VIA PRENESTINA





Anticamente chiamata Gabina in quanto giungeva a Gabii (appena oltre il Grande Raccordo Anulare), in seguito collegò Roma a Praeneste, l’odierna Palestrina, assumendo quindi il nome di Prenestina.

Sappiamo, secondo l'Itinerarium Antonini che proseguiva fino alla statio Sub Anagnia. La strada da Palestrina consentiva l'accesso alle strade che conducevano verso la Campania in un periodo anteriore alla costruzione della via Appia e Latina. Infatti risale all'epoca repubblicana e fu probabilmente restaurata nel II secolo a.c. ed in epoca imperiale.
Subito dopo la caduta dell'Impero Romano la strada fu abbandonata e riaperta soltanto nella seconda metà del XIX secolo.
La Via Prenestina nel primo tratto era unita alla via Labicana, ma poi uscite dalla Porta Esquilina delle mure Serviane (Arco di Gallieno), le due strade si separavano prima di Porta Maggiore.


BASILICA NEOPITAGORICA - vedere: ARTICOLO



ACQUEDOTTO ALESSANDRINO AL FOSSO DI CENTOCELLE

A circa un miglio della Prenestina le impressionanti arcate dell'acquedotto costruito, nel 222-235 d.c. dall'Imperatore Alessandro Severo.

Fu in ordine di tempo l’undicesimo acquedotto dell’antica Roma, edificato dall'imperatore Alessandro per l’approvvigionamento idrico delle terme di Nerone del Campo Marzio, ristrutturate dallo stesso imperatore, e che pertanto assunsero anche la denominazione di "terme Alessandrine" (Thermae Alexandrinae).

L'acquedotto giungeva alle terme di Nerone dopo un percorso di circa 22 km. Si è calcolato che la portata giornaliera di acqua fosse pari a 21.632 m3, circa 250 litri al secondo.



TORRIONE PRENESTINO

Si tratta di un Mausoleo Sepolcrale cosiddetto a tumulo, risalente all’età di Augusto e situato accanto alla via Prenestina, sul lato sinistro, dove lo svincolo della tangenziale sopraelevata si unisce alla consolare, a circa 1500 metri da porta Maggiore, al II miglio, all’interno dei confini del Pigneto, nel Quartiere VII.
Il Torrione consiste di un ampio muro circolare di oltre 10 metri di altezza di un diametro di 42 m, con al centro la camera mortuaria; è la tomba romana a tumulo senza podio più grande esistente nei dintorni di Roma, superata in grandezza solo dal Mausoleo di Augusto e Mole Adriana e forse dal sepolcro del Monte del Grano.

E' stato datato alla fine del I sec. a.c. grazie al rinvenimento di una moneta del 15 a.c.; non si sa chi lo abbia commissionato. Le mura erano interamente ricoperte di marmi asportati e riutilizzati altrove in epoca rinascimentale.

L’ingresso della cella centrale era collegato all’ingresso delle mura tramite un corridoio con copertura a volta, mentre lo spazio incluso nelle mura esterneera riempito di terra a formare un terrapieno che cresceva a cono verso il centro del monumento.

Sopra la cella mortuaria era stata collocata una colonna, che spuntava dalla cima conica del terrapieno e sopra vi era la statua del morto; l’ingresso è orientato verso la Prenestina in modo che i viandanti potessero ammirare lo splendore del monumento.
Il torrione è rimasto schiacciato dall’incombenza della Prenestina e della sopraelevata (la tangenziale Est); anzi per ingrandire la Prenestina il monumento fu addirittura barbaramente tagliato di una fetta del muro circolare esterno. Fu svuotato del terrapieno dopo la seconda guerra mondiale.

Nel tardo medioevo fu un possedimento della nobile famiglia Ruffini, che adibirono la struttura a cantina costruendovi a fianco una torre e altri manufatti oggi non più esistenti; accanto al monumento, a sinistra dell’ingresso, c'é un pozzo di epoca medioevale.



IL COLOMBARIUM DI LARGO PRENESTE

Appena dopo il III miglio della consolare, dentro il territorio del Pigneto, nei giardinetti al centro di Largo Preneste e sommersa dal traffico caotico della piazza, si trova una bella tomba romana in mattoni rossi a pianta rettangolare, risalente al II secolo d.c. e restaurata negli anni 80. L’apertura laterale immediatamente sotto il tetto fu realizzata in epoca moderna per dare aria all’ambiente probabilmente riutilizzato come fienile.

