VIA FLAMINIA





LA VIA CONSOLARE

La strada più importante della VI regio romana, soprattutto per le comunicazioni tra Roma e l'Italia settentrionale, era la via consolare Flaminia, fatta costruire nel 220 a.c. dal console Caio Flaminio, autore pure del circo flaminio, il valoroso combattente che doveva cadere, tre anni dopo, nella sfortunata battaglia del Trasimeno. Probabilmente la strada ricalcò in parte antichi percorsi che gli etruschi ricavavano nel tufo e coi blochi di tufo.

"Procopio in fatti nel libro I. della guerra Gotica al capo 23. così la descrive: - Neppure tentarono la porta Flaminia, poichè essendo posta in un luogo dirupato, non è di accesso assai facile. - Quindi io credo, che fosse verso il luogo ora occupato dalla Chiesa di S. Maria del Popolo sul declivio del Pincio, dove non esistendo la via moderna, che mena alla villa Borghese, la quale si riconosce essere artificiale, le mura, e la porta si ergevano sopra rupi, e la via Flaminia sboccando da essa, e tenendosi sotto la rupe, che fuori della porta del Popolo si vede tagliata ad arte, giungeva al ponte Milvio. Sull'erto del Pincio sorgevano gli orti, ed il monumento de' Domizj, nel quale fu sepolto Nerone, siccome narra Svetonio."

La via Flaminia iniziava da Porta Flaminia, oggi porta di Piazza del Popolo, ma in tempi ancora più antichi aveva inizio molto più a sud, dalla Porta Fontinalis o Ratumena, alle falde del Campidoglio, prima del sepolcro di C. Poblicio Bibulo, nei pressi dell’Altare della Patria, aperta sulle mura serviane.
Sino a Ponte Milvio la Flaminia correva nella fascia pianeggiante tra i colli ad est ed il Tevere, costeggiata da numerosi monumenti sepolcrali. Il ponte, che conserva resti dei piloni e delle arcate originari, in particolare le tre centrali, fu fatto costruire, secondo le fonti letterarie, dal censore Marco Emilio Scauro nel 109-110 a.c. probabilmente su una struttura più antica. La Flaminia proseguiva a Prima Porta lungo la valle tiberina, poco più a est della strada attuale, come da rinvenimento di tratti basolati e vari monumenti funerari. Presso Prima Porta la strada abbandonava la valle del Tevere per seguire, fino al monte Soratte e al guado del Tevere presso Otricoli, il percorso di crinale che è in parte conservato, in parte ricalcato dalla strada moderna.



L'ITINERARIO

La Flaminia si staccava dalla Cassia al ponte Milvio. La prima notizia del ponte risale al 207 a.c., nel ritorno dei soldati dalla battaglia del Metauro durante la II guerra punica. Il ponte doveva essere in legno e la sua costruzione è attribuita ad un certo Molvius della gens Molvia, sostituito in muratura poi da M. Emilio Scauro.

La via entrava nella regio VI all'altezza di Ocriculum, l'odierna Otricoli, per poi raggiungere Narni, dove con un magnifico ponte scavalcava le gole della Nera.

Dopo Narni la via Flaminia si biforcava: il percorso occidentale, più diretto e agevole, corrispondeva probabilmente al tracciato primitivo della Flaminia, usata a scopi militari; l'unico centro importante toccato era Mevania (l'odierna Bevagna). Il percorso orientale traversava invece zone abitate, come Interamna Nahars e Spoletium per i viaggi e il commercio.

I due tratti della Flaminia si riunivano poi a Fulginiae (Foligno) o un poco più a nord, al Forum Flaminii (S. Giovanni Profiamma). Da qui risaliva la valle del fiume Topino, per poi attraversare lo spartiacque appenninico al passo di Scheggia.
Da qui la Flaminia il percorso seguiva le gole del fiumi, come nella bella gola del Furlo, già scavata dai Romani e rielaborata durante il ventennio fascista, strada sotterranea e non, di grande fascino e di panorami incredibili.

La strada poi scendeva nella valle del Metauro, toccando Forum Sempronii (Fossombrone), raggiungeva la costa adriatica a Fano e passando per Pisaurum (Pesaro), arrivava sino a Rimini, dove si ricongiungeva alla via Emilia.



