SICILIA - (Province Romane)



TAORMINA

"Sicilia Romana provincia est, insula iucunda aqtue amoena. Apud Siciliae oras nautarum parvae casae sunt, sed in insula etiam agricolae sunt. Uvae, olivarumque copiam terra incolis praebet. Silvae etiam in insula sunt, at saevae ferae non sunt. Feminae saepe sub plantis aras Dianae sacras visitant. Agricolae hostias deis mactant. Insulae puellas poetae celebrant. Non solum nautarum audacia, sed etiam agricolarum industria clara est. Incolarum parsimoniam et diligentiam laudant advenae et in Sicilia libenter cosistunt."
"La Sicilia è una provincia romana, un'isola bella e armoniosa. Presso le coste della Sicilia, i marinai hanno delle piccole case, ma sull'isola ci sono anche agricoltori. La terra fornisce agli abitanti un'abbondanza di uva e di olive. Ci sono anche dei boschi sull'isola, ma non ci sono bestie feroci. Le donne spesso visitano i sacri templi di Diana. Gli agricoltori sacrificano vittime agli Dei. I poeti dell'isola elogiano le fanciulle. E' famosa non solo l'audacia dei marinai, ma anche l'attività degli agricoltori. Gli stranieri lodano la diligenza e la parsimonia degli abitanti e vanno in Sicilia con piacere."
La Sicilia aveva lo stesso territorio di oggi, e la sua dominazione romana iniziò il 10 marzo 241 a.c. con la vittoria di Torquato Attico e Catulo sulle truppe cartaginesi di Annone nella battaglia delle Egadi, la battaglia navale conclusiva della I guerra punica in cui Cartagine subì alle isole Egadi una sconfitta pesante di uomini e  di navi, e, privo di risorse, dovette chiedere pace a Roma.
« L'impresa fu, essenzialmente (per Cartagine, ma pure per Roma), una lotta per la vita. Nell'erario, infatti, non c'erano più risorse per sostenere quanto si erano proposti. »
(Polibio, Storie, I, 59, 6,)

Si « pose fine alla contesa, dopo che furono redatti i seguenti patti: "Ci sia amicizia fra Cartaginesi e Romani a queste condizioni, se anche il popolo dei Romani dà il suo consenso. I Cartaginesi si ritirino da tutta la Sicilia e non facciano la guerra a Gerone né impugnino le armi contro i Siracusani né contro gli alleati dei Siracusani. I Cartaginesi restituiscano ai Romani senza riscatto i prigionieri. I Cartaginesi versino ai Romani in vent'anni duemiladuecento talenti euboici d'argento". »
(Polibio, Storie, I, 61, 4)

Per celebrare la sua vittoria Gaio Lutazio Catulo eresse un tempio a Giuturna presso il Campo Marzio nell'area odierna Largo di Torre Argentina e Roma governò sulla Sicilia con capitale Syracusae (Siracusa).




L'AMMINISTRAZIONE

La regione ebbe vari ordinamenti
- fino alla lex Rupilia del 131 a.c., fu governata da un Propretore di rango pretorio e dell'ordine senatorio. 
- A partire da Augusto fu affidata ad un proconsole, sempre dell'ordine senatorio.
- Al tempo della riforma tetrarchica entrò a far parte della diocesi Italiciana. 
- Con Costantino I o sotto i suoi eredi, venne inclusa nella prefettura del pretorio d'Italia e nella diocesi dell'Italia Suburbicaria.

La struttura amministrativa della provincia di Sicilia venne descritta nelle Verrine di Cicerone, ma è assai probabile che essa sia venuta delineandosi già negli anni compresi tra il 241 a.c. e il governatorato di Marco Valerio Levino (210-207 a.c.), che dovette riorganizzare l’isola riconquistata. 

Il territorio venne infatti posto sotto il controllo di un questore con sede a Lilybaeum (Marsala), ma la definitiva strutturazione amministrativa avvenne nel 227 a.c., con a capo un pretore, e il primo fu Gaio Flaminio, con autorità di questore. La caduta di Siracusa nel 211 a.c portò all’unificazione della provincia, di cui la città diviene capitale e dunque sede amministrativa principale; il numero dei questori viene portato a due, uno dei quali a Lilybaeum. 

