SUTRIUM - SUTRI ( Lazio )



LA STORIA

Sutri, l’antica Sutrium, definita da Livio la "porta d’Etruria", sorgeva su uno sperone tufaceo emergente tra i Monti Cimini ed i Monti Sabatini, lungo l’antica via Cassia, dove oggi c'è la Sutri antica e moderna.

La storia di Sutri in Provincia di Viterbo è testimoniata dai numerosi ritrovamenti archeologici nella zona appartenenti a diverse epoche. Le sue origini sono molto antiche, probabilmente risalenti all'età del bronzo. La sua fondazione è, secondo la leggenda, da attribuirsi ad un antico popolo di navigatori orientali, i Pelasgi.
Altre leggende parlano della fondazione di Sutri da parte di Saturno, mitico portatore dell'Età dell'Oro, che appare a cavallo con tre spighe di grano in mano nello stemma ufficiale del comune.

Sutri ebbe un forte sviluppo nel periodo di dominazione etrusca, come centro agricolo e commerciale. Come passaggio obbligato per l'Etruria Sutri fu contesa tra Romani ed Etruschi per tutto il IV sec. a.c., finchè nel 389 a.c. Furio Camillo conquistò la città, dopo la caduta di Veio, e nel 383 a.c. la città venne eletta colonia latina.

Ma solo nel 310 essa si sottomise definitivamente a Roma, quando fu instaurata la colonia di Julia Sutrina.

Additata da Livio per il tradimento perpetrato ai danni di Roma durante la Seconda Guerra Punica, quando Sutri, insieme ad altre colonie latine, non volle sostenere le milizie romane, nel 41 a.c. fu punita per aver partecipato al fianco di Antonio nella guerra di Perugia, quindi, nonostante fosse municipio dall’87 a.c., vi venne dedotta una colonia di veterani cui venne assegnata la terra delle campagne. Per la casa non c'erano problemi, perchè i militari sapevano costruire un castrum perfetto e a tempo di record.



DESCRIZIONE

Le principali vestigia sutrine risalgono all'epoca romana. Si conservano tratti delle mura del IV sec., con i resti di una delle due porte (detta Furia, in onore di Camillo); l'anfiteatro, il Mitreo, situato all’interno della chiesa medievale della Madonna del Parto ed interamente scavato nel tufo; resti di impianti termali del II d.c. vicino al Duomo, e la splendida necropoli romana.
Nella piazza centrale, abbellita da una elegante fontana, si affaccia il palazzo comunale nel cui atrio si trovano degli interessanti reperti etruschi e romani. Ma in diversi edifici del centro storico sono frequenti gli inserti di frammenti di epoca etrusca e romana.



MITREO

Trasformato in chiesa della Madonna del Parto, posto fuori dal borgo antico della cittadina, è situato ai piedi del colle Savorelli, in piena zona archeologica.

Questo ambiente ipogeo era un Mitreo, (Mithraeum), dove si eseguiva il culto misterico del Dio Sole Invitto Mitra. Il Tempio risale al I-II sec. d.c. ed è decisamente un culto romano.

Il Mitraismo entrò a Roma verso la fine del I se. a.c. ai tempi di Giulio Cesare e successivamente Mitra divenne il "Fautore dell'Impero Romano" come cantavano le legioni romane. Il Dio Mitra nasceva da una Vergine in una grotta del Monte Ararat il 25 dicembre, 4000 anni prima di Cristo e i mitrei ricordano la "venuta" (Avvento) del Dio nel nostro Universo, la "Grotta Cosmica". Il capo di ogni mitreo era chiamato "Pater" e anche questo di Sutri aveva il suo seguito di sacerdoti che predicavano scalzi la meditazione trascendentale.


Il Capo di tutti i Pater dell'Impero era nelle Grotte Vaticane, il "Pater Patrorum",(PaPa). Mitra, essendo il Sole, aveva dodici discepoli a simbolo delle sue 12 Costellazioni. Non è difficile comprendere da quai miti abbia attinto il cattolicesimo, anche per poter far accettare più facilmente la nuova religione.
A Roma Mitra. ovvero il Dio Sole, era identificato nel grandioso "Colosso del Sole" il "Colosseo" un colosso di bronzo, più alto di quello di Rodi, coperto di lamine d'oro e alto 37 metri, che fu edificato da Nerone.


Nel pavimento del Mitreo di Sutri si trova ancora il fonte battesimale dove con un battesimo d'acqua si iniziavano i credenti ai Misteri del Culto per ricevere poi il Battesimo di Fuoco nel IV livello. Il Mitreo fu cristianizzato nel IV° sec. e la lapide centrale del Taurobolium mitraico asportata è ancora oggi visibile sul muro di un casale sulla via Cassia, fraz. La Botte, a pochi metri dalla strada.

