CASA DEL MENANDRO (Pompei)



PERISTILIO E GIARDINO INTERNO

La casa del Menandro è una grande domus urbana dell'antica Pompei di quasi 1800 m². È situata nella Regio I, Insula 10, entrata 4. La villa è stata scavata dal novembre 1926 e giugno del 1932 ed è un buon esempio di una domus di una famiglia benestante dell'antica Pompei.

Prende il nome non dal proprietario della casa, ma dall'immagine del poeta greco Menandro (commediografo greco 342 - 291 a.c.), ritrovata in loco, evidentemente molto apprezzato dal proprietario.


La villa è molto antica, sembra sia stata edificata nel II sec. a.c., ma fu rielaborata e modernizzata: la parte più vecchia è di modeste dimensioni ed è composta da un atrio (il cortile interno porticato e dotato di impluvio e compluvio) costruito nel 250 a.c. con degli spazi immediatamente circostanti per tutti gli usi della casa.

La casa si sviluppa su due piani. Il corpo centrale è infatti costruito a un livello superiore rispetto a quello del cortile con il forno e i sotterranei e a quello dell'ergastulum, il quartiere riservato ai servi.
Lungo la facciata dell'edificio vi sono bassi sedili in muratura per la clientela (clientes) e l'ingresso è inquadrato da due pilastri corinzi.

L'ATRIO CON L'IMPLUVIO
Per la porta d'ingresso e per il tablinum (locale adibito a salotto o studio solitamente posto in fondo all'atrium) furono usati dei capitelli di tufo, secondo l'uso arcaico. L'atrio è infatti tuscanico (con tetto privo di colonne con travature a sostegno delle falde inclinate del tetto) ma, con i rifacimenti, ha un grande impluvium rivestito in marmo, pitture in 'quarto stile' ed un tempietto, dove si veneravano i Lares (protettori della famiglia) e il Genius, spirito vitale del capofamiglia.

Come si può vedere nella foto il peristilio presenta lungo le mura della casa una fascia inferiore rossa sormontata da una fascia giallo ocra, i caratteristici colori romani, mentre sul muro del giardino ci sono fasce di nero intervallate dalle basi delle colonne dipinte di rosso.

PLANIMETRIA DELLA VILLA
Tutta la casa del resto è dominata, come si vede nell'atrio, dal rosso e dal giallo. Le colonne, scanalate, sono in tufo rivestite di stucco e presentano capitelli tuscanici. Dopo il terremoto del 62 molti dei marmi pompeiani si frantumarono e gli ingegnosi pompeiani (e romani in genere) ne approfittarono per creare uno stucco che usufruendo dei vari marmi polverizzati, uniti a gesso o cemento, simulasse egregiamente l'autentico marmo, molto costoso.

Il pavimento  del peristilio è a mosaico a motivi geometrici con tessere bianche e nere. Sulle pareti compaiono medaglioni affrescati con testa di Zeus-Ammon (in IV stile) e quadretti con maschere tragiche. Sul lato Ovest dell'atrio si trova una terrazza con una grande esedra adibita a solarium.

IL PERISTILIO
Si ritiene che la villa del Menandro sia appartenuta ai Poppaei, imparentati con Poppaea Sabina, seconda moglie di Nerone. La regione della Campania, dove si trova il maggior numero di Poppaei, era d'altronde associata ai Sanniti, un popolo di lingua osca che rivendicava anche la discendenza sabina. La famiglia sarebbe stata proprietaria anche della Casa degli Amorini nonchè di una fabbrica di tegole.

Nel periodo augusteo la domus fu totalmente rinnovata, cosa che avvenne per molte domus essendo aumentate le esigenze e soprattutto i guadagni per la prosperità dell'Impero. in primo luogo fu edificato un peristilio (il portico che cingeva il giardino o cortile interno posto al centro della casa), utilizzando lo spazio ricavato dall'abbattimento degli edifici residenziali adiacenti.

IL POETA MENANDRO
Mentre nella parte orientale della casa venne ricavata la parte economica con cucina magazzini ecc., nella parte occidentale vennero ricavate delle terme. Ma fino a poco prima dell'eruzione erano state eseguite in vari posti della casa ulteriori opere di ammodernamento. Vi si sono infatti rinvenuti della anfore riempite di stucco e un forno provvisorio.

Sappiamo che il nome dell'ultimo abitante della casa era Quinto Poppeo, in quanto venne trovato questo nome in un sigillo di bronzo posto negli alloggi per la servitù. Solo il nome del proprietario poteva essere così importante da essere impresso su un sigillo con cui poter imprimere la sua proprietà sulle cose e il suo nome sui contratti. Quinto Poppeo era un ricco liberto, edile in carica intorno al 40 d.c.

