HORTI DI LUCULLO



GLI HORTI ROMANI

Roma ebbe una serie di Horti: di Cesare, di Galba, di Damasippo, di Antonio, di Clodia, di Tito e Cocceio, di Agrippina, dei Flavi, di Domizia, dei Pinci, di Pompeo, di Acilio, di Lucullo, di Messalla,
di Sallustio, di Lollia, e della Domus Aurea.

Uno di questi Horti si trovava nell'odierno Lungotevere della Farnesina. Pare che appartenesse alla bellissima Clodia, la Lesbia di Catullo e gli scavi ne hanno riportato alla luce gli affreschi isiaci.

Gli horti di Cesare, ombreggiati da alti alberi e adorni di tempietti e statue preziose, non dovevano essere lontano da lì, forse appena girata l'ansa del fiume in direzione di Ostia. Nella zona c'erano anche gli horti di Antonio, anch'essi affacciati sul fiume, ma dall'alto del Gianicolo, mentre i sottostanti giardini di Agrippina, all'altezza del Vaticano, godevano il Tevere da vicino, con un bel portico sulla riva del fiume.

Sappiamo che Ennio amava passeggiare negli horti di S. Sulpicio Galba, i giardini sull'Aventino (180 a.c.), dove oggi sorge la Villa dei Cavalieri di Malta. Secondo Cicerone, questi di Galba sarebbero stati i primi giardini di Roma. Non vi sono accenni precedenti.

Comunque fu Lucullo a lanciare la moda, con la costruzione dei suoi horti sulla collina del Pincio, seguito poco dopo da Sallustio, e i suoi horti, tra Quirinale, Viminale e Campo Marzio, erano i più grandi e ricchi dell'urbe. Nel III secolo d.c. gli horti occupavano circa un decimo di Roma e formavano una corona di verde intorno al centro.



Negli horti la parte più notevole era il grande parco, pieno di alberi, siepi, piante e fiori.

C'erano soprattutto i sempreverdi, soprattutto bosso, cipresso e leccio, modellati secondo l'arte "topiaria", la tecnica di invenzione romana che sarà poi copiata da tutto il mondo, di modellare a suon di forbici siepi, cesugli e chiome degli alberi creando figure geometriche, di animali, o fantastiche o intere scene.

Immersi nel verde stavano i padiglioni adatti alle varie ore della giornata o alle diverse stagioni, per la conformazione e l'esposizione, al chiuso o all'aperto, con portici per il passeggio, fontane, terme, tempietti, statue, colonne, sedili e tavoli in pietra, gradinate, fontane e ninfei, che, insieme alla vegetazione, richiedevano una grande quantità d'acqua.

Gli horti erano un luogo di piacere e una piccola reggia, ma soprattutto la possibilità di vivere isolati, lontano dai rumori e la frenesia della città, che restava comunque a due passi.



HORTI LUCULLIANI O LICINIANI

Lucio Licinio Lucullo, valentissimo generale romano sotto Silla, 117-56 a.c, poi console, amico di Cicerone ma nemico di Pompeo, aveva inventato il modello di “giardino del piacere” allorché abbandonò la vita pubblica disgustato dopo che il suo rivale “Pompeo lo defraudò del credito che egli aveva acquisito con le conquiste di Roma in Oriente.

Secondo Plutarco
"Lucullo abbandonò i pubblici affari, anche perché si accorse che essi erano ormai al di là del proprio controllo e si sentiva a disagio - o forse perché, come alcuni dicono, aveva saziato la sua sete di gloria e aveva avvertito che la sfortunata questione dei suoi molteplici sforzi e delle sue fatiche lo autorizzava a trascorrere una vita di agio e lusso, perché nella vita di Lucullo, come in una commedia antica, un uomo può leggere nella prima parte di incarichi politici e di comandi militari e, nella seconda, di simposii e banchetti e di tutti i tipi di frivolezze."

