IMPORTAZIONE ED ESPORTAZIONE





La città di Roma, superpopolata per qualsiasi epoca, ma straordinaria per quei tempi, necessitava di quantitativi straordinari di cibo quotidiano, col frumento come base, più carni, formaggi, oli, verdure e vini.

Le conquiste in occidente e in oriente permisero importazioni di piante e animali sconosciuti, di cui alcune colure e alcuni allevamenti furono impiantati con successo nella penisola italica.

PRODUZIONE ED ESPORTAZIONE DELL'IMPERO (zoommabile)
Il suolo italico è spesso di natura lavica perchè abbondante di vulcani, per cui il suolo è ricco di sali minerali che rendono verdura e frutta più saporite del consueto.

Roma aveva culture autoctone di lupini, lenticchie (per la relativa farina), ceci (con relativa farina), fave, lattughe, cavoli, porri, farro (per la polenta di far, da cui il termine farina), miglio, panico, orzo, frumento, (per polenta di frumento), e zucchine, tartufi, rape, piselli, asparagi, zucche, cardi, cipolle, finocchi, cicorie, sedani e bietole, oltre a fichi, mele e pere.
Ma impiantò molte culure che ben si acclimatarono nella penisola, come le ciliege, importate per la prima volta dall’Oriente da Lucullo.



ESPORTAZIONI

I Vini
Però la capitale aveva le sue esportazioni di vini pregiati. Sembra che in Sicilia la coltivazione della vite risalga a ben 2000 anni a.c. mentre al nord nel 1000 a.c. Già gli Etruschi esportavano i vini in Provenza. Si suppone che mentre le tecniche di viticoltura siano state trasmesse ai Romani dai Greci, l'arte della vinicoltura l'abbiano imparata dai Fenici. In seguito le viti italiche furono portate dai Romani in Gallia, Germania, Norica e Spagna e da qui esportata ad altri paesi.


I Metalli
Fu fiorente anche l'esportazione di metalli: come allume, piombo, ferro, stagno, rame, cinabro, argento, oro.

ROTTE COMMERCIALI E MERCANZIE (zoommabile)
Una volta scoperti i giacimenti metalliferi dell'isola d'Elba, ricca di ferro, in parte sfruttata dagli Etruschi, e delle colline metallifere che proseguivano fino a Siena, fino alla foce dell'Ombrone, ricche di ferro rame e stagno, proseguendo nei monti della Tolfa ricche di allume (per la concia delle pelli), i Romani divennero esportatori di ferro rame stagno e allume.

Dalle Alpi apuane estrassero marmo e ferro, dalle colline del Campigliese estrasseo lo stagno necessario per il bronzo ma pure per la tessitura e la fissatura dei colori.
Dal monte Amiata estrasseo oltre al marmo lo stagno e il rame, ma pure il cinabro per la medicina e la tintura rossa;
i Romani spedivano lingotti di piombo in grande quantità dalle miniere di Mendip, in Britannia, di cui la maggior parte veniva impiegata nei lavori di idraulica, ovvero “plumbing” in Inglese, dal Latino “plumbum”, il resto veniva esportata.
I romani furono i primi a utilizzarlo, ricavandolo dal processo di affinazione dell’argento. Essendo molto duttile era adatto alla fabbricazione di coperture, serbatoi e condutture, ma fu usato anche come materiale per vasellame usato nei rituali. A partire dal III secolo i Romani lo combinarono con lo stagno, attinto dai ricchi giacimenti della penisola iberica e delle isole britanniche, per la lega del peltro. L'oro si estraeva in Val d'Aosta e nel Vercellese, per gioielli e per dorare il bronzo, ma quando si estrasse dalle conquistate Gallia e Spagna ce ne fu tanto da poterne esportare in quantità.
L'argento si estraeva nei monti del senese ma con la conquista dell'Illiria ne ebbe da esportare ovunque.


I Marmi
Sembra che i Romani siano stati esportatori di alabastro di Volterra, apprezzando più il marmo di Luni che che il delicato marmo tanto amato dagli Etruschi.


I Manufatti meccanici e gli utensili:
Plinio riferisce che la stadera fu inventata dai Campani, e che i Volsini inventassero un mulino che si muoveva a mano. Sembra che a Roma fu inventato anche il motore a vapore, ma avendo gran quantità di schiavi non lo utilizzassero su vasta scala.
A Roma si fabbricavano coltelli, cucchiai, mezzelune, taglieri, trincetti per la carne, tritatutto, mestoli, forchettoni, schiaccianoci, grattugie, spiedini e mortai che pian piano vennero esportati ovunque.


I Mobili
I mobili dei ricchi romani erano di gran pregio, intagliati, torniti, colorati e intarsiati con tasselli di madreperla, pietre dure, marmi pregiati e paste vitree.


Manufatti di pregio: in epoca imperiale i manufatti, fino ad allora copiati soprattutto dai Greci, ebbero una caratteristica propria facendo fiorire artisti e botteghe d'arte, con mosaici, bassorilievi, statue, stucchi, pitture incorniciate come i quadri attuali, o mosaici in pasta vitrea incorniciati.



IMPORTAZIONI

Si sa che i Romani importavano:
  • ambra dal Mar Baltico orientale;
  • da Augusto in poi conobbero i Cinesi da cui importarono sete e damaschi;
  • poi importarono dai Persiani la tintura con la porpora, però in parte già praticata dagli Etruschi;
  • dai Fenici importarono e poi appresero i vetri soffiati;
  • la pergamena da Pergamo, divenuta poi romana;
  • dall'area anatolica importò profumi, cosmetica, tessuti;
  • dalla Lidia importò l'elettrum, lega di oro e argento;
  • il ferro in pani dalla attuale Polonia;
  • l'oro dalle miniere dei Taurisci-Norici, vicino alla Stiria.
  • Lo zinco fu largamente impiegato fin dal primo millennio a.C., in particolare dai Romani, per produrre l’oricalco, cioè l’ottone, grazie alla tecnica della cementazione che consentiva di ottenere l’ottone direttamente dai minerali zinciferi e di rame. Per cui non fu tratto da giacimenti dalla lavorazione della blenda e della galena, per cui i Romani esportarono solo i manufatti di ottone.



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