TERREMOTI NELLA ROMA ANTICA





COSA NE PENSAVANO I ROMANI

Tenendo conto che in tempi molto antichi si dava più importanza al culto di Giove con tempeste e fulmini che non agli Dei sotterranei, ne derivava che spesso per tempeste si intendessero i terremoti.
Qualsiasi evento fuori dell'ordinario, per i Romani aveva un significato, positivo o negativo. Però esso non era così semplice da decifrare, si che spesso gli auguri non si pronunciavano se non quando si erano connessi agli eventi prodigiosi accadimenti salienti, in genere risultati di guerra, con vittorie o sconfitte.

Questi fatti prodigiosi consistevano in:
- Tempeste
- terremoti
- fulmini
- eruzioni vulcaniche
- inondazioni
- nascita di creature strane, sia umane che animali, con varie deformità o anomalie
- comportamento anomalo di animali
- piogge strane, con pietre, rane, pesci, sangue, fango e latte
- presenza di animali insoliti o pericolosi in città
- presenza di animali che portavano sfortuna nei templi.
- luci anomale nel cielo o luci notturne ingiustificate

Mentre si sa che durante la repubblica si tendeva immediatamente ad interpretare le catastrofi geologiche, come terremoti e inondazioni, per affrettarsi a calmare gli Dei, durante l'impero ci si preoccupò meno delle divinazioni e molto di più nel soccorso delle popolazioni colpite.

Gli Imperatori comparivano spesso e volentieri nelle zone colpite dalle catastrofi per tranquillizzare il popolo ma con appresso già i primi soccorsi. Nessun imperatore si sarebbe azzardato a presentarsi senza i soccorsi sia di necessità sia di opera pubblica di risanamento. Al contrario dei politici di oggi un Imperatore doveva dar prova della sua sollecitudine verso il popolo, e i romani non si contentavano di belle parole.

Pertanto spesso gli Imperatori comparivano con cibi, pelli, operai e materiali da costruzione per riparare ciò che era andato distrutto o danneggiato. Di frequente facevano anche consegnare denaro sonante ai cittadini danneggiati, per provvedere alle prime necessità, anche perchè era più facile e veloce consegnare denaro che non merci.

In quanto alle credenze del popolo erano di sicuro le più svariate, anche nel senso che ogni paese e circondario credeva nei suoi Dei e nei suoi miti, e lo stato non si intrometteva. Vale a dire che ognuno interpretava gli eventi a suo modo, anche se in senso religioso.



SUI GRADI DI MAGNITUDO

Da considerare che in un territorio la scala varia molto: un V grado dovrebbe essere piuttosto forte, avvertita anche da persone addormentate e con caduta di oggetti; un VI grado dovrebbe essere decisamente forte ma senza gravi danni, nè agli edifici nè alle persone: solo qualche leggera lesione negli edifici e finestre in frantumi. Questo, secondo la scala Richter, elaborata nel 1935 da Charles Richter secondo obiettive formule matematiche ma che poco tengono conto degli abitanti.

Invece nella scala Mercalli, più soggetta alle interpretazioni degli eventi, i terremoti di V e VI grado diventano del VII e dell'VIII grado, ovvero dal "forte" al "rovinoso", fino al IX e X grado, che spianano i centri abitati. Di solito i Media adoperano i gradi Richter per spaventare meno la popolazione, ammesso che ci riescano.

Nell'elenco sottostante abbiamo posto: la data, i consoli e/o imperatori, i luoghi e le descrizioni dei terremoti ove possibile. I gradi indicati nei vari terremoti sono stati ricalcolati attraverso moderni sistemi di rilevazione sismica nelle varie aree geologiche.



DATE AVANTI CRISTO

217 a.c. giugno - Gneo Servilio Gemino - Gaio Flaminio Nepote -
- Etruria - grado 10 Mercalli, grado 5,6 Richter. Epicentro il lago Trasimeno.

