VILLA DI CICERONE (Formia)



STAMPA D'EPOCA DEL NINFEO MAGGIORE
Formia romana si arricchì di diverse ville disposte a schiera appartenenti all’élite politico-culturale della capitale. Una di queste è detta di Cicerone, i cui cospicui resti si trovano nella proprietà della famiglia Rubino fin oltre il porticciolo di Caposele. I ruderi di quest’ampio edificio romano sono infatti dislocati su un fronte marino di oltre 400 metri per una larghezza media di circa 120 metri.

Lo storico francese Carcopino (Les secrets correspondence de Cicéron, Paris 1947 , I, p. 73 sgg.) attribuisce all'oratore il possesso da un minimo di otto ville rustiche ad un massimo di undici. Il russo V.l. Kuziscin (La grande proprietà agraria nell'ltalia romana, cit., p. 83 sgg.) calcola che Cicerone abbia posseduto otto tenute rustiche.

CICERONE
Un elenco abbastanza attendibile delle proprietà rustiche di Cicerone è il seguente:

- il podere di Arpino, ricevuto in eredità dal padre;
- le proprietà acquistate prima dell'esilio:
         - la villa di Formia,
         - la villa di Tuscolo,
         - la villa di Pompei;
- le proprietà acquistate dopo l'esilio:
         - la villa di Cuma,
         - la villa di Pozzuoli,
         - la villa di Astura.

L'attuale Villa Rubino è la residenza sotto la quale si stendono i resti che molti studiosi identificano con il celebre Formianum, ossia la villa estiva di Cicerone.

A causa degli interventi architettonici e urbanistici che si sono succeduti soprattutto nel corso della seconda metà dell’Ottocento, il complesso è visibile solo in parte ed è quindi di difficile lettura.

Nonostante ciò, è comunque possibile coglierne ancora degli aspetti significativi. Da una osservazione fotografica aerea, difatti, si evidenzia chiaramente come la struttura fosse costituita da due settori affiancati, ma con caratteristiche funzionali diverse.

Il primo, quello occidentale, comprende una serie di ambienti rettangolari in opus cementicium con paramento in reticolato di calcare che usa cubilia di 7-8 cm di lato, coperti con volte a botte, che si affacciano su un’area quadrangolare di 20 metri di lato. Il complesso si articola inoltre su due livelli di cui quello più alto raggiungibile attraverso una scala elicoidale in muratura, posta nell’angolo nord-ovest.

L'ENTRATA
In questa villa l'oratore sembra si ritirò durante il I° triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso essendo venuto meno il suo peso politico. Di questo suo soggiorno se ne ha notizia grazie all'intensa corrispondenza tra Cicerone e l'amico Tito Pomponio Attico.

Quest'ultimo legò la sua vita e la sua fama a quella di Cicerone, attraverso ben 16 libri di lettere che il grande avvocato gli indirizzò, e pure alle opere che da quello gli erano state interamente dedicate, (De amicitia e De senectute), per esserne stato l’editore, ma soprattutto un grande amico.

In questo luogo luogo da lui prediletto, Cicerone continuò i suoi studi e a seguire le vicende politiche di Roma. In questi locali che una radicata tradizione indica col nome di “Grotte di Cicerone”, sono probabilmente da individuare dei locali adibiti ad uso magazzini o depositi, funzione che può essere messa in rapporto sia con la villa soprastante sia con le prospicienti strutture portuali di cui sono noti alcuni elementi sommersi o in parte inglobati nell’attuale porticciolo turistico di Caposele.

Seneca riprendendo gli scritti di Tito Livio racconta che in questo luogo l'arpinate fu raggiunto dai sicari di Antonio e ucciso il 7 dicembre del 43 a.c.

IL NINFEO MAGGIORE
Sull’opposto versante, invece, a ridosso della collina, è ubicato il secondo settore che corrisponde all’area residenziale della villa. Le testimonianze meglio conservate si hanno nella terrazza inferiore.
Profonde modifiche hanno stravolto la struttura originaria, ma si può ancora vedere l'impianto organizzato da ambienti rettangolari a Nord e da un settore residenziale a Est.

Qui per una lunghezza di 140 metri circa sono presenti una serie continua di ambienti coperti a volta con tracce ancora visibili di decorazioni a stucco che costituivano molto probabilmente parte della cosiddetta basis villae dell’edificio.

