MARCO ACILIO GLABRIONE - ACILIUS GLABRIO





Nome: Marcus Acilius Glabrio
Nascita: -
Morte: -
Professione: politico


Homo novus, ammesso a far parte del ceto nobiliare grazie all’aiuto di Scipione, Marco Acilio Glabrione aveva fatto una brillante carriera:
- tribuno della plebe nel 201 a.c.,
- decemvir sacrorum nel 200 a.c., quindi anche esperto di usanze e tradizioni religiose greche.
- edile nel 197 a.c.
- pretore nel 196 a.c.;
- candidatosi senza successo alle elezioni consolari del 193 a.c., riuscì a farsi eleggere due anni dopo, insieme con un cugino dello stesso Africano.
- Pose nel 190 a.c. la candidatura alla censura; ma due tribuni lo accusarono di peculato, e contro di lui testimoniò M. Porcio Catone; Acilio Glabrione, protestando contro la falsa testimonianza, ritirò la sua candidatura, ma fece fallire anche quella di Catone. 

Nominato tribuno della plebe nel 201 a.c. , si oppose alla richiesta di Cn. Corn. Lentulus, uno dei consoli dell'anno, per la provincia d'Africa, che un voto unanime delle tribù aveva già attribuito a Publio Scipione l'Africano I. (Liv. 30.40.)
Venne nominato pretore nel 196 a.c., dopo aver presieduto i Giochi Plebei nel Circo Flaminio; e dalle multe per l' invasione sulle terre dismesse consacrò statue di bronzo a Cerere e alla sua prole Liber e Libera (33.25, comp. 3.55; Cic. de Nat. Deor. 2.24) alla fine del 197 a.c..

(ingrandibile)
Glabrio era praetor peregrinus (Liv. 33.24,26) e placò un' insurrezione degli schiavi praediali in Etruria, così formidabile da richiedere la presenza di una delle legioni della città. (Aiv. 33,36.) Nel 193 a.c. non ottenne il consolato, che raggiunse invece nel 191 a.c..

In quest'anno Roma dichiarò guerra contro Antioco il Grande, re di Siria, e si pensava che l' inizio delle ostilità con il monarca più potente dell' Asia richiedesse insoliti costumi religiosi.

Si dovette a lui la legge con cui nel 191 a.c. si dettarono disposizioni in materia di intercalazione, destinate ad incidere sull’attività pontificale di aggiornamento del calendario (cfr. Macr.).

Nell' assegnazione delle province, la Grecia, sede della guerra, toccò a Glabrio; ma prima di prendere il campo fu incaricato dal senato di sovrintendere alle sacre cerimonie e processioni, e di giurare, se la campagna fosse prospera, giochi straordinari a Giove e offerte a tutti i santuari di Roma. (Aiv. 36,1,2.)



LA BATTAGLIA DELLE TERMOPILI

La battaglia ebbe luogo nell'aprile del 191 a.c. tra l'esercito seleucide di Antioco III il Grande (241 - 187) e quello romano comandato da Manio Acilio Glabrione. Antioco III avanzò in Acarnania (regione greca sul mar ionio), dove pose sotto assedio molte città. Venuto però a sapere che le truppe romane avevano passato l'Adriatico e che il sovrano macedone, Filippo V, accompagnato dal pretore romano Marco Bebio Tamfilo (nominato triumviro per la fondazione di nuove colonie nel 194 a.c.) si stava dirigendo in Tessaglia, decise di far ritorno a Calcide.

CATONE IL CENSORE
All'inizio della primavera, anche l'esercito consolare di Acilio Glabrione, con due legioni romane e due di alleati italici, per un totale di 20.000 fanti, 2.000 cavalieri ed alcuni elefanti, sbarcato ad Apollonia in Illiria, si unì all'armata dell'alleato macedone. 

La convergenza delle tre armate su Pelinna, dettero successo dell'assedio del re macedone e il re Amynandro, re dell'Atamania (regione dell'Epiro) fuggì ad Ambracia (capitale dell'Epiro).
Amynandro, già alleato di Filippo V di Macedonia (208 a.c.), poi si alleò con i Romani. Nel 192 a.c. però si alleò con Antioco III di Siria, ma Filippo V di Macedonia invase l'Atamania ed egli fuggì in Etolia (costa settentrionale del Golfo di Corinto). Nel.189 a.c., nuovamente alleato dei romani potè tornare in patria. Allora Acilio Glabrione assunse il comando dell'esercito e si diresse, d'accordo col re macedone, verso il sud della Tessaglia, dove rimanevano pochi presidi seleucidi da conquistare.

Antioco, terrorizzato, ricordò improvvisamente ciò che Annibale gli aveva predetto:
"Tu non hai voluto combattere i Romani in casa loro,fra poco sarai costretto a combatterli  in Asia e per l'Asia." Allora inviò messaggeri in Asia per sollecitare l'arrivo di Polissenida, comandante della flotta siriaca, mentre egli si attestava con 10.000 fanti, 500 cavalieri oltre agli alleati a guardia del passo delle Termopili (già luogo di una famosa battaglia tra Greci e Persiani), per impedire al nemico di penetrare più a sud, e qui attendere l'arrivo dei rinforzi.