I MONUMENTI


GLI HORTI

"Appena usciti dalla porta si vede a destra lungo le mura la via, che conduce alla Villa Borghese; e fra questa strada, e le colline a sinistra si apre un fondo, che non può non riconoscersi per un antico circo, forse appartenente ai giardini di Domizia, e scavato nel suolo. Questo fondo colle annesse sostruzioni di opera reticolata, che sostengono il Pincio, e che oggi servono di mura urbane, presentano lo stesso aspetto del Circo, e delle sostruzioni ne' giardini di Sallustio sotto il Quirinale."

In effetti le fonti riportano che nella zona circostante il Mausoleo di Adriano e il palazzo di Giustizia si estendevano gli Horti di Domizia, probabilmente di Domizia Longina, moglie di Domiziano, da non confondere con gli Horti di Domizia Lucina in zona Laterano.
Sul Pincio poi avevano i loro Horti Lucullo (Trinità dei Monti), gli Acili (verso Nord), i Domizi (sopra Piazza del Popolo) e più tardi, nel IV sec. d.c., i Pinci che lasciarono il loro nome al Colle.



PONTE MILVIO

Non lontano dal ponte sono ancora visibili i resti di muri di contenimento in blocchi di tufo che racchiudevano il basolato e di un imponente argine a gradoni nel quale è inserito uno dei cippi di delimitazione dell’alveo del Tevere.

La via fu restaurata sotto Augusto nel 27 a.c. che ne rifece il lastricato, ricostruendo tutti i ponti tranne il ponte Milvio e il Minucio. A conclusione dei lavori, due archi commemorativi con le immagini di Augusti furono eretti su ponte Milvio e all’ingresso di Ariminum: su quest’ultimo, tuttora esistente, si legge la dedica del Senato
“…caeleberrimeis Italiane vfiaes/consilio et auctoriatet eius munitesi...”.

La regione attraversta dalla Flaminia nel tratto suburbano era sino ad almeno il XIV miglio, l’antico Ager Veientanus, mentre più a nord l’area tra il Tevere ed il Soratte era controllata dai Capenati, quella ad ovest dai Fallisci:

doppo la sottomissione dei tre popoli confinanti le loro città principali (Veio, Capena e Faleri) accolsero colonie romane ed il territorio circostante si popolò di ville e fattorie, collegate da strade alla via consolare.




STADIO FLAMINIO

Lo stadio Flaminio, che a Roma è stadio del rugby, in via di adeguamento e ristrutturazione, ha fatto riemergere dal sottosuolo, proprio dove dovevano essere realizzate rampe di scale esterne, parte di un intero quartiere sepolcrale della via Flaminia, forse «il più significativo esempio di città dei morti», sottolinea l'archeologa Marina Piranomonte, dove venivano deposti liberti di origine greca, come risulta dal ritrovamento di un'urna cineraria e due frammenti di iscrizione.



TOMBA DEI NASONII


Scoperta nel 1674, durante lavori di manutenzione della via consolare, mostra una facciata ricavata nella parete di tufo e integrata dagli stpiti in travertino della porta, che le conferisce la forma di un tempietto.
Dai quattro capitelli corinzi, anch'essi scolpiti nel tufo, pendevano ghirlande scolpite, e sull'architrave c'era un'iscrizione al primo proprietario del sepolcro, Quintus Nasonius Ambrosius.
Nella camera a volta e divisa in due zone da una cornice aggettante, si alloggiavano tre nicchie nella zona inferiore ed una nella parete di fondo, con due sarcofaghi con arche in travertino, impiombate e chiuse da sbarre di ferro.
Il pavomento era a mosaico bianco con motivi a rombi neri, e alle pareti pitture di straordinaria bellezza, tra cui l'immagin e di ovidio, si che il Bartoli le copiò nel suo libro, visto che stavano già sbiadendosi, e il nipote di Papa Clemente X ne fece staccare diverse per porle nella galleria della sua villa sull'Esquilino, tra cui l'Edipo e la sfinge, la caccia alla tigre e un cavallo staccato dal soffitto. Una copia dei disegni è conservata nella Biblioteca Reale di Windsor. Tra questi Pegaso tra le ninfe, Antigone e Creonte, e il ratto di Persefone. Da i disegni e le incisioni molti pittori ne fecero rifacimenti in affreschi.