Una delle più belle ville romane infatti, forse la più bella e grandiosa, sorgeva nel punto dove l' Acqua Vergine usciva dal condotto sotterraneo per attraversare su arcate il Campo Marzio: erano gli Horti di Lucullo, che occupavano intorno al 60 a.c. l'area dove oggi si ergono la Ss.Trinità dei Monti e la Piazza di Spagna con la sua splendida gradinata. Fra tutti i grandi giardini del Pincio, gli Horti Luculliani sono certamente i più famosi ed i più grandiosi, paragonabili a quelli di Sallustio, che costruì i suoi Horti su ispirazione di quelli Luculliani.

Una delle grandi caratteristiche della villa luculliana era una scala monumentale che collegava i diversi livelli del colle fino a una ninfea semicircolare gigantesca. Ed ecco la scoperta:

Repubblica (16 maggio 2007):
"Una importante scoperta è avvenuta nella zona di Piazza di Spagna, a circa nove metri sotto il livello stradale nel corso di lavori di ristrutturazione che riguardavano la Biblioteca Hertziana. I primi ritrovamenti durante i lavori di scavo sono stati alcuni mosaici che decoravano il ninfeo, un’ampia grotta artificiale con giochi d’acqua che faceva parte di un’ampia opera al centro di quelli che un tempo erano stati i famosi giardini di Lucullo, i cosiddetti Horti Luculliani.

Successivamente sono apparse delle sculture e i resti di varie statue, fra cui la testa marmorea di una Venere.
Un putto, pingue e variopinto, cavalca sicuro un grosso e scuro delfino. 

Figli dell'idillio tra divinità e natura, sono incorniciati da colonne tortili, intorno alle quali s´è avviluppata la vegetazione, e candide colonne abbinate, tanto salde quanto virtuali. 

È l'illusione evocata dal mosaico, raffigurante un paesaggio sacro, che emerge come un sogno dalla parete annerita trovata nove metri sotto il livello stradale, tra via Sistina e via Gregoriana. E che ci riporta al tempo in cui lo sperone meridionale del Pincio risplendeva della lussureggiante bellezza degli Horti di Lucullo, impreziositi per secoli dai successori del vincitore di Mitridate.

La composizione musiva è affidata, per adesso, solo ad alcune tessere, di pietra e vetro, pulite e assicurate al muro: ecco lo zoccolo blu color blu cobalto, un fregio monocromo, quindi la testa di un lupo verde e oro. Pochi elementi, ma che già fanno immaginare la grandezza dell´immagine complessiva, ancora tutta da scoprire. Ossia la decorazione del ninfeo romano scoperto sotto il cantiere della Biblioteca Hertziana, proprio accanto al palazzetto cinquecentesco che ospitò famiglia, affreschi, e la celebre facciata manierista a forma di faccia, degli Zuccari.

Un muro di contenimento, con frammenti di mosaico, era stato ritrovato quando nel 1913 fu costruita la biblioteca. Ora che l´interno di quell´edificio novecentesco è stato demolito per la costruzione della nuova struttura, non abbiamo fatto che seguire la linea dell´opus reticulatum. E sono apparse le architetture del giardino romano».

Ecco allora il muro di terrazzamento fatto sotto Lucullo, che fu trasformato in ninfeo, attraverso l'apertura di absidiole, intorno al 47 d.c., dal nuovo proprietario, Valerio Asiatico. Sempre d'età claudia sono le statue di ninfe (di cui s´è persa la traccia) e il mosaico col putto. Del II sec. è l'aggiunta dell´emiciclo opposto e risale invece al IV la vasca al centro, sul fondo della quale ci sono il giallo antico, il cipollino e il pavonazzetto: i marmi di riuso.

Scavi, e novità, non sono finiti, si scenderà di altri 3-4 metri. I giardini da sogno di Roma, dalla Repubblica all´Impero, dagli Horti Luculliani alla Domus Pinciana, durarono fino al VI secolo, quando Belisario li scelse come sua residenza. Dal gigantesco paradiso cantato da Plutarco, sono riapparse negli anni scorsi architetture e statue. 