Venne costruita la via Valeria tra Messina e Lilybaeum e una via interna da Agrigento a Palermo, voluta dal console del 200 a.c. Gaio Aurelio Cotta. La gran parte dei centri della Sicilia rientrava nella categoria delle civitates decumanae, soggette al pagamento annuale di una tassa (decuma) sui prodotti agricoli.

C'erano poi le civitates censoriae, i cui territori, vennero in parte confiscati e trasformati in ager publicus populi Romani (terreno pubblico di proprietà dello stato romano), e a volte lasciati in usufrutto alle comunità dietro un canone d’affitto (locatio censoria) appaltato dai censori di Roma. Le civitates foederatae erano invece esenti dalla tassazione ordinaria. 

Gli interessi economici legati all’isola costituirono un fattore di immigrazione romana e italica. Gli immigrati presenti sull’isola fin dalla fine del III secolo a. c. risultano però slegati dalle realtà amministrative locali, inquadrati nei conventus civium Romanorum, del tutto indipendenti dalle città di residenza. La dominazione romana si concluse nel 440, con la spedizione del vandalo Genserico, che conquistò l'isola.

SELINUNTE


DURANTE LA REPUBBLICA (241 - 27 a.c.)

« [Sicilia] prima docuit maiores nostros quam praeclarum esset exteris gentibus imperare [...] »
« [La Sicilia] fu la prima a insegnare ai nostri antenati quanto fosse eccellente dominare su popoli stranieri »
(Marco Tullio Cicerone, In Verrem, II, 2,2.)

I superstiti romani della battaglia di Canne furono relegati in Sicilia, con il divieto di allontanarsi da lì prima che la guerra fosse finita. Il tiranno Geronimo di Siracusa, durante la II guerra punica, cambiando le alleanze, attirò nuove truppe romane alle porte di Siracusa. 
Anche i Cartaginesi mandarono truppe nell'isola e fra Palermo, Siracusa, Agrigento e Enna. Roma e Cartagine si affrontarono direttamente in battaglie e assedi alternandosi a tratti nel controllo dell'isola. La conclusione di questa parte della guerra avvenne con la presa di Siracusa da parte delle forze di Marco Claudio Marcello, con la morte di Archimede che aveva aiutato la sua città con i suoi macchinari: gli specchi ustori (212 a.c.).
Siracusa, in seguito a questi eventi, fu inglobata nella provincia di Sicilia, diventandone la sua capitale. Roma iniziò a intervenire in Sicilia in occasione di un conflitto scoppiato tra i Mamertini di Messina e i Siracusani, durante la I guerra punica. I Mamertini, chiesero, ed ottennero, l'aiuto di Roma che intervenne militarmente nell'isola, anche per contrastare la crescente potenza cartaginese nell'isola. 
I cartaginesi miravano a controllare la Sicilia che, a sua volta, controllava il passaggio tra il Mediterraneo orientale ed occidentale. Roma si alleò coi Mamertini e nel 264 a.c. inviò truppe in Sicilia. Gerone II, che aveva tradito alleandosi a Cartagine, di fronte alle legioni di Valerio Messala capitolò e ottenne la pace versando 100 talenti, da allora divenne fedele alleato di Roma fornendole aiuti, soprattutto grano e macchine da guerra. In breve tempo, così, rimasero in campo solo i due eserciti romano e cartaginese. Al termine della guerra Roma aveva occupato quasi tutta l'isola, eccetto Siracusa che conservò un'ampia autonomia (pur dovendo accettare la supremazia romana).




LA I PROVINCIA

La Sicilia divenne così la I provincia territoriale di Roma e una delle più prospere e tranquille, sebbene ebbe due rivolte servili, nella Sicilia orientale dal 136 al 132 a.c. capeggiata da un certo Euno e soffocata dal console  Publio Rupilio; poi nella Sicilia occidentale dal 101 al 98 a.c. capeggiata da Salvio Trifone e soffocata da Manio Aquilio: entrambe descritte da Diodoro Siculo, che illustra, fra l'altro, una massiccia presenza di schiavi in Sicilia (200.000 circa), del loro sfruttamento e delle attività economiche.

