GENS VETURIA



DENARIO DELLA GENS VETURIA CON DUE ASTATI E UN SACERDOTE CHE SACRIFICA UN MAIALINO

La gens Veturia (in latino arcaico Voturia, e anche Votusia) è una delle più antiche famiglie patrizie romane, appartenendo alle cento gentes originarie citate da Tito Livio. Aveva tuttavia diversi rami plebei. Varrone sosatiene che i Veturii ottennero il cognomen del loro stato d'animo tranquillo e amante della casa (Cicur). Cicurinus sembra essere stato il nome più antico dei Veturi, con due diverse famiglie, ambedue patrizie, chiamate rispettivamente Crassi Cicurini e Gemini Cicurini.

Lo studioso Theodor Mommsen cita la gens Veturia come una delle più antiche famiglie romane in quanto dette il proprio nome ad una delle Tribù rustiche, la Tribù Veturia, proprietaria dei territori di Ostia, Cere, Piacenza e Bergomum. D'altronde il nome Veturia viene dall'aggettivo vetus, cioè "antico", "vecchio".

Tradizionalmente la gens Veturia avrebbe avuto origine nell'area dell'Aniene, quindi vicinissima ai Sabini, e probabilmente originaria da questi. Secondo una leggenda, Mamurio Veturio, abilissimo fabbro, venne incaricato da re Numa Pompilio di realizzare undici perfette copie dello scudo sacro provenutogli dal cielo, il sacro ancile, per rendere più difficile il suo furto.

La ninfa Egeria aveva rivelato a Numa che finché l'ancile fosse rimasto a Roma, questa avrebbe sempre vinto i suoi nemici. I dodici scudi sacri (tra i quali il vero ancile) vennero poi affidati ad un collegio, istituito dallo stesso Numa, di dodici sacerdoti detti Salii. Mamurio Veturio non volle accettare alcuna ricompensa per il suo lavoro, ma chiese a Numa Pompilio l'onore di essere ricordato nel canto dei Salii, il Carmen Saliare, e così fu fatto.

Così durante i rituali i Salii invocavano questo Mamurio, ed in suo onore la festa del 14 marzo (corrispondente al capodanno dell'antico calendario romano), già chiamata Equirria, prese il nome di Mamuralia. Durante la festa Mamurio Veturio, rappresentato come un vecchio vestito di pelli impersonava l'anno ormai trascorso, che veniva cacciato dalla folla a colpi di bastone per far posto all'anno nuovo.

Sembra evidente che il nome di Mamurio Veturio, per la presenza del cognome che i romani in età arcaica ancora non avevano, sia di origine sabina. D'altronde Numa era sabino e certamente aveva favorito il bravo artigiano anche perchè famoso conterraneo. Le monete della gens Veturia non riportano alcun cognome.

Sembra inoltre che i Veturii abbiano abitato in parte la città di Praeneste (Palestrina), dove si trova una tomba del VII secolo a.c., detta Tomba Bernardini, in cui è stata rinvenuta una coppa d'argento con l'iscrizione etrusca "Votusia", forma arcaica per Voturia. I praenomina comunemente usati dai membri della gens Veturia furono: Lucio, Gaio, Publio, Tito, Spurio e Tiberio.

La gens Veturia si divise in diversi rami:


VETURI CRASSI 
  • Gaio Veturio Crasso Cicurino
  • Veturia
  • Tito Veturio Crasso Cicurino
  • Spurio Veturio Crasso Cicurino
  • Marco Veturio Crasso Cicurino
  • Gaio Veturio Crasso Cicurino
  • Lucio Veturio Crasso Cicurino

- VETURI GEMINI
  • Gaio Veturio Gemino Cicurino
  • Tito Veturio Gemino Cicurino

- VETURI CICURINI
  • Gaio Veturio Cicurino

- VETURI CALVINI
  • Tiberio Veturio Calvino

- VETURI FILONI
  • Lucio Veturio Filone
  • Lucio Veturio Filone
molti dei quali ricoprirono importanti magistrature, dal V sec. a.c. in poi.


