MAGGIORIANO




Nome completo: Iulius Valerius Maiorianus
Nascita: 420 circa
Morte: Tortona, 7 agosto 461
Predecessore: Avito
Successore: Libio Severo
Regno: 457-461 d.c.



LE ORIGINI

 
Giulio Valerio Maggioriano nacque nel 420 da famiglia aristocratica e militare, suo nonno materno Maggiorano era il magister militum di Teodosio I, comandante delle truppe dell'Illirico, dette sua figlia in sposa a un ufficiale finanziario di Flavio Ezio, da cui ella ebbe un figlio, chiamato Maggioriano in onore del nonno.



L'ASCESA

Maggioriano iniziò la carriera militare sotto Ezio, in Gallia, assieme ai barbari Ricimero ed Egidio. Maggioriano Mostrò il suo coraggio e le sue capacità nella difesa della città di Turonensis e in uno scontro con i Franchi di re Clodione presso Vicus Helena, mentre Ezio controllava la via d'uscita, combatté con e tra i ranghi della cavalleria sotto il suo comando presso il ponte.

Nel 450 Valentiniano III pensò di dargli in moglie sua figlia Placidia, rimediando così alla successione, non avendo figli maschi. Ezio che desiderava a sua volta imparentarsi con Valentiniano, cacciò Maggiorano dall'esercito facendolo ritirare in campagna. Valentiniano III lo richiamò nel 454, dopo aver assassinato Ezio per sedare le truppe fedeli al magister militum assassinato. Quando nel 455 Valentiniano III venne assassinato, Licinia Eudossia, vedova dell'imperatore, caldeggiò la sua successione, ma fu eletto imperatore il senatore Petronio Massimo, che costrinse Eudossia a sposarlo e nominò Maggioriano comes domesticorum, cioè comandante della guardia imperiale.
Quando Petronio fu ucciso, durante il sacco di Roma, le truppe nominarono imperatore il nobile gallo-romano Avito, gradito ai Visigoti.

Maggioriano e Ricimero sostennero inizialmente il sovrano, ma quando i Visigoti gli voltarono le spalle assassinarono Remisto, incaricato da Avito di tenere Ravenna, poi le truppe di Ricimero sconfissero quelle di Avito vicino Piacenza, Maggioriano destituì Avito nel 457 e lo lasciò morire di fame.



IL REGNO

Dopo la morte di Avito la nomina del successore al trono d'Occidente spettava al sovrano d'Oriente Marciano, che però morì nel 457, e a succedergli fu nominato un generale, Leone I, il quale non scelse il nuovo imperatore d'Occidente, ma nominò Maggiorano magister militum e Ricimero patricius e magister militum.

Qui si trovò a combattere gli Alemanni, che dalla Rezia erano scesi fino al Lago Maggiore. La vittoria procurò la nomina ad Augusto dall'esercito, presso Ravenna.
La scelta fu obbligatoria perchè Racimero era barbaro e Anicio Olibrio, l'altro pretendente, era parente del re vandalo Genserico, quello del sacco di Roma. Maggioriano ottenne nel 458 trono e consolato.



I PROVVEDIMENTI
  • Il suo primo atto di governo nel 458, la I Novella, fu l'incarico ai corrector della penisola e dell’Alvernia di reintrodurre la figura del defensor civitatis per difendere la plebe e i curiales stessi dalle angherie dei funzionari del fisco e dei soldati barbari. Il defensor doveva essere eletto dagli abitanti della civitas e ogni scelta deve essere ratificata dall’imperatore.
  • Nella successiva Novella "I decurioni e la ricezione in eredità e l'alienazione delle proprietà e altre questioni", perdonava le passate infrazioni ma impediva ai decurioni di abbandonare il proprio rango sposando schiave o donne imparentate con umili fattori e proibiva loro di alienare i propri terreni.
  • Con la Novella Maioriani 2, "Remissione dei debiti pregressi", rimise i debiti fiscali maturati fino al 1° gennaio di quell'anno da parte dei proprietari terrieri, proibendo di esigere tasse a tutti gli ufficiali pubblici, che avevano tenute per sé la maggior parte delle tasse raccolte.
  • Con la Novella Maioriani 5, "Le proprietà abbandonate e quelle appartenenti ai proscritti", ordinò al comes privatae largitionis Ennodio di ammonire i giudici provinciali a non perpetrare frodi al fisco trattenendo per sé parte delle tasse.
  • Coniò monete d'oro, argento e bronzo. La monetazione aurea, coniata all'inizio a Ravenna e in grandi quantità, lo raffigura, con poche eccezioni, con un ritratto con elmo, lancia e scudo.
  • Con la Novella Maioriani 8, "Ritorno del diritto di portare armi", ripristinò questo diritto.
    Con la Novella Maioriani 12, "Aurighi e sediziosi" proibì i disordini nelle gare di carri.
  • Rinforzò l'esercito, assoldando un forte contingente di mercenari barbari: Gepidi, Ostrogoti, Rugi, Burgundi, Unni, Bastarni, Suebi, Sciti e Alani e riorganizzò due flotte, probabilmente quelle di Miseno e Ravenna, perchè i Vandali erano forti per mare.
  • Con la Novella Maioriani 4, riservò all'imperatore o ai senatori, in casi estremi, la potestà di demolire un edificio antico; la pena per i magistrati che si arrogavano il diritto di concedere i permessi era di 50 libbre d'oro, mentre i loro subordinati sarebbero stati frustati e avrebbero avuto entrambe le mani amputate.
  • Con la Novella Maioriani 6, fissò l'età minima per le donne a prendere i voti a 40 anni, età alla quale riteneva che le pulsioni sessuali delle iniziate fossero ormai sopite; concesse inoltre alle donne che erano state obbligate a prendere i voti, ed erano state successivamente diseredate, di avere gli stessi diritti dei propri fratelli e sorelle sull'eredità dei genitori. Anche alle giovani vedove proibì di prendere i voti. Questo provvedimento mirò a una maggiore procreazione di cui abbisognava lo stato e impedire nel contempo ai padri di far prendere forzatamente voti alle figlie per non dividere l'eredità dei figli maschi.
  • Invalidò ogni matrimonio senza scambi di dote e doni pre-nuziali (la prima dalla famiglia della sposa a quella dello sposo, i secondi all'opposto) proibendo pure che i doni pre-nuziali di valore superassero la dote, per evitare matrimoni d'interesse.
  • Decise di guadagnarsi il favore dell'aristocrazia senatoriale locale rendendola compartecipe alla gestione del potere assieme a quella italica, che lo aveva sostenuto sin dall'inizio. Designò console per il primo anno se stesso e Ricimero, per il secondo scelse come console il senatore gallico Magno, e per il 461 il senatore di origine italica Severino; alla prefettura del pretorio d'Italia nominò Cecina Decio Basilio, che aveva dei rapporti con il gallico Sidonio Apollinare, mentre il comes privatae largitionis fu Ennodio.



