DIVINITA' ROMANE DELL'INFANZIA



DEA TELLUS

GLI DEI DEL NEONATO

I romani avevano divinità per ogni occasione della vita e così non solo invocavano i grandi Dei del Pantheon ma ricorrevano in particolari e importanti momenti a divinità minori che non avevano templi e sacerdoti pagati dallo stato, ma avevano sacelli e piccoli santuari sparsi nei pagus.



DEA NUMERIA

Queste divinità minori intervenivano solo in casi particolari a loro affidati, che segnavano la nascita e la crescita dei figli fin da neonati. Per esempio le donne gravide invocavano la Dea Numeria in quanto preposta al conto dei mesi del parto. Mentre la matematica per gli ingegneri e i condottieri o gli studiosi in genere erano pertinenza di Minerva, Numeria aveva un compito molto ristretto e molto preciso: doveva contare i mesi della gravidanza per far nascere il bimbo esattamente al nono mese.  

Ciò aveva grande importanza, se la Dea contava contava bene anche la puerpera che sapeva per esempio che il terzo e il settimo mese erano quelli più pericolosi per avere un aborto per cui si riposavano di più. Sapevano pure che mentre un parto settimino non era così pericoloso come quello dell'ottavo mese, anche se oggi questa credenza è stata smentita.



DEA PARTULA

Sin dal momento del parto si invocava anche il nome di Partula, divinità la cui origine pare identificabile con quella della Parca Cloto, una delle tre Moire (o Parche), figlia, secondo una versione, della Notte o, secondo un'altra, di Zeus e di Temi o Mnemosine.

Era la più giovane delle tre e tradizionalmente associata alla nascita. Era la tessitrice, che filava la materia della vita estraendone il filo che man mano si allungava finchè non veniva troncato. Il suo nome viene dal greco Klothes, ovvero filatrice. Tutte le Dee Grandi Madri furono in origine filatrici tanto per la creazione dell'universo quanto per quella di una singola vita. Penelope, colei che faceva e disfaceva la tela era in effetti un'antica Dea creatrice che dava la vita e la morte.

IL PARTO NELL'ANTICA ROMA

DEA UTERINA

La Dea Uterina era assistente alla puerpera nel momento delle doglie, la levatrice ordinava alla schiava di accendere una candela in onore della Dea quando non fosse già stato fatto. I bambini erano molto importanti anche per la forte mortalità dell'infanzia e la paura crea gli Dei.

La partoriente invocava con brevi e usuali parole la divinità che l'aiutava a superare il dolore delle doglie. Queste non dovevano tardare e non dovevano essere precipitose e la preghiera breve a lei dedicata aiutava a regolarizzare il respiro e a far passare più velocemente le doglie.



DEA LUCINA

Al momento del parto vero e proprio però la partoriente e il suo contorno di donne schiave e levatrice invocavano la Dea Lucina per la nascita definitiva, cioè il momento in cui il bimbo “veniva alla luce” uscendo dal grembo materno. Veniva pertanto invocata affinchè ponesse il neonato nella giusta posizione per l'uscita tranquilla dal ventre materno.

Diverse Dee erano addette al parto tanto che esistevano sia Giunone Lucina che Venere Lucina. In realtà a queste divinità era semplicemente stata associata l'antica Dea italica Lucina, Dea della luce e delle nascite, quella che Robert Graves riconobbe argutamente come la Dea Bianca, o Leucotea, che dominò l'Europa e soprattutto il Mediterraneo.



DEA CANDELIFERA

La Dea Lucina era conosciuta anche come Candelifera, ma in realtà era più associata alle Dee del Nord Europa,  comunque le si accendeva una candela votiva per ingraziarsela.

La festa cristiana della candelora deriva appunto dalla festa pagana della Candelifera a cui si dedicavano processioni di candele per facilitare il ritorno della luce dopo l'inverno.



DIO VATICANO

Appena nato interveniva il Dio Vaticano o Vagitano, colui che si occupava di far emettere al neonato il primo vagito, così da permettere l’espansione dei polmoni e la respirazione.

Vaticano era un Dio minore che aveva un santuario sul colle chiamato appunto Vaticano che da lui prese il nome. La funzione di questa divinità minore era appunto di assistere i neonati nel loro primo vagito. 

Sebbene la forma più attestata del nome sia "Vaticanus" e non "Vagitanus", diversi autori classici (fra cui Agostino d'Ippona e Aulo Gellio) menzionano questa divinità indicando l'origine del nome in vagitus ("vagito"). Tesi accolta anche da Sant'Agostino che, ne "La città di Dio", tratta questo argomento per dimostrare come le divinità pagane fossero semplicemente personalizzazioni di eventi naturali.

