clodia Pulcra Terza. Servì in Oriente sotto Licinio Lucullo durante le guerre mitridatiche (72 e il 70 a.c.) trattando, senza successo, la consegna di Mitridate con il re d'Armenia. Tornato a Roma, nel 63 a.c., durante la congiura di Catilina, collaborò con il console Cicerone. Nel 57 a.c. fu propretore di Sardegna e Corsica, e nel 56 a.c. partecipò all'incontro dei triumviri Gaio Giulio Cesare, Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso per riavvicinare il fratello Clodio a Pompeo. Nel 54 a.c., fu eletto console e ottenne il governatorato della Cilicia per il 53 a.c.. Tornato a Roma, nel 52 a.c., collaborò all'accusa di Tito Annio Milone, colpevole di avergli ucciso il fratello Clodio. Nel 50 a.c. ottenne la censura, l'anno successivo, nella guerra civile tra Cesare e Pompeo, raggiunse le armate di quest'ultimo nella penisola balcanica, dove morì di malattia.

Gaio Claudio Pulcro - pretore nel 56 a.c.; figlio di Appio Claudio Pulcro, console nel 79 a.c., e fratello dell'omonimo Appio Claudio Pulcro, console nel 54 a.c. che più tardi mutò il suo nome in Clodio, e di tre sorelle di nome Claudia, di cui si ricorda in particolare Clodia Pulcra Quarta.
Fu propretore nella provincia d'Asia tra il 55 e il 53 a.c., e, di ritorno a Roma, pensò di candidarsi al consolato, ma cambiò idea, e fu anzi processato per concussione: nel 51 a.c. fu definitivamente condannato e abbandonò la vita politica.

- Appio Claudio Pulcro - console nel 38 a.c.; figlio primogenito di Appio Claudio Pulcro, console nel 79 a.c,. fu adottato dallo zio Appio Claudio Pulcro, console nel 54 a.c. e per questo motivo prese il praenomen con cui è conosciuto. Dopo l'uccisione di Publio Clodio Pulcro, Appio, con il fratello che portava lo stesso nome, accusarono Milone dell'assassinio del loro parente e con l'aiuto decisivo di Pompeo riuscirono a farlo condannare all'esilio. Nel 50 a.c. condusse dalla Gallia in Italia le due legioni che Gaio Giulio Cesare rese a Pompeo. Nel 38 a.c. fu eletto console con Gaio Norbano Flacco.


CLODIA - OVVERO LA LESBIA DI CATULLO

MEMBRI DEI CLAUDII DRUSI:

- Druso maggiore - (Nerone Claudio Druso Germanico, 39-9 a.c.), figlio di Tiberio Claudio Nerone e di Livia Drusilla, appena divenuta moglie dell'imperatore Augusto. nato come Decimo Claudio Druso o Decimo Claudio Nerone meglio conosciuto come Druso maggiore (per distinguerlo dal nipote Druso minore), fu militare e politico romano, della dinastia giulio-claudia. Sposò Antonia minore, figlia di Marco Antonio e di Ottavia minore (sorella di Augusto) dalla quale ebbe diversi figli, ma soli tre gli sopravvissero: Germanico, il futuro imperatore Claudio e Claudia Livilla o Livia Giulia. I due coniugi rimasero sempre fedeli l'uno all'altro.


DRUSO MAGGIORE
Adottato da Augusto divenne questore nel 16 a.c., combattè contro Reti e Vindelici. Li combattè di nuovo insieme al fratello Tiberio, nel 15 a.c.annientando definitivamente il nemico. Legato in Gallia Comata nel 13 a.c., marciò vittoriosamente contro le tribù germaniche ad est del Reno. Rientrato a Roma, venne designato praetor urbanus per l'anno successivo. 