Alla ricostruzione dei giardini sul Pincio concorre ora anche il ritrovamento, sotto l´Hertziana, di una splendida testina di Venere. Ma anche di una quarantina di vasi interrati che, allineati, costituivano l´aiuola su via Sisitina."


Scrive Flaminio Vacca nel XVI sec.:



"Ma ciò, che merita maggiormente di essere in questo luogo osservato, è un grandioso avanzo di villa Romana antica, chiamato le grotte di Lucullo, e consistente, secondo il solito delle ville antiche, in lunghi portici a più piani, con molte camere, ed inoltre ha un piano sotterraneo forse per ergastulo degli schiavi, il quale ricevea la luce dalle volte, come in altre fabbriche di questa natura si osserva. Queste rovine occupano un lungo tratto, e per la loro situazione possono avere appartenuto alla villa di Lucullo, come il nome volgare le chiama.

Che la sua villa si estendesse da questa parte, Frontino lo accenna, il quale nel I. degli Acquedotti dice:
- .. aquam, quae vocatur Tepula, ex agro Lucullano, quem quidam Tusculanum credunt, Romam, et in Capitolium adducendam curaverunt.. -

E siccome da Frontino stesso rilevasi, che l'agro Lucullano si estendeva fino alle sei miglia lungi da Roma, sulla via Prenestina:
"concipitur Appia in Agro Lucullano via Praenestina inter miliarium VI., et VIII.,"
e le rovine indicate si trovano fra le otto, e le nove miglia distanti da Roma, sulla via Latina, e per conseguenza fra i due limiti accennati da Frontino, perciò con ogni probabilità alla sua villa sontuosissima appartengono, la cui grandezza cosi ci viene descritta da Plutarco nella sua vita:
- Avea presso Tusculo abitazioni patrie, ed altissime vedette, e fabbriche di camere, e passeggi aperti. Nelle quali portatosi Pompeo, rimproverò a Lucullo, che avendo disposto molto bene la villa per l'estate, l'avea resa inabitabile l'inverno: al che colui sorridendo, disse; Così ti sembro di avere meno intendimento delle gru, e delle cicogne, che non cangi insieme colle stagioni anche le case. -




Verso settentrione, si veggono addossati alla villa degli avanzi di fortificazione de' tempi bassi; ciò mostra, che questo edificio, come tanti altri, fu ne' tempi della barbarie ridotto a fortezza, e forse in quella epoca fu risarcito tutto, e rivestito di selci di una forma quasi quadrangolare, che lo fanno comparire come fabbricato intieramente in quella epoca."


Gli altri giardini, che l'affiancavano erano quelli di Sallustio sul lato orientale e quelli di Pompeo. Una vista più alta lascia vedere l’insieme degli Horti e del palazzo. Dappertutto ninfee e chioschi permettevano il diletto ed il rilassamento dei visitatori.

La villa doveva ergersi invece in fondo alla via antica, corrispondente a via dei Condotti, pressappoco nella posizione della Trinità dei Monti.

In seguito questa magnifica villa passò in proprietà di Valerio Asiatico, il quale fu costretto da Messalina, che voleva impadronirsene, a suicidarsi nel 46 d.c., cosicchè gli Horti Luculliani passarono al demanio imperiale.
In questo stesso luogo la sposa dell’Imperatore Claudio fu giustiziata, in conseguenza di sua condotta scandalosa, la stessa Messalina che si era appropriata per cupidigia di questi giardini.


Il Pincio

LANCIANI

Nello spianare il colle per l' adattamento della nuova villa Medici alla Trinità, i Ricci e il loro architetto Lippi arrecarono danni irreparabili alle fabbriche degli Horti Aciliani, e specialmente al ninfeo rotondo, che coronava il colle nel sito del presente colle «Parnaso».