Nell'82 a.c., Pompeo Magno, generale romano ricco e ambizioso, fu inviato in Sicilia dal dittatore Silla, per sbaragliare Mariani che vi rimanevano, e garantire il rifornimento di grano per Roma, senza cui la popolazione si sarebbe sicuramente rivoltata. Pompeo si occupò della resistenza con molta durezza si che è nota la risposta di pompeo a chi se ne lamentava: "Smettete di citare leggi, noi portiamo armi".
Dopo la battaglia di Porta Collina, che segnò la definitiva sconfitta dei mariani, Gneo Carbone fuggì in Africa e poi a Pantelleria, dove fu catturato da Pompeo che lo trasse in catene nella prigione di Marsala, dove fu giustiziato, "affrontando la morte e piangendo come una donna" (Tito Livio)

Poi il governo isolano fu riorganizzato sotto la guida di un pretore, coadiuvato da due questori, uno a Siracusa e l'altro a Lilibeo e da un consiglio provinciale che però non aveva poteri effettivi.

Nel 70 a.c. il pretore Cecilio Metello batté i pirati che infestavano i mari della Sicilia e della Campania, i quali si erano spinti a saccheggiare Gaeta, Ostia (nel 69-68 a.c.) e rapito a Miseno la figlia di Marco Antonio Oratore. Nel corso della successiva guerra piratica di Pompeo, il settore di mare attorno alla Sicilia fu affidato a Plozio Varo. Nel 61 a.c. fu questore  Publio Clodio Pulcro, dove si recò attorno alla metà di maggio per fare ritorno a Roma dopo un solo anno.

Nel 42 a.c. Sesto Pompeo, figlio del Magno, dopo aver raccolto proscritti e schiavi dall'Epiro ed aver compiuto diversi atti di pirateria, senza avere un suo proprio territorio, occupò dapprima Messana e poi l'intera Sicilia. Qui prima uccise il pretore Quinto Pompeo Bitinico e poi vinse il legatus di Ottaviano, Quinto Salvidieno Rufo Salvio (nel 40 a.c.). Il successivo accordo fra i triumviri, Antonio, Ottaviano e Lepido riconobbe nel 39 a.c. a Sesto Pompeo, la giurisdizione sulla Sicilia (controllando i rifornimenti di grano), oltre che su Sardegna e Corsica. Più tardi, però, Sesto Pompeo fu sconfitto da Agrippa poiché impediva gli approvvigionamenti di grano.



DURANTE L'IMPERO (27 a.c. - 284 d.c.)

PIAZZA ARMERINA
Col regime augusteo, la Sicilia tornò a prosperare mantenendo sia la cultura greca che quella latina. Augusto sostituì la vecchia decima con una nuova imposta fissa ma meno gravosa e cambiò l'organizzazione amministrativa delle comunità locali, ancora legata ai vecchi schemi organizzativi greci, concedendo la cittadinanza romana a Messina, Centuripe e alcune altre città, fondando colonie di veterani in varie località della Sicilia (Siracusa, Tauromenio, Palermo, Catania, Tindari e Termini), e creando municipi latini, dei quali alcuni soggetti a tassazione e alcuni altri esenti.



INVASIONE VANDALA (284 - 440 d.c.)

Genserico, capo dei Vandali, una volta occupata la ex-provincia romana d'Africa, cominciò ad esercitare la pirateria, tanto che unitisi ai pirati Berberi, razziarono le coste siciliane a partire dal 337. Appropriatisi di una parte della flotta navale romana d'Occidente, ormeggiata nel porto di Cartagine, nel 440 organizzarono incursioni sul Mar Mediterraneo, soprattutto in Sicilia e Sardegna, Corsica e le isole Baleari. Nel 441 essendo la flotta romana d'Occidente incapace di difendersi dagli attacchi dei Vandali, arrivò nelle acque siciliane una flotta orientale, inviata da Teodosio II, ma anch'essa inefficiente, e quando i Persiani e gli Unni, forse pagati da Genserico, attaccarono l'Impero d'Oriente, la flotta rientrò a Costantinopoli. L'impero romano d'occidente continuò la resistenza in Sicilia con i generali Ricimero nel 456 e con Marcellino ed i suoi legionari dalmati nel 461.