Quasi al centro della terrazza inferiore si apre, verso sud, il maggiore dei due ninfei che è posto leggermente più arretrato rispetto a quello minore, situato più a ovest. Il Ninfeo Maggiore ha una pianta rettangolare di 11,10 metri per 8,90 metri con copertura a botte cassettonata sorretta da colonne in laterizio di stile dorico. 

Al centro della parete di fondo è presente una nicchia rettangolare con incassata nel pavimento una vasca in cui sboccava l’acqua di una fonte retrostante, coperta anch’essa da volte a botte e armonicamente fusa con il contesto architettonico dell’ambiente circostante.

LA VOLTA DEL NINFEO MAGGIORE
Il tutto si sviluppa su tre terrazze degradanti verso il mare, e ancora si possono scorgere l'ampia peschiera, il porticciolo privato e il grande edifico con cortile centrale, caratteri peculiari delle nobili residenze d'otium del litorale campano-laziale.

Situato più a est è il cosiddetto Ninfeo Minore che è costituito da un vano quadrangolare di 6,90 metri per 7,30 metri, ha muri in opus quasi reticolatum e include come fondo una nicchia quadrangolare con fontana in opus incertum. La copertura è realizzata su quattro colonne doriche laterizie ravvicinate agli angoli che con ardito sistema di piattabande terminanti nelle pareti sostengono voltine a botte perimetrali e una a padiglione centrale.

Un’ornamentazione parietale a stucco e un’incrostazione di pietruzze, paste vitree e conchiglie, il tutto disposto secondo un preciso schema decorativo, consentono di porne la datazione alla seconda metà del I secolo a. C. Inoltre si deve aggiungere che il ninfeo verso la metà dell’Ottocento subì sostanziosi restauri che tuttavia furono eseguiti nell’assoluto rispetto della parte antica.

La struttura originaria, che sopravvive nella sua organizzazione su tre grandi terrazze affacciate verso il mare dell’antico Sinus formianus, oggi Golfo di Gaeta, era dominata dal fabbricato posto nel livello più alto, edificato sui resti della originaria domus con i sottostanti ninfei, bagni e la fonte d’acqua proveniente dai vicinissimi monti Aurunci; l’ampia peschiera, il porticciolo edificato dai Borboni.

Compongono la villa vari ambienti rettangolari a nord e un settore residenziale a est, organizzato su tre terrazze; al centro sono due ninfei di età repubblicana.

Il livello inferiore conserva una serie di ambienti tra i quali spiccano i cosiddetti ninfei maggiore e minore, riccamente decorati.



Quando Francesco II acquistò la proprietà dal principe di Capossele, facendone la sua ultima villa al mare pochi anni prima del crollo del Regno di Napoli, rese questo luogo un autentico gioiello, oggi sopravvissuto al massiccio e disordinato assetto urbano di Formia.

Fu restaurata dai Borboni, poi dal principe di Caposele e la villa Rubino così carica di storia venne frequentata come albergo di lusso da colti personaggi che la resero famosa in tutta Europa. Un grande e pregiato patrimonio oggi chiuso al pubblico e in via di degrado che necessita di urgenti interventi di recupero.

"E' cominciata cosi, nel maggio 2011, con l'invito a sostenere la pagina ... 
sono ormai passati 5 anni, ma la Villa di Cicerone resta li , inaccessibile e soggetta a processi di degrado cui il privato proprietario non fa fronte (non può far fronte..)... 

la proprietà tuttavia comporta anche una responsabilità di qualche tipo cui si sopperisce con propri mezzi oppure cercando l'accordo di "altri" interessati (praticamente o teoricamente) alla sopravvivenza del bene perchè di evidente interesse pubblico e generale .... 

tuttavia questi altri ( Comune, Soprintendenza Archeologica per il Lazio e l'Etruria, Regione ...) 
sembra che non abbiano altre vie che l'esproprio che però non praticano 
(...che non possono pagare ..evidentemente).

"...Ci sarebbe una terza via per la gestione e l'accessibilità del bene che però non viene praticata dai citati enti competenti: 
l'accordo pubblico- privato, volontario (con reciproca soddisfazione ) oppure imposto (come la legge consentirebbe..) .... . 


LA VOLTA DEL NINFEO MINORE

Perchè no? Non ci sembra siano venute risposte... e qui, nonostante i Successi Conseguiti, sorgono molti dubbi circa le scelte e il comportamento degli Enti Competenti rappresentanti dell'interesse generale dei cittadini. 