Queste fabbriche e questo ninfeo sono stati particolarmente illustrati  dal Ligorio nel XIV volume torinese, e da Sallustio Peruzzi nella scheda fior, GG5
.
Sallustio chiama il ninfeo « un témpio di Nettuno rovinato dal cardisi riccio per accomodar la sua vigna » e Ligorio dice che il gruppo centrale delle fabbriche era limitato a « septentrione » dalla " vigna del cardinale crescentio hora è del cardinale di montepoliciano " e si estendeva in direzione del sito dove " hoggidì è fatto il monasterio della santissima Trinità ".

"Un altro tratto della domus degli Horti di Lucullo è stato recentemente scoperto nei sotterranei della biblioteca Hertziana, in palazzo Zuccari, all'inizio di via Sistina (1967). Si tratta di un ninfeo di età repubblicana, con nicchie semicircolari chiuse in un secondo tempo da un muro, decorato con un mosaico parietale, probabilmente dell'inizio dell'impero. La posizione dell'edificio permette d'identificarlo con la celebre villa di Lucullo, costruita dopo il 67 a.c. sul Collis Hortulorum".

La famiglia Ricci conservò la proprietà del giardino per soli 12 anni. Allo trattative intavolate nel 1576 per vendita al card. Ferdinando Medici si riferisce il seguente documento in atti Campana, prot. 434, e. 54-57.

« Venditio Palatj et Viridarij etc. et prius conventiones inter ill D. Don ferdinandum Car. de Medicis nuncupatum et D. Joaunem franciscum Vagnozzi Kodulphi.
Die lune nona Januarij 1596. In nomine Domini Amen. Cum sit quod Mag.D. Joannes franciscus Rodulphus nobilis florentinus sit empturus prò se et eius heredibus ab Ills Diìo Don Johanne Riccio equite Militie Jesus xpi Portugalliae mediante illius procuratore, Palatium cum Viridario, si Iva et Domuncula, et alijs suis membris et pertinentijs positum in Montepincio Urbis nunc S. Trinitatis nuncupato Juita suos confines una cum certis suppellectilibus, et mobilibus prò precio in totum scutorum 14000 monete, 
videlicet scutorum 1000 prò suppellectilibus, et mobilibus, 
et scutorum 13000 prò palatio viridario, 
et alijs pertinentijs suis solvendorum ut infra videlicet scuta 1000 monete ratione mobilium bine ad festivitatem Natalis S. Joaunis baptiste presentis anni 1596, 
Aliorum vero scutorum 13000 hoc modo videlicet: 
scutorum 6000 in Calendis mensis Januarij 1578 
Aliorum 3000 in calendis Januarij 1579 
et reliquorum scutorum 4000 iu Calendis Januarij 1580 a nativitate ut supra hic Romae, seu alij terminis desuper conveniendis inter ipsum D. Johannem franciscum et Ill. D. Johannem Riccium futuruiu venditorem, vel eius procuratorem Et cum sit otiam quod idem D. Joannes franciscus velit IH. et R. D. Cardinalem de Medicis, ad cuius preces, et instautiam emptionem prefatam lacere Intendit postmodum nominare, ac ei cedere, et transferre omnia Jura, omnesque actiones acquirendas iu emptioue piefata, cum hoc tamen quo dictus ill. Dùus Cardinalis imprimis, et ante omnia ipsum D. Joannem franciscum securum et cautum reddere debeat.

Hinc est quod Ill et R. Dùus Ferdinandus Medices S. Roraanae Ecclesiae Cardinalis declaravit habere certam scientiam, et plenam notitiam conveutiouum, et conditio Dum cum quibus dieta emptio facienda est ad providendum solutioni pretij iam dicti, et securitati atque ludemmitati prefati mag. D. Joannis fiaucisci et ad effectum consequendi uominationem, et cessionem preuarratas promisit dieto inag. Joanni francisco quondam Vagnozzi Rodulphi presenti realiter solvere dieta scuta quatuordecim millia monete Juliorum decem prò sento hic Romae iu illis terminis coi, Ms in qiiibiis dictiim preciiim solvendnrn erit ill. D. Don Johanni Riccio venditori, et per unum mensem ante adventum cuiiislibet termini hic Romae consignare in manibus eiusdem Dfii Joannis francisci 