MAUSOLEO di MARCO NONIO MACRINO

Nel rinvenimento archeologico, in parte prevedibile data la collocazione a margine della strada antica, è avvenuto nel 2008 in via Vitorchiano, nella zona di Saxa Rubra sulla via Flaminia.
All’altezza del Km 8,500 della via Flaminia, all’interno di un’area industriale abbandonata, è emerso il tracciato antico della via Flaminia romana segnalata dalle fonti antiche, a 7 m. più in basso del ivello attuale di zona.
I grandi blocchi marmorei di colonne, capitelli, timpani, lastre decorate ed iscrizioni vengono alla luce in gruppi monumentali scomposti ma di facile connessione con un effetto da stampa settecentesca. L’epigrafe dedicatoria consente di identificare il mausoleo di Marco Nonio Macrino, prestigioso esponente di famosa famiglia bresciana nel II sec.d.c. che svolse parte della carriera sotto Antonino Pio concludendola poi con Marco Aurelio di cui fu compagno nella spedizione contro i Quadi ed i Marcomanni e che rivestì anche importanti ruoli sacerdotali. Sembra che a questo personaggio si sia ispirato il film Il Gladiatore. Essendo il monumento posto in zona depressa della Flaminia è facile che gli straripamenti del Tevere l'abbiano sommerso fino a seppellirlo, altrimenti le splendide coperture marmoree non sarebbero sfuggite alle papaline fabbriche di calce che tanti rivestimenti marmorei romani hanno polverizzato.

Del mausoleo di età imperiale scoperto nel corso degli scavi preventivi realizzati dalla Soprintendenza di Roma, non rimane solo la struttura. Ma anche il rivestimento marmoreo, compreso il monumentale timpano, appoggiato accanto ai basoli dell´antica strada consolare.

Dopo il mauseoleo scoperto davanti alla Rai negli anni '80, un altro importante tassello della città dei morti costruita ai lati della Flaminia viene dai ritrovamenti ora avvenuti in un cantiere del costruttore Bonifaci. Uno scavo importante, a gradoni, è quello che si vede dal muro della pista ciclabile. E importante doveva essere anche il proprietario: di lui c´è memoria in un´iscrizione. Nel suo libro sulla Flaminia, Gaetano Messineo cita il ritrovamento della statua di un togato, oggi al Museo nazionale delle Terme, proprio a via Vitorchiano.

Il ritrovamento di via Vitorchiano va ad arricchire il già ricco patrimonio archeologico della via Flaminia, che, unito alla proposta di sistemazione e valorizzazione del parco archeologico dell’intera via Flaminia da Ponte Milvio a Malborghetto, se realizzato farebbe concorrenza al parco dell’Appia Antica.



SEPOLCRI MALBORGHETTO

Sino agli scavi del 1984-85 unico indizio del percorso era il rudere del mausoleo a tamburi gemini, entro il parco di Tor di Quinto.Lunghi tratti del basolato con i monumenti funerari che la fiancheggiavano sono stati esplorati a dal 1984 a nord ed a sud della attuale via Olimpica ed entro gli insediamenti della Marina Militare e dell’Arma dei Carabinieri: i sepolcri, maggiormente conservati sono per lo più piccoli colombari, monumenti ad esedra o a podio, spesso in forma di ara con pulvino, o semplici stele, in molti casi di pretoriani, infisse presso l’olla cineraria. Oltre ai cippi indicanti l’estensione dell’area funeraria, all’esterno degli edifici erano statue o stele coi ritratti dei defunti del I- II sec. a.c..



LE FORNACI

Entro l’ippodromo militare di Tor di Quinto fu scoperta nel 1967 una strada secondaria che dalla Flaminia doveva probabilmente raggiungere il Tevere: a fianco di essa un complesso artigianale con due fornaci romane.