Nell'11 a.c. Druso vinse il popolo degli Usipeti. Sulla strada del ritorno fu assalito da una coalizione di Sigambri, Cherusci e Suebi, ma per la sua tempra ed abilità di generale alla fine furono i Germani a subire la sconfitta. Per questo ricevette gli onori trionfali. Nel 10 a.c. andò contro i Catti. Eletto console nel 9 a.c. sconfisse i Catti, i Suebi, i Marcomanni e gli Ermunduri. Si spinse fino al fiume Elba, dove nessun altro romano era giunto mai prima di allora, portando devastazione in tutti i territori. Sulla strada del ritorno, rimase ferito per una caduta da cavallo che gli aveva procurato la rottura della gamba e un'infezione mortale. Tiberio lo raggiunse rapidamente, percorrendo duecento miglia in un giorno e in una notte, e lo vide esalare l'ultimo respiro. Il corpo di Druso venne esposto nel Foro romano e si tennero due orazioni funebri da Tiberio e da Augusto. La sua salma venne quindi portata nel Campo Marzio dai cavalieri, qui venne data alle fiamme e le sue ceneri vennero depositate nel Mausoleo di Augusto. Druso fu salutato imperator, a lui e alla sua discendenza fu attribuito il titolo di Germanicus, 

- Druso Germanico - (15 a.c. - 19 d.c.)  nacque come Nerone Claudio Druso, da Druso maggiore, figlio di Livia Drusilla, e Antonia minore, nipote di Augusto. Ricevette il cognomen Germanicus per i successi del padre. Divenne Germanico Giulio Cesare alla sua adozione nella gens Iulia, dopo le morti dei nipoti ed eredi al trono, Lucio e Gaio Cesare. Tiberio venne adottato da Augusto, insieme all'ultimo figlio maschio di Giulia maggiore, Agrippa Postumo, facendogli però adottare a sua volta il nipote Germanico. A Germanico fu data in moglie Agrippina maggiore, nipote di Augusto, dalla quale ebbe nove figli, tra cui: Nerone (nato nel 5, morto nel 30), Druso (nato nel 7, morto nel 31), Caligola, Agrippina minore, Livia Drusilla e Giulia Livilla. Augusto inviò contro i Dalmati il nipote Germanico, ma mentre l'avanguardia iniziava ad accamparsi e la restante parte era ancora in marcia, il nemico gli piombò addosso e l'esercito sbandò, ma prevalse la ferrea disciplina delle legioni e si ebbe la vittoria. Tiberio allora dispose diverse colonne militari, che attaccassero simultaneamente in più punti il nemico e vi partecipò anche Germanico, battendo la tribù dalmata. All'inizio dell'anno 9, Germanico, ancora si distinse per coraggio e senso del comando, portando a termine alcune azioni militari di valore, come la conquista delle roccaforti dalmate. A guerra vinta Augusto e Tiberio ricevettero l'ennesima acclamazione ad Imperator, mentre Germanico ottenne gli ornamenta triumphalia.

Tiberio condusse gli eserciti ancora al di là del Reno per tre nuove campagne e Germanico lo accompagnò, dopo la grave disfatta di Publio Quintilio Varo a Teutoburgo del 9. Tornato a Roma, Germanico nel 12 fu eletto console e nel 13 comandante delle truppe del Reno. Nel 14, Tiberio divenne imperatore e subito chiese l'imperium proconsulare a Germanico, con notevole autonomia rispetto a Tiberio sulla guerra in Germania. Nel 14, durante una rivolta delle legioni in Pannonia, si ribellarono anche gli uomini stanziati lungo il confine germanico con violenze e massacri. Germanico che era a capo dell'esercito stanziato in Germania e godeva di grande prestigio, andò a confrontarsi con i soldati. Germanico fece loro concessioni ma si guadagnò la loro stima e ammirazione.
Germanico nel 16 volle condurre una nuova campagna per annientare definitivamente le popolazioni tra il Reno e l'Elba. Il principe Arminio, che aveva sconfitto Varo a Teutoburgo, incitò le popolazioni germaniche alla rivolta, ma vennero schiacciati. Germanico riuscì a recuperare due delle tre aquile perdute nella battaglia di Teutoburgo, ed a battere la coalizione germanica, ma Tiberio ritenne opportuno rinunciare a nuovi piani di conquista di quei territori.


DRUSO GERMANICO
Tiberio temeva molto la popolarità di Germanico per cui, dopo avergli concesso il trionfo, gli affidò uno speciale compito in Oriente, affiancandogli come consigliere Gneo Calpurnio Pisone.