Completamente ipogeo, e già ricavato nella necropoli arcaica, di cui si scorgono infatti alcune tombe all'entrata, il mitreo presenta:

  • un vestibolo d’ingresso, a pianta quadrata, ove sono visibili affreschi del culto sovrapposto cristiano;
  • un ambiente principale, a pianta rettangolare a tre navate, suddiviso da dieci pilastri per lato; la navata centrale ha un soffitto a volta a botte; le navate laterali, larghe circa 1 metro, hanno soffitto piano, e sono percorse nel perimetro esterno da una banchina scavata nel tufo;
  • la zona absidale, a pianta rettangolare, con resti di affreschi cristiani.
  • Nella parte superiore del Mitreo, ormai inagibile, che conteneva una cisterna, sembra avvenisse il sacrificio del toro il cui sangue scorreva, attraverso dei fori ben visibili nello spesso soffitto di roccia, fino ainvestire il neofito durante l'iniziazione.


CHIESA DI S. FORTUNATA

La chiesa di Santa Fortunata è un'antica chiesa rupestre di Sutri, oggi abbandonata.
È una delle più antiche chiese sutrine.

Intorno all'anno 1000 sorse il complesso rupestre di Santa Fortunata come insediamento religioso su di un antico, anch'esso religioso ma pagano, su un sito preesistente, probabilmente un santuario dedicato alla Dea Fortuna.

Fino al 1960 nei pressi della chiesa vi era una sorgente ritenuta miracolosa per l'allattamento; era tradizione, per le partorienti, andare in pellegrinaggio per bere l'acqua che vi sgorgava, così da poter beneficiare delle sue proprietà taumaturgiche che avrebbero fatto crescere il seno per un allattamento del neonato senza problemi di mancanza di latte.

Evidentemente era la sorgente miracolosa del santuario pagano che per tradizione fu mantenuto nel santuario cristiano, tenendo conto poi che spesso i santi venivano sovrapposti negli antichi santuari per assonanza del nome.
Santa Fortunata, secondo gli atti ufficiali del Vaticano, senza alcuno documento che lo comprovi, era una giovane fanciulla convertita al cristianesimo, vissuta a Palestrina intorno al 200 d.c. E' la solita storia del martirio di tanti santi, che vengono miracolosamente salvati dalle morti più atroci, finchè vengono uccisi in modo banale.

Fortunata fu condannata dai romani ad essere bruciata viva, ma le fiamme la lasciarono indenne, mentre incenerirono i suoi carnefici; poi fu data in pasto alle fiere, ma queste non la toccarono. Ma i suoi persecutori, insensaibili a tanti miracoli, cercarono di segarla viva, ma le lame non riuscivano nemmeno a tagliarle le vesti. Allora la pugnalarono alla nuca e si vede che il buon Dio non ne poteva più, perchè la lasciò uccidere. Il suo corpo fu trasportato nelle catacombe di Santa Ciriaca in Roma, mentre la garza imbevuta del suo sangue fu inviata in un paesetto della Sicilia chiamato Baucina.
Che c'entra allora Sutri con la Santa? Forse solo il nome, da Fortuna Fortunata il passo è breve. La chiesa fa parte del Parco urbano dell'antichissima Città di Sutri, istituito nel 1988.



CATTEDRALE di S.MARIA ASSUNTA

Edificata anche questa su un antico santuario romano, la cripta conserva ancora le colonne di marmo di epoca romana e nella navata due colonne di epoca romana imperiale, oggi inglobate dentro i due pilastri precedenti il presbiterio, mentre le altre colonne simili sono andate perdute, probabilmente utilizzate altrove.

Il pavimento cosmatesco, di cui si è mantenuta solo una parte, si è ottenuto, come tutti i pavimenti cosmateschi, frammentando i marmi romani in opus sectile preesistenti, e che in questo caso costituivano il pavimento del tempio romano. La prova sta nella presenza di marmi romani di cave esistenti solo in epoca romana, come il serpentino verde o il porfido rosso, che sono visibili anche in questa foto.

In un salone dietro il coro è allestito infatti un "antiquarium" con resti di sculture romane.




PORTA VECCHIA

Detta anche Porta Furia, in onore di Furio Camillo. La porta è etrusco-romana con influenze medievali: la base a grandi blocchi e etrusca, le parti murarie a mattoni sono romane.

Gli elementi che la compongono infatti partono dalle murature etrusche, alle fortificazioni romane, fino ai bastioni del XV secolo. Sopra la porta, che nei secoli ha cambiato nome, da Porta Furia ad Antica Porta della Vittoria, a porta franceta e porta vecchia, c'è lo stemma cittadino con il Saturno a cavallo a ricordo della sua mitica fondazione.



ANFITEATRO ETRUSCO ROMANO

E' forse il monumento più interessante, con strani gradini larghi solo 35 cm, con i sistemi di accesso e distribuzione, tramite due gallerie, un ambulacro ed i vomitoria, sempre scavati nel tufo, mentre mancano installazioni sotterranee nell’arena.

