CULTO DI SALUS




Ippocrate, il padre della moderna Medicina, riteneva che Esculapio, figlio di Apollo e Dio della Medicina, presiedesse alla salute degli uomini grazie all'intervento delle sue due figlie, Igea e Panacea. Igea, divenuta poi Salus nella mitologia romana, era il simbolo della moderazione e del corretto comportamento dell'uomo, in un certo senso il simbolo della “prevenzione”, nel senso più vero l'ideale del vero uomo romano, colui che usa di tutto senza farsi dominare da niente.

SALUS IGEA
Al contrario il Cristianesimo incitò all'astinenza dai piaceri per non esserne schiavi, dimenticando che ogni estremo richiama l'estremo opposto.

Panacea, da cui gli alchimisti più tardi trassero il concetto di Panacea Universale, conosceva  l'uso delle piante magiche e medicamentose, Sicuramente Panacea e Igea erano antiche divinità italiche poi affiliate ad Esculapio.

Macrobio scrive che anticamente chiunque invocasse la Salus e pertanto la Dea, aveva già assolto ai doveri della festa, cioè aveva onorato gli Dei, il che dà la misura dell'importanza di questa Dea, ma il dovere era soprattutto di interrompere il lavoro per onorare la festa. Dunque per invocare la salute occorreva interrompere di lavorare con conseguente danno economico.

Igea, figlia di Esculapio e di Lampeggia, Dea della salute, era raffigurata talvolta come una giovane donna prosperosa nell'atto di dissetare un serpente, in altri casi era seduta con la mano sinistra appoggiata a un'asta, mentre con l'altra mano porgeva una patera a un serpente che, lambendola, si innalzava da un'ara posta davanti a lei. 

Si sa che il serpente era il simbolo della Madre Terra, dunque Igea nutriva e dissetava il serpente, cioè la terra, quindi uomini, animali e piante, mentre Panacea era addetta alla cura degli uomini.
  
Figlia di Asclepio e di Epione, Igea era Dea della salute e dell'igiene di cui i Romani avevano molto rispetto, essendo un popolo che si lavava sovente, dal più povero al più ricco, e che aveva molta cura della bonifica delle acque.

Igea veniva invocata per prevenire malattie e danni fisici, mentre il padre Asclepio badava alla cura delle malattie e il ristabilimento della salute. Nella mitologia romana, era in genere indicata come Salus o Valetudo, cioè buona salute. Il concetto di prevenzione per la salute è ben espresso da Plauto: "Valete atque adiuvate ut vos serves salus" cioè "datevi da fare se volete conservare la salute"



I TEMPLI

Dal colle Quirinale scendeva un piccolo fiume di acqua purissima, Amnia Petronia, che raggiungeva Campo Marzio formando la zona paludosa Palus Caprae.”

Proprio sulle pendici di questo colle, il console Gaio Giunio Bulico nel 311 a.c. fece erigere un tempio dedicato alla Dea Salus, identificata con la divinità greca Igieia, forse proprio a causa della Palus Capriae.

"Il tempio della Salute si dimostra da Varrone e da Livio essere stato situato vicino al descritto tempio di Quirino; 105 ed inoltre questo dovendo evidentemente stare pure presso la porta che dal suo nome si chiamava Salutare, e questa collocandosi comunemente nel declivo del colle vicino alla salita delle Quattro Fontane, si viene così a stabilire la situazione del medesimo tempio su quella parte del monte ora occupato dal palazzo Quirinale."


SALUS AUGUSTA
La Dea Salus garantiva salute e benessere tanto al cittadino quanto all'intero stato romano ed era rappresentata come una giovane e bella donna con in mano una coppa d'acqua, forse acqua di vita, ma pure l'acqua tanto utile alla salute dei romani, come acquedotti, terme, bagni e canalizzazioni.

La festa in suo onore si celebrava il 30 marzo. L'augurium salutis, la preghiera e il rito ufficiali con cui si richiedeva alla Dea la salute del popolo romano, fu restaurato, dopo molto tempo che era in disuso, da Augusto nel 29 a.c.e  nel 10 a.c. fece erigere in suo onore, un altare sul quale si svolgeva ogni anno una celebrazione, e lo intitolò alla Salus Augusta, forse perchè la salute era merito della Dea ma pure di Augusto che aveva fatto costruire acquedotti e bonificare terre.

Nel 65 d.c. un gruppo di congiurati rubò dal tempio della Dea Salus a Ferentino, evidentemente un pugnale sacro, e forse l'uccisione sembrava salutare, per togliere di mezzo l'imperatore Nerone. Il colpo andò a vuoto ma Nerone per ringraziamento, dopo l'uccisione dei congiurati, fece edificare a Roma un tempio alla Dea Salus che, a suo vedere, l'aveva protetto.




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