182 a.c. - L. Aemilio Paulo - Cn. Baebio Tamphilo coss. -

- Una furiosa tempesta, a Roma, dopo aver fatto una strage in città, abbatté le statue di bronzo sul Campidoglio, capovolse statue e colonne nel Circo Massimo, disperse i tetti di alcuni templi strappandoli dalla cima. (sicuramente ci fu un terremoto e pure forte, per provocare la caduta di statue e colonne)

179 a.c. - Q. Fulvio L.-  Manlio coss. -

- Furono abbattute dalle continue tempeste alcune statue sul Campidoglio. Molte cose vennero colpite a Roma e nei dintorni dai fulmini. Al banchetto di Giove le teste degli dei si mossero a
causa di un terremoto; un piatto cadde con quello che era stato preparato in onore di Giove.

174 a.c. - Spurio Postumio Albino Paululo - Q. Muzio Scevola -

- In Sabina forte terremoto grado 6,6.

166 a.c. - M. Marcello - C. Sulpicio coss. -

- A Cassino molte costruzioni furono distrutte da un fulmine e nella notte fu visto il sole per alcune ore. (anche qui trattavasi di terremoto, un fulmine non distrugge diverse case)

156 a.c. - L. Lentulo - C. Marcio coss. -

- A Roma, a causa di una violenta tempesta nel Campidoglio il tempio di Giove e le costruzioni nelle vicinanze furono danneggiati. Il tetto della casa del Pontefice Massimo fu scaraventato sul Tevere con le sue colonne. Nel Circo Flaminio un colonnato tra il tempio della Regina Giunone e quello della Fortuna fu colpito e molti edifici circostanti furono danneggiati.

152 a.c. - M. Claudio Marcello - L. Valerio Flacco coss. -

- Nel Campo Marzio, a Roma, una colonna con una statua dorata davanti al tempio di Giove venne abbattuta dalla forza di una tempesta; e, poiché gli aruspici avevano annunciato la morte dei magistrati e dei sacerdoti, tutti i magistrati abdicarono immediatamente.

133 a.c -  P. Mucio - L. Pisone coss. - .

- A Luni, per un terremoto, la terra in un'area di quattro iugeri sprofondò e la cavità fu subito occupata da un lago.

126 a.c. - M. Aemilio - L. Aurelio coss. -

- Il monte Etna diffuse largamente fiamme dalla sommità; ci fu un terremoto e il mare ribollì vicino alle isole Lipari: furono bruciate alcune navi, vennero uccisi parecchi marinai col fumo, fu dispersa una grande quantità di pesci morti. Gli abitanti di Lipari, desiderandoli alquanto avidamente per i banchetti, furono uccisi da una malattia dello stomaco, così che le isole furono svuotate dalla nuova pestilenza.

118 a.c. - M. Catone Q. -  Marcio coss. -

- Mentre il console Catone compiva un sacrificio, le viscere si consumarono e non fu trovata l'estremità del fegato. Piovve latte. La terra tremò con un boato.

117 a.c. - L. Caecilio - L. Aurelio coss. -

- Nella Reggia si mossero le lance di Marte. A Priverno la terra sprofondò in una caverna in un'area di sette iugeri.

113 a.c. - C. Caecilio - Cn. Papirio coss. -

- La terra si aprì ampiamente in Lucania e nel territorio di Priverno.

100 a.c. - C. Mario - L. Valerio coss. -

- Nel Piceno le abitazioni furono ridotte in rovine da un terremoto, mentre alcune rimasero inclinate nella loro sede sconvolta. Grado 5.84

 99 a.c. - M. Antonio - A. Postumio coss. -

- A Norcia un luogo sacro fu distrutto dal terremoto. Grado 5.57. Fu percepito fortemente anche a Roma.

 97 a.c. - Cn. Cornelio - Lentulo P. Licinio coss. -

- A Pesaro fu udito un fremito della terra.

