CULTO DI ECATE - HECATE






HECATE GRECA


Inno orfico a Ecate

"Ecate protettrice delle strade celebro, trivia, amabile,
celeste e terrestre e marina, dal manto color croco,
sepolcrale, baccheggiante, con le anime dei morti,
figlia di Perse, amante della solitudine, superba dei cervi,
notturna, protettrice dei cani, regina invincibile,
annunciata dal ruggito delle belve, senza cintura, d'aspetto imbattibile,
domatrice di tori, signora che custodisce tutto il cosmo,
guida, ninfa, nutrice dei giovani, frequentatrice dei monti,
supplicando la fanciulla di assistere alle pie celebrazioni
benevola verso il bovaro sempre con animo gioioso".

Secondo la Teogonia di Esiodo Ecate
era figlia dei Titani Asteria e Perse:

"E Asteria incinse, e a vita diede Ècate,
cui sopra tutti Giove Croníde onorò,
le die' fulgidissimi doni: parte le die' della terra,
del mare che mai non si miete:
ed anche ella ha potere nel cielo gremito di stelle,
e piú d'ogni altra, onore fra i Numi immortali riscuote.
Ed anche adesso, quando qualcuno degli uomini in terra fa sacrifizi,
e placa, secondo le usanze, i Celesti, Ècate invoca per nome.
E onore accompagna un mortale,
quando la Dea le sue preghiere benevole intende;
e gli concede prosperità: ché ben grande è sua possa.
Perché di quanti nacquer da Terra e da Uràno,
ed onori ebbero, questa Dea parte ha degli onori d'ognuno;
perché duro con lei non fu Giove, né nulla le tolse
di quanto ella avea già fra i Numi piú antichi,
i Titani, bensí tutta la parte che allor possedeva, possiede.
Né meno onor la Dea, perché figlia è unica, ottenne,
non della terra parte minore, del cielo e del mare,
ma anzi assai di piú: ché molto l'onora il Croníde.
E sta presso a chi vuole proteggere, e molto gli giova.
Nell'assemblea, prevale fra gli uomini l'uom ch'ella brama:
quando alla guerra, sterminio degli uomini, s'arman le genti,
Ecate qui, la Diva, si mostra, ed a quelli che vuole,
volonterosa gloria concede, concede vittoria:

dove giustizia si parte, vicino ai re giusti ella siede: 
anche allorché negli agoni contendono gli uomini, giova: 
ché anche presso a loro si reca la Diva e li assiste, 
e chi di gagliardia prevalse, di forza, il bel premio 
agevolmente guadagna, ricopre i suoi figli di gloria. 
Ai cavalieri anche sa, quando vuole, recare assistenza. 
E a chi nel glauco mare travaglia, e tra l'ira dei flutti Ecate invoca, 
e l'Enosigèo che profondo rimbomba, la celeberrima Dea, 
facilmente concede ogni preda, agevolmente, 
e, dopo scovata, se vuole, la toglie. 
Moltiplicare il bestiame nei chiusi ella può con Ermète. 
Le mandre dei giovenchi, le greggi gremite di capre, 
le mandrïe lanose di pecore, ov'essa lo voglia, 
da pochi a molti capi, da molti riduce a ben pochi. 
Così costei, che fu di sua madre l'unica figlia, 
onor su tutti i Nomi che nacquer piú antichi, riscote. 
E protettrice il Croníde dei pargoli tutti la fece 
che gli occhi dopo lei dischiusero ai raggi del sole: 
così da prima fu tutrice onorata ai bambini"

Secondo una tradizione più tarda sarebbe figlia di Zeus e Hera. ma la greca Ecate era comunque una divinità misteriosa, legata alla luna ed al mondo dei morti, in alcuni casi confusa con Artemide o Selene o Persefone.

Ebbe comunque un culto indipendente, soprattutto in Asia Minore. La Dea possedeva la capacità di passare dal mondo dei vivi a quello dei morti ed era psicopompa, cioè accompagnava uomini ancora in vita nel regno degli Inferi.

Protettrice delle strade, degli incroci e dei passaggi, le sue statue e altari si trovavano davanti alle case o lungo le vie, come protezione per i viandanti.
Il corteo che l’accompagnava era composto da spettri e cani ululanti: per tale ragione si usava mettere agli incroci delle strade offerte di cibo, per renderla benevola, in particolare l’ultimo giorno di ogni mese, a lei dedicato.