MONTE DELLE GROTTE

Al Km. 8,300 c'è una località detta Monte delle Grotte per la presenza di tombe rupestri poste molto in alto sul costone, forse di origine etrusca, adattate ad abitazioni e ricoveri: sulla sommità fu scoperta nel 1926 una grande villa di età trado-repubblicana (fine II°-inizi I° sec. a.C.).

Lavori di cava distrussero nel 1947 il settore nord-est della villa, isolando anche quanto rimaneva della celebre Tomba dei Nasoni, scoperta nel 1674: alla seconda metà del II° sec. d.c. risale nella stessa località la Tomba di Favilla, una seconda tomba rupestre scoperta nel 1923 in via dei Casali Molinario.




GROTTAROSSA

L’ansa del Tevere ad est della vecchia stazione ferroviaria di Grottarossa accoglie su entrambi i lati dell'antico basolato una necropoli monumentale con due grandiosi mausolei fine periodo repubblicano-inizi impero e una vasca circolare con appendici rettangolari contrapposte, forse una peschiera.



EDIFICIO ROMANO

Mentre la Flaminia vecchia costeggiava la parte dei Saxa Rubra, l’antica costeggiava il Tevere, conservata a fianco della linea ferroviaria per tutta la piana di Grottarossa fino alle Due Case: dei numerosi monumenti adiacenti rimane visibile soltanto al Km. 11, accanto ad un tratto del lastricato, parte di un edificio in laterizi con tracce di volta e di un piano superiore, mentre un piccolo sepolcro è stato scoperto nel 1990 sotto la nuova stazione della ferrovia.



LA MUTATIO

La stazione di posta romana (mutatio) ad Rubras, dovrebbe ubicarsi all'IX miglio indicato dagli itinerari, forse sotto l’antico Casale di Grottarossa, per secoli adibito ad osteria, anche perché qui confluiva sulla Flaminia la via Veientana proveniente da Veio.



IL PONTE ROMANO

Posto sulla sponda destra del Fosso della Valchetta, l’antico Crémera, il fiume del sacrificio dei trecento Fabi nella lotta contro Veio, resta un rilievo roccioso che si protendeva dal costone fino a lambire il fosso.

Del Ponte sulla Valchetta, dove passava la Flaminia, si conservano due fornici e altri resti del ponte romano.



LA TOMBA CELSA

Dopo il ponte ancora un tratto di basolato, scavato nell'85, tra la ferrovia e il viadotto sull’argine del Tevere.
Qui la parete tufacea era utilizzata per diversi monumenti funerari in parte scavati nella roccia. Al km. 12,700, sul costone roccioso è emerso, nella zona di Saxa Rubra, il mausoleo romano a base quadrata, detto Tomba Celsa.

Del rivestimento marmoreo restano solo le impronte dei blocchi di travertino situati verso la Flaminia ed il Tevere. Addossata alla roccia circa 20 m più in basso del mausoleo, vi era un'esedra in opus caementicium. La struttura semicircolare, in asse con il sepolcro e di analoga struttura ha conservato invece alcuni blocchi di travertino. Al suo interno cavità ad uso funerario, per inumazioni ed incinerazioni. La grande esedra dal piano della Via Flaminia saliva finoino a raggiungere il basamento del mausoleo, con un elegante prospetto scenografico.



VILLA DI LIVIA

A Prima Porta, da via della Villa di Livia, coincidente con l’antica via Flaminia, si raggiungeva la Villa di Livia detta ad gallinas albas. Trattasi della villa di Livia Drusilla, moglie dell'imperatore Augusto, villa citata da Plinio, Svetonio e CassioDione, il sito dove fu fra l'atro rinvenuta la celebre statua di Augusto loricato. Per via di una leggenda secondo cui un'aquila avrebbe fatto cadere in grembo alivia una gallina con un ramo d'ulivo, segno di buon augurio, la villa fu anche detta ad gallinas albas.