Germanico risolse brillantemente tutti i problemi che avrebbero potuto creare conflitti, però entrò in aperto conflitto con Pisone, che aveva annullato tutti i suoi provvedimenti; Pisone, in risposta, decise di lasciare la provincia per fare ritorno a Roma. Poco dopo la partenza di Pisone, Germanico cadde malato ad Antiochia e morì il 10 ottobre dopo lunghe sofferenze; prima di spirare, lo stesso Germanico confessò la propria convinzione di essere stato avvelenato da Pisone, e pregò Agrippina di vendicare la sua morte. Dopo i funerali Agrippina tornò con le ceneri del marito a Roma, dove grandissimo era il compianto di tutto il popolo per il defunto. Tiberio, tuttavia, non partecipò neppure alla cerimonia in cui le ceneri di Germanico furono riposte nel mausoleo di Augusto. Subito però, si manifestò il sospetto che Tiberio avesse voluto avvelenarlo tramite Pisone. Questi si suicidò prima del processo. Il popolo odiò Tiberio ma non sappiamo se avesse o meno fatto avvelenare Germanico.

- Druso minore - (Giulio Cesare Druso 15 a.c. - 23 d.c.), figlio dell'imperatore Tiberio e della sua prima moglie Vipsania, fu sorpassato come erede imperiale dal fratello adottivo Germanico, divenne governatore nell'Illirico, quando nel 19 Germanico morì, lasciando Druso unico erede del Principato. Venne eletto console una seconda volta nel 21 e ricevette la tribunicia potestas nel 22. Fu un abile comandante militare, però criticato per la sua vita mondana, costellata di vizi e banchetti, ma soprattutto per la sua crudeltà, e per l'arroganza.
Cambiò nome da Nerone Claudio Druso a Druso Giulio Cesare, poiché era sotto la potestas di Tiberio, e sposò la cugina Claudia Livilla, vedova di Gaio Cesare. Ebbero Giulia Livia; e una coppia di gemelli, Tiberio e Germanico Gemello.



Nel 13, fu nominato senatore e quando Augusto morì, Druso gli pronunciò un elogio funebre dai rostri. Tiberio lo inviò in Pannonia per sedare una violenta rivolta militare e Druso fece uccidere i capi rivoltosi, con una carneficina senza pari. Anche Germanico era stato inviato in Germania a sedare una rivolta militare.  Tiberio al Senato elogiò entrambi, in realtà solo Germanico si era comportato con intelligenza acquisendo il favore dei soldati. Nel 15 Druso divenne console, fu decretato il trionfo per Germanico, e Druso ebbe la direzione dei giochi gladiatorii, ricordati per gli spargimenti di sangue e le crudeltà, tanto che il popolo ne ebbe orrore. I due fratelli però erano in buoni rapporti. Quando Germanico morì i sospetti caddero sull'odiato Tiberio e sul suo inviato Calpurnio Pisone, ritenuto l'autore materiale dell'avvelenamento. Quando i resti di Germanico arrivarono in Italia nel 20, Druso andò incontro al corteo funebre e disse a Pisone che se le voci sul suo coinvolgimento nell'assassinio fossero vere, sarebbe stato implacabile. A Pisone non rimase che il suicidio.


DRUSO MINORE
Nel 21 Druso divenne nuovamente console e Tiberio, suo collega nel consolato, decise di andare a vivere in Campania, a Nola, per abituare il figlio a svolgere da solo le funzioni consolari. Nel 22 Tiberio chiese al Senato la tribunicia potestas per Druso, potere riservato all'imperatore o al suo successore. I senatori accettarono e Druso, che aveva raggiunto il padre in Campania, inviò una lettera al Senato in cui esprimeva la sua gratitudine. Era un oltraggio non presentarsi per ricevere gli onori più alti dello Stato. Intanto Lucio Elio Seiano, prefetto del pretorio, pose sotto il suo diretto comando tutte le coorti presenti a Roma, nominando lui stesso i centurioni e i tribuni. Volendo diventare erede di Tiberio divenne il suo consigliere personale, e iniziò ad avvelenare Druso attraverso un veleno ad effetto lento, in modo che sembrasse una malattia. Druso morì il 14 settembre del 23. Tiberio non sospettò l'omicidio e Seiano riuscì a far uccidere Agrippina e i suoi due figli Nerone e Druso. Svetonio afferma che Tiberio lasciò che Seiano uccidesse Druso e la stirpe di Germanico per favorire l'ascesa al trono del figlio di Druso, Tiberio Gemello.

