TARDO IMPERO



IMBARBARIMENTO DELL'ESERCITO

La struttura dell'Esercito rimane invariata fino a Diocleziano (285-301 d.c.) che aumentò il numero delle legioni dividendone ognuna in due parti. La prima parte detta limitanea sorvegliava i confini, mentre la seconda detta comitatus stava nelle retrovie, pronta a fermare eventuali orde riuscite ad oltrepassare il limes (confine dell'Impero); il comitatus era posto più internamente per accorrere ove necessario.

Dalla seconda metà del III secolo d.c. l'esercito, a causa delle immissioni di soldati barbari poco inclini alla disciplina, era diventato sempre più barbarizzato, la tipica uniforme venne sostituita da una cotta di maglia portata sopra la tunica, il gladio spesso veniva sostituito con la spada, e, al posto del pilum e dello scutum presero posto lancia e parma (scudo tondo) oppure lo scudo ovale.

Vista questa situazione di generale imbarbarimento i generali cercavano di adattare gradualmente il modo di combattere dei barbari, basato su rapide scorrerie, e disordinati attacchi in massa di fanteria, con la disciplina del manipolo romano e al combattimento di corpo piuttosto che quello individuale. Con Massimino il Trace si accentuò la barbarizzazione dell'esercito romano aumentando l'importanza della cavalleria germanica e sarmata, arruolata dopo averle battute in guerra.



La riforma di Gallieno

Resosi conto dell'impossibilità di proteggere contemporaneamente tutte le province dell'impero, Gallieno organizzò una riserva strategica di soldati pronti ad intervenire dove serviva nel minor tempo possibile. Un'unità di cavalleria pesante dotate di armatura che interveniva ad ogni violazione di confini, la cui base fu Milano.
Tolse dunque ai Senatori ogni carica militare che passò alla classe equestre (praefectus legionis). I Senatori non si ribellarono, ormai abituati più alle sontuose ville romane che alla austera vita militare, ma i legionari si affezionarono sempre più alla carriera e al potere che non a Roma.






La riforma di Diocleziano

Diocleziano aumentò il numero degli effettivi irrigidendo il servizio di leva obbligatorio ed introducendo il servizio di leva ereditario. Quindi trasformò la "riserva strategica mobile" introdotta da Gallieno in un vero e proprio "esercito mobile", nettamente distinto da un "esercito di confine". Infine rese più elastico il sistema difensivo dei confini associando al vallum una rete di fortezze collegate da un sistema viario.



La riforma di Costantino

Costantino completò la riforma militare di Diocleziano suddividendo l’"esercito mobile" in "centrale" (unità palatinae) e "periferico" (unità comitatenses), espandendo enormemente la componente mobile e riducendo quella di frontiera. Ciò produsse il progressivo stanziamento dei barbari nei territori imperiali, nonché il degrado dei centri urbani in cui venivano acquartierate truppe troppo numerose.
Inoltre mise il magister militum a capo dell' "esercito mobile" di una Prefettura del Pretorio, e un comes a capo dell' "esercito mobile" di una Diocesi. Infine, come comandanti supremi dell'intero esercito imperiale introdusse due magistri militum praesentalis.
A partire dal V i due divennero uno, più influente dello stesso Imperatore.



LA SPARTIZIONE DI NAESSUS (nel 365)

L'ultima profonda modifica fu apportata all'esercito da Valentiniano I (Augustus senior presso Milano) e suo fratello Valente (Augustus iunior presso Costantinopoli). Essi si spartirono presso la località di Naessus le unità militari dell'Impero, smembrandole in due metà: "senior" a Valentiniano I e "iunior" a Valente.



L'ESERCITO NEL TARDO IMPERO



FANTERIA

Il soldato romano tardo-imperiale indossava un elmo con una calotta costituita da due metà saldate insieme da una cresta metallica, o con una calotta conica costituita da sei piastre, poi la lorica hamata sopra ad una tunica a maniche lunghe.
Se di armamento leggero indossava un berretto pannonico (più comune in occidente) o un berretto frigio (più comune in oriente). Aveva uno scudo ovale o tondo dipinto con lo stemma della sua unità, una lancia, un giavellotto e alla cintura portava una spada.

Le unità di fanteria dell'esercito romano tardo imperiale erano le legiones (palatinae, comitatenses) e le auxiliae palatinae. Le prime erano eredi delle antiche legioni che avevano reso grande Roma e spesso ne portavano ancora il nome, costituite da 1000 - 2000 fanti, generalmente con armamento pesante, per scontri in campo aperto. Le seconde erano eredi delle ausiliarie, costituite da 500 - 1000 fanti, generalmente con armamento leggero, per azioni di guerriglia e rastrellamento.