- MAMERIO VETURIO



PERSONAGGI

Gaio Veturio Gemino Cicurino

- console nel 499 con Tito Ebuzio Helva, era il fratello del console del 494 a.c. Tito Veturio Gemino Cicurino. Il nome Vetusio citato da Livio è diventato Veturio per la regola del rotacismo latino (modificazione che trasforma un fonema in r). Con il collega Tito Ebuzio fu console nell'anno dell'assedio romano di Fidenae e la presa di Crustumerium, quando Preneste lasciò i Latini per allearsi con Roma.

I rapporti con i Latini, che aveva portato nel 501 a.c. alla nomina di Tito Larcio Flavo a dittatore, il primo nella storia romana, stavano portando a uno scontro inevitabile, per cui, in situazione di pericolo  Aulo Postumio fu eletto dittatore, e Tito Ebuzio Magister equitum, ma non abbiamo informazione da Livio sul ruolo di Gaio Veturio nella situazione.


Tito Veturio Gemino Cicurino

- console nel 494 con Aulo Verginio Tricosto Celiomontano. Sicuramente gemello di Gaio Veturio Gemino Cicurino, console nel 499 a.c., e padre di Tito Veturio Gemino Cicurino, console nel 462 a.c.
I due consoli, come narra Tito Livio, dovettero affrontare una situazione impervia; alle frontiere i Sabini, gli Equi ed i Volsci, effettuavano scorrerie in territorio romano e degli alleati latini, mentre a Roma i plebei, adirati per le promesse disattese degli editti di Publio Servilio Prisco Strutto, si ritirarono sull'Esquilino e sull'Aventino, rifiutando di andare in guerra se non fossero state accolte le richieste, soprattutto riguardo alla riduzione in schiavitù dei debitori.

I due consoli si rivolsero al Senato che ordinò la leva militare con la forza. Le pesanti reazioni indussero alla nomina di un dittatore, Manio Valerio Massimo, che riuscì a convincere i plebei con la promessa che ciò che era stato stabilio da Publio Servilio sarebbe stato mantenuto.


Tito Veturio Gemino Cicurino

- Figlio del precedente, eletto console nell'anno 462 a.c., con Lucio Lucrezio Tricipitino
Quando gli Ernici vennero a chiedere aiuto contro le razzie dei Volsci, Roma approntò due eserciti da inviare in loro aiuto, uno affidato a Veturio nel territorio dei Volsci, e uno a Lucrezio contro gli Equi.
Veturio ebbe subito la meglio. « Veturio sbaraglia e mette in fuga i nemici al primo scontro. »
(Tito Livio, Ab Urbe Condita)

Il collega intanto inflisse gravi perdite ai Volsci, poi i due eserciti uniti, sconfissero insieme Volsci ed Equi, alleatisi tra loro contro i romani. Al loro ritorno però mentre a Lucrezio fu concesso il trionfo, Veturio ottenne una semplice ovazione che lo fece soffrire non poco.


VETURIA
Veturia

- madre di Coriolano, (V sec. a.c.), che insieme alla nuora Volumnia convinse il condottiero della gens Marcia, già conquistatore dei Volsci, a deporre le armi contro Roma, dissuadendolo dalla vendetta contro la patria che lo aveva esiliato.


Gaio Veturio Cicurino

- console nel 455 a.c. con Tito Romilio Roco Vaticano, della gens Romilia, eletto assieme a Tito Romilio Roco Vaticano. Il consolato iniziò col forte dissenso tra i Consoli e i Tribuni della plebe, sulla necessità della leva militare, che i tribuni vedevano come un diversivo  per non votare la distribuzione delle terre pubbliche. 
I plebei riuscirono a giungere alla votazione, ma i Patrizi si opposero, impedendo che si formassero le tribù per le votazioni, od ostacolando gli addetti alle votazioni. Citarono perfino in giudizio i plebei più facinorosi condannandoli a pene pecuniarie, ma questi vennero rifusi dagli altri plebei. La notizia delle razzie portata dagli Equi a danno dalla città alleata di Tusculum pose momentaneamente fine alla lotta.

I Tuscolani chiesero l'aiuto dei Romani contro gli Equi, che i due consoli affrontarono e sconfissero in battaglia nei pressi del monte Algido. Romilio e Cicurino vendettero il bottino per rimpinguare le vuote casse dell'erario, ma così si inimicarono i plebei, che costituivano la gran parte dell'esercito, e che avevano sperato almeno di spartirsi quel bottino.