LE GUERRE

Maggiorano fu l’ultimo degli imperatori d’Occidente che cercarono eroicamente di frenare il rapidissimo decadimento di ciò che rimaneva dell’Impero Romano nella sua Pars Occidentalis, di fatto solo l’Italia e una parte della Gallia : l'Alvernia, perché le rimanenti provincie erano occupate oramai per la maggior parte dai nuovi regni romano- barbarici legati all’imperatore dai “Foedus “molto spesso disattesi o mai rispettati.

Nel 458 un gruppo di Vandali, guidato dal cognato di Genserico, sbarcò in Campania e devastò la regione saccheggiandola. Maggioriano in persona, a capo del suo esercito, li sconfisse e li inseguì, mentre erano appesantiti dal bottino, fino alle navi, uccidendone molti tra cui il comandante.

Nel tardo 458 Maggioriano portò il suo esercito, rafforzato dal contingente di barbari, in Gallia, aveva rifiutato di riconoscerlo come successore. Anche qui condusse personalmente la battaglia, lasciando Ricimero in Italia e servendosi invece di Egidio e del magister militiae Nepoziano. Scacciò i Visigoti di Teodorico II da Arelate, costringendoli a ritornare nella condizione di alleati e di riconsegnare la diocesi di Spagna, che Teodorico aveva conquistato tre anni prima a nome di Avito. Mise poi Egidio a capo della provincia, nominandolo magister militum per Gallias e inviò messi in Hispania ad annunciare la vittoria sui Visigoti e l'accordo con Teodorico.

Con l'aiuto dei nuovi alleati, Maggioriano penetrò nella valle del Rodano, sconfisse i Burgundi e riprese Lione facendole pagare una forte indennità di guerra, mentre i Bagaudi divennero a loro volta alleati. Però concessione l'esenzione dalle tasse a Lione per accattivarsi i Galli..

I prossimi avversari erano i Visigoti, che dopo il sacco di Roma, avevano occupato la Spagna e l'Africa in mano ai Vandali. Maggioriano organizzò una flotta di trecento navi per sostenere la guerra, poi inviò il comes e patricius Occidentis Marcellino in Sicilia, ad invadere l'isola occupata dai Vandali con un esercito di Unni.
Quindi Maggioriano raccolto l'esercito in Liguria iniziò l'occupazione della Spagna, giungendo fino alla corte di Teodorico a Tolosa nel 460. Intanto Genserico, temendo l'invasione romana, cercò di negoziare una pace con Maggioriano, ma questi rifiutò. Il re dei Vandali decise allora di distruggere le fonti di approvvigionamento nella Mauretania, dove Maggioriano e il suo esercito sarebbero sbarcati per invadere l'Africa. Maggioriano stava conquistando la Spagna, quando la sua flotta, attraccata a Portus Illicitanus fu distrutta per mano di traditori al soldo dei Vandali.

Maggioriano, privato della flotta annullò l'attacco ai Vandali e stipulò la pace con Genserico. Poi prese la via del ritorno e si fermò ad Arelate.



I TRADIMENTI E LA MORTE

Mentre l'imperatore era stato impegnato lontano dall'Italia, il patricius et magister militum barbaro aveva raccolto l'opposizione a Maggioriano che era evidente avrebbe rimesso le cose in ordine anche colpendo gli interessi di influenti aristocratici.

Ripartendo da Arelate, Maggioriano congedò i propri mercenari barbari, e, accompagnato da alcune guardie del corpo, si mise in viaggio per Roma, dove intendeva effettuare delle riforme. Ricimero andò incontro a Maggioriano con un contingente e, raggiuntolo nei pressi di Tortona lo fece arrestare e deporre. L'imperatore, privato di veste e diadema, fu picchiato e torturato e dopo cinque giorni, decapitato nei pressi del fiume Ira. Era il 461, aveva quarant'anni e aveva regnato per quattro.
Dopo la morte di Maggioriano, Ricimero decise di mettere sul trono imperiale una marionetta e scelse il senatore Libio Severo, ma non fu però riconosciuto da nessuno dei collaboratori militari di Maggioriano, né da Egidio in Gallia, né da Marcellino in Sicilia e Illiria, né da Nepoziano in Hispania.

Con Giulio Valerio Maggiorano, la parte Occidentale perse l’ultimo suo grande generale che fino all’ultimo aveva cercato di arrestare la lenta dissoluzione dello stato romano nelle provincie occidentali, preannunciando cosi la fine dell’Impero Romano d’Occidente.




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