In Eschilo e Aristofane la Dea viene indicata come nume tutelare di porte e accessi, con l'epiteto di Propylaia: pare che le fosse consacrato un culto sull'Acropoli di Atene e in particolare al suo ingresso, i Propilei appunto, dov'era collocata a protezione della rocca una statua della Dea.

Ecate rappresentava l’aspetto più misterioso della luna, quello nella fase calante, in relazione con le streghe e i riti magici.

 Protettrice dei cani, animali a lei consacrati, insieme alla colomba.

Il centro più importante del culto era ad Egina, dove le venivano sacrificati cani e vittime dal pelo nero, come a tutte le altre divinità degli Inferi, ma era invocata anche per il buon raccolto.

Esiodo, nella sua Teogonia, dedica ad Ecate quest’inno, dove Zeus concede alla Dea gloria e potere supremo sulla terra, sugli inferi e sul cielo concedendole anche i diritti originari come discendente delle divinità primordiali, fra cui quello di accordare o negare ai mortali ciò che desiderano:

che fra tutti Zeus Cronide onorò, e a lei diede illustri doni,
che potere avesse sulla terra e sul mare infecondo;
anche nel cielo stellato ha una sua parte d’onore
e dagli Dei immortali è sommamente onorata.




ASPETTI ED ATTRIBUTI

In epoca più antica era raffigurata come una giovane donna vestita con chitone e recante fiaccole nelle mani, spesso vicina a Cerbero: così la si ritrova sui vasi a figure rosse e sulle monete.

Nei riti orfici era venerata insieme a Demetra e a Cibele ed è raffigurata trimorfa, con tre corpi diversi, o con tre teste: la giovane, la madre e l'anziana. Il numero tre è il suo numero sacro. Le sue figlie erano chiamate Empuse, esseri mostruosi che potevano assumere diversi aspetti sia animali che umani.

Alcuni autori attribuiscono a Ecate terrestre un volto di leone, altri di serpente, altri di cane. Porfirio la descrive: "Con volto di cane, tre teste, inesorabile, con dardi dorati".

Lo scultore Alkamenes, come racconta Pausania, fece la Dea trimorfa, con tre corpi molto vicini tra di loro.
Ancora triplice è l’Ecate Chiaramonti (Musei Vaticani) o le statuine di bronzo conservate una ai Musei Capitolini e l’altra a Boston.

Altre immagini avevano un unico corpo, ma con tre teste e sei braccia. Nel rilievo della Gigantomachia dell’Altare di Pergamo (Pergamon Museum di Berlino) Ecate ha tre teste e sei braccia e lotta con la fiaccola, la spada e la lancia, accompagnata dal cane Molosso.

In altre immagini ha, oltre alle suddette una chiave o la cosiddetta
"trottola magica". Questa è una sfera dorata costruita attorno a uno zaffiro e fatta girare tramite una cinghia di cuoio, con sopra dei caratteri incisi. Facendola girare si operavano le invocazioni. Questo strumento era chiamto "iugx", sia che fosse sferico, triangolare, o di altra forma.
Girandolo, produceva dei suoni particolari, imitando il verso di una bestia, ridendo o facendo piangere l'aria. Il movimento della trottola, con il suo potere magico, portava a termine il rito. È chiamata "Trottola di Ecate" poiché è consacrate a Ecate.

Questo strumento, altrimenti detto "cerchio magico" è in grado di ispirare visioni profetiche. In tal senso essa rimanda all'aspetto lunare di Ecate, chiamata anche Antea, ossia "colei che invia le visioni".

(Cfr. Apud Eusebio, Praeparatio Evangelica, IV, 23, 175, c-d.) In questo passo, Porfirio descrive gli attributi lunari di una statuetta che effigia la figura di Ecate:
- vesti bianche,
- sandali dorati - o bronzei, a seconda che si tratti di luna crescente o luna piena
- e delle torce accese tra le mani.
- Nelle braccia, un canestro pieno di frumento,
- un ramo d'olivo
- e dei fiori di papavero.