 92 a.c. - C. Claudio -  M. Perpenna coss. -

- A Fiesole fu udito un fremito della terra.

91 a.c. - Manio Acilio Glabrione - Marco Ulpio Traiano

- Magreta - Modena (Reggio Emilia) - grado 5.66

91 a.c. - Manio Acilio Glabrione - Marco Ulpio Traiano
- Reggio Calabria - grado 6.30

76 a.c. - Gneo Ottavio . Giao Stribonio Curione
- Rieti grado 6.60

63 a.c. - M. Cicerone - C. Antonio coss. -
- Per un terremoto tutta Spoleto fu scossa e alcuni edifici crollarono

60 a.c. - Quinto Metello - L. Afranio coss. -
- Mentre tutto il giorno era stato sereno, diventò notte all'ora undicesima, quindi tornò giorno. I tetti furono scoperti dalla forza di un turbine. Crollato un ponte, alcuni uomini precipitarono nel Tevere.

56 a.c. aprile - Gneo Cornelio Lentulo Marcellino - Lucio Marcio Filippo

- Potentia (Potenza Picena - Portorecanati) grado 5.84

44 a.c. - M. Antonio P. Dolabella coss. -
- Lo stesso Cesare (Ottaviano) ebbe una grande fermezza nel sopportare le numerose offese provocate dalla grande malizia del console Antonio. Ci furono frequenti terremoti. I cantieri navali e altri luoghi furono colpiti dai fulmini. Per la violenza di un turbine una statua, che Marco Tullio Cicerone aveva posto davanti alla cella di Minerva il giorno prima che il plebiscito lo mandasse in esilio, giacque a terra con gli arti sparsi, con le spalle, le braccia e le gambe rotte: mostrò allo stesso Cicerone un presagio funesto.

17 a.c. - C. Furnio - C. Silano coss. -

- Nei pressi degli Appennini, nella villa di Livia, moglie di Cesare, ci fu un grande terremoto.




DATE DOPO CRISTO

18 d.c. (marzo 24 o 25) - Tiberio Cesare Augusto - Germanico Giulio Cesare -
- Nella notte 24-25 marzo fortissimo terremoto presso Reggio Calabria e in Sicilia : Mallet lo pone nel 17, ma dietro Tacito, Solino e Plinio, sembra più probabile sia avvenuto nel 18. La data del giorno è tratta dal Giornale della Storia del Mondo di L. Dolce. Accaddero in tale occasione grandi sconvolgimenti nel suolo. Grado 5.14 R  e 8-9 M.

20 d.c. - M. Valerio Messalla Barbato - M. Aurelio Cotta -
Secondo alcuni cronisti avvenne veramente terremoto a Roma, che, il Morigia, dice essere stato accompagnato da grandi portenti, fra cui l'incendio del Teatro di Pompeo.

62 (5 febbraio) - Publio mario - Lucio Alinio Gallo -
- Terremoto a Pompei - danneggia le città romane di Pompei, Ercolano e Stabiae, e diversi monumenti di Neapolis fra cui il teatro romano con epicentro a Stabiae, grado 8 - 9 M, 5.87 R descritto anche da Lucio Anneo Seneca.

68 - Tiberio Catio Asconio Silio Italico - Publio Galerio Tracalo -
- Teate (Chieti). E' il primo sisma in Abruzzo di cui si abbia menzione.

69 - Servio Sulpicio Galba - Tito Vinio -
- Grande terremoto nell'Abruzzo citerior., allora contado Marrucìno : avvennero grandi sconvolgimenti nel suolo per i quali i prati e gli alberi furono trasportati da un luogo all'altro della pubblica strada : fu scossa anche Roma ove, al dir del Sabellico, il movimento sismico fu accompagnato da grandi fragori. Questo terremoto per le solite discrepanze cronologiche, da alcuni è posto nel 70 e da altri nel 69. Non è certo sia un terremoto o un grande franamento di terreno.

