GENS SULPICIA



GENS ROMANA

La gens Sulpicia fu una delle più antiche famiglie patrizie di Roma, in cui brillarono molti uomini illustri, dalla fondazione della Repubblica fino al periodo imperiale. Alla famiglia appartennero anche membri plebei, alcuni dei quali potrebbero essere stati discendenti di liberti della gens.

Il primo membro della gens che raggiunse il consolato, solo nove anni dopo la cacciata dei Tarquini, fu Servio Sulpicio Camerino, nel 500 a.c., mentre l'ultimo nome ad apparire nei Fasti consolari fu quello di Sesto Sulpicio Tertullo nel 158.

I Sulpicii adottarono di solito solo quattro praenomina: Publius, Servius, Quintus, e Gaius. L'unico altro praenomen che compare in epoca repubblicana è Marcus, conosciuto come il padre di Gaio Sulpicio Petico, cinque volte console durante il IV secolo a.c.. L'ultimo dei Sulpicii conosciuto per avere ricoperto la carica di console aveva il praenomen Sextus, un praenomen altrimenti sconosciuto nella gens.



COGNOMINA 

I cognomi dei Sulpicii durante la Repubblica furono Camerino, Cornuto, Galba, Gallo, Longo, Patercolo, Petico, Pretestato, Quirino, Rufo e Saverrione di questi appartenenti a liberti e ad altre persone sotto l'Impero. Sulle monete si trovano i cognomi Galba, Platorino, Proclo e Rufo.

GENS SULPICIA

I MEMBRI DELLA GENS 

Sulpicii Camerini
I Camerini, o Camerti, erano una tribù umbra (Umbri Camerti) che avevano abbandonato la città natia Kamars perché sconfitti dai Pelasgi. In nome dell'antica patria, diedero il nome di Cameria, o Camerium o Camerta, alla nuova città da loro fondata nel Lazio. I Camerti ed i Romani strinsero un trattato di alleanza con eguali condizioni, l'Aequum Foedus nel 309 a.c.. Durante la II guerra punica i Camerti fornirono a Roma 600 combattenti.  

I Camerini ricoprirono più volte i più alti uffici statali nei primi tempi della Repubblica, ma dopo il 345 a.c., quando Servio Sulpicio Camerino Rufo fu console, si perde ogni traccia di loro fino a Quinto Sulpicio Camerino che divenne console nell'anno 9. Considerati tra più nobili a Roma nei primi tempi dell'Impero. Si ricordano:

- Servio Sulpicio Camerino Cornuto - console nel 500 a.c. con Manio Tullio Longo, fu uno dei primi consoli romani e il primo della Gens Sulpicia. Dionigi scrive che vi fu un tentativo di restaurazione dei re Tarquini, che Camerino scoprì e riuscì a sventare e riporta un suo discorso del 496 a.c. per il rinnovo dell'alleanza con i Latini. Completò da solo il consolato per la prematura morte del collega Longo.

- Quinto Sulpicio Camerino Cornuto - console nel 490 a.c.; con collega Spurio Larcio al suo secondo mandato, nell'anno in cui Coriolano era in esilio tra i Volsci. Nel 488 a.c. fu uno dei cinque inviati dal Senato al campo dei Volsci ad intercedere da Coriolano, che avanzava contro Roma.

Servio Sulpicio Camerino Cornuto - console nel 461 a.c. e decemviro nel 451 a.c.; fu console insieme a Publio Volumnio Amintino Gallo e come decemviro partecipò alla stesura della Lex Duodecim Tabularum. Nel 449 a.c. fu tra i negoziatori inviati dal senato al Monte Vecilio, ove le truppe si andavano sollevando contro i decemviri, e nel 446 a.c. al comando della cavalleria, come legatus dei consoli Tito Quinzio Capitolino Barbato e Agrippa Furio Medullino Fuso nella guerra contro i Volsci.

- Quinto Sulpicio Camerino Cornuto - tribuno consolare nel 402 a.c. e nel 398 a.c.; a causa del dissidio tra due consoli il Senato anticipò la nomina dei nuovi tribuni consolari alle calende di ottobre, invece che alle idi di dicembre. Nel secondo consolato proseguì l'assedio di Veio.