Accanto alla tomba, interrati nel giardinetto, si trovano i resti di altri tre sepolcri; attualmente il centro della piazza è suddiviso in due parti recintate: in una, ora chiusa, si trova il colombario, una pista da pattinaggio e la fontanella (il nasone) chiusa in quanto lo scarico si era ostruito; nell’altra è stato predisposto un piccolo parco giochi per i bimbi, tenuto in custodia da alcuni cittadini che lo puliscono e si occupano di aprire e chiudere i cancelli ogni giorno.



TOR TRE TESTE

Al Km 9,50 ci troviamo in località Tor Tre Teste che deriva il nome dalla presenza di un rilievo sepolcrale che si trova murato nei pressi della chiesa del XVIII secolo, dove sono raffigurati tre personaggi. Contigua alla chiesa è visibile la torre medioevale che si presenta, purtroppo, in cattivo stato di conservazione.
A breve distanza dalla torre sorgeva il sepolcro di Lucio Cornelio, architetto di Lutazio Catulo, distrutto poche decine di anni dall'ignoranza dell'amministrazione locale per far posto a un'anonima piazzetta.

Poco più in là, all’incrocio con viale Irpinia, una necropoli è riaffiorata durante i lavori di scavo per la costruzione di un parcheggio.



PORCO DI VILLA GORDIANO - TOR DE' SCHIAVI

Procedendo ancora verso Centocelle, al IV miglio della Prenestina, 1200 m dopo via dell’Acqua Bullicante e Largo Preneste, si trova il parco archeologico detto "della villa dei tre Imperatori Gordiani".
Già in epoca tardo repubblicana esisteva in questo sito una villa suburbana, in parte villa residenziale ed in parte azienda agricola, poi ristrutturata e ampliata con grande lusso dall’imperatore Gordiano III, intorno al 240 d.c.; doveva essere una villa davvero grandiosa, con tre basiliche, magnifiche terme, un portico con 200 colonne di 4 differenti marmi pregiati ed enormi saloni. Alla successiva epoca Costantiniana risalgono il mausoleo, la basilica circense e la piccola catacomba che si sviluppa su due livelli.



IL MAUSOLEO DEI GORDIANI - vedere anche: VILLA GORDIANI

Il rudere di maggiore suggestione è il Mausoleo dei Gordiani anche noto come la Tor dé Schiavi, a pianta circolare in opera laterizia con un portico a colonnato con gradinata oggi scomparso; il Mausoleo sepolcrale doveva assomigliare in piccolo al Pantheon.

È realizzato su due piani:
il piano seminterrato, utilizzato come camera mortuaria, presenta un largo corridoio circolare con volta a botte che corre lungo tutto il perimetro del monumento; al centro la volta poggia sopra un robusto pilastro centrale; lungo la parete sono le nicchie dove venivano posti i sarcofagi.
L’ambiente è arieggiato da feritoie verticali poste appena sopra il livello del terreno; sotto il portico e la gradinata, oggi crollati, si trovavano altri ambienti; gli enormi massi di calcestruzzo romano che si trovano dinanzi al monumento potrebbero essere i resti della base del portico o forse appartenevano ad altre strutture della villa.

Il piano superiore è rialzato e coperto da una volta a cupola e presenta anch’esso delle nicchie lungo la parete circolare; si contano 7 nicchie con soffitto a cupola, di cui le ultime due, vicine all’apertura del monumento, sonocrollate con la facciata. Sul lato destro del monumento si osserva la sezione della cupola di una di queste; le pareti erano tutte adornate di affreschi quasi completamente scomparsi; per l’illuminazione naturale esistevano quattro occhi circolari alla base della cupola; il luogo era utilizzato in occasione delle cerimonie.
il Mausoleo risale al periodo Dioclezianeo, nelIV secolo d.c., come risulta dai bolli imperiali impressi sui mattoni.
L’intera area appartenne probabilmente all’imperatore Costantino, che possedeva gran parte dei terreni fuori Porta Maggiore.