79 (25 agosto) - Imperatore Cesare Vespasiano - Tito Cesare Vespasiano
- Area vesuviana - Terremoto causato dall'eruzione catastrofica del Vesuvio che seppellirà le città di Pompei, Ercolano e Stabiae. Grado 5.77. Plinio il Giovane In una lettera a Tacito descrisse ciò che accadde a Miseno. Egli racconta delle scosse di terremoto avvenute giorni prima, e la notte dell'eruzione le scosse « crebbero talmente da far sembrare che ogni cosa si rovesciasse ». Inoltre, pareva che « il mare si ripiegasse su se stesso, quasi respinto dal tremare della terra », così che « la spiaggia s'era allargata e molti animali marini giacevano sulle sabbie rimaste in secco ». Grado 5.77 R.

85 - Imperatore Cesare Domiziano Augusto  - Lucio Marcio Filippo
Bardie e Benito sostengono che nell'85 d.c. vi fu a Roma un terremoto rovinoso.

99 - Aulo Cornelio Palma Frontoniano I - Quinto Sosio Senecione I -
- Forte terremoto a Circello (Benevento).  Magnitudo 9.10 M - 6.30 R

101 - Imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto - Quinto Articuleio Peto -
- San Valentino in Abruzzo Citeriore, gradi 9-10 M e 6.30 R.

305 - Imperatore Costanzo I -
- A Reggio Calabria dopo il terremoto del 305 d.c. vengono ricostruite le terme pubbliche e restaurato il vicino palazzo del tribunale.

324 - Imperatore Costantino I -
- Massafra in Puglia, Crollo di varie cripte e massi

346 - Imperatore Costante -
- Sannio gradi 9 M. e 6 R. - distruzione di diverse città, come dimostra l’intensa attività edilizia svolta nelle città del Samnium da Fabio Massimo e Autonio Iustiniano. Fabio Massimo, il primo o uno dei primi governatori del Samnium, interviene in almeno sette città della nuova provincia operando interventi sul patrimonio edilizio pubblico e, in almeno due di esse ( Allifae e Telesia ) promuove esplicitamente la ricostruzione di edifici compromessi da un sisma. Autonio Iustiniano, da parte sua, restaura il macellum di Aesernia ugualmente danneggiato terrae motibus. La severità del sisma del 346 d.c. è stata recentemente ribadita utilizzando non solo le fonti letterarie ed epigrafiche ma anche la documentazione archeologica.

362 - Imperatore Giuliano -
- Rinvenimenti archeologici testimoniano che un disastroso terremoto seguito da un maremoto devasta le città di Messina e Reggio Calabria, causando la scomparsa di numerosi centri abitati minori e una drastica diminuzione della popolazione della Sicilia nord-orientale e della Calabria meridionale. Colpita anche la città di Tindari. A Reggio dopo questo terremoto vengono ricostruite le terme pubbliche e restaurato il vicino palazzo del tribunale. Gradi 9-10 M e 6.30 T.

369 (21 luglio) - Imperatore Valentiniano I -
- Benevento. Andarono distrutti la maggior parte di edifici importanti dell'epoca e morirono la metà degli abitanti della città, che erano circa 200.000. Andarono distrutte le sue 15 torri e gli importanti edifici e templi che ospitava. Secondo altre fonti avvenne nel 365. Gradi 9 M. e 6 R.
     
371 -  Imperatore Valentiniano I -
- Stretto di Messina. un violentissimo terremoto, seguito da uno sciame di grandi scosse piuttosto lungo, devastò le coste dello stretto, da Reggio a Messina, causando degli improvvisi spopolamenti in entrambi le rive, spesso indotti dai gravi danni di un fenomeno catastrofico che ha ridotto, in modo anche drastico, la popolazione. Inoltre recenti ricerche archeologiche avrebbero portato alla luce numerose lapidi ed epitaffi risalenti proprio a quel periodo. Gradi 9-10 6.30.




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