LUCIO MUMMIO ACAICO




Nome originale: Lucius Mummius Achaicus
Nascita: Trebula Mutuesca
Morte: ?
Incarico politico: 146 a.c.



IL CONSOLE

Lucio Mummio Acaico, uomo politico e militare romano, derivò il suo cognomen dalla vittoria conseguita contro la Lega Achea, con consegunte distruzione di Corinto.
Era nativo di Trebula Mutuesca.
Pretore in Spagna nel 153 a.c., aveva ottenuto l'anno prima il trionfo romano per aver battuto i Lusitani, e dopo aver distrutto Corinto saccheggiandone il patrimonio artistico, volle abbellire l'ispanica città di Italica con statue prelevate dal bottino corinzio.

Fu eletto console nel 146 a.c., e nello stesso anno ricevette il comando dell'esercito romano dal pretore Quinto Cecilio Metello, che domò la 'ribellione achea' capitanata da Critolao a Scarfea, presso le Termopili. La stessa guerra fu conclusa da Lucio Acaico.

Di Lucio Mummio ne parlano diversi scrittori antichi: le battaglie e le gesta in terra greca di questo abile generale sono descritte soprattutto da Polibio, nelle sue Storie. Lucio celebrò due trionfi per le spedizioni in Spagna nel 153 a.c. e in Grecia nel 146 a.c.. Durante il suo consolato domò appunto la ribellione della Lega Achea, che da allora fu sciolta e cessò di esistere.

Dopo la vittoria compì un saccheggio sistematico di Corinto, prima della totale distruzione della città ordinata da un decreto senatoriale, e spedì grandi quantità di bottino in Italia, costituito da oro, gioielli, statue e splendiido vasellame. Molte statue oltre che a Roma furono portate anche a Trebula Mutuesca.
Ma si sa che fece dono del bottino a mezza Italia, tra cui a Nursia, sua terra d'origine. Famosi furono poi i Tituli Mummiani, iscrizioni varie su pietra da lui dedicate per ringraziamento onde sciogliere voti, con il VSLM: votum solvit libens meritum.

Lo storico Polibio nel 170/169 fu nominato ipparco della lega achea. Dopo la sconfitta di Perseo, re di Macedonia, Polibio venne coinvolto nella repressione che colpì i sostenitori del re e tutti quelli che non si erano schierati apertamente con Roma; fu così portato a Roma insieme ad altri 1000 achei. Nel 150 i prigionieri achei ottennero la libertà.



LA BATTAGLIA DI CORINTO

Il console Romano Lucio Mummio (che riceverà in seguito il cognomen Acaicus), con 23.000 fanti e 3.500 cavalieri (probabilmente due legioni insieme agli alleati Italici) avanzò nel Peloponneso insieme agli alleati di Creta e Pergamo, contro il governo rivoluzionario della Lega Achea.

Il generale acheo Diaios si accampò a Corinto con 14.000 fanti e 600 cavalieri (più probabilmente i prigionieri catturati in una precedente battaglia). Gli Achei effettuarono con successo un attacco notturno all'accampamento avanzato dei romani, infliggendo loro pesanti perdite.

Il giorno dopo, galvanizzati dal successo, gli Achei attaccarono battaglia, ma la loro cavalleria, in pesante inferiorità numerica, si diede alla fuga di fronte a quella Romana. Comunque la fanteria Achea bloccò le legioni romane finché un'unità di 1.000 soldati Romani caricò il fianco acheo, rompendo il loro schieramento.

Alcuni Achei trovarono rifugio nella città di Corinto, ma non fu organizzata alcuna difesa poiché Diaios fuggì in Arcadia. Corinto fu totalmente distrutta dall'esercito romano e tutti i tesori e le opere d'arte furono depredate.

L'annientamento di Corinto segnò un nuovo indirizzo nella politica estera Romana. Infatti la guerra contro la città greca fu la prima combattuta da Roma non per difendersi da un pericolo, ma per attaccare.

Dopo la distruzione di Corinto nel 146 Polibio si recò in Grecia e cercò di mediare tra i suoi concittadini e i vincitori romani.



IL SENSO DELL'ARTE

La grande ammirazione per le opere greche della città istmica fu vasta a Roma, ma la comprensione del valore artistico e storico di tali opere dovette rimanere appannaggio raro di alcuni aristocratici.

Lo stesso Mummio, infatti, si stupì così tanto dell'alta offerta di Attalo II di Pergamo a un'opera di Aristeides messa all'asta dopo il saccheggio di Corinto (un Dioniso del fondatore della scuola tebano-attica degli inizi del IV secolo a.c.), da ritirarla dalla vendita sospettando virtù nascoste nel dipinto. Al posto dei 600.000 denari offerti per l'opera di un caposcuola, si decise di collocare, più che altro per superstizione, il dipinto nel tempio di Cerere a Roma e fu così che Roma ebbe la prima opera d'arte di pittura straniera in un luogo pubblico.

Mentre Cicerone nota l'arcaica semplicità delle sue orazioni (andate perdute), Velleius Patercolo racconta che era così rozzo che quando assegnò il trasporto a Roma delle opere d'arte prese a Corinto, avvertì gli imprenditori che in caso di danni avrebbero dovuto sostituire quanto danneggiato con opere nuove:

"Tre anni prima della distruzione di Cartagine, sotto il consolato di L. Censorino e M. Manilio, Marco Catone, ostinato fautore del suo annientamento. Lo stesso anno in cui Cartagine fu distrutta, L. Mummio rase al suolo Corinto, 952 anni dopo ch'essa era stata fondata da Alete, figlio di Ippolito. Ad entrambi i condottieri fu tributato il soprannome del popolo sconfitto, l'uno fu detto "l'Africano", l'altro "l'Acaico"; nessuno tra gli "homines novi", prima di Mummio, si era fregiato di un soprannome acquisito in virtù del valore. I condottieri ebbero indoli diverse, e diversi interessi: ad esempio, Scipione fu un cultore ed ammiratore molto raffinato degli studi liberali e di ogni dottrina da tenere accanto a sè, in pace e in guerra, Polibio e Panezio, uomini di non comune intelletto.
Nessuno, del resto, alternò l'ozio al negozio, o coltivò sempre le arti della guerra e della pace in modo più raffinato del suddetto Scipione: sempre impegnato a combattere o a studiare, sia il corpo nei pericoli, sia l'intelletto nelle discipline.

Mummio fu a tal punto rude che, dopo aver espugnato Corinto, mentre organizzava il trasporto in Italia di quadri e statue, opere delle mani di sommi artefici, disse agli appaltatori che, qualora li avessero smarriti li avrebbero sostituiti con dei nuovi.
Pur tuttavia, o Vinicio, non credo che tu dubiti del fatto che il rimanere ancora rozza la facoltà di comprendere quelle opere corinzie sarebbe stato un vantaggio maggiore per lo Stato che non l'esaltazione e che quella imprudenza sarebbe stata più rispondente al pubblico decoro di questa prudenza."

Sebbene siano state trovate degli archeologi tracce di modesti insediamenti, negli anni seguenti fu Giulio Cesare a rifondare la città di Corinto nel 44 a.c. chiamandola Colonia Laus Iulia Corinthiensis, poco prima del suo assassinio.
Con la Grecia sotto il controllo romano si aprì comunque, grazie alle vittorie di Lucio Mummio Acaico, una nuova epoca nella storia di Roma antica, chiamata epoca Greco-Romana.




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