 Nel mito fu Ecate a sentire la richiesta di aiuto di Persefone, rapita da Ade, così da avvertire Demetra e riportarle la figlia dal regno dei morti.

“….Ma quando infine giunse per la decima volta la fulgente aurora
le venne incontro Ecate reggendo con la mano una torcia;

e, desiderosa di informarla, le rivolse la parola, e disse:
"Demetra veneranda, apportatrice di messi, dai magnifici doni,
chi fra gli dei celesti o fra gli uomini mortali
ha rapito Persefone, e ha gettato l'angoscia nel tuo cuore?
Infatti, io ho udito le grida ma non ho visto con i miei occhi
chi fosse il rapitore: ti ho detto tutto, in breve e sinceramente".
Così dunque parlò Ecate; e non le rispose
la figlia di Rea dalle belle chiome; invece, rapidamente, con lei
mosse, stringendo nelle mani fiaccole ardenti…..”


Tutte le maghe, come Medea e Circe, la invocavano nella preparazione di filtri ed incantesimi. A lei era consacrata la Sibilla Cumana, che traeva da Ecate la capacità di dare responsi, provenienti anche dagli spiriti dei morti.

Apollodoro (III sec. d.c.) ci informa che ad Ecate venivano offerti dei banchetti rituali, denominati hekataia, tradizione confermata anche da Plutarco. Nei banchetti avveniva il sacrificio rituale del pesce, sacro alla Dea. A volte il solo simbolo del pesce diventava simbolo della Dea. Simbolo che poi passerà ai cristiani.



I TEMPLI

Ad Eleusi, Poseidone ed Ecate condividevano uno stesso tempio dove Ecate era custode del mondo marino. Ad Egina, nel tempio a lei dedicato si svolgevano i Sacri Misteri, e ogni anno vi erano festeggiamenti intorno alla statua lignea della Dea. Il tutto anche in epoca di dominazione romana.

Oltre ai templi, c'erano i luoghi a lei sacri, come l'isola nei pressi di Delo chiamata in suo nome Hekatez Nisoz. Inoltre, come Dea dei limes, era presente sulle soglie e nei crocicchi con edicole ed immagini e a lei erano dedicati gli Hekataion, edicole votive all'entrata delle case che proteggevano la dimora. A riprova dell'usanza scrive Aristofane "proprio come un hekataion è da trovarsi accanto ad ogni porta". I limes erano anche quelli tra i mondi, per cui presiedeva a nascita e morte, oltre che nel plenilunio, la massima espansione in quanto Dea Luna.



ECATE ITALICA

"Salve, o madre degli dei, dai molti nomi, dalla bella prole; 
salve, o Ecate, custode delle porte, di gran potenza; 
ma anche a te salve, o Giano, progenitore, 
Zeus imperituro; salve, Zeus supremo;
rendete luminoso il cammino della mia vita, 
colmo di beni, stornate i funesti morbi 
dalle mie membra, e l'anima, che sulla terra delira, 
traete in alto, purificata 
dalle iniziazioni che risvegliano la mente. 
Vi supplico, tendetemi la mano, e le divine vie. 
Mostratemi, ché le desidero; 
la luce preziosissima io voglio mirare, 
onde m'è dato fuggire la turpitudine 
della fosca generazione.
Vi supplico, porgetemi la mano, e con i vostri soffi
Me travagliata sospingete nel porto della pietà. 
Salve o madre degli dei, dai molti nomi, dalla bella prole; 
salve, o Ecate, custode delle porte, di gran potenza;
ma anche a te salve, o Giano, progenitore,
Zeus imperituro; salve, Zeus supremo".

Il lago Averno, in Campania, aveva un boschetto sulla sua riva sacro ad Ecate, lì si svolgevano i riti e il lago era ritenuto una delle entrate per l'oltretomba. Ne parla Cicerone come Nuokomanteion, in cui la gente un tempo si recava per conoscere il futuro dagli spiriti dei morti.

In Sicilia, a Selinunte c'era un piccolo recinto con sacello, adiacente al propileo monumentale dell’area sacra, dedicato ad Ecate, inviata da Zeus alla ricerca di Persefone nell’Ade come Dadouchos, portatrice di fiaccola e Phosphòros, portatrice di luce, come ricorda Callimaco.