L'anno dopo, nel 454 a.c., convocato in giudizio dal tribuno della plebe Gaio Calvo Cicerone, con l'accusa di aver illecitamente impedito che il bottino fosse diviso tra i soldati, e riconosciuto colpevole, Cicurino dovette pagare una pesante multa di 10.000 assi di bronzo.


Tito Veturio Crasso Cicurino

- Tito Veturio (indicato da Dionigi col praenomen di Tito e da Livio di Lucio) fu scelto nel 451 a.c. come membro del gruppo dei primo decemvirato, i decemviri legibus scribundis, che stilarono le leggi delle X tavole, completate dal successivo decemvirato e diventate le XII tavole, destinate a regolare i rapporti tra il patriziato e la plebe. Alla scadenza della carica, dopo un anno, non rinnovò la sua partecipazione alla vita politica.


Spurio Veturio Crasso Cicurino

- Nel 417 a.c. fu eletto tribuno consolare con Agrippa Menenio Lanato, Gaio Servilio Axilla e Publio Lucrezio Tricipitino. Il tribuno consolare fu nominato durante il cosiddetto "conflitto degli ordini" (cioè al desiderio della plebe di raggiungere le più alte cariche governative e la parità politica) che si scatenò nella Repubblica romana nell'anno 444 a.c. e poi si riaccese dall'anno 398 al 394 a.c. e, e poi dall'anno 391 al 367 a.c. L'anno, come il successivo, fu caratterizzato da rapporti esterni tranquilli, ma interni problematici a causa della questione agraria sollevata dai tribuni della plebe.


Marco Veturio Crasso Cicurino

- Nel 399 a.c. Marco fu eletto tribuno consolare con Lucio Atilio Prisco, Marco Pomponio Rufo, Gaio Duilio Longo, Gneo Genucio Augurino e Volero Publilio Filone. Durante l'assedio contro Veio un folto gruppo di Capenati e Falisci presero di sorpresa gli assedianti, che però organizzarono prontamente una controffensiva che mise in fuga i nemici.


Gaio Veturio Crasso Cicurino

- Nel 377 a.c. fu eletto tribuno consolare con Lucio Emilio Mamercino, Lucio Quinzio Cincinnato Capitolino, Publio Valerio Potito Publicola, Servio Sulpicio Pretestato e Gaio Quinzio Cincinnato.

Quando Roma venne quell'anno minacciata dai Volsci e Latini congiunti, venne organizzata la leva e l'esercito fu diviso in tre parti, uno a difesa della città, uno della campagna romana, e il grosso contro i nemici, guidato da Lucio Emilio e Publio Valerio.

Lo scontro avvenne nei pressi di Satricum e fu favorevole ai romani, nonostante la forte resistenza dei Latini, che dai romani avevano adottato le tecniche di battaglia. I Volsci si ritirarono e trattarono la resa, consegnando la città e le campagne ai romani, ma i Latini diedero fuoco a Satrico, e attaccarono Tuscolo, perché città latina che aveva ottenuto la cittadinanza romana e pertanto nemica. I Tuscolani si ritirarono nella rocca, e chiesero aiuto ai romani che inviarono subito un esercito agli ordini di Lucio Quinzio e Servio Sulpicio, che sconfissero i Latini liberando la città alleata.

II tribunato consolare

Nel 369 a.c. Gaio fu di nuovo eletto tribuno consolare con Quinto Servilio Fidenate, Quinto Quinzio Cincinnato, Marco Cornelio Maluginense, Marco Fabio Ambusto e Aulo Cornelio Cosso. I romani assediarono di nuovo Velletri, ma senza successo. I tribuni della plebe, Gaio Licinio Calvo Stolone e Lucio Sestio Laterano, continuavano a portare proposte a favore della plebe, ed i patrizi iniziavano a perdere il controllo degli altri tribuni, tramite il quale erano riusciti a bloccare le iniziative di Licinio e Sestio.
« E nessuno poteva ritenere sufficiente il fatto che i plebei fossero ammessi come candidati nelle elezioni consolari: nessuno di essi avrebbe mai ottenuto la nomina fino a quando non fosse stato stabilito per legge che uno dei due consoli dovesse comunque essere plebeo. »
(Tito Livio, Ab Urbe condita)