- Servio Sulpicio Camerino - suffectus nel 393 a.c. e tribuno consolare nel 391 a.c.; nel 393 a.c. vennero rieletti i consoli L. Valerio Potito e P. Cornelio Maluginense Cosso che tuttavia si dimisero. Allora vennero eletti i due consoli suffetti, Servio Sulpicio Camerino e Lucio Lucrezio Tricipitino Flavo. Sulpicio fu membro del tribunato del 391 a.c. e condusse la guerra contro i Salpinati riportando un grande bottino; nel 387 a.c. ricoprì la carica di interrex.

- Gaio Sulpicio Camerino - tribuno consolare nel 382 a.c. e censore nel 380 a.c., si dimise alla morte del suo collega.

- Servio Sulpicio Camerino Rufo - console nel 345 a.c. con il collega Marco Fabio Dorsuo. Quando il dittatore Lucio Furio Camillo, dopo aver sconfitto gli Aurunci, rimise la carica, insieme al collega console, ne utilizzò l'esercito per dare battaglia ai Volsci, conquistando la città di Sora.

- Quinto Sulpicio Camerino - console nel 9;

- Quinto Sulpicio Camerino - suffectus nel 46;

- Sulpicio Camerino - proconsole in Africa, accusato di estorsione nel 59 venne assolto, ma venne condannato a morte insieme al figlio da Nerone per l'uso "irriverente" dell'appellativo pythicus (pitico, come una Pizia).


SULPICII PRAETEXTATI

La familia dei Praetextati, discendente dai Camerini, apparve nella seconda metà del V secolo a.c. nome derivato dalla toga praetexta, indossata dai magistrati. Ricordiamo:

SULPICIA
- Quinto Sulpicio Camerino Pretestato - tribuno consolare nel 434 a.c. con Servio Cornelio Cosso, e Marco Manlio Capitolino.

- Servio Sulpicio Pretestato - tribuno consolare nel 377 a.c. dove sconfisse Satrico, nel 376 a.c., nel 370 a.c. e nel 368 a.c. quando venne nominato dittatore Furio Camillo.
 
- Sulpicia Pretestata - la moglie di Crasso, menzionata all'inizio del regno di Vespasiano, nel 70.

Sulpicia - figlia di Servius Sulpicius Paterculus, fu una delle cento matrone romane candidate a dedicare la statua di Venere Verticordia, che si credeva "volgesse le menti delle donne dal vizio alla virtù". Come indicato dai Libri Sibillini, dieci matrone furono estratti a sorte, e vennero esaminate per stabilire quale fosse la più pura e virtuosa. Giudicata la più casta, toccò a Sulpicia dedicare la statua.


SULPICII LONGI

La famiglia dei Sulpicii Longi è citata nel IV secolo a.c., a partire dal Sacco di Roma nel 390 a.c. e per tutto il periodo delle guerre sannitiche. Ricordiamo:

- Quinto Sulpicio Longo - tribuno consolare nel 390 a.c., cui Tito Livio addebita responsabilità della sconfitta romana alla battaglia del fiume Allia e causa del Sacco di Roma ad opera dei Galli Senoni condotti da Brenno. Gli toccò col dittatore Marco Furio Camillo, di contrattare il riscatto, 1.000 monete d'oro, con Brenno, affinché lasciasse Roma, senza ulteriori distruzioni, e con gli altri tribuni fu tra i più strenui sostenitori della proposta di lasciare Roma per stabilirsi a Veio, dopo che i Galli erano stati sconfitti.
«Dopo averla salvata in tempo di guerra, Camillo salvò di nuovo la propria città quando, in tempo di pace, impedì un'emigrazione in massa a Veio, non ostante i tribuni - ora che Roma era un cumulo di cenere - fossero più che mai accaniti in quest'iniziativa e la plebe la appoggiasse già di per sé in maniera ancora più netta» (Tito Livio, "Ab Urbe Condita", V, 4, 49.)

- Gaio Sulpicio Longo - console nel 337 a.c. con Publio Elio Peto, ma il senato, irritato dalle incertezze dei consoli, il Senato nominò dittatore Gaio Claudio Regillense. Ciononostante venne rieletto console nel 323 a.c., con Quinto Aulio Cerretano e vinse personalmente la battaglia contro i Sanniti. Venne eletto per la terza volta console nel 314 a.c. con Marco Petelio Libone e insieme catturarono Ausona, Minturno e Vescia; di nuovo unitamente sconfissero i Sanniti per i quali ottennero il trionfo. A causa della malattia che aveva colto il console Publio Decio Mure venne eletto dittatore nel 312 a.c., ma in quell'anno non ci furono scontri.