Quindi Antioco fece costruire un doppio vallo su cui pose le sue macchine d'assedio, facendo presidiare a 1.000 Etoli la cima delle montagne vicine, ed altri pose a Eraclea Trachinia, ai piedi del Monte Eta, nella Malide, ad impedire impedire che i romani li prendessero alle spalle. Acilio Glabrione, che conosceva la storia greca, si ricordò dell'esistenza di un percorso diverso per superare il passo delle Termopili già utilizzato secoli prima dai Persiani per sorprendere i Greci.

CONSIGLIO DI GUERRA
Un reparto romano guidato da Marco Porcio Catone (234 - 149 a.c.) sorprese un avamposto nemico, da cui si fece rivelare la posizione della forza principale di Antioco e seppero la guarnigione posta a difesa del percorso ammontava a 600 armati Etoli, che i Romani sgominarono immediatamente.Nel frattempo il grosso dell'esercito romano attaccò l'esercito principale di Antioco. 

Ad un certo punto, durante la battaglia si videro apparire gli Etoli in fuga da Catone e poi Catone stesso, l'esercito di Antioco quindi ebbe molto timore a tale vista, avendo sentito parlare del micidiale metodo di combattimento dei romani e, preso tra due fronti, cercò di fuggire nel proprio accampamento, dove entrarono però anche i romani..I romani persero solo circa 200 armati, mentre la maggior parte dell'esercito di Antioco fu distrutto o fatto schiavo. Antioco in Asia, ad Efeso, con soli 500 armati. Si narra che Antioco colpito alla bocca da una pietra perse alcuni denti.

Glabrio, a cui il senato aveva assegnato, oltre alle due legioni, le truppe in Grecia e Macedonia, stabilì il mese di maggio e la citta' di Brundisium come appuntamento. Così traversò fino ad Apollonia, alla testa di 10.000 fanti, 2.000 cavalieri e 15 elefanti, e con il potere, se necessario, di prelevare in Grecia altri 5000 uomini.

Fa di Larissa in Tessaglia la sua sede, e da lì, insieme al suo alleato Filippo II di Macedonia, conquista tutto il distretto tra la catena montuosa cambunese e il monte Oeta. Limnaea, Pellinaeum, Pharsalus, Ferae e Scotussa espulsero le guarnigioni di Antioco e i suoi alleati, gli Athamanes; Filippo di Megalopoli, pretendente alla corona della Macedonia, fu mandato in catene a Roma; e Aminandro, re degli Athamanes, fu cacciato dal suo regno.

 una resa incondizionata della loro nazione "alla fede di Roma". 
ANTIOCO III
Antioco aspettava alle Thermopylae; ma seppure i suoi alleati etoliani occupavano i passi del monte Oeta, i Romani li dispersero. La Boeozia l'Eubea si sottomisero e così Lamia ed Eracleia, dove venne fatto prigioniero il Damocrito etoloico, che l' anno prima aveva minacciato di portare la guerra alle rive del Tevere. Gli Etoliani inviarono a Glabrione i loro ambasciatori che proposero


Il termine era ambiguo e Glabrione minaccoiò gli ambasciatori di metterli in catene e gettarli nei sotterranei, ma suoi ufficiali ricordarono a Glabrione che gli ambasciatori erano sacri, per cui acconsentì a concedere agli Etoliani una tregua di dieci giorni. Gli Etoliani seppero però che Antioco stava preparando di nuovo la guerra, per cui si concentrarono su Naupactus, nel golfo corinzio, e Glabrione marciò verso di esso.

La sua marcia da Lamia a Naupactus si trovava sul crinale più alto di Oeta; una manciata di uomini avrebbe potuto trattenere l' intero esercito consolare, ma non incontrò difficoltà. Naupactus era sul punto di arrendersi a Glabrione, ma fu salvato dall' intercessione del proconsole Tito Quinto Flamininio, e agli assediati fu permesso di inviare un' ambasciata a Roma.

Glabrione tornò a Phocis e assediò Amphissa, ma giunse intanto da Roma il suo successore, Lucio Cornelio Scipione, e dovette cedergli il comando. Il senato a Roma gli concesse all'unanimità il trionfo. Acilio era un seguace del pontefice massimo P. Licinio Crasso, che di certo l'avrebbe immesso nel collegio sacerdotale, ma nel 200, all’epoca in cui la questione si pose, non avesse  perso la maggioranza dei consensi.

Si candidò alla censura nel 189 a.c.. ma i patrizi che, nel 192, lo avevano escluso dal consolato, lo esclusero anche da quella. Si disse che una parte del ricco bottino del campo siriano, che non era stato esposto al suo trionfo, poteva essere trovato a casa sua. Acilio Glabrione, protestando contro la falsa testimonianza, ritirò la sua candidatura, ma fece fallire anche quella di Catone.



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