Lucio Veturio Crasso Cicurino

- Nel 368 a.c. fu eletto tribuno consolare con Servio Sulpicio Pretestato, Lucio Papirio Crasso, Servio Cornelio Maluginense, Tito Quinzio Cincinnato Capitolino, Spurio Servilio Strutto. Quando i tribuni della plebe Gaio Licinio Calvo Stolone e Lucio Sestio Laterano portarono le tribù a votare sulle proprie proposte di legge a favore dei plebei, nonostante il veto espresso dagli altri tribuni della plebe, controllati dai patrizi, il Senato nominò Marco Furio Camillo dittatore per la quarta volta, allo scopo di impedire la votazione delle leggi proposte da Licinio e Sestio.

II tribunato consolare

Nel 367 a.c. Lucio fu eletto tribuno consolare con Marco Geganio Macerino, Aulo Cornelio Cosso, Marco Cornelio Maluginense, Publio Manlio Capitolino e Publio Valerio Potito Publicola. Alla notizia dell'avvicinarsi dei Galli, Marco Furio Camillo fu nominato dittatore per la quinta volta.

FORCHE CAUDINE

Tiberio Veturio Calvino

- Eletto console nel 334 a.c. con Spurio Postumio Albino Caudino. Inviati per combattere i Sidicini, non potettero battersi, per paura che i Sanniti entrassero in guerra contro Roma. Eletto di nuovo console nel 321 a.c. e di nuovo con Spurio Postumio Albino Caudino, condussero l'esercito in territorio sannita, fino all'imboscata presso Caudio, passata alla storia c come la battaglia delle Forche Caudine. I Romani vennero attirati da finti pastori verso un passo che i Sanniti avevano fortificato, e i Romani vennero obbligati a passare nudi sotto un giogo di lance per aver salva la vita.

Eletti i due nuovi consoli, Lucio Papirio Cursore e Quinto Publilio Filone, il Senato discusse delle condizioni di pace accettata dai consoli Romani, Tiberio Veturio e Spurio Postumio, alle Forche caudine. Fu il console Spurio a parlare perché le condizioni fossero rigettate, e che lui e Tiberio fossero consegnati ai Sanniti. Condotti nei pressi di Caudio per essere consegnati ai Sanniti, furono rimandati indietro liberi dal generale sannita Gaio Ponzio:

« Né io accetterò questa consegna, né i Sanniti la riterranno valida. Perché tu, Spurio Postumio, se credi che gli Dei esistano, non consideri nullo l'intero accordo, oppure non ti attieni ai patti? Al popolo sannita vanno consegnati quelli che sono stati in suo potere, o al posto loro va riconosciuta la pace. Ma perché dovrei rivolgermi a te, che ti consegni nelle mani del vincitore, mantenendo, per quel che è in tuo potere, la parola data? È al popolo romano che mi appello: se è pentito della promessa fatta alle Forche Caudine, allora deve riconsegnarci le legioni all'interno della gola dove sono state accerchiate » (Livio, Ab Urbe condita)
La figura di Tiberio Veturio Calvino non venne mai riabilitata, e la gens Veturia, a causa della sua sconfitta, non ebbe più il consolato per cento anni, e subì una forte decadenza.
Caudino Lucio Veturio Filone
- console suffetto nel 220 a.c.


Lucio Veturio Filone

- Fu nominato console suffetto nel 220 a.c. insieme a Gaio Lutazio Catulo per sostituire i consoli eletti Marco Valerio Levino e Quinto Mucio Scevola. Era passato circa un secolo dall'ignominia delle Forche gaudine e finalmente un altro membro della gens Veturia si fece distinguere per valore e saggezza, ma fu anche lui piuttosto sfortunato.

Ebbe tale seguito e stima che in seguito venne eletto dittatore per la convocazione dei comizi consolari, e alla fine dell'estate del 210 a.c. ottenne la censura insieme Publio Licinio Crasso Divite, ma morì senza aver partecipato all'elezione del senato, e non poté compiere alcun atto pubblico.