Che riguardano il rapporto fra estensione della città archeologica, gestione dei valori della città storica (che va non oltre la città archeologica) , e città contemporanea. ..."

Che la villa cosiddetta di Cicerone stia ancora in un vergognoso stato di abbandono lo testimonia il video shock di Formia, con villa romana abbandonata tra i rifiuti, che qui riportiamo:


"Non sappiamo se la Villa sia di proprietà pubblica o privata. Nessun cartello inibisce all'entrata. 
I stucchi rinvenuti sul soffitto a cassettoni, di una della quattro stanze della villa, sono ancora intatti, è incredibile!!! Il pavimento è pieno di rifiuti, di ogni genere, quello che 2000 anni di storia non hanno distrutto si riduce così in discarica ai nostri giorni..."





ARCHEONIGHT 2014 

Appartiene all'ottobre del 2014, ma è ancora attualissimo:

"Doveva essere l’evento principe dell’intera manifestazione “Archeonight 2014 – le notti dell’arecheologia” di Formia, ma all’ultimo momento è saltata la visita alla villa Rubino, meglio nota come Villa di Cicerone, per i circa 120 visitatori già prenotati grazie all’organizzazione dell’associazione Terraurunca. Una pessima comunicazione, forse mai come ora ai minimi storici tra Comune di Formia e famiglia Rubino, proprietaria dell’area, sarebbe all’origine delle disdetta.

Un momento unico per far conoscere a tanti un vero e proprio gioiello della città, ancora inaccessibile e a molti sconosciuto. Un patrimonio di tutti che però è nelle mani dei privati, come detto la famiglia Rubino. Eppure in questo momento storico, sin dalla campagna elettorale, l’acquisizione al patrimonio comunale della villa, che fu residenza di Marco Tullio di Cicerone.

FORMIANUM
La campagna del fondo ambientale italiano sta cercando con una raccolta firme in tutta Italia, per restituire alla collettività, un bene nelle mani di privati. Perciò la visita per circa un centinaio di persone, forse di più, era un momento particolarmente significativo per l’opinione pubblica, che poteva finalmente rendersi conto di cosa si trattasse.

Ma cosa è successo? La famiglia Rubino fa sapere di aver appreso dalle locandine della manifestazione, che il Comune aveva organizzato una visita nella villa, quindi senza essere stata messa minimamente a conoscenza dell’evento dall’associazione Terraurunca. 

Diversamente da quanto sostenuto da questi ultimi che riportano invece i contenuti degli accordi con la famiglia Rubino, come quello di circoscrivere le visite a scaglioni di piccoli gruppi di persone.

Insomma, qualcuno mente, dato che le due versioni sono totalmente discordanti, sta di fatto che la fase è delicata, e può determinare il destino imminente che attende il bene. In conclusione la manifestazione ha perso uno degli eventi cardine, e molti formiani l’opportunità di visitare un angolo della città dalla rara bellezza, ancora praticamente sconosciuto."

TOMBA DI CICERONE

TOMBA DI CICERONE

La Tomba di Cicerone è un mausoleo monumentale di età imperiale attribuito tradizionalmente alla sepoltura del grande oratore. La vicinanza al sito in cui ancora la tradizione (ma pure alcuni accenni nelle sue lettere  ad Attico) colloca la sontuosa villa che l'oratore abitò frequentemente, si accorda pure con le fonti storiche.

Queste riferiscono infatti che la sua decapitazione sia avvenuta proprio nei pressi della villa romana, e la grandezza dell'edificio, che senz'altro dovevano accogliere le spoglie di un personaggio illustre, fanno dedurre che esso sia proprio il monumento funerario dell'arpinate. Sulla collina vicina, un sepolcro più piccolo è, dalla tradizione, ritenuto la tomba dell'amatissima figlia Tulliola, morta di parto. 

Però, mentre si sa con certezza che le spoglie di Cicerone non giacciono a Formia, bensì a Roma, come è logico per un personaggio di tale notorietà, è noto che le spoglie della figlia si trovano effettivamente nel mausoleo a lei dedicato. La zona in cui si trova il Mausoleo di Tulliola prende infatti il nome di Acerbara con riferimento proprio alla ragazza (acerbam in quanto morì molto giovane, atto ad indicare il luogo effettivo.)





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