SULPICIO RUFO


SULPICII RUFII

l cognome Rufus, che significa "fulvo", si riferiva evidentemente al colore dei capelli di qualche Sulpicio,forse un ramo collaterale dei Camerini, in quanto entrambi i cognomina risultano presenti in uno dei consoli del 345 a.c.. Ricordiamo:

Servio Sulpicio Rufo - tribuno consolare per tre volte: nel 388 a.c. quando con gli altri tribuni fecero razzie nei territori degli Equi e di Tarquinia, dove presero Cortuosa e Contenebra, che furono saccheggiate; rieletto nel 384 a.c. dovette assistere alla condanna a morte di Marco manlio Capitolino, uomo onesto e generoso che venne ingiustamente accusato di volersi fare re: venne eletto una terza volta nel 383 a.c. anno in cui venne dichiarata guerra a Volsci, Prenestini e abitanti di Lanuvio, ma non si potè armare l'esercito a causa della peste e della carestia.

- Publio Sulpicio Rufo - aristocratico eppure tribuno della plebe nell'88 a.c., fu di brillante oratoria "solenne e per così dire tragica" come ricorda Cicerone e in seguito sostenitore di Gaio Mario; denunciò l'illegalità dell'azione dei consoli che impediva l'attività dei tribuni e protetto da seicento cavalieri si rese padrone del Foro, facendo approvare 4 leggi per cui si prevedeva l’abrogatio imperii di Silla e il comando dell'esercito contro Mitridate a Mario. Ma i soldati rimasero fedeli a Silla in previsione del ricco bottino . Silla, a capo del suo esercito entrò a Roma e ne prese il Governo. Publio Sulpicio fu dichiarato hostes rei publicae e fu ucciso quasi subito colpito dalla damnatio memoriae e le sue leggi furono abrogate.

- Servio Sulpicio Rufo - console nel 51 a.c., oratore e giureconsulto romano, amico di Cicerone, con cui fu in corrispondenza, e di Trebazio. Divenne uno dei più influenti giureconsulti della sua epoca, definito da Cicerone “sapiente ” fra i giuristi e da Gellio il più “dotto della sua epoca”. Eletto questore nel 75 a.c. per la provincia di Ostia, rifiutò poi il ruolo di propretore. Nel 63 a.c. si candidò come console, ma fu sconfitto da Lucio Licinio Murena, che successivamente accusò di corruzione chiedendo a Cicerone di difenderlo, ma questi difese Murena. 
Durante la II Guerra Civile Sulpicio Rufo seguì Giulio Cesare che lo nominò nel 46 a.c. proconsole della provincia d’Acaia, per avere una persona sicura che non fosse mal stata corrotta dai seguaci di Pompeo. Sulpicio rimase ad Atene fino alla fine del 45 a.c.. Gli fu celebrato un funerale pubblico, ed eretta una statua in sua memoria presso i Rostri, i muri della tribuna degli oratori nel Foro Romano e Cicerone elogiò nella IX Filippica, con parole di alta eloquenza, le doti e la morale di questa figura della tarda repubblica.

SULPICIA RUFO

- Sulpicia - grande poetessa, l'unica di cui si siano conservati alcuni componimenti, solo perchè attribuiti a Tibullo. Era figlia dell'oratore Servio Sulpicio Rufo, nipote del giurista Servio Sulpicio Rufo, e di Valeria, sorella di Marco Valerio Messalla Corvino che istituì intorno all'anno 30 un circolo letterario di cui fecero parte anche Tibullo, Ovidio e Ligdamo. Sulpicia fece parte del circolo intellettuale dello zio Messalla il quale, alla morte del padre di Sulpicia, era divenuto suo tutore. Tra i frequentatori di questo circolo c'era Tibullo nel cui corpus letterario sarebbero confluite le poesie di Sulpicia. Le composizioni attribuibili alla poetessa sarebbero sei poesie (dalla VII alla XII) del IV libro delle elegie di Tibullo.