Il che è vero, tanto che oggi la suddetta funzione è stata assorbita dai santi del calendario cattolico, ognuno patrono e quindi preposto a proteggere i fedeli nella salute e negli eventi, esattamente come le divinità romane tanto biasimate.
Vedi anche: CULTO DI VATICANUS



DEA ALMA 

Alma, con evidente allusione all'anima, era colei che portava la vita. Si riteneva infatti che il neonato acquisisse vita nel momento in cui era stato partorito, o almeno acquisisse una vita più esterna e consapevole.



DEA NUNDINA

Ora gli Dei si susseguivano in un indaffarato  andamento di preoccupazioni e preghiere conseguenti.A questo punto subentrava la Dea Nundina che si occupava della purificazione dei nuovi nati, pertanto la levatrice veniva assistita dalla divinità nel suo lavacro del bambino e nel suo taglio del cordone ombelicale, per essere poi mostrato alla madre e successivamente al padre.



DEA LEVANA

Qui subentrava infatti una divinità molto importante, la Dea Levana, colei che era al fianco dei padri nel momento in cui riconoscevano il nuovo nato come appartenente alla famiglia. Si riteneva che la Dea cercasse di ispirare il novello padre affinchè provasse tenerezza verso la nuova creatura, soprattutto quando si trattava di una femmina, che secondo le leggi vigenti poteva anche venire esposta, cioè abbandonata alla fame e alle intemperie finchè morte non sopraggiungesse, procurando tra l'altro un dolore inestinguibile alla madre.



DEA CUNINA o CUBA

Se tutto era andato bene e se il padre era stato un buon padre si aveva il periodo della culla, periodo in cui si chiedeva l’assistenza della Dea Cunina o Cuba, Dea della tenerezza, protettrice dei lattanti, che veniva supplicata a lungo quando il pargolo era insonne e non faceva dormire, o quando aveva la febbre, o male al pancino.

Peraltro la Dea si occupava di tenere gli incubi lontani dal sonno del bambino a cui si cantavano diverse nenie in cui si invocava Cunina perchè rendesse tranquillo il bimbo e lo facesse dormire.



DEA EDULICA o EDUCA

Ma c'era ora un altro problema, quello del latte, che per far crescere bene il bimbo doveva essere sostanzioso, abbondante e duraturo. Per questo si invocava la Dea Edulica o Educa, spesso invocata perché alla madre non mancasse il latte. Quando il latte mancava si ricorreva alle balie ma le matrone romane erano molto fiere e orgogliose di allattare da sole il proprio bambino.



DEA RUMINA 

STATUA DI BAMBINO ROMANO
Rumina proteggeva le donne allattanti (rumis o ruma era parola arcaica per indicare la mammella d'un animale: cf. Plinio N.H. 15,77) e insegnava ai pargoli a succhiare il seno e si invocava quando questo era inappetente.

Il suo tempio era ai piedi del Colle palatino, adiacente al fico ruminale, un albero di fico in cui si credeva che la fatidica lupa avesse allattato i fondatori di Roma: Romolo e Remo.

In onore della Dea si offriva principalmente latte ovino o bovino, e qualcuno ha pensato che il nome Roma derivasse dal suo nome, visto che anticamente doveva essere stata una Grande Madre, ma non si ha prova di ciò.



DIO OSSILAO

Una volta allattato  però il compito dell'assistenza al piccolo non era finito, il bambino ora era cresciuto e cominciava a camminare, per cui ora ci si doveva occupare che le sue ossa crescessero sane e robuste.

A questo era preposto il Dio Ossilao, importante soprattutto per il figlio maschio che solo se aveva ossa ben formate e muscoli potenti poteva aspirare a diventare un buon soldato, la principale aspirazione di un romano.
  


DEA EDUSA

Ora che il bimbo era svezzato si doveva dargli da bere e da mangiare. Talvolta il passaggio dal latte dolce all'acqua non era facile per il piccolo che sperava di avere una bevanda altrettanto dolce quanto il latte, per cui per farlo bere si chiedeva aiuto alla Dea Edusa che provvedeva a fargli provare il desiderio della semplice acqua. 



DEA POTINA 

Ma non era finita, perchè se ora il bimbo si era abituato all'acqua, si doveva stare attenti a che il bimbo non si strozzasse bevendo; ma per questo c'era la Dea Potina, sempre al fianco di Edusa, che si occupavano di accompagnare il bimbo nello svezzamento. 