CASSANDRA AIACE MENELAO ELENA
La casa è decorata con pitture del IV stile, detto anche dell'illusionismo prospettico, con una capacità prospettica tridimensionale che decadrà totalmente nel medioevo per resuscitare solo nel rinascimento. Il IV stile si affermò infatti in età neroniana e si distinse per le eleganti architetture fantastiche e fantasiose, insomma avevano inventato il Trompe l'oeil, che non è francese ma romano.

L'inizio di questo stile è documentabile a Pompei subito dopo il 60 d.c., infatti gran parte delle ville pompeiane furono infatti decorate in questo stile dopo la ricostruzione della città a seguito del disastroso terremoto di Pompei del 62. Nell'ambiente a sinistra dell'ingresso vi sono 3 quadretti di 'IV stile' con scene della guerra di Troia.

Nel IV stile trionfarono le imitazioni dei rivestimenti marmorei, le finte architetture e i Trompe l'oeil caratteristici del II stile ma anche le cosiddette "Grottesche" che tanto piaceranno poi a Raffaello e al Rinascimento, ricche di ornamentazioni con candelabri, figure alate, tralci vegetali, caratteristici del terzo stile.

IL LARARIO

Menelao ed Elena
Nella Casa del Menandro, infatti, l'atrio, come già detto, accoglie pregevoli quadretti con episodi della guerra di Troia; uno dei più rappresentativi è quello che raffigura l'incontro di Priamo, Menelao ed Elena nella reggia, dove Menelao re di Sparta afferra la moglie nuda per i capelli, come rea di averlo tradito fuggendo a Troia con Paride.
Sappiamo però che non andò così, perchè Elena seppe giocare bene le sue carte e perchè Menelao era ancora innamorato della moglie. Secondo le tradizioni dopo la presa di Troia, Menelao, accompagnato da Ulisse, si recò da Deifobo, che aveva sposato Elena dopo la morte di Paride, e lo uccise. 

Secondo altri Menelao alzò la spada anche contro Elena, che però per nulla intimorita si scoprì il petto. Colpito dal suo coraggio e la sua bellezza Menelao la risparmiò. Secondo un'altra versione, invece, fu Elena ad introdurre segretamente Menelao nella stanza di Deifobo, consentendogli così di ucciderlo e riconciliandosi con il marito di un tempo.

SCENE NILOTICHE CON CACCIA MARINA

Aiace e Cassandra
Nella stessa pittura è effigiato Aiace che insegue Cassandra che cerca inutilmente difesa presso il Palladio. Cassandra è ricordata da Omero, Apollodoro, Virgilio e Igino. Figlia dei reali di Troia, fu sacerdotessa di Apollo da cui ottenne la preveggenza in cambio dei suoi favori, ma ricevuto il dono Cassandra si negò per cui il Dio la condannò a non venire mai creduta. Strana storia perchè Apollo quando non otteneva consensi stuprava senza riguardo.

Espugnata Troia i greci, le diedero fuoco, massacrandone cittadini e membri della famiglia reale si rinchiusero nei templi troiani, ma tutto ciò valse a poco. Cassandra, rifugiatasi nel tempio di Atena, fu trovata da Aiace di Locride e violentata.

Mentre cercava di trascinarla via, Cassandra si aggrappò alla statua della Dea, il Palladio, ma Aiace lo fece cadere dal piedistallo. A causa di ciò tutti i principi greci, non ebbero felice ritorno e Aiace fu punito con la morte da Atena e Poseidone.

IL LAOCONTE
Il Laoconte

Sacerdote e veggente troiano che, quando i troiani portarono nella città il celebre cavallo di Troia, gli scagliò contro una lancia che ne fece risonare il ventre pieno, pronunciando la celebre frase Timeo Danaos et dona ferentes («Temo i greci, anche quando portano doni»). Atena, che parteggiava per i greci, inviò a Laocoonte due enormi serpenti marini, che avvinghiarono i suoi due figli, stritolandoli. Laocoonte cercò di accorrere in loro aiuto ma subì la stessa sorte. I troiani presero questo come un segno, tenendo così il cavallo tra le loro mura.
Nell'ala a sinistra dell'atrio vi sono pareti rosse bipartite in senso verticale, al centro delle quali figurano le scene della caduta di Troia:
- sulla destra Laoconte e i figli strangolati dai serpenti;
- nella parete a sinistra Cassandra si oppone al rapimento da parte di Ulisse sotto gli occhi del vecchio Priamo.
- Nella parete di fondo Cassandra osteggia invano l'introduzione del cavallo di legno, pieno di guerrieri greci, nella città.

SCENE NILOTICHE CON PIGMEI
Il lato di fondo della casa è occupato da un tablino (sala di ricevimenti) ed il passaggio dall'atrio al tablino è fiancheggiato da colonne in tufo con sovrapposizioni in stucco dipinto. Il tablino è inoltre fiancheggiato da due corridoi di accesso al peristilio che racchiude un grande giardino con colonne ricoperte di stucco e con gli intercolunni chiusi da bassi plutei decorati.