Lucio Veturio Filone

- Si distinse per il valore militare nell'assedio di Capua in qualità di legato di Appio Claudio Pulcro, per cui alcuni anni dopo, nel 210 - 209 a.c., venne eletto pretore peregrino, cioè il pretore che giudicava le controversie tra gli stranieri e tra gli stranieri e Roma.

Contribuì a fare uscire Roma da un lungo periodo di decadenza politica che durava sin dalla sconfitta di Caudio patita da Tiberio Veturio Calvino. Ottenne come legato anche la Gallia Cisalpina, e qui di nuovo si distinse per la sua abilità militare per cui gli venne prorogato il comando.
Per tutti questi meriti ottenne il consolato nel 206 a.c. con Quinto Cecilio Metello, e ancora venne nominato magister equitum del dittatore Quinto Cecilio Metello nel 206 a.c.
Da ultimo andò al seguito di Publio Cornelio Scipione Africano in Africa e da questi venne rimandato a Roma con gli ambasciatori Punici ed informò il Senato circa la situazione in Africa.

Dopo di lui la gens Veturia non ebbe più cariche e cadde nell'oblio.

MAMURALIA

Mamurio Veturio

- Fu un personaggio semi-mitico romano della gens Veturia, probabilmente di origine sabina.

Narra la tradizione che il II re di Roma, il sabino Numa Pompilio (754. – 673 a.c.ricevette dal Dio Marte l'Ancile, uno scudo sacro che discese dal cielo. Il re, come era solito fare, chiese consiglio alla sua musa ispiratrice, la ninfa Egeria, che gli spiegò la preziosità inestimabile del dono, perché costituiva il pegno dell'eterna invincibilità di Roma, uno dei cosiddetti "pignora imperii" finché fosse rimasto presso l'Urbe. 

Allora Numa per paura che potesse essere trafugato, chiamò il miglior fabbro che conoscesse, tal Mamurio Veturio, dell'antica gens Veturia, del quale si fidava e per l'abilità e per l'onestà, e gli affidò l'Ancile, affinché ne producesse undici copie identiche.

Concluso il lavoro, Mamurio consegnò i dodici gli scudi a Numa Pompilio, che li affidò in custodia ad un collegio di dodici sacerdoti scelti fra i membri delle gentes originarie, le più antiche e nobili famiglie di Roma.

Venne così istituito il prestigioso collegio dei Salii, che nei mesi di marzo e di ottobre, sacri al Dio Marte, portavano solennemente in processione i dodici scudi sacri, saltando (da cui il nome) ed intonando il Carmen Saliare, del quale ci sono pervenuti alcuni frammenti.

Numa Pompilio voleva ricompensare Mamurio per il suo ottimo lavoro, ma questi non volle essere pagato in denaro, chiedendo invece di essere ricordato dal popolo Romano, e Numa lo accontentò, disponendo che i Salii lo invocassero nel loro canto, inneggiando anche a Mamurio. Sembra che a Mamurio venne anche dato l'incarico per la sostituzione di una statua lignea di Vertumno, portata a Roma ai tempi di Romolo, con una fatta di bronzo.

Mamurio Veturio venne ricordato anche in altri modi dai Romani: in suo onore la festa del 14 marzo, detta degli Equirria e corrispondente al nostro capodanno, venne chiamata Mamuralia. In realtà il calendario romano originariamente iniziava a Marzo, per cui i Mamuralia, sicuramente festività di origine sabina, che sancivano il passaggio dal vecchio al nuovo anno. Infatti nella festa Mamurio Veturio, impersonato da un vecchio vestito di pelli rappresentava l'anno vecchio, e veniva scacciato tra grandi risate dai bambini con piccole verghe, per far posto all'anno nuovo.  

Nel più antico calendario Romano, redatto da Romolo, l'anno era di 10 mesi e cominciava proprio col mese dedicato a Marte, ma il Dio, detto anche Mavor, era associato alle attività agricole e alla primavera, per cui era collegato all'avvento del nuovo anno.
Il numero degli scudi commissionati a Mamurio corrispondono inoltre ai 12 mesi del nuovo calendario voluto da Numa Pompilio.



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