DIO FABULINUS 

A questo punto subentrava un'altra divinità, che si poneva sempre vicino alla bocca del bambino quando questi iniziava a fare i primi versi intellegibili, dalla lallazione, ossia dal balbettio di sillabe ripetute dal neonato senza formulare parole complete e sensate, al linguaggio parlato vero e proprio guidandolo nell’apprendimento della parola.

Fabulinus era addetto pertanto al linguaggio e all'affabulazione, cioè anche alla capacità di parlare piacevolmente attirando l'attenzione e il consenso degli altri, aprendo così il percorso all'oratoria dell'adulto. Non a caso una persona che ha capacità affabulatorie si dice affabile. Anche il termine "fabula" (novella, favola) viene dal nome del Dio, perchè le favole insegnano ai bambini a parlare e a fantasticare.



DIO STATULINO 

Ora però che il bambino che era passato dal gattonare alla posizione in piedi e cominciava a camminare aveva bisogno di una divinità specializzata in questo e il nuovo assistente era Statulino, che gli era accanto nel muovere i primi passi perché non cadesse donandogli la stabilità che era la prerogativa del Dio. Dargli stabilità lo aiutava a non farlo cadere e soprattutto a non farsi mali.



DEA PAVENZIA 

Ma il bambino era una creatura fragile e molte cose potevano spaventarlo, e specie se maschio doveva crescere forte e coraggioso per diventare poi un buon soldato, così qui era preposta la Dea Pavenzia che si occupava di proteggerlo dagli spaventi improvvisi. 



DEA CARDA 

Ma sia il bambino che la bambina avevano bisogno di una crescita sana e robusta, per diventare un soldato per il maschio e per procreare figli sani per la femmina, così la Dea Carda, o Cardea, ne assisteva lo sviluppo fisico affinchè fosse sano e armonioso.

IUVENTAS

.:: GLI DEI DELL'ADOLESCENZA ::.


DEA STIMULA e SENTIA 

Ora che il bimbo era cresciuto aveva bisogno di sviluppare anche le sue facoltà intellettive, così le Dee Stimula e Sentia ne affinavano i sensi ed i ragionamenti, curandone l’intelligenza ed il raziocinio, lo rendevano consapevole e gli insegnavano da un lato l’indipendenza e dall'altro l'onere dei suoi doveri. Il passaggio vero e proprio dall’infanzia all’adolescenza avveniva sotto l’egida di queste due Dee. 



DEA IUVENTAS 

Era la Dea della gioventù e aveva a Roma un suo tempio e un suo culto. Importante soprattutto per i maschi, che qui, al primo apparire dei peli sul volto si rasavano e consegnavano a questo tempio la prima barba. Per lungo tempo la rasatura venne considerata non solo l'introduzione all'età adulta del ragazzo ma il suo distinguersi dai barbari che non si curavano e non si rasavano, mentre il romano era sempre preciso e ordinato, nell'addestramento militare e nella vita in genere.
Vedi anche: CULTO DI IUVENTAS



DIO BARBATUS

La barba doveva essere tagliata all'uso romano e così i capelli, ma si pregava affinchè la barba crescesse perchè era simbolo di mascolinità, pertanto anche il tagliarla era segno di virilità e si invocava il Dio Barbatus non solo perchè facesse crescere copiosa la barba, ma anche per non tagliarsi quando ci si liberava di essa con una lama piuttosto affilata.
Vedi anche: CULTO DI BARBATUS



DEA DRIA

Se per i maschi si diventava adulti con la barba, per le femmine si era adulte con l'arrivo del menarca, per cui si invocava la Dea Dria, che assicurava un buon flusso esente da dolori. Avere le mestruazioni significava poter un giorno diventare madri e dare figli all'Impero. 



DEA LIBERTINA o LIBERA

Era invece la Dea al cui tempio le ragazze offrivano i propri giocattoli quando erano imminenti alle nozze. Il tempo dei giochi era finito, ora subentravano le responsabilità della casa e dei figli. Non più gioco ma lavoro. L'infanzia era finita per sempre.



BIBLIO 

- Attilio De Marchi - "Il culto privato di Roma Antica, I" - Milano - 1896 -
- George Dumezil - La religione romana arcaica (La religion romaine archaïque, avec un'appendice sur la religion des Étrusques - Parigi - Payot - 1964) - Milano - Rizzoli - 1977 -
- Philippe Borgeaud - Avec Doralice Fabiano - Perception et construction du divin dans l'Antiquité - Genève - Droz - 2013 -
- J. Eckhel - Doctrina numorum veterum - IV - Vienna - 1794 -
- Renato Del Ponte - Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralità romano-italica - ECIG - Genova - 1985 -


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