Et ultra promissionera huiusraodi, et generalem obligatìonem ad maiorem cautelam Dfii Joannis francisci prefatus Ill. D. Cardinalis cessit eidem D. Joanni francisco fructus et proventus Abbatiarum ac omnes et singulas annuas pensiones super fructibus ecclesiarum Infraspecificandarum, et terminos earumdem pensionum decurrendos, et fructus Abbatiarum videlicet la Pensione di Pisa di scudi 2600 di lire 7 di moneta fiorentina per scudo, 

Insieme con il fitto dell'Abbadia di San Donino diocesi di Pisa, cominciando il primo termine a San Giovanni prossimo 1576 et per dover continuare sino a termine di Natale 15S0
. 
Inclusivamente a Nativitate Item Ducati Mille di Camera nuovi della pensione sopra li beneficij Hispalensis diocesis del sig. Gaspare di Mendozza Item scudi 981 d'oro in oro sopra il vescovado de Vicenza Et ordinavit debitoribus dictarum pensionum ut dictas pensiones et fructus respective dictarum Abbatiarum seu affictus consignent, et solvant in manibus prefati D. Joannis francisci.

Actum Romae in regione campimartis in palatio residentiae dicti ili. d. Cardinalis Medices « .

I tesori d'arte che il cardinale Ferdinando e i suoi successori seppero raccogliere nella villa alla Trinità, e che oggi formano l'orgoglio delle Gallerie fiorentine, sono troppo noti agli studiosi perch'io mi indugi a parlarne. Mi limito perciò a ricordarne il solo luogo di origine, includendo nella lista anche alcune opere andate direttamente a Firenze senza passar per la villa.

« Una bellissima statua di uomo chino a sedere sopra le calcagna, in atto di arrotare un coltello donata alla casa Medici dalli signori Mignanelli, si dice che fosse trovata nel fabbricare il loro palazzo sotto il monte Pincio " Bartoli, Mem. 102. Questa notizia va accolta con sospetto, poiché egli è certo che la figura dell'Arrotino era stata vista e descritta sino dall'anno 1556 da Ulisse Aldovrandi in casa di Messer Nicolo Guisa, dove ora sta il signor duca di Melfi, di la dal Tevere.
Non saprei dire se Gerolamo Miguanolli l'abbia avuta per eredità o per acquisto. Vedi il cod. barb. vatic. XXX, 89, e. 545; Casa che fu del cardinale Montepulciano e poi sono di Medici dentro le stanze ... è uno a guisa di contadino nudo che chinato ne mostra d'arrotare un cortellaccio largo su una pietra ... statua certamente signalata". L'Arrotino, che apparisce nella bella incisione del maestro del Dado, Bartsch, tomo XV. p. 206, n. 31, e forse anche negli affreschi della cupola del terzo vano delle Loggie, fu acquistato da Ferdinando circa il 1590, e trasferito a Firenze nel 1667.



Collis Hortulorum

Il Pincio, ovvero l’antico collis hortulorum, ospitava le ville romane immerse nel verde; tra questi i famosi giardini di Lucullo, tanto decantati dalle fonti e tanto ambiti da nobili e imperatori nel corso dei secoli. Furono le ville che Lucrezio definì "Le tranquille dimore degli Dei". Queste si estendevano dalla sommità della collina, a partire dalla Salaria Vetus (Porta Pinciana), verso nord, nelle aree oggi occupate dal complesso di Trinità dei Monti, di Villa Medici e dai giardini pubblici attuali (Villa Borghese, Giardino del Lago), sino al Muro Torto.

Non si hanno molti dati sulla creazione di questi giardini, la cui attribuzione a Lucullo è nota dalle fonti. Si sa che gli Horti luculliani in età giulio-claudia (prima metà I sec.), entrarono nei domini imperiali.