AFRODITE MORGANTINA
In seguito alle guerre puniche si erano avuti grandi accaparramenti di terre e ciò portò alla formazione di grandi latifondi lavorati da manodopera servile, le cui cattive condizioni di lavoro portarono alle rivolte. In questi latifondi fu incoraggiata soprattutto la coltura del frumento e ciò fece dell'isola uno dei granai di Roma e una delle province romane più ricche. Ciò dette impulso anche ad altre attività nell'isola, principalmente l'industria navale che sfruttava le dense foreste isolane, e il commercio, soprattutto con Gallia, Spagna e Africa.
Durante la repubblica romana, tutte le città avevano una certa autonomia ed emettevano monete di piccolo taglio, però diverse tra loro per l'organizzazione amministrativa.

Messina Tauromenio era una civitas foederata, fondata dai Greci nel 756 a.c. col nome di Zancle. I Romani la conquistarono nel 264 a.c. e, dopo la caduta dell'impero romano, passò ai Bizantini e poi agli Arabi.
Netum (= Noto) era una civitas foederata, in quanto già alleata di Roma.
Segesta e Palermo erano liberae ac immunes.
Altre erano civitates decumanae, cioè pagavano la decima secondo il sistema già in uso ai tempi di Gerone II fornendo così a Roma un tributo annuo di circa 2 milioni di moggi di grano (un quinto del fabbisogno dell'Urbe).
Altre città ancora erano le civitates censoriae, comunità la cui terra era stata confiscata e resa ager publicus e per la quale dovevano pagare un affitto, oltre alla decima.

Con l'avvento del regime imperiale il latifondismo rimase la principale forma di conduzione fondiaria, ma nonostante il declino della coltura cerealicola continuarono a fiorire villaggi e piccoli possedimenti e non si ebbe alcuna diminuzione della popolazione. La situazione economica dell'isola cominciò a decadere durante il governo degli Antonini e fu compromessa con le invasioni barbariche e il successivo dominio bizantino.




LE CITTA'

"Gaio Eio (questo me lo concederamno senza discutere tutti coloro che si sono recati a Messina) è il mamertino più ragguardevole in quella città sotto tutti i punti di vista. La sua casa è senza paragone la più nobile di Messina, e senza dubbio la più conosciuta, la più disponibile per i nostri concittadini, un modello di ospitalità. Prima dell’arrivo di Verre questa casa era così adorna da rappresentare un ornamento anche per la città. Infatti proprio Messina, che deve le sue bellezze alla posizione naturale, alle mura e al porto, è addirittura sprovvista e priva di quegli oggetti di cui costui si diletta. 4. Ora, in casa di Eio c’era una cappella privata molto antica, oggetto di grande venera zione, lasciataglia dai suoi antenati: in essa spiccavano quattro bellissime statue di squisita fattura, universalmente note, che potevano deliziare non solo codesto fine intenditore, ma anche ciascuno di noi, che costui chiama profani: la prima era Cupido di marmo, opera di Prassitele [...] Ma, per tornare alla cappella privata di Eio, c’era da una parte questa statua marmorea di Cupido, di cui sto parlando, dall’altra un Ercole di bronzo di fattura egregia, attribuito se non erro a Mirone (e l’attribuzione è sicura). Parimenti, di fronte a queste divinità, stavano due piccoli altari che potevano far comprendere a chiunque il carattere sacro della cappella: si trovavano inoltre due statue in bronzo di mo deste proporzioni, ma di straordinaria eleganza, che rappresentavano nel portamento e nel modo di vestire quelle fanciulle che, con le braccia sollevate, sostengono sul capo un canestro con certi arredi sacri secondo il costume delle ragazze ateniesi: si chiamano appunto Canefore...."
Cicerone - Actio secunda in Verrem.