“…. Ma nessuno degli immortali o degli uomini mortali
udì la sua voce e nemmeno gli olivi dagli splendidi frutti.
Solo la figlia di Perse, che ha candida mente,
Ecate dal diadema luminoso, nel suo antro,
e il divino Elio, splendido figlio di Iperione,
udivano la fanciulla che invocava il padre Cronide;.”


Nelle raffigurazioni in cui è trina, o Trivia, reca sul capo una fiamma, una luna, un berretto frigio con raggi. Nelle mani reca una torcia, una corda, un serpente e un rastrello. Come tutte le Dee trine, tre Dee in una, fu una Grande Madre, da lì la chiesa cattolica ha tratto la Santissima Trinità. Ed ha tratto inoltre molte delle Madonne Nere.



ECATE ROMANA


Prof. John Stern
"Anche a Roma, e non soltanto in Grecia, verso il terzo e quarto secolo, il suo culto era molto diffuso; ella fu rappresentata da molti scultori come figura tricipite, poiché si vedevano in lei espresse le tre fasi lunari, oppure le sue tre attività divine: celeste, terrestre e ctonia"

In ambito romano prevalse l’aspetto misterioso e magico: Ecate era la strega e la dea della notte. In età imperiale ad Antiochia le venne dedicato un tempio sotto il quale si apriva una grande cripta per la celebrazione dei riti.

Nel Bellum Civile di Lucano, in una grotta, Ericto tenta di rianimare un cadavere con l’invocazione di Ecate, che le permette di entrare in contatto col morto. La seguono i cani ctonii, divoratori di anime e malvagi, il lato più oscuro della Dea.

Orazio nell'ottava Satira, descrive l'evocazione negromantica delle due streghe Sagana e Canidia, col sacrificio di un’agnella nera, e i cani infernali che ululano in lontananza.

Anche Virgilio nomina i cani ululanti che accompagnano la Dea, e Apollonio di Rodi li descrive raucamente abbaianti, quando Ecate, con la chioma di orribili serpenti, emerge dalla terra.
La loro funzione era esaudire invocazioni e maledizioni pronunciate durante le cerimonie negromantiche, dedicate ad Ecate.

Per i neoplatonici Ecate è una divinità oracolare, che si attiva attraverso simboli, emblemi o strumenti, come lo iugx, la “Trottola di Ecate”, descritta da Psello come “sfera dorata costruita attorno a uno zaffiro e fatta girare tramite una cinghia di cuoio, con sopra dei caratteri incisi."
Questo strumento sferico, triangolare, o di altra forma, girando, produceva suoni particolari, come il verso di una bestia, ridendo o facendo piangere l’aria, ed era in grado di ispirare visioni profetiche. Ecate era Dea lunare, oracolare e soprattutto maga.
Nell'unica basilica neopitagorica ritrovata a Roma, nella fossa dei sacrifici sono stati rinvenute ossa di cani e maiali, i doni che si facevano alla Dea Terra in veste ctonia.

Ecco come, nel I secolo d.c., Plinio spiega la magia nella sua Naturalis Historia:
"Nessuno deve meravigliarsi della sua autorità perché, unica fra le scienze ha abbracciato e incontrato altre tre discipline che hanno forte ascendenza sulla mente umana. Nessuno dubiterà che si è sviluppata dalla medicina, aggiungendo alle più dolci e desiderabili promesse la forza della religione; inoltre, ha incorporato l’astrologia, non essendoci alcuno che non sia ansioso di conoscere il proprio futuro. "


Dai Papyri magici:
“Accostati a me, divina signora,
Selene dai tre volti
regina che porti la luce a noi mortali,
tu che chiami dalla notte,
faccia di toro,
amante della solitudine
dea dei crocicchi
Sii pietosa con me che t’invoco,
ascolta gentile le mie preghiere,
tu che regni di notte sovra il mondo intero”


A Roma fin da tempi antichissimi si celebravano dei rituali in onore degli eroi caduti in guerra per Roma, in memoria dei quali il re Servio Tullio decretò che venissero eretti dei tempietti sui crocicchi.

Su questi altari venivano offerti dei sacrifici ai Lares Compitales, divinità dei crocicchi come suggerisce l'etimo latino compita (crocicchio).
Successivamente edicole erette ai crocicchi si trasformarono in piccoli templi in cui si venerava la memoria dei defunti.