A ridosso del lato est del Mausoleo si notano i resti del colonnato di una basilica paleocristiana Costantiniana risalente allo stesso periodo del Mausoleo; la basilica venne scavata e riportata alla forma originaria nel 1959-60, con pianta circense a tre navate.
La navata centrale è molto più ampia, lunga oltre 60 m e orientata verso est, era utilizzata anch’essa per le sepolture; scavi del 1984 hanno portato alla luce resti di sepolture all’interno ed all’esterno del colonnato risalenti ad epoca medioevale.
Nel sottosuolo nel 1953 è stata trovata una piccola catacomba su due livelli, non è chiaro se cristiana o pagana, il cui accesso rimane visibile da via Rovigno d’Istria; in corrispondenza della basilica nel costone di cappellaccio che fiancheggia la strada si scorgono a mezza altezza due grotte che sono parte della catacomba.
Normalmente accadeva che là dove veniva sepolto un martire Cristiano, si sviluppava in seguito una necropoli ed una Basilica; il potente devoto del martire si faceva quindi costruire il suo Mausoleo funebre accanto alla Basilica, ma non si sa quale sia stato il martire qui seppellito.
Qualcuno ipotizza che il Mausoleo fosse per Costantino stesso, che però morì lontano nei pressi di quella che sarebbe stata Costantinopoli oppure che fosse destinato a qualche membro della famiglia imperiale Costantiniana o anche che sia stata soltanto una bizzarria di qualche nobile romano che volle ricostruire la stessa situazione del vicino mausoleo di Sant’Elena.



AULA OTTAGONALE

Un altro rudere imponente è la cosiddetta "Aula Ottagonale", di cui restano 3 lati e poco più; all’interno della sala esistevano dei nicchioni ricavati nelle mura dell’edificio, alternativamente a pianta quadrata e tonda, alcuni aperti per mettere in comunicazione la sala con gli altri ambienti, altri chiusi e in cui erano disposte delle statue.

Da ottagonale superiormente il perimetro delle mura diveniva circolare per consentire l’innesto di una cupola a tutto sesto: l’ambiente prendeva luce ed aria da otto occhi circolari posti sopra le nicchie. Non è chiaro quale fosse l’utilizzo della originaria struttura; forse una sala termale o forse un ninfeo.
Il termine Tor dé Schiavi discende dal nome dei proprietari del XVI secolo.

In epoca medioevale la costruzione venne riutilizzata come base per una torre di avvistamento; si nota il diverso materiale usato nella parte superiore del rudere e le nicchie scavate nel muro usate come base per sorreggere il primo piano della torre; a quell’epoca risale anche il largo pilastro ancora in parte visibile posto al centro della sala utilizzato evidentemente come rinforzo per la torre stessa.

Dei frammenti di stucco cavato dalla volta d'uno dei nicchioni interni all'aula ottagonale rivelano dei bellissimi grotteschi in bassorilievo di varie specie di animali e fogliame racchiusi in scompartimenti geometrici; questi stucchi, almeno in parte, sono ancora visibili.
Piranesi, come anche Lanciani, chiama Tor dé Schiavi il mausoleo dei Gordiani, e individua nell'aula ottagonale una "fabbrica sepolcrale".

Gli altri ruderi attualmente visibili sul lato sinistro della Prenestina sono una cisterna ed i resti di una probabile aula termale absidata di forma esagonale, forse un solarium.
Una parte del complesso monumentale si estende anche sull’altro lato della consolare, dove si trova una grande cisterna sopraelevata a pianta quadra risalente al II secolo d.c. di circa 23 m di lato e realizzata su due livelli: il livello superiore usato come cisterna ed il livello inferiore come sostegno.



IL COLOMBARIUM DI VIA OLEVANO ROMANO

Sul marciapiedi esterni dei giardini di villa Gordiani e all’angolo tra Prenestina e via Olevano Romano, si trova un colombario difficile da notare perchè appare solo una costruzione a pianta quadrata con lato di 6 m, alta poco più di 2 m, in blocchetti di tufo che risulta addossata al muro di una villa moderna a protezione della camera sotterranea della tomba collettiva.

La casetta ha due finestrelle con grate per aerare l’ambiente, non esiste più il solaio che divideva la camera interrata dal piano terra, ne restano le antiche scalette addossate al muro che scendono nella camera mortuaria sotterranea e nella parete si vedono alcune nicchie con volte in opera laterizia.

Fu costruito in opera reticolata tra il I sec.a.c. e il I d.c., con pianta interna rettangolare di m.3,75x4,65 e scala di accesso sul lato nord, era coperto con volta a botte ed aveva le pareti, intonacate e dipinte a quadretti e motivi floreali, scandite da cinque ordini di nicchie con uno o due incavi per le olle cinerarie.

Successivamente il pavimento fu sopraelevato e alla prima fu sovrapposta una nuova decorazione pittorica su intonaco con disegni geometrici. Si conserva ancora qualche traccia di pittura ed una iscrizione metrica latina, dipinta sopra una nicchia, che è un “carmen” dedicato dal marito alla moglie morta Iunia Formosa. Il colombario fu utilizzato fino al I sec. d.c. come dimostra il rinvenimento di un sarcofago del 69 d.c. nella parte centrale del monumento.