SIRACUSA

TEATRO DI SIRACUSA
I Romani, impegnati nella I guerra punica, non avrebbero portato guerra in Sicilia, se Messina non si fosse offerta spontaneamente al dominio di Roma. Ierone dapprima si schierò coi cartaginesi ma quando Siracusa fu minacciata dai romani (263) lo statista lungimirante chiese pace, l’ottenne e rimase fedele alleato di Roma per mezzo secolo. Alla sua morte, il nipote Geronimo, scambiò le alleanze ma Roma invio il console Claudio Marcello che espugnò la città, un quartiere dopo l’altro, dopo un tremendo assedio durato due anni (214 a.c.), dove venne ucciso sia pure per errore, il grande Archimede che aveva difeso la città.
Stupenda doveva essere Siracusa, con l’agorà, i templi, i palazzi, le mura, prima della conquista romana. Marcello stesso ne rimase incantato e Plutarco ci dice che “mentre guardava la bella città sotto di lui, pianse a lungo; nonostante la gioia e il compiacimento per la vittoria fu preso da compassione vedendo le ricchezze accumulate in un’epoca lunga e felice, dissiparsi così, nello spazio di un’ora…”.

Splendida per il fiorire dell’architettura e delle arti plastiche, Siracusa ebbe anche una intensissima vita culturale. Basti dire che qui convennero alcuni tra i pensatori più importanti dell’antichità greca: Stesicoro, Saffo, Simonie, Bacchilide, Pindaro, Eschilo, Platone e molti altri.

RICOSTRUZIONE
Fu la patria di Epicarpo, creatore della commedia, che nel grandioso teatro greco toccò momenti di inimitabile splendore con le opere di Senario, Filemone e Sofrone, anch’essi Siracusani. Qui ebbero i natali, ancora, il poeta Teocrito, il filosofo Filolao, lo storico Filisteo e il fisico Archimede.
Come ricorda Cicerone, nonostante la moderatezza di Marcello che risparmiò scrupolosamente tutti gli edifici sacri e profani di Siracusa per preservare la bellezza della città, molti degli oggetti che l’adornavano furono portati a Roma.

Riunita tutta l’isola in una sola provincia con due pretori, uno a Siracusa e l’altro a Lilibeo, la Sicilia trascorse lunghi anni di tranquillità. Ma la sostituzione dei grandi pascoli alle piccole fattorie portò a un impoverimento tale che gli agricoltori, esasperati si ribellarono ben due volte nel II sec. a.c. Le rivolte vennero definite le Guerre degli Schiavi (135-132 a.c. e 104-102 a.c.). Alle malversazioni dei pretori si aggiungevano, poi, le spoliazioni colossali di Verre e di Sesto Pompeo.
Alla fine del I secolo a.C. Siracusa era così mal ridotta che Augusto tentò di ripopolarla e di ricostruirla e sull’isola nacquero lussuose residenze dei romani facoltosi, imponenti architettonicamente e decorate con dipinti, mosaici e marmi. I romani ne costruirono il grande anfiteatro e il ginnasio, mentre il teatro greco subì numerose ristrutturazioni.



CATANIA

Catana o Catina (Catania), conquistata all'inizio della I guerra punica nel 263 a.c., dal console  Massimo Valerio Messalla. Del bottino faceva parte un orologio solare che fu collocato nel Comitium a Roma. Da allora la città divenne soggetta al pagamento di un'imposta a Roma (civitas decumana). È noto che il conquistatore di Siracusa, Marco Claudio Marcello, vi costruì un ginnasio. Intorno al 135 a.c., nel corso della I guerra servile, fu conquistata dagli schiavi ribelli. Un’altra rivolta capeggiata dal gladiatore Seleuro nel 35 a.c. fu domata probabilmente dopo la morte del condottiero.