Le cerimonie rituali che accompagnavano il culto di queste edicole avevano luogo ogni anno, in gennaio, in coincidenza del solstizio invernale - che segnava l'ingresso nel nuovo anno e rappresentava un momento liminale caricato di una forte valenza simbolica.

Le cerimonie prevedevano un'inversione rituale delle regole sociali, venendo presiedute da un collegio sacerdotale composto da schiavi e liberti. Questo momento rituale si consumava nella più libera sfrenatezza, tra offerte e libagioni, tanto da far coniare il termine triviale da trivium, nel trivium si trovavano infatti i santuari di "Ecate Trivia", ove si officiava la prostituzione sacra.

ATTRIBUTI

è una e trina ma talvolta appare con un solo corpo e quattro braccia con cui porta:   torcia accesa, due torce accese, serpente, coltello, chiave, specchio, accompagnata da un cane, o da due cani.



I NOMI

Ecate Propylaia - signora della soglia
Ecate Epipùrgdia - guardiana di accessi e strade
Ecate Phylax - protettrice
Ecate Enodia - protettrice dei percorsi
Ecate Trioditis - protettrice dei trivi
Ecate Trivia - protettrice della prostituzione sacra

Ecate, come altre Dee, era preposta alla prostituzione sacra, la ierodulia, i cui monasteri erano posti negli incroci di tre strade, in onore della Dea Trivia.

Quando la ierodulia fu proibita dal patriarcato, spesso i postriboli profani vennero ancora posti nei trivii, da cui il termine triviale, cioè volgare.



LE SACERDOTESSE

Pur disponendo anche di sacerdoti, il culto era seguito soprattutto da sacerdotesse, che con 'emarginazione della Dea cominciarono a operare in segreto, in associazioni o da sole, cosa temuta ed esecrata.

Nelle Argonautiche Apollonio Rodio racconta un incantesimo di Medea per salvare gli argonauti dal mostro Telos, un gigante di bronzo che scaglia rocce contro di loro:

"Qui invocò e propiziò con incantesimi
le Chere mortali, le cagne veloci dell’Ade,
che s’aggirano per tutto l’etere dando la caccia ai viventi.
Tre volte le supplicò, tre volte le evocò con incantesimi,
tre volte con preghiere, e creandosi un cuore malvagio,
ammaliò con occhi nemici gli occhi dell’uomo di bronzo;
e digrignando gli mandò contro bile malefica
e orribili immagini, nel suo tremendo furore."

Medea salva gli Argonauti, eppure anche in questo appare malvagia.
E pure Orazio sulle sacerdotesse di Ecate sembra spaventato:

"Quando torna la luna piena in mezzo al cielo, eccole
a razzolare in cerca d’erbe velenose e d’ossa.
Io proprio io, ho visto qui Canidia, avvolta
in un mantello nero, aggirarsi a piedi nudi
coi capelli scomposti, insieme a Sagana,
(la più vecchia) che gridava a mo’ di lupa,
eran pallide e orrende tutt’e due…
La prima strega invoca Ecate, e l’altra la selvaggia
Tisifone: e si cominciava già a vedere
i serpenti e le cagne dell’inferno."

La magia femminile ha permeato tutto il matriarcato, le antiche Dee erano maghe, ai tempi dei Romani ancora lo erano Diana ed iside, ma tutto nel segreto, perchè al patrircato faceva paura.

La chiesa fece il resto. Basti pensare che le sacerdotesse di Diana Caria, che danzavano attorno al noce sacro, e che avevano un santuario presso il fiume Sabato, divennero streghe che svolgevano il sabba diabolico sotto in noce di Benevento.

Ecate rimase l'ultima Dea legata alla magia e i suoi attributi la rivelano ctonia per i cai, maga per i serpenti, portatrice di luce per la fiaccola (porto la luce=lucem fero, da cui Lucifero), il coltello, per la podestà di tagliare il filo della vita, e la chiave per aprire la porta dei misteri e dell'oltretomba.





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1 comment:

Anonimo ha detto...

sarebbe bello se metteste la fonte delle belle immagini che accompagnano i testi

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