CULTO DI PHANES



DIO PHANES
Phanes, o Fanes (luce) era un Dio ancestrale greco, chiamato anche Protogonos ("il primo nato") e Erikepaios ("donatore di vita"), era una divinità primigenia della procreazione e dell'origine della vita nella cosmogonia orfica, un movimento religioso sorto in Grecia verso il VI sec. a.c. intorno alla figura di Orfeo. Nella tradizione italica Phanes era invece legato al Saturno romano delle origini.

Emerso agli albori dell'universo dall'uovo cosmico deposto da Chronos (il Tempo) e Ananke (il Destino, o Fatum italico, contro nulla possono nemmeno gli Dei), quale principio primo ed unico, era ermafrodito e da esso si generò il tutto.

L'UOVO COSMICO
Secondo un'altra tradizione orfica orfica però, si narra di un uovo d'argento, deposto dalla Dea Notte nell'oscurità dell'Erebo e fecondato da un soffio di vento del Nord, contenente il cosmo, sia nato Eros, il primo tra gli Dei.

Nel mito pelasgico invece la Dea Eurinome (il cui nome significherebbe "vagante in ampi spazi") all'inizio della creazione volteggiava nello spazio vuoto e con la sua danza creò il vento Borea.

Eccitandosi all'ebbrezza della sua danza, la Dea trasformò il vento nel serpente Ofione, e si accoppiò con lui.

In realtà nei miti greci più antichi Ofione era il nome di uno dei Titani, che insieme ad Eurinome regnò sul mondo prima di Crono, spodestato poi da quest'ultimo.

Sempre nel mito pelasgico l'accoppiamento però produsse anche in Eurinome una trasformazione, mutandola in una colomba bianca (attributo di tutte le Dee Madri avrebbe deposto l'uovo cosmico, dal quale uscirono tutte le cose.

Nella tradizione orfica però Ofione si vantò di aver creato da solo il mondo, Eurinome offesa con un calcio gli spezzò tutti i denti. Eurinome rappresentava un aspetto della Grande Madre delle origini, che col passare dei secoli e delle civiltà si differenziò in una moltitudine di divinità femminili.

EROS ( V SEC A.C. )


Phanes, il dio splendente
di Stefano Arcella

(Fonte)


Le iscrizioni mitriache in lingua greca

Rilievo con Phanes, II sec. ca. Modena, Galleria Estense Nel 1931, alle falde dell’Aventino, in via della Marmorata, fu scoperto un gruppo d’iscrizioni in lingua greca, forse appartenenti a un mitreo da porsi in relazione col vicino Emporio che, in età imperiale romana, era frequentato da mercanti stranieri e da schiavi di lingua greca. Tra queste iscrizioni, ve n’è una che richiama la mia attenzione per i significati di religiosità misterica che ne emergono sulla connessione fra mithraismo romano di età imperiale e orfismo.

Dii Elio Mitra
iereus kai pater
benoustos sun tois
uperetais teou aneteke

In questa epigrafe si evince che il dio Mithra, in questo centro di culto in Roma, nella prima metà del II secolo d.c., è assimilato a Zeus e ad Eelios, ma anche a Phanes, divinità greca legata alla religiosità orfica (tale testimonianza di un sincretismo orfico-mitriaco non è isolata ma essa si colloca in un complesso di evidenze archeologiche, di rilievo storico-religioso, che vanno esaminate per l’universo di significati simbolici e mitici che ci rimandano.


Il rilievo di Modena

Nel rilievo mitriaco conservato nel museo di Modena il giovane Mithra nasce da un uovo in fiamme. Il suo corpo è avvolto da un serpente, figura costantemente presente nella tauromachia, mentre sul suo petto si notano, da sinistra a destra: una testa di leone, l’ariete e il capro, figure dense di significati simbolici ed anche astrologici.

L’ariete è stato letto dal Merkelbach come una variante del lupo mentre il capro come una variante del cane, simboli che questo studioso collega rispettivamente al passato e del futuro. Torniamo quindi alla presenza di un’assimilazione di Mithra a Chronos, che tale si evince dal rilievo di Emerita, e dalle figure leontocefale che compaiono in altri scritture mitriache.

MITRA PETROGENITO CHE ESCE DALL'UOVO

IL FIGLIO DELL'UOVO COSMICO

Genio dalle ali d’oro, egli nasce dall’uovo cosmico, "avvolto tra le spire del serpente dell’eternità, sul petto ha l'immagine del leone, indicatore dell’era remota, mistica e solare; la sinistra si poggia su un alto scettro, mentre la destra regge una folgore, tutt’attorno si snodano i segni zodiacali, sotto gli sguardi di quattro volti maschili".