SEPOLCRETO DI COLLE DELLA MENTUCCIA

Giunti al Km 10, 8 si perviene al sepolcreto di Colle della Mentuccia, dove furono rinvenute una decina di tombe di tipo a fossa ed una di tipo a camera.
Nella tenuta di Torre Angela Vecchia possiamo ancora vedere alcuni tratti dell'acquedotto alessandrino, e al Km 13,9 troviamo i resti di una cisterna probabilmente costruita sotto l'imperatore Adriano.



PONTE DI NONA

Al nono miglio della Via Prenestina è ancora perfettamente conservato un ponte eretto sul torrente Marrana, e così chiamato perché posto appunto al IX miglio della via Prenestina. Questa magnifica opera d'ingegneria romana è lunga 72 m ed alta 16, articolata in 7 arcate in opera cementizia rivestita in pietra gabina, di sei metri di luce ciascuna. Le chiavi di volta sono in travertino e le testate in tufo rosso dell'Aniene.
Da notare un piccolo ponticello in pietra gabina, molto più antico, del II secolo a.c., posto sotto l'arco centrale e della stessa luce, testimonianza del periodo in cui la via Prenestina non correva in rettifilo, ma seguiva il saliscendi della collina. Il ponte fu restaurato più volte nel corso del secolo scorso e di quello attuale: la sistemazione più recente data 1920-40.



OSTERIA DELL'OSA

Un altro fosso che attraversava il percorso delle Prenestina era quello dell'Osa, che ha dato il nome anche ad una vecchia osteria, che ha poi dato il nome alla zona. Nei pressi era una necropoli di Gabii, con ben 600 tombe che vanno dal X al VII sec. a.c. all'età repubblicana e imperiale. I ricchi e interessantissimi corredi di epoca protostorica sono sistemati al primo piano del Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano, insieme con quelli della Necropoli di Castiglione.



GABII

Al XII miglio della via Prenestina una strada ci conduce ai resti dell'antica Gabii, una città latina colonia di Alba Longa che diventò fiorente nei sec. VII-VI a.c. per la sua posizione strategica, a metà tra Roma e Praeneste (Palestrina), lungo le vie commerciali tra l'etruria e la Campania. Gabii sorgeva presso la riva orientale del laghetto vulcanico di Castiglione (ora prosciugato). Molti romani facoltosi amarono costruire le loro residenze lungo il tracciato della Prenestina: le fonti ricordano le ville di Cesare, Augusto, Tiberio, Plinio il Giovane ed Adriano. Il centro perse d'importanza dopo la conquista da parte di Roma con Tarquinio il Superbo, nel sec. III ci fu un intenso sfruttamento delle cave di peperino.

Se della città restano solo pochi avanzi delle mura e tracce delle abitazioni, abbastanza conservato è il Tempio di Giunone Gabina, poco fuori della cinta muraria, maestoso nel suo isolamento sul bordo del cratere, il più antico santuario del Lazio pervenutoci. La cella del tempio, in blocchi squadrati e sovrapposti senza calce, si conserva fino alla travatura del tetto, che era a doppio spiovente. Si trattava di un edificio periptero senza postico, con sei colonne corinzie sulla fronte e dieci sui lati. La scalinata frontale si elevava su una piattaforma di pietra, alla cui estremità era murato un anello per reggere le vittime dei sacrifici. Al centro del lato posteriore una buca, rifatta almeno tre volte, doveva ospitare l'albero sacro del santuario.

Intorno all'edificio templare si estendeva un giardino con numerose piante, circondato su tre lati da portici, sotto i quali erano ospitati altari e taberne. Particolarmente curato era il sistema di canalizzazione e raccolta delle acque del giardino e del portico. Il quarto lato, quello meridionale, era occupato da una struttura a forma di teatro, con dodici grandinate semicircolari, che ci rammenta l'origine sacra delle rappresentazioni teatrali, le quali per molto tempo dovettero trovare una loro giustificazione in motivi o pretesti religiosi.

Iscrizioni e frammenti architettonici provenienti dal santuario ornano oggi le piazze e le case della vicina Zagarolo. All'esterno del santuario, depositi votivi hanno restituito un gran numero di materiali, databili dal VII al I sec.a.C., tra cui terracotte, unguentari, lucerne e ceramica comune d'impasto.
Presso il lato occidentale del recinto sacro, si sviluppava dal III sec.a.c. un'area dedicata alla Fortuna, con un piccolo sacello, un deposito di monete, armi, gioielli, terracotte e ceramiche a vernice nera, oltre a due o tre cippi offerti alla stessa divinità. Augusto, seguendo la sua politica di restaurazione dei culti tradizionali, volle riparare il tempio e lo decorò con lastre "Campana" ed altre terracotte architettoniche, ma ormai la decadenza di Gabii era irreversibile ed a poco servirono gli abbellimenti di Adriano, che dovette aggiungere anche delle statue di marmo.

