CULTO DELLE GRAZIE



COPIA ROMANA DI ORIGINALE GRECO

Le Grazie (in latino Gratiae) sono Dee della Religione romana, corrispondenti delle Dee greche Cariti, ed erano, probabilmente sin dall'origine, legate al culto della natura e della vegetazione. Fanno infatti pensare alla triplice Dea che tuttavia stavolta ha tre aspetti simili, fatto unico nella rappresentazione della Grande Madre che venne separata e distinta nelle sue persone.

Le Grazie erano anche le Dee della gioia di vivere che infondevano gioia, grazia e bellezza alla Natura, agli degli Dei e alla vita dei mortali. Esse danzavano, presiedevano ai banchetti e solitamente accompagnavano Afrodite, Eros e le Muse. I loro principali attributi sono la mela, la rosa e il mirto.

Nella mitologia greca queste bellissime e benefiche hanno diverse origini:

- Sono figlie di Zeus e di Eurinome (divinità cosmica che secondo Robert Graves sarebbe collegata alla divinità creatrice dell'uovo cosmico nella mitologia sumera) e sorelle del dio Fluviale Asopo.
- Secondo altri sarebbero figlie di Zeus e di Hera.
- Per altri autori, le Dee Cariti sono nate dal Dio Sole (Elios) e dall'Oceanina Egle.
- Per altri ancora sarebbero figlie di Afrodite Dea della bellezza e della fertilità che le avrebbe generate insieme a Dioniso, Dio della vite.


Ma anche le versioni del numero delle Grazie non concordano:

- secondo Esiodo, esse sono tre: 
  1. Aglaia l'Ornamento, lo Splendore, è la più giovane delle Cariti, Secondo Esiodo, Aglaia sposò Efesto dopo che questi divorziò da Afrodite, a volte era la messaggera di Afrodite.
  2. Eufrosine, la Gioia o la Letizia
  3. Talia, la Pienezza ovvero la Prosperità ed anche la Portatrice di fiori
- A Sparta si veneravano solo due Cariti: Cleta, l'Invocata, e Faenna, la Lucente, della quale Pausania (II sec.), narra che nei suoi viaggi incontrò un santuario che dicevano eretto da Lacedemone, (re della Laconia e fondatore di Sparta, che introdusse il culto delle Grazie in Grecia).al fiume Tiasa ("Chi parte da Sparta per andare ad Amicla ritrova il fiume Tiasa")
- Anche ad Atene erano due: Auxo (la Crescente) ed Egemone (Colei che procede).


Nell'immaginario poetico, letterario e culturale, sia ellenico che romano, esse vengono rappresentate come tre giovani nude, di cui una voltata verso le altre, le quali incarnano l'armonia e la perfezione della natura.

Il fatto che come attributi abbiano la mela, la rosa e il mirto la dice lunga sul loro aspetto di Dea Triforme: la mela è la conoscenza, la rosa è lo sbocciare dell'anima e il mirto è la pianta dei morti, tutti simboli del percorso interiore dell'anima umana, come dire: desiderio di conoscenza, desiderio di aprire e conoscere i sentimenti e desiderio di penetrare nel concetto e consapevolezza della morte.

Le prime raffigurazioni delle tre Grazie risalgono all’epoca ellenistica, di cui però a noi sono giunte solo delle copie romane, ma le rappresentazioni di epoca romana (affreschi, mosaici, bassorilievi) si rifanno comunque all’iconografia greca.

Esse compaiono come tre fanciulle nude e abbracciate, disposte una accanto all’altra, con quella centrale volta di spalle e le altre due rivolte verso lo spettatore. La posizione da loro assunta è detta “chiasmo” (tecnica scultorea nata nella Grecia classica): il bacino è inclinato a causa del peso poggiato su una gamba che viene bilanciata da un’opposta inclinazione delle spalle.


Non c'è prova del culto ufficiale delle tre Grazie a Roma, o almeno non c'è traccia di templi a loro dedicati, ma sicuramente c'erano edicole e sacelli che le ricordavano alla venerazione dei fedeli. Il loro culto, in quanto piuttosto arcaico e legato alla natura era seguito soprattutto nelle campagne. 

Alle Dee si facevano libagioni di acqua, di latte e di vino, e si offrivano ad esse i loro stessi attributi, cioè mele, rose e rametti di mirto. Sembra che le offerte venissero poste direttamente sulla terra dopo essere state lavate con acqua. Alle grazie si chiedeva di avere figli belli, che gli animali della fattoria figliassero e che i campi diventassero prosperi.

Ma si chiedeva anche che vi fosse armonia in famiglia, oppure di incontrare la propria futura coniuge. Prosperità e amore ma pure lussuria intesa come sani appetiti sessuali erano pertinenti alle tre Dee. Non risulta una festa a loro dedicata ma il loro culto fu piuttosto importante nelle campagne e durò molto a lungo oltre la caduta dell'impero e l'instaurarsi del cristianesimo.



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