PHANES XVI SEC.
Il serpente più che con l'eternità ha a che vedere coi cicli, per questo è rappresentato attorcigliato.
Tuttavia di per sè il serpente è la Madre Terra, simboleggiata appunto dall'animale che più aderisce alla terra, infatti striscia, e che cambia pelle come le stagioni sulla terra. Le sacerdotesse della Dea Terra erano infatti le Pitonesse che allevavano il pitone sacro nel tempio.

Inoltre l'omphalos della Grande Madre (l'ombelico del mondo) attorno a cui veniva eretto il tempio era una pietra retinata a rombi a riprodurre le squame del serpente. Diversi furono i figli dell'uovo cosmico, a seconda dei miti e delle civiltà, in comune avevano la propria figura umana (o umanoide), avvolta nelle spire del serpente.

A questo Dio si accosta Zurvan, Dio leontocefalo iranico di derivazione zoroastriana, dotato di quattro ali, i piedi posano su un globo, rappresentazione del mondo e dell’universo, mentre la chiave nella destra indica la totale sovranità sul tempo. Non dimentichiamo che la sfinge egizia era una leonessa e che la Dea degli eserciti egizia, prima ancora del Dio ebraico, era Sakmeth, la Dea dal corpo di donna e la testa di leone.

Il leone è il sole mortifero, del deserto dove insidia la vita, e quindi alleato del faraone contro i popoli nemici, non a caso Sakmet veniva chiamata "Dea degli eserciti", titolo mutuato poi dagli ebrei per il Dio Javhè.

Nelle feste romane la figura di Fanes, personificata da un giovane, veniva dotata di un mascherone, un oscilla colorato, ed ogni suo ordine e comando doveva essere eseguito per tutta la durata della festa, ovviamente nel buono spirito d’allegrezza e di giocosità conviviale, come fece Nerone in gioventù secondo gli Annales di Tacito.

Ma c'è un'immagine in cui Mitra primogenito esce dall'uovo, in un universo popolato da animali, amorini, e figure umani e animali forniti di code serpentine. E' il caos primigenio che depone l'uovo, ovvero la Grande Madre primigenia che depone l'uovo da cui nasce l'architetto dell'universo. colui che creerà il mondo, ovvero colui che usando le energie della Grande Dea darà forma agli esseri animati e non.

Mitra è il sole invitto e di sicuro nasce al solstizio di inverno e in una grotta, dal mito prende spunto la nascita del Cristo, però qui il figlio non crea, invece muore e rinasce come il Dio Vegetazione annuale, figlio della Grande Madre, tanto il filo d'erba quanto la spiga di grano, nutrendo quindi animali ed umani, che nasce e muore ogni anno. Ovviamente muore in inverno e rinasce in primavera, da cui il Natale e la Pasqua.

Naturalmente anche l'omphalos è l'uovo cosmico, infatti è il centro del mondo, quello da cui tutto nasce, quindi un uovo. In genere pertanto l'ombelicus mundi ha la forma arrotondata di un uovo, che rievoca poi la pelle del serpente.

Nella religione cattolica il serpente è divenuto simbolo del male, cioè del diavolo e la donna pertanto è "instrumentum diaboli", pur avendo copiato l'immagine dell'angelo dalla donna alata, Lasa etrusca e Nike greca, o Vittoria romana che sia.

Diciamo che dal mondo arcaico molte figure di antiche Dee diventano maschili, riproponendo talvolta i Sacri Misteri arcaici.

L'immagine di Phanes contiene uno dei maggiori temi sacri e pure oscuri dell'antichità, quello della morte e della rinascita, negli eterni cicli della Natura.

Del resto l'immagine del leone che è apposta sul suo torace altro non è che la qualità ferina della Grande Madre Terra, la Potnia Teron, la Signora delle belve.

In questo senso misterico continuò la sua esistenza a Roma come culto riservato però solo a una certa parte della popolazione, specie tra quella di origine greco-orientale, che gli dedicò un tempio e un sontuoso culto sull'aventino.

Nell'immaginazione popolare questo culto greco-italico divenne propiziatorio ai raccolti e alla fertilità del bestiame, per cui gli si dedicavano sacrifici incruenti, danze, banchetti e libagioni.



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