Superata questa zona sono visibili lunghi tratti della Prenestina antica e nella zona tra Zagarolo e S. Maria di Cavamonte è visibile un piccolo anfiteatro.
Proseguendo sulla consolare giungiamo al bivio per Palestrina (via Pedimontana) e per Gallicano. Presa la via Pedimontana, dopo più di 2 Km possiamo vedere, sulla sinistra, i resti di un sepolcro e più avanti i resti di una cisterna (km 6, 1) e i resti in opus latericium del sepolcro denominato Torre Frocina (km 6, 8).

Brevi resti di basolato romano sono visibili al Km 5 e un tratto più lungo dopo il Km 5, 5.
Proseguendo oltre sono scarsamente visibili, perché interrati, i resti del ponte Sardone che precede la città di Palestrina (Praeneste).
Sulla strada per Gallicano possiamo vedere i resti di quattro ponti: ponte Lupo, ponte della Mola, ponte S. Pietro e Ponte S. Antonio. Questi quattro ponti in realtà furono costruiti per consentire l'attraversamento degli acquedotti lungo i tratti dell'Aniene. Sul ponte della Mola passava l'Anio Vetus, sul ponte S. Antonio passava l'Anio Novus, sul Ponte Lupo e S. Pietro passava l'Aqua Marcia.



PRENESTE

L'attuale sito di Palestrina si sviluppa sull'edificato dell'antica Praeneste. Fu uno dei centri politici del Latius Vetus. Fu sottomessa dai Romani nel 388 a.c. perdendo gran parte dei suoi possedimenti. Durante il periodo della guerra sociale si schierò con Mario e per questo venne duramente punita da Silla.

Praeneste deve la sua importanza alla presenza del santuario della Fortuna Primigenia che costituisce uno dei monumenti più imponenti del mondo antico. Il santuario fu costruito su una serie di terrazze collocate sul pendio della collina. Il complesso comprendeva due gruppi di edifici: ai piedi della collina si collocava l'Area Sacra e sopra di esso il vasto complesso a scalare che si chiude con l'emiciclo di Palazzo Barberini. Quest'ultimo include la parte superiore dell'antico santuario ed ospita anche il Museo Archeologico. Nella parte frontale si apre uno spazio semicircolare che corrispondeva all'antico teatro che era circondato nella parte alta da un doppio portico.
Nella parte centrale di questo portico si ergeva un edificio circolare, forse un tempio o un edicola sacra, che costituiva la parte più alta del santuario. In uno dei terrazzi del santuario si apre un portico dorico dove sono presenti due esedre circolari. Davanti all'esedra di sinistra sono presenti una base e un pozzo. Sulla base probabilmente era collocata la statua della Fortuna ricordata da Cicerone. Nel pozzo, sempre secondo lo scrittore di Arpino, si calava un bambino per estrarre i responsi dell'oracolo.


RITROVAMENTI NELL'800

Nella tenuta di Tor Sapienza, fra il terzo e il quarto km dalla città, in occasione dei grandi lavori di bonifica intrapresi dal principe Lancellotti coll'opera del solerte ed intelligente avv. Francesco Apolloni, sono tornati in luce parecchi avanzi di antiche camere sepolcrali che fiancheggiavano il margine destro della via Prenestina. Sono costruite generalmente in opera reticolata; ma furono in altri tempi frugate e devastate. Si è pure trovata qualche tomba composta di legoIoni e coperta alla cappuccina. Ho veduto un solo pezzo di mattone proveniente da questi sepolcri, improntato col bollo di M. Rutilio Lupo, dell'anno 123: Le predette celle sepolcrali, come le altre che nello stesso luogo erano già cono- sciute, hanno nelle pareti i loculi per le olle cinerarie ; ma non vi si è trovato neppure un titoletto spettante a quei colombari. In una soltanto si rinvennero due iscrizioni marmoree; una delle quali, incisa sopra un cippo, alto m. 0,83, largo m. 0,22 Il cippo è terminato da una cornice sagomata, nel mezzo della quale ò scolpita una piccola corona con lemnisci. L'altra epigrafe è su di una stelo frammentata, larga m. 0,27 ed alta in media m. 0,75
I descritti monumenti sono conservati nel casale colonico, di recente fabbricato in prossimità dei ruderi attribuiti alla villa dei Gordiani.




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