- Publio Sulpicio Rufo - nella guerra civile tra Cesare e Pompeo combatté con i cesariani contro Lucio Afranio e Marco Petreio, come legatus di Cesare in Spagna nel 49 a.c.. Nel 48 a.c. ottenne la pretura e fu posto al comando della flotta di Vibo Valentia vicino alla Sicilia per proteggere le coste italiche dalla flotta pompeiana. Sulpicio Rufo, si vide affondare solo cinque delle sue navi ma riuscì ad affondare due navi di Cassio, mettendone altre in difficoltà. 
Nel 46 a.c., ottenne la provincia dell'Illyricum come propretore dove si scontrò con le popolazioni dei Delmatae, ottenendo il titolo di imperator e l'approvazione dal Senato romano per una supplicatio (solenne cerimonia di ringraziamento, ovvero una supplica agli dei decretata dal senato: venivano aperti tutti i templi e le statue degli Dei venivano collocate su giacigli perché il popolo potesse offrire loro sacrifici e preghiere di ringraziamento. Due anni dopo l'assassinio di Cesare divenne censore insieme a Gaio Antonio Ibrida. Non se hanno più notizie.



SULPICII GALLI 

I Sulpicii Galli erano una famiglia del II e del III secolo a.c.. Il cognome poteva riferirsi ad un gallo o alla Gallia. Ricordiamo:

- Gaio Sulpicio Gallo - console nel 243 a.c. con con G. Fundanio Fundulo, durante la I Guerra Punica.

- Gaio Sulpicio Gallo - pretore nel 169 a.c. e console nel 166 a.c.. Fu un grande studioso di astronomia e un fine oratore, molto ammirato da Cicerone. Pretore urbano nel 169 a.c., l'anno successivo partecipò alla battaglia di Pidna come tribuno militare. Eletto console nel 166 a.c., sconfisse i Liguri e per questa vittoria gli fu decretato il trionfo. Nel 164 a.c. fu inviato dal Senato in Grecia, insieme a Gaio Manio Sergio per la disputa tra Megalopoli e Sparta per questioni territoriali e per indagare su Eumene II e Antioco IV, sospettati di preparare un attacco contro Roma. Le sue qualità morali sono lodate da Marco Tullio Cicerone nel De amicitia. 

IMPERATORE GALBA


SULPICII GALBAE

La famiglia dei Sulpicii Galbae apparve per la prima volta durante la II guerra punica, e vi rimase fino al I secolo, quando Servio Sulpicio Galba rivendicò il titolo di imperatore. Il cognome può può risalire a galbinus, un colore giallo verdastro, ma non se ne ha certezza. Ricordiamo:

- Publio Sulpicio Galba Massimo - console nel 211 a.c. insieme a Gneo Fulvio Centumalo Massimo. Entrambi i consoli ottennero l'Apulia come provincia, per controllare l'esercito cartaginese. Visto che la guerra volgeva a favore dei Romani, il Senato lasciò in Apulia Centumalo, mentre a Sulpicio Galba venne data la provincia della Macedonia, congedando l'intero esercito di terra a parte la flotta. Gli fu fu prorogato il comando per il 209 a.c. con la stessa legione e la stessa flotta con le quali aveva controllato la Macedonia. Nel 200 a.c., eletto console per la II volta ed ottenuta la Macedonia come provincia, vinse la guerra contro la Lega achea espugnando Egina, Dime e Oreo nell'Eubea e contro Filippo V di Macedonia.e nel 200 a.c..

- Servio Sulpicio Galba - aedile curule nel 208 a.c. e pontifex maximus nel 203 a.c., al posto di Quinto Fabio Massimo Verrucoso.

- Gaio Sulpicio Galba - eletto pontifex nel 201 a.c. al posto di Tito Manlio Torquato.

- Servio Sulpicio Galba - praetor urbanus nel 187 a.c..

- Gaio Sulpicio Galba - praetor urbanus nel 171 a.c..

- Servio Sulpicio Galba - console nel 144 a.c., aristocratico, fine oratore, processato nel 150 a.c. per le sue atrocità contro i Lusitani. Nel 167 a.c. era tribuno militare sotto il proconsole Lucio Emilio Paolo Macedonico, vincitore della battaglia di Pidna l'anno precedente, in Macedonia. Fu ostile al suo comandante e si oppose apertamente, ma inutilmente, al suo trionfo dopo il ritorno a Roma. Nel 151 a.c. fu nominato pretore della provincia romana della Spagna Ulteriore, dove i Lusitani erano in rivolta. Egli finse accordi di pace con donazioni di terre. 
Poi si recò separatamente presso ciascun gruppo richiedendo la deposizione delle armi in segno di amicizia e quindi li fece massacrare dai propri soldati o li prese prigionieri per venderli come schiavi. Tra i pochi Lusitani sfuggiti alla strage ci fu Viriato, che si pose poi a capo della rivolta antiromana. Appiano aggiunge che Servio Sulpicio tenne per sé la maggior parte del bottino e che sebbene fosse odiato da molti, sarebbe sempre sfuggito al castigo. Nonostante venisse accusato di atrocità verso i Lusitani riuscì a convincere il pubblico per la sua grande oratoria.