TEATRO DI CATANIA
Nel 122 a.c. a seguito dell’attività vulcanica dell’Etna, fu fortemente danneggiata dalle ceneri vulcaniche stesse piovute sui tetti della città che crollarono sotto il peso. Il territorio di Catina, dopo essere stato nuovamente interessato dalle attività eruttive del 50 del 44, del 36 e infine dalla disastrosa colata lavica del 32 a.c. che rovinò campagne e città etnee, nonché dai fatti della disastrosa guerra che aveva visto la Sicilia terreno di scontro fra Ottaviano e Sesto Pompeo, si avviò sulla lunga e faticosa strada della ripresa socio-economica già in epoca augustea. Tutta la Sicilia alla fine della guerra viene descritta come gravemente danneggiata, impoverita e spopolata in diverse zone.

Nel libro VI di Strabone accenna alle rovine delle città di Syrakusæ, Katane e Kentoripa. Dopo la guerra contro Sesto Pompeo, Augusto vi dedusse una colonia. Plinio il Vecchio annovera la città che i romani chiamano Catina fra quelle che Augusto dal 21 a.c. elevò al rango di colonie romane assieme a Syracusæ e Thermæ (Sciacca).

Solo nelle città che avevano ricevuto il nuovo status di colonia furono insediati gruppi di veterani dell’esercito romano. La nuova situazione demografica certamente contribuì a cambiare quello che era stato, fino ad allora, lo stile di vita municipale a favore della nuova "classe media". Nonostante questi continui disastri, che costituiscono una delle costanti della sua storia, Catania conservò una notevole importanza e ricchezza nel corso della tarda repubblica e dell'impero: Cicerone la definisce «ricchissima», e tale rimase nel tardo impero e nel periodo bizantino, come testimoniano le fonti e i numerosi monumenti d'epoca. Le grandi città costiere come Catina, nel medio-impero estesero il controllo, anche a fini esattoriali dello stipendium, sull’entroterra dell’isola che si andava spopolando a causa dei latifondi agricoli.



PALERMO

ANFITEATRO DI SIRACUSA
Palermo di scontri fra Cartaginesi e Romani, finché nel 254 a.c. la flotta romana assediò la città, costringendola alla resa e rendendo schiava la popolazione che venne costretta al tributo di guerra per riscattare la libertà Ottenuto il tributo gli uomini tornarono a casa sani e salvi. Asdrubale tentò la riconquista ma venne sconfitto da Metello, il console romano. Ci provò di nuovo Amilcare nel 247 a.c. accampandosi alle pendici di Monte Pellegrino (monte Erecta), ma la città, riconosciuti i benefici della dominazione romana restò fedele a Roma ottenendo la Pretura, l'Aquila d'oro e il diritto di battere moneta, restando una delle cinque città libere dell'isola. Ai cartaginesi non restò che tornare in patria.
Il periodo romano è stato di tranquillità e prosperità, Palermo divenne libera ac immunis, facente parte della provincia di Siracusa, e successivamente con la divisione dell'Impero la Sicilia, e con essa Palermo, furono attribuite all'Impero Romano d'Occidente.



MESSANA (Messina)

SELINUNTE
Consegnata dai Mamertini ai Romani nel 264 a.c. ottenne dopo la fine della guerra lo status di civitas libera et foederata (città libera ed alleata, formalmente indipendente), unica in Sicilia insieme a Tauromenium (Taormina). Il nome greco Messanion fu tradotto in latino come Messana.

Durante la repubblica fu attaccata durante le guerre servili (102 a.c. Cicerone, nelle orazioni contro Verre, la definì civitas maxima et locupletissima (città grandissima e ricchissima). Pompeo attaccò nel 49 a.c. la flotta cesariana che si riparava nel porto della città. Successivamente divenne una delle principali basi di Sesto Pompeo, che vi sconfisse la flotta di Ottaviano e venne in seguito saccheggiata dalle truppe di Lepido. In seguito divenne probabilmente municipio.