Le facce esterne dei plutei sono decorate con gruppi di animali, mentre i fusti di colonna sono dipinti con cespi d'edera e oleandri. Nel vasto peristilio si aprono sulla parete di fondo una biblioteca, un sacello domestico ed un'esedra rettangolare inquadrata da due nicchie ad abside decorate da pitture.

Nella prima esedra da destra, decorata in IV stile, è una piccola nicchia con altare per il culto domestico o sacello domestico in quanto contiene un larario in muratura sul quale sono posti i calchi dei ritratti in legno degli antenati (imagines maiorum).

Le cinque sculture in cera o legno, ivi deposte, lasciarono impronte nel banco di cenere indurita, e se ne poterono cosi trarre calchi di gesso; scoperta importantissima perchè sono le uniche immagini di antenati recuperati a Pompei. Esse venivano portate in processione in occasione di sacrifici pubblici e nei funerali di famiglia.

Nella esedra centrale sono dipinti due poeti seduti: quello che declama è il commediografo Menandro e l'altro era, probabilmente, Euripide, mentre sulle altri pareti vi sono maschere tragiche e satiriche e le altre esedre ad abside sono decorate con Artemide e con Afrodite. Intorno al peristilio, come di consueto, si aprono diversi ambienti.

Nel 'salone verde' (aperto sul peristilio) c'è l'affresco con amorini fra tralci di vite e col racconto umoristico delle nozze di Ippodamia, nonché il bel mosaico colorato con le scene della caccia marina e con con una scena nilotica, in tessere minute.
IL SECONDO PIANO

Ippodamia
La principessa Ippodamia era figlia del re di Argo e di una certa Demonassa. La principessa andò in sposa a Piritoo, figlio del re dei Lapiti. In occasione del suo matrimonio i Centauri, che erano tra gli invitati, finirono in preda all'alcool e infransero le regole della xenia, la famosa sacra ospitalità del mondo greco.

Essi, cercarono di rapire la sposa e di molestare le donne dei Lapiti, che aiutati da Teseo, li attaccarono a loro volta.i. La rissa si allargò e alla fine degenerò in una guerra fra il popolo dei Lapiti e quello dei Centauri, la famosa Centauromachia. I Centauri furono sconfitti grazie all'aiuto determinante che Teseo portò a Piritoo.

LE TERME

Le Terme
Il quartiere termale, in restauro al momento dell'eruzione (79 d.c.), presenta il cortile con 4 colonne, lo spogliatoio e il calidarium (sala dell'acqua calda). Nel calidarium si trova una grande mosaico con al centro un grande acanto circondato da pesci, delfini e altri animali marini, con figure negroidi e, all'ingresso, un servo che porge recipienti per unguenti.

Sulla soglia dell'ingresso al calidarium, che presenta pitture in IV stile, un servo porta due
recipienti, uno per l'olio l'altro per il profumo. Nel pavimento a mosaico (scene nilotiche) nuotano pesci, delfini, un granchio,un negro itifallico mentre un'altro caccia un mostro col tridente.

LA CASSA DEL TESORO

Il quartiere servile

Nel quartiere servile erano conservati un carro agricolo, un corredo di attrezzi agricoli, anfore di cui una conteneva mele del tipo chiamato "despumatum" (miele bianco depurato usato anche oggi in cosmetica e medicina), altre contenevano aceto, vino di Sorrento ed una con una scritta che raccomandava con salsa di pesce di prima qualità.

Attualmente nella stalla (equile) è esposta la riproduzione di un carro agricolo, unici pezzi originali sono solo le parti in ferro e in bronzo.



LE VITTIME DEL TERREMOTO

Nella casa del Menandro sono state trovate delle vittime del terremoto, delle persone e pure un cane da guardia. Le loro immagini sono state ricavate in parte riempiendo di cemento i vuoti lasciati dai loro corpi, in parte ricomponendo le ossa ritrovate nei sotterranei.

Una teca posta nelle villa stessa mostra i corpi delle vittime dell'eruzione da cui nessuno ebbe scampo, per i crolli, per il calore bruciante e per i gas tossici.

OGGETTO IN ORO DEL TESORO


IL TESORO

In un corridoio sotto il piccolo atrio della casa si trovava un tesoro di 118 vasi d'argento, bene avvolti in panni di lana, che erano stati sistemati in una cassa di legno posta nei sotterranei del cortile durante i lavori di restauro della casa. 
La cassa, istoriata con applicazioni e borchie di bronzo, conteneva, oltre all'argenteria, anche pezzi d'oro e monete per un valore di 1432 sesterzi.

Durante la Repubblica romana il sesterzio era una piccola moneta d'argento, coniata raramente. Durante l'Impero romano era una moneta in lega di rame e zinco, detto oricalco, molto simile all'ottone e di ampio conio.





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