- Druso Cesare - (Giulio Cesare Druso Germanico), figlio secondogenito di Germanico e della moglie Antonia minore. Nacque nel 7 e nel 19 il padre Germanico morì, forse fatto avvelenare dallo stesso Tiberio con l'aiuto di Gneo Calpurnio Pisone, che si suicidò poco dopo. Sposò Emilia Lepida, figlia di Marco Emilio Lepido e di Vipsania Marcella. Nel 36 fu accusata di aver commesso adulterio con un schiavo e si suicidò, "poiché non c'era alcun dubbio sulla sua colpevolezza".

Insieme al fratello Nerone, fu l'erede di Tiberio, dopo la morte del figlio naturale dell'imperatore, Druso minore, nel 23. I due fratelli ebbero il compito di pronunciare l'elogio funebre e Tiberio decise subito dopo di affidare i figli di Germanico direttamente al Senato. Vennero nominati principes iuventutis e la loro popolarità aumentò in tutto l'impero. Nel 26, però, Druso iniziò a frequentare il prefetto del pretorio Lucio Elio Seiano, che sfruttando la sua gelosia verso il fratello, lo mise contro Nerone e la madre Agrippina, la quale favoriva il figlio maggiore.

Nel 29 la madre e il fratello Nerone, furono accusati di tramare contro Tiberio e vennero imprigionati, esiliati ed infine uccisi. Druso venne allora chiamato a Capri da Tiberio, che voleva tenerlo vicino a sé. Nel 31 Tiberio, iniziando ad essere sospettoso, nominò Druso quale suo erede, poiché aveva paura di cadere vittima di qualche sommossa. Neanche questo salvò il figlio di Germanico che, infatti, dopo pochi anni dalla sua partenza, venne richiamato a Roma e incarcerato nelle segrete del Palatino. Morì di fame dopo nove giorni di segregazione. Dopo la sua morte Tiberio fece esporre in pubblico il corpo e infierì sul defunto, presentandolo come folle e depravato sessuale. Nel 7, subito dopo la morte di Tiberio, il nuovo imperatore Caligola pose le ceneri di Druso nel Mausoleo di Augusto concedendogli tutti gli onori.

- Tiberio Claudio Druso Nerone Germanico - o Tiberio Claudio Nerone Cesare Druso era il nome dell'imperatore Claudio.
- Druso Claudio, figlio dell'imperatore Claudio e della moglie Plauzia Urgulanilla. 



MEMBRI PLEBEI CLAUDI MARCELLI (bellicosi)

- Gaio Claudio - (Marcello), nonno del console del 331 a.c..


MARCO CLAUDIO MARCELLO
- Gaio Claudio - C. f. (Marcello), padre del console del 331 a.c.


- Marco Claudio Marcello - console nel 331 a.c. insieme a Gaio Valerio Potito Flaco; fu nominato dittatore, al fine di tenere le elezioni del 327 a.c., ma gli venne impedito di ricoprire questa carica dagli auguri, che a quanto pare si opponevano a un dittatore plebeo.

- Marco Claudio Marcello - Figlio, probabilmente, del console del 331 a.c. Marco Claudio Marcello, fu eletto console a sua volta con Gaio Nauzio Rutilo.console nel 287 a.c.

- Marco Claudio Marcello -  padre del console del 222 a.c.

- Marco Claudio Marcello - console per cinque volte (222, 215, 214, 210 e 208 a.c.), vincitore dei Galli Insubri nel 222 a.c.; eroe della II guerra punica, conquistatore di Siracusa; fu anche edile plebeo nel 216 a.c.;

- Marco Claudio Marcello - console nel 196 a.c., trionfò su Boii e Liguri.

- Marco Claudio Marcello - console nel 183 a.c.

- Marco Claudio Marcello - pretore nel 188 o nel 185 a.c.; uno di questi fu console nel 183 a.c., e si tratta di due distinti individui.

- Marco Claudio Marcello - tribuno della plebe nel 171 a.c.

- Marco Claudio Marcello - console per tre volte nel 166, 155 e 152 a.c.; trionfò su Galli delle Alpi e Liguri.

- Marco Claudio Marcello - nipote di Augusto e marito della figlia Giulia: sarebbe divenuto secondo imperatore romano dopo Augusto, se non fosse morto prematuramente nel 23 a.c.; in sua memoria venne eretto il teatro che ancora oggi porta il suo nome. Di lui parla Virgilio, Eneide, Canto VI.



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