- Servio Sulpicio Galba - console nel 108 a.c. con Lucio Ortensio. Da lui prendevano il nome gli Horrea galbana, presso cui venne rinvenuto un monumento funebre, con iscrizione, a lui attribuito, uno dei primi esempi di sepolcro individuale romano pervenutoci, quando entrò l'uso a Roma di modelli ellenistici di sepolture individuali, a differenza delle tradizionali tombe familiari ipogee. Il monumento ha un basamento quadrangolare in tufo, con una cornice inferiore modanata e un titutlus in travertino sul dado con i fasci littori, insegne del potere consolare.

- Gaio Sulpicio Galba - questore nel 120 a.c. e in seguito pontifex, condannato secondo la lex Mamilia del 110 a.c..

- Publio Sulpicio Galba - nominato, nel 70 a.c., uno dei giudici nel processo di Verre, eletto poi pontifex e augure.

- Servio Sulpicio Galba - praetor urbanus nel 54 a.c., fu legato di Gaio Giulio Cesare dal 58 a.c. al 50 a.c. nella conquista della Gallia, al comando della futura XII legione fulminata. Si candidò alle elezioni consolari per il 49 a.c., come cesariano, ma fu battuto. Prese poi parte alla congiura contro Cesare delle idi di marzo del 44 a.c. e per questo venne condannato a morte nel 43 a.c., in base alla Lex Pedia di Senatus Consultum.
 
- Gaio Sulpicio Galba - suffectus nel 5 a.c..
 
- Gaio Sulpicio Galba - console nel 22 e fratello maggiore dell'imperatore.

Servio Sulpicio Galba - console nel 33 e imperatore nel 69.


ALTRI MEMBRI

- Gaio Sulpicio Petico - tribuno militare nel 380 a.c., censore nel 366 a.c., console nel 364 a.c., 361 a.c., 355 a.c., 353 a.c. e 351 a.c. e dittatore nel 358 a.c.. Fu eletto console per la prima volta nel 364 a.c. ed ebbe come collega Gaio Licinio Calvo Stolone, uno dei due tribuni della plebe, promotori delle Leges Liciniae Sextiae, o leggi licinie sestie. Durante l'anno continuò la peste, che l'anno prima aveva colto Marco Furio Camillo, e per scongiurarla furono istituiti i ludi scenici per la prima volta.
Nel 362 a.c. fu legatus del console plebeo Lucio Genucio Aventinense e alla morte del console, comandò l'esercito che vinse gli Ernici. 
Nel 361 a.c. fu console di nuovo con il suo precedente collega Licinio con cui marciarono contro gli Ernici conquistando Ferentinum; al ritorno a Roma solo Petico ricevette il trionfo. Nel 358 a.c. fu nominato dittatore per l'invasione dei Galli che sconfisse e per cui ottenne l'onore il secondo trionfo, portando in Campidoglio molti oggetti d'oro come bottino. 
Nel 355 a.c. fu eletto console per la III volta ed ebbe come collega M. Valerio Publicola, entrambi patrizi, in violazione delle leggi licinie-sestie. Nonostante le proteste plebee i due consoli ottennero la carica anche l'anno successivo. 
Nel 353 a.c. fu eletto console per la IV volta ed ebbe come collega il patrizio M. Valerio Publicola. A Sulpicio fu affidata la campagna contro Tarquinia ed a Publicola contro i Volsci, ma saputo che Cere si era alleata a Tarquinia, fu nominato dittatore Tito Manlio Imperioso Torquato. Nel 351 a.c. fu eletto console per la V volta con T. Quinzio Peno Capitolino Crispino. A Sulpicio fu affidata la campagna contro Tarquinia ed a Tito Quinzio contro i Falisci. Entrambi fecero si che i nemici chiedessero la pace, senza lo scontro, ma devastandone le campagne.

- Publio Sulpicio Saverrione - console nel 304 a.c. con Publio Sempronio Sofo, ottenendo un trionfo contro i Sanniti e poi col collega vinsero e distrussero 31 città degli Equi, fu censore nel 299 a.c..

- Publio Sulpicio Saverrione - console nel 279 a.c. Ricevette il comando dell'esercito in Sicilia assieme al collega Calatino considerato da alcuni scrittori antichi come il solo comandante. Non ne siamo certi perchè Patercolo ricevette il trionfo al suo rientro. 

