CULTO DI FLORA





FLORA GRECA

Secondo Omero fu Flora a permettere la nascita di Ares (Marte). La Dea Era infatti. ingelosita della nascita di Atena dalla testa di Zeus, si fece donare dalla Dea Flora un fiore, il cui solo contatto era capace di fecondare una donna. Proprio grazie a questo fiore Era generò Ares, senza bisogno di contatto con Zeus.



FLORA ITALICA

Flora era anzitutto una Dea italica, venerata sia dai Sabini che dai Vestini. Entrambi avevano il mese di luglio dedicato a Flora.

Ma fu venerata anche presso i Sanniti dove viene menzionata nella Tavola di Agnone con il nome indigeno di Fluusai Kerriiai, vale a dire "Flora di Cerere".

Questo legame tra le due dee sembra sia esistito anche a Roma, dove Flora sarebbe stata considerata "ministra di Cerere".

Il nome di Flora figura su un cippo del templum di Bantia, e sul cippo di fronte alla posizione dell'augure.

A Pompei è attestata l'esistenza di un culto a Flora da parte del locale flamen iuventutis, il flamine dei giovani pompeiani, nonchè dalle pitture rinvenute.

La presenza di Flora presso altri popoli italici, l'esistenza del flamine di Flora e la sua invocazione presso i fratelli Arvali nelle loro cerimonie, sarebbero tutti indizi di un'antica Grande Madre, Dea della primavera e della fioritura.



FLORA ROMANA

Secondo Marco Varrone, Tito Tazio aveva introdotto a Roma Flora e altre divinità e ad ognuna di esse aveva costruito un sacello sul Quirinale. Flora era anche la patrona della fazione dei "verdi" (uirides o prasini) nelle corse del Circo.

FLORA FARNESE
I romani non facevano niente per niente, neanche in campo religioso: se onoravano una divinità era perché volevano qualcosa da lei. A Flora, chiedevano i benefici, anche economici, che in una società agricola dipendevano molto dalle condizioni climatiche. La festa di primavera, dunque, era mobile, e veniva celebrata in una data che variava a seconda che l' inverno fosse stato mite o rigido e protratto nel tempo.

Solo in età successiva, quando la festa venne istituzionalizzata con il nome Floralia, si stabilì che le celebrazioni avessero luogo in data fissa. A questo punto le cerimonie si moltiplicarono: accanto all' antica abitudine di coronare il capo con ghirlande di fiori vennero introdotti i mimi, piccole scene comiche nelle quali erano ammesse a recitare anche le donne: alle quali, si dice, gli spettatori chiedevano di spogliarsi sulla scena. Il clima, insomma era di grande allegria. Superfluo dire che la cosa non piaceva ai moralisti.

Nel III secolo, a scopo denigratorio, lo scrittore cristiano Lattanzio sostenne che Flora era una prostituta, e che i romani avevano istituito le feste in suo onore per ringraziarla di aver lasciato in eredità i suoi beni al popolo romano. Ma si confondeva con un' altra figura semidivina di nome Acca Larenzia. Niente a che vedere con Flora. Le feste di primavera continuarono tranquillamente, per secoli.

Il poeta romano Ovidio nei Fasti fonde la leggenda greca di Clori con la tradizione italica di Flora. Invocata dal poeta, la divinità si manifesta e parla di sé rivelando la sua natura e le origini della sua festa. Sarebbe così la ninfa Clori, sposa di Zefiro, di cui la pronuncia latina ha modificato la l'iniziale del nome, la "c" in una "f".

S. Agostino, parlando della Dea, ci tiene a stabilire che gli antichi Dei non funzionavano: "Cerchiamo adesso, se si è d’accordo, qual dio principalmente o quali dèi della grande folla di dèi che i Romani adoravano ritengano che abbiano allargato o difeso il loro dominio." dimenticando che l'avvento del cristianesimo non migliorò la situazione ma la peggiorò tragicamente, tra calate dei barbari, incendi voluti, saccheggi, peste, colera, sifilide e malaria, cose ignorate dai romani pagani. Tutte cose in cui la religione di certo non c'entra.



LE FESTE

Dal 28 aprile al 3 maggio di ogni anno, alla fioritura delle messi, si svolgevano i Ludi Floreales o Floralia, feste dedicate alla Dea, nelle quali abbondavano danze, cibo, spettacoli e musica.

Il suo culto e la festa erano curati dal flamine floreale, uno dei dodici flamini minori. Il carattere annuale della festa fu decretato dai consoli Lucio Postumio Albino e Marco Popilio Lenate nel 173 a.c.

I sabini usavano festeggiavano la Dea con il lancio di fave e lupini, come Dea della fertilità, l'usanza passò poi ai Romani che per la ricorrenza usavano inossare abiti di vario colore a imitazione dei fiori.



I TEMPLI


Tempio di Flora a Roma in piazza Barberini

Il Tempio di Flora istituito da Tito Tazio si trovava nei pressi dell'attuale piazza Barberini. Il fatto che fosse istituito da un re sabino fa pensare ad una divinirà sabina preesistente.


Tempio di Flora a Roma al Circo Massimo

Nel 17 d.c., l'imperatore Tiberio consacrò il tempio a Flora presso il Circo Massimo, ricostruito sulle rovine di quello precedentemente innalzato dagli edili Lucio e Marco Publicio.


Tempio di Flora a Cerreto Sannita

Tempio di Flora, di età sannita, sito in Cerreto Sannita in località Madonna della Libera, dove sorgeva il villaggio di Cominium Ocritum (o Cerritum), citato da Tito Livio durante le vicende della II guerra punica. Del tempio resta solo parte del basamento, costituito da grossi massi di pietra lavorata sparsi nello spazio antistante la chiesa ed alcuni pezzi di colonne circolari in pietra. Alcuni capitelli con decoro a foglie d'ancanto sono stati rinvenuti in alcune stalle di contadini, spesso trasformati in abbeveratoi per gli animali. Alcuni massi del basamento sono stati usati nel XVIII secolo per comporre una vicina fontana.


Tempio di Flora Nolana

Secondo la tradizione, sarebbe stato Numa Pompilio, il secondo Re di Roma, ad introdurne il culto a Nola. Cesare d'Eugenio Caracciolo scriveva che, quando S. Guglielmo, fondatore dei PP. Benedettini della Congregazione di M.Vergine, edificò nell'anno 1166 l'Abbazia sulle rovine del Tempio di Cibele, trovò tra le fondamenta molti idoli tra cui la statua della Dea Flora, offerta dai Nolani. Nel Chiostro vi si trova tutt'ora una statua della Dea Flora, che Nola onorava con feste in primavera, ed a cui era dedicato il Tempio di Flora Nolana. Le feste si celebravano per sei giorni e terminavano alle Calende di Maggio; questi giochi vennero spesso interrotti, ma il Senato comandò che fossero fatti sempre, regolarmente, alla fine di aprile.




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