FONTANA ROMANA A VIA FLAMINIA




LA FONTANA A DESTRA DETTA "IL BEVERATORE" PRECEDENTEMENTE A VILLA GIULIA
Tra il 1551 e il 1553 papa Giulio III si fece costruire la villa sulla via Flaminia, “fuori porta del Popolo”, oggi conosciuta appunto come villa Giulia, circondata da un parco con piante, statue e giochi d'acqua, tra cui un ninfeo alimentato da un condotto secondario dell'Acquedotto Vergine, fatto scavare appositamente per raggiungere la villa.

Il Vasari sostiene che Giulio III fu "il primo che disegnasse e facesse tutta l'invenzione della Vigna Julia", ma la realizzazione e la decorazione furono opera di un nutrito gruppo di artisti,

Nel 1552, alle spalle del ninfeo, e quindi all'esterno del perimetro della villa ed all'imbocco della strada di accesso, fece erigere, per uso pubblico dei viandanti che si recavano a Roma verso porta del Popolo, una fontana monumentale. La sua posizione era però alquanto strana, perché per coloro che percorrevano la via Flaminia verso Roma diventava visibile solo dopo averla superata. Ma l'inconveniente aveva una sua logica, in quanto si era dovuta usare la stessa condotta d'acqua per l' edificazione alle sue spalle del ninfeo.



L'architetto Bartolomeo Ammannati, dette notizia, in memoria del Papa, del fatto che l'acqua fosse stata portata direttamente “sul posto” dal Pontefice per la sua villa di campagna: ".. una bella fontana, nella quale condusse l'acqua la felicissima memoria di papa Giulio, senza avere mai avuto luce che in tal luogo vi si potesse trovare acqua. Ma avendo anticamente in pratica la sua villa, fece scavare profondamente e con diligenza, non perdonando a spesa, per fare questo ben pubblico, di dove è oggi il suo palazzo insino a questo principio di strada. E vedendo che questo suo desiderio riusciva, con ogni studio si deliberò fargli l'ornamento, che ora se gli è fatto…”. Infatti la fontana, come recitava l'iscrizione dell'epoca, era per “'’PVBLICAE COMMODITATI'’”

La fontana realizzata nel corso del Novecento, si avvale di una splendida vasca termale romana d'età classica, a cui sono stati aggiunti elementi pertinenti ad un abbeveratoio per animali cinquecentesco.
fatto erigere da papa Giulio III poco più a nord sulla via Flaminia, ove ora sorge la Fontana delle Tre Conche.

La fontana era costituita da un'antica vasca ovale di granito di origine termale, che si suppone facesse parte delle Terme di Diocleziano, che riceveva l'acqua da un sovrastante mascherone inserito in una conchiglia. 


Nel 1672, quando il cardinale Federico Borromeo divenne proprietario della villa suburbana, ripristinò il flusso idrico nella fontana-abbeveratoio, nel frattempo interrotto, e la fece inserire in un prospetto architettonico a due ordini: in quello superiore, sotto lo stemma, era collocata l'iscrizione ancora oggi visibile sia pure spostata di qualche metro rispetto alla posizione originaria. Inoltre aggiunse al mascherone una valva di conchiglia a raggiera in peperino. 

Nel 1750, passata la proprietà al marchese Giulio Sinibaldi, papa Benedetto XIV, Lambertini (1740-1758), in previsione del gran numero di pellegrini provenienti dal nord per l'anno giubilare, ordinò il restauro della fontana, ormai decaduta, e nel prospetto venne murata una iscrizione che ne ricordava il rinnovamento.

Verso la metà dell'800 essa fu trasferita sulla facciata di un fienile, nella stessa via Flaminia, noto per essere stato lo studio del fotografo Mariano Fortuny, sulla cui zona basamentale, decorata a bugne regolari, vennero ricavati due archi, uno per sistemarvi la fontana con l'iscrizione del Sinibaldi (per cui essa prese anche il nome di «Arcosolio di Benedetto XIV»), l'altro per costituire un elemento simmetrico al primo.

Nel 1877 la vasca termale venne rimossa e riutilizzata a Villa Borghese per far posto alla vasca della fontana del Babuino, temporaneamente smontata per la costruzione della rete fognaria di Campo Marzio.

Quando nel 1929 la Cassa del Notariato acquistò il terreno, il vecchio abbeveratoio venne sostituito da una nuova composizione, l’attuale Fontana delle Tre Conche; il mascherone e la conchiglia, ricongiunti all’antica vasca marmorea di epoca romana recuperata da Villa Borghese, vennero quindi rimontati sulla facciata dello Studio Fortuny, dove un tempo si trovava un abbeveratoio noto come Arcosolio di Benedetto XIV.

Nel 1965 la Cassa del Notariato fece restaurare il fienile e spostare la fontana abbeveratoio dell'Ammannati che l'architetto Spaccarelli sistemò lì accanto, isolata e addossata ad un muro di calcestruzzo ondulato. Fu solo dopo ulteriori lavori di risistemazione dell’edificio che la fontana venne nuovamente spostata per trovare la sua attuale collocazione in via Flaminia.



Stato di conservazione

La fontana è in mediocre stato di conservazione. La valva di conchiglia e il rilievo marmoreo, già consunti per l’erosione dei fenomeni atmosferici, mostrano un principio di decoesione, fessurazioni e spesse incrostazioni di calcare e alghe, ravvisabili anche sul bordo della vasca termale sottostante.

Il calcare ingloba particellato atmosferico e materiali inquinanti, assumendo l’inestetica colorazione grigio-nera. La vasca presenta numerosi punti di fuoriuscita dell’acqua, che denunciano l’alterazione, se non la completa mancanza, dello strato impermeabilizzante. Le vecchie stuccature sono deteriorate e non più funzionali.

L’area di rispetto e il bacino interrato, privi di strutture di recinzione o dissuasione, sono danneggiati dall’accumulo di rifiuti e dalla sosta non autorizzata di mezzi a due ruote.




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