- Gaio Sulpicio Patercolo - console nel 258 a.c., con Publio Decio Mure durante la guerra contro Pirro e partecipò alla battaglia di Ascoli nello stesso anno. Durante la I guerra punica, trionfò sui Cartaginesi in Sicilia; In Sardegna vinse i punici nella battaglia di Sulci (258 a.c.), presso l'isola di Sant'Antioco, nella Sardegna sudoccidentale.

- Gaio Sulpicio - pretore nel 211 a.c. a cui venne affidato l'esercito in Sicilia con Marco Claudio Marcello. A Sulpicio assegnarono due legioni, già sotto il comando del propretore Publio Cornelio, più i rinforzi dell'esercito di Gneo Fulvio Flacco, già vergognosamente sconfitto in Apulia, per i quali il senato aveva decretato che, come per i soldati della battaglia di Canne, la fine del loro servizio militare coincidesse con quello della guerra, impedendogli, in segno di ignominia, di svernare nelle città o di porre i propri accampamenti invernali a meno di diecimila passi da qualunque città.

- Publio Sulpicio Quirino - censore nel 42 a.c. e consul suffectus nel 36 a.c..

PUBLIO SULPICIO QUIRINIO
- Publio Sulpicio Quirinio - console nel 12 a.c. e poi governatore della Siria; Nel 4 divenne legato imperiale di Galazia e Panfilia (Turchia centrale), oltre a tutore di Gaio Cesare, nipote e successore designato di Augusto che per l'apprendimento delle regole di governo e la conoscenza dell'impero fece un viaggio nelle province orientali dove nell'invasione dell'Armenia Gaio Cesare venne ferito a morte. Nel 14 Tiberio successe ad Augusto: Sulpicio Quirinio ritornò a Roma a godersi, ormai anziano, le ricchezze accumulate. Risposatosi in tarda età con Emilia Lepida, nel 20 ne ripudiò il figlio. Alla sua morte, nel 21, la discendenza si interruppe non avendo avuto figli neppure dalla prima moglie Appia Claudia.

- Gaius Sulpicius - suffectus nel 4 a.c..

- Sulpicia minor - una poetessa, lodata da Marziale, da non confondere con l'altra Sulpicia più famosa, e probabilmente visse verso la fine del primo secolo.

- Sulpicio Lucrezio Barba - suffectus nel 99.

- Sesto Sulpicio Tertullo - console nel 158.

Sulpicio Apollinare - un grammatico che fu maestro di Aulo Gellio e di Elvio Pertinace, il quale, prima di essere acclamato imperatore nel 192 in seguito alla morte di Commodo, fu lui stesso un grammatico. nel tardo II secolo.

- Sulpicio Alessandro - storico romano che visse nel IV secolo; forse fu un certo Alexander tribuno e notarius imperiale presente nel 387 alla corte di Magno Massimo e in buoni rapporti con Simmaco. Di provenienza galloromana, visto che nei suoi scritti simpatizza con gli usurpatori gallici dell'epoca.

- Sulpicio Severo - storico e saggista romano cristiano del IV e V secolo. Divenne celebre avvocato ma alla morte prematura di sua moglie, dopo il 390, seguì il fratello Paolino per ritirarsi in monastero. Divenne amico intimo e discepolo di Martino di Tours, con il quale visse per un periodo sull'Isola Gallinara di Albenga, visse vicino a Eauze (Francia), a Tolosa (Spagna) e a Luz (Gallia del sud). 
Fu in questo periodo che Gennadio, prete cristiano e storico del V secolo, scrisse una breve biografia di Sulpicio Severo, ove si parla della sua ordinazione a prete. 
Gennadio scrive che Sulpicio si accostò verso la fine della sua vita al Pelagianesimo (secondo cui il peccato originale fu dei soli progenitori, non dei discendenti) ma presto, scoprendo l'errore, si impose il silenzio fino alla fine dei suoi giorni per espiare il peccato.


BIBLIO

- Dionigi di Alicarnasso - Antichità romane - Libro V -
- Tito Livio - Ab Urbe condita libri - Libro II -
- Cornelio Nepote - De viris illustribus -
-  Appiano di Alessandria - Historia Romana -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- T. R. Shannon Broughton - The Magistrates Of The Roman Republic. Vol. 1 - Cleveland - Case Western Reserve University Press - 1951 -


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