Tra il II e il III secolo d.c., di nuovo privati, passaron alla gens degli Acili, e nel IV secolo divennero dimora degli Anici, la domus Pincia, da cui prende il nome il colle. Degli antichi orti di Lucullo si conservano resti sparsi, in gran parte non visibili, a Villa Medici e nel convento di Trinità dei Monti.

Nell’area tra Villa medici e Trinità dei Monti si sono trovati i resti di un’ampia struttura convessa, già documentata nei disegni del Cinquecento, già un susseguirsi di terrazze coronate da un portico curvilineo. All’interno della Villa Medici, nella Terrazza del Bosco, è stato rinvenuto un sistema di canalizzazioni idriche nel tufo del colle, e un’ampia cisterna, di circa 1000 mc., però successiva al IV sec. d.c. Il sistema idrico per lo sfruttamento delle acque di superficie, in epoca repubblicana poteva servire tutta la proprietà, per ben 20 ettari; in seguito l’acqua derivò da una diramazione dell’acquedotto dell’Acqua Claudia.

Dunque della grandiosa villa di Lucullo i pochi resti ancora visibili si trovano nei sotterranei del Convento del Sacro Cuore e sotto villa Medici. Nel II e III secolo gli horti erano proprietà della Gens Acilia, anche se la loro villa, e quelle più tarde degli Anicii e dei Pincii (che diedero il nome al colle), dovettero occupare la parte più settentrionale della collina. Un resto delle loro sostruzioni è il cosiddetto Muro Torto, databile alla fine dell'età repubblicana e che fu poi incluso nella cinta delle Mura Aureliane.

Al di sotto della Biblioteca Hertziana c'è un lungo muro di sostruzione con due fasi edilizie. La prima medio-repubblicana, con la creazione dei giardini, come testimonia l'opera reticolata di tufo. In epoca successiva, forse in età giulio-claudia, il muro divenne un ninfeo decorato a mosaico parietale con tema mitologico.

Della stessa epoca gli ambienti rinvenuti nelle cantine del convento del Sacro Cuore a Trinità dei Monti, a opera mista di reticolato e mattoni, la parte sud della struttura curvilinea. Il limite nord degli Horti luculliani sono conservati nel Muro Torto verso la Porta Pinciana, parte delle sostruzioni della villa.

 "Una bellissima statua di uomo chino a sedere sopra le calcagna, in atto di arrotare un coltello donata alla casa Medici dalli signori Mignanelli, si dice che fosse trovata nel fabbricare il loro palazzo sotto il monte Pincio " Bartoli, Mem. 102.

"Forse la figura dell'Arrotino era stata vista e descritta sino dall'anno 1556 da Ulisse Aldovrandi  in casa di Messer Nicolo Guisa, dove ora sta il signor duca di Melfi, di la dal Tevere «. Non saprei dire se Gerolamo Miguanolli l'abbia avuta per eredità o per acquisto. Vedi il cod. barb. vatic. XXX, 89, e. 545; "Casa che fu del cardinale Montepulciano e poi sono di Medici dentro le stanze ... è uno a guisa di contadino nudo che chinato ne mostra d" arrotare un cortellaccio largo su una pietra ... statua certamente signalata".
L'Arrotino, che apparisce nella bella incisione del maestro del Dado, Bartsch, tomo XV. p. 206, n. 31, e forse anche negli affreschi della cupola del terzo vano delle Loggie, fu acquistato da Ferdinando circa il 1590, e trasferito a Firenze nel 1667."

Il fatto è che sotto la Roma settecentesca e ottocentesca c'è ancora la Roma antica, perchè si edificò sempre sopra le poderose costruzioni antiche che, riempite di detriti, funzionavano egregiamente da fondamenta.
Roma è fatta a strati, basta scavare per trovare diversi edifici di diverse epoche, fino ad almeno 15 metri sotto terra, come ha dimostrato la basilica neopitagorica del II sec. d.c., rinvenuta giusto a quella profondità. Roma è ancora tutta da scavare.



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