La cronologia è incerta, del I sec. a.c. o I sec. d.c., ed incerta è anche la sua origine, o etrusca o romana, di sicuro la tecnica e le maestranze furono etrusche. Gli studi più recenti lo riconducono però all'età imperiale.

Patinato dal muschio e cinto dalle scure chiome dei lecci che lo circondano, ha un orientamento Nord-Sud, con l’asse maggiore di m. 49 e quello minore di m. 40, fornito di due entrate. E’ un monumenteo unico, bellissimo, suggestivo e particolare, interamente scavato in una collina tufacea, di forma leggermente ellittica, e poteva contenere circa 3000 persone. L'entrata a nord, dalla Cassia, di recente fattura, che introduce direttamente nell'arena, è molto deteriorata.

L'arena è circondata da un alto podio che si diparte ai lati degli ingressi principali e che costituisce l'elemento di separazione con la cavea. Lungo il podio si aprono dieci porte, cinque su ogni versante, con stipiti paralleli e incasso per architrave, dalle quali si accede ad un ambulacro anulare continuo, che termina in corrispondenza degli ingressi principali.

Un vero e proprio tunnel, con cinque porte su ogni lato, completamente scavato nel tufo, che circonda completamente la cavea, separando gli spettatori dall'arena.

La cavea è discretamente conservata solo nel versante nord-ovest, presentandosi invece gravemente deteriorata nella parte opposta. Risulta suddivisa in tre ordini di gradinate da altrettanti stretti corridoi.

Si accede all'ima cavea tramite una serie di piccole scale. Il sistema di accesso alla media cavea era costituito da quattro vomitoria, scavati alle estremità dei due ingressi principali lungo l'asse maggiore: si conserva integralmente solo quello sul lato nord della galleria occidentale.

Nella media cavea, costituita da sei gradini, sono distribuiti otto piccoli palchi a pianta semicircolare. Al centro del versante ovest è una grande nicchia rettangolare, una specie di box, riservato evidentemente ai dignitari.

Alla sommità della cavea, sul versante nord-ovest è presente un balteo di coronamento, tagliato a picco nel banco tufaceo, decorato da semicolonne a rilievo. Da questa parte le gradinate terminano con un largo corridoio che arriva al limite dei perimetro esterno.

L'esiguo spazio dei suoi gradini ha provocato incerte supposizioni: sul gradino ci si poteva sedere ma occupando con i piedi in gradino sottostante, oppure ci si stava in piedi, oppure ci si intervallava, alternando una persona seduta e i piedi dello spettatore al posto superiore. Il problema è insoluto.

Anche l’Anfiteatro di Sutri, come il Colosseo, era arricchito da un coronamento finale di colonne, statue e nicchie, ancora oggi in parte riconoscibili lungo il perimetro della parete circostante, mentre ai lati dell'entrata, due giganteschi blocchi di tufo un tempo squadrato, alti circa 8m. affiancano l'entrata a pilastri e trabeazione di epoca successiva.


I monoliti presentano grossi fori di cardini e qualche decorazione ormai quasi invisibile.
Fino agli inizi del secolo scorso l'anfiteatro, quasi completamente interrato, di proprietà privata della famiglia Savorelli e come tale destinato a colture agricole, fu parzialmente riportato alla luce ad opera degli stessi proprietari tra il 1835 e il 1838.
L'anfiteatro è completamente scavato nella massa tufacea del promontorio contrapposto alla città.
L'anfiteatro fu rimesso in luce nel 1839 dal marchese Savorelli. Ancora oggi viene usato per rappresentazioni teatrali.



NECROPOLI ROMANA

A ridosso della via Cassia, in passato ad una quota più bassa dell'attuale, si sviluppa la necropoli, il cimitero municipale dell'antica Sutri, uno degli esempi più rilevanti e consistenti di tombe di età romana scavate nel tufo. Sono visibili complessivamente una sessantina di sepolcri, disposti su più livelli. Probabilmente già depredate e saccheggiate nel medioevo, le tombe hanno subito nel corso dei secoli un ininterrotto processo di alterazione e manomissione.

Trasformate nel tempo in stalle o rimesse agricole, si presentano oggi notevolmente compromesse, tanto che in alcuni casi la lettura dell'organizzazione degli ambienti risulta problematica anche per lo strato di interro presente lungo la parete tufacea e sui piani pavimentali delle camere.
Tuttavia lo spettacolo è altamente suggestivo, con tombe labirintiche scavate nelle colossali tagliate di tufo, immerse in un bosco verdeggiante.

Sono individuabili tombe ad una camera, a doppia camera con o senza vano di ingresso ad arco, nicchie rettangolari con o senza incasso per cinerario, arcosoli. Nella necropoli sono documentati entrambi i riti funerari, incinerazione e inumazione, sia in tombe a camera sia in sepolture singole a nicchia e ad arcosolio. Quelle appartenenti alle famiglie più importanti e ricche le si riconosce da dei frontoncini scolpiti all'esterno della tomba.


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