Vi erano numerose specializzazioni: exculcatores (lanciatori di giavellotto), sagittarii (arceri), balistari (balestrieri o manovratori di piccole catapulte) e funditores (frombolieri). Gli stessi pedes, meno disciplinati degli antichi legionari, erano più versatili: trasportavano nell'incavo dello scudo cinque dardi.
I gradi gerarchici erano: tribunus (comandante), vicarius (vice-comandante), draconarius (che trasportava il draco e/o lo stendardo), bucinator (trombettiere), campidoctor (simile ad un sergente e forse al centurione), semissalis (veterano) e pedes (soldato semplice di fanteria).



CAVALLERIA

C'erano le vexillationes: palatinae, comitatenses o pseudocomitatenses, oltre alle unità scelte, le scholae palatinae: Armaturae, Gentiles e Scutari. La cavalleria aveva soppiantato la fanteria.



IMPERO ROMANO DI OCCIDENTE E ORIENTE

Con la definitiva divisione dell'Impero romano in Occidentale ed Orientale voluta da Teodosio I ed in 13 diocesi.



PARTE ORIENTALE

Sotto l'Imperatore due Prefetti del Pretorio, un Prefetto della città di Costantinopoli, un Magister officiorum ed un Comes domesticorum:
Dai Prefetti del Pretorio dipendevano 3 Vicari per le Diocesi Asiana, Pontica e Thracia, mentre quelle dell’Egitto e d'Oriente erano controllate dal Prefetto del Pretorio.
Dai Praefectus praetorio Illyrici dipendevano 1 Vicari per la Diocesi di Macedonia, mentre quella della Dacia era controllata direttamente dal Prefetto del Pretorio.

Da qui la gerarchia militare:
  • Magister militum praesentalis I, che controllava 2 Duci per l’Egitto e 1 Comes limitis Aegypti;
  • Magister militum praesentalis II, da cui dipendeva 1 Duce per il Ponto ed un altro Comes per Isauriam.
  • Magister militum per Orientem, da cui dipendevano 6 Duci per l’Oriente: Dux Syriae, Dux Palaestinae. Dux Osrhoenae, Dux Mesopotamiae, Dux Arabiae.
  • Magister militum per Thracias, da cui dipendevano 2 Duci per la Tracia: Dux Moesiae secundae e Dux Scythiae.
  • Magister militum per Illyricum, da cui dipendevano 2 Duci per l’Illirico: Dux Daciae ripensis e Dux Moesiae primae.


PARTE OCCIDENTALE

L'Imperatore comandava su due Prefetti del Pretorio, un Praefectus urbis Romae, un Magister officiorum ed un Comes domesticorum, come segue:
  • Praefectus praetorio Italiae, da cui dipendevano 3 Vicari per le Diocesi della città di Roma, d'Italia e d'Africa.
  • Praefectus praetorio Galliarum, da cui dipendevano 3 Vicari per le Diocesi delle Septem Provinciae, delle Spagne e delle Britannie.

Di conseguenza la gerarchia militare, fanteria (Magister peditum praesentalis) e cavalleria (Magister equitum praesentalis), come segue:

  • un Numerus intra Italiam a capo di: un Comes Italiae e un Dux Raetiae primae et scundae;
  • un Numerus intra Gallias a capo dei: Magister equitum per Gallias, Comes tractus Argentoratensis, Dux Belgicae secundae, Dux Germaniae primae, Dux Mogontiacensis, Dux Sequanicae, Dux tractus Armoricani et Neruicani;
  • un Numerus intra Illyricum, a capo dei: Comes Illyrici, Dux Pannoniae secundae, Dux Valeriae ripensis e Dux Pannoniae primae et Norici ripensis;
  • un Numerus intra Hispanias sottoposto al Magister militum praesentalis da cui dipendeva un Comes Hispaniae;
  • un Numerus intra Tingitaniam da cui dipendeva il Comes Tingitaniae;
  • un Numerus intra Africam, da cui dipendeva Comes Africae, Dux limes Mauretaniae Caesariensis e Dux limites Tripolitani;
  • un Numerus intra Britannias da cui dipendeva Comes Britanniarum, Comes litoris Saxonici per Britannias e Dux Britanniarum.



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