HENNA (ENNA)

Durante il regno di Gerone II le legioni romane riuscirono a sottomettere Henna dopo lunghe battaglie e un'orribile strage commessa da Lucio Pinario, uno dei generali del console Claudio Marcello, il conquistatore di Siracusa nel 212 a.c.
La presa di Henna fu una delle più ardue imprese mai condotte in Sicilia, poichè la città era arroccata su un altipiano imprendibile, e difesa da una fortezza d'origine sicana. Ma i romani ricorsero alla rete fognaria per infiltrarsi fino in cima al monte e conquistare la roccaforte, denominata da allora Henna Urbs Inexpugnabilis.

PIAZZA ARMERINA
Dopo la conquista romana ottenne il titolo di municipalità libera e divenne il cosiddetto granaio di Sicilia, pagando però  la decima dei prodotti agricoli a Roma. Questo sfruttamento provocò nel 135 a.c. la I guerra servile, capitanata da uno schiavo siro di nome Euno che si proclamò re e fece battere moneta col nome di Basileus Antiocos. Per ben tre anni tenne in scacco i romani perché la rivolta si era estesa a tutta l'isola con molte atrocità soprattutto verso le famiglie patrizie. Pertanto la riconquista romana sottopose la città ad un duro regime vessatorio culminato poi nelle espoliazioni del pretore saccheggiatore Verre che provocarono anche la dura protesta di Cicerone con le sue Verrine.

Con la costituzione dell'impero romano Enna riottenne il suo titolo di municipalità e la conservò anche dopo la caduta di questo. Quando iniziarono le invasioni barbariche fu proprio la sua posizione elevata e inespugnabile a salvarla. Nel 535 cadde sotto il dominio dell'impero romano d'oriente riacquistando la sua importanza proprio come roccaforte militare bizantina.



DREPANA (Trapani)

La Battaglia di Trapani, battaglia navale tra Roma e Cartagine durante la I guerra punica nel 249 a.c. avvenne vicino alla costa di Drepana o Drepanon come allora veniva chiamata la città, e fu disastrosa per la sconfitta dei romani a causa dell'imprudenza del condottiero Publio Claudio Pulcro. Con la battaglia delle Egadi del 241 a.c., i Romani poterono finalmente occupare Trapani. 

MOSAICO DI NOTO


MARSALA

Anch'essa meta di villeggiatura dei romani con ricchissime ville e isolati di grande bellezza. Fra tante l’insula romana di Capo Lylibeo, del IV sec. d.c. con un’area piuttosto ampia, anticamente delimitata da due strade lastricate. Si tratta di una lussuosa abitazione con annesso impianto termale. Ben conservati il frigidarium per i bagni di acqua fredda e il caldarium, per i bagni di acqua calda. Molto bella la pavimentazione a mosaico.
L’insula si trova nelle vicinanze dell’antico decumano maximo, la via principale di epoca romana, che partiva dal promontorio di Capo Boeo e percorreva quella che oggi è la Via XI Maggio.



NOTO

Noto, nel comprensorio di Siracusa, vanta una notevole area archeologica di grande interesse storico, poiché la sua fondazione si fa risalire presumibilmente intorno al 448 a.c. Nel 1971, nel corso di scavi illegali, fu scoperta una villa romana, posta a destra del fiume di Tellaro. La struttura si localizza leggermente in superficie, ma sotto una fattoria (masseria) del XVIII secolo, con magnifici mosaici.




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3 comment:

Maria Ingrassia on 12 settembre 2015 11:51 ha detto...

Interessantissimo! 👍🏽

Vittorio Amato on 24 aprile 2016 19:44 ha detto...

Bravi ragazzi interessante, un periodo meraviglioso che è stato occultato per esaltarne altri molto negativi per l'isola. Comunque sapete dirmi qualcosa in più sulle colonie romane in Sicilia?sulla presenza di cittadini romani e latini nell'isola durante l'impero?

Vittorio Amato on 27 aprile 2016 12:03 ha detto...

Comunque ragazzi fino al 468 la Sicilia era ancora parte dell'impero, forse l'invasione vandala fu solo un saccheggio perché a parte Lilibeo tutta l'isola fu poi riscattata da Odoacre e poi passata con tutta Italia al regno degli Ostrogoti.

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