È nato il Museo Virtuale della Via Flaminia Antica. Allestita a Roma negli spazi del Museo Nazionale Romano Terme di Diocleziano, l’applicazione, progettata dall’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali-Virtual Heritage Lab del Cnr, si compone di quattro piattaforme interattive che ricostruiscono l’aspetto originale di altrettanti siti archeologici: la Villa di Livia, moglie dell’imperatore Augusto; l’area funeraria di Grottarossa; Ponte Milvio, teatro della battaglia, nel 312, tra Costantino e Massenzio, e l’arco trionfale costantiniano fatto costruire a Malborghetto e oggi inglobato in un casale medievale.

Nella stanza virtuale nella quale sono collocate le quattro piattaforme il visitatore può esplorare lo spazio, tridimensionale e con effetti sonori stereo, mediante un avatar, una rappresentazione digitale di sé. Sono possibili due livelli di esplorazione, uno libero, in base alla propria curiosità, e uno guidato, di carattere narrativo.

Il grado di realismo è elevato: gli utenti possono cambiare punto di vista, muoversi, superare ostacoli, seguire stimoli acustici e attivare icone.

Al centro del progetto c’è un’area archeologica vasta e importante: la Flaminia, strategica arteria di comunicazione tra Roma e l’Adriatico. La ricostruzione più dettagliata è quella della Villa di Livia a Prima Porta, con tutte le sue strutture architettoniche e decorazioni e lo splendido panorama sottostante della Valle del Tevere.

La dimora, di proprietà della famiglia di Livia Drusilla fin dall’epoca repubblicana e sopravvissuta fino al periodo di Costantino, è il primo esempio, rappresentativo del potere augusteo, di residenza imperiale dedicata all’ otium.

Il Museo Virtuale, realizzato in collaborazione con Arcus S.p.A., Soprintendenza Archeologica di Roma, Museo Nazionale Romano e Complesso delle Terme di Diocleziano, punta a mettere in connessione le attività di ricerca archeologica e storica con la fruizione del patrimonio culturale. Frutto di un approccio multidisciplinare e parte di un sistema di comunicazione integrato, utilizza le più avanzate tecnologie di georeferenziazione, rilevazione fotografica, scansione laser, sviluppo in 3D e computer grafica. È stato prodotto un dvd che offre contenuti sulla realizzazione del progetto e sull’esplorazione della Villa di Livia. A una visione parziale della villa si può accedere anche dal sito Second Life.



MAUSOLEO CENTO CELLE

Nell’area del Cimitero Flaminio è stata scoperta negli anni 1944-45 una villa probabilmente raggiungibile in antico dalla via Tiberina. Al Km. 16,100, sul lato destro uscendo da Roma, sorge il rudere di un mausoleo detto Centocelle per l'enorme numero delle nicchie esterne, lasciate in vista dalla scomparsa del muro perimetrale. Per altri il nome centocelle deriverebbe dagli alloggi dei castra di epoca imperiale.



CATACOMBE CENTOCELLE

Le catacombe di Marcellino e Pietro, di 18.000 mq su tre livelli, sono per grandezza le terze di Roma con notevoli decorazioni pittoriche, per lo più del IV sec. d.c., con temi biblici, di convito ed atletici.

Sorgono all'interno di un vasto possedimento imperiale, dove già dal II sec. d.c. si era sviluppata la necropoli degli Equites Singulares Augusti. Preesistenti alle catacombe erano anche una serie di cunicoli idraulici e resti di varie strutture, forse connesse allo sfruttamento agricolo dell'area, e una serie di gallerie di una cava di pozzolana.
Gli equites avevano sulla Flaminia, in epoca imperiale, un vasto Castrum dove alloggiavano e si allenavano, il che dette alla località il nome di Centocelle.



CATACOMBE S. TEODORA ( Rignano Flaminio )

La catacomba risale al IV-V secolo, ed è notevolmente estesa, con molte iscrizioni graffite sulle chiusure delle tombe. Si trova nell'area del cimitero moderno di Rignano, al km 39 della via Flaminia e vi si accede dalla settecentesca cattedrale dedicata a S. Teodora e ai martiri della catacomba (Abbondio, Abbondanzio, Marciano e Giovanni).

Secondo la leggenda sorge nel terreno donato dalla matrona romana teodora poi santificata.
Il cimitero paleocristiano contiene ben 900 tombe e fa parte dell'Ager Capenus.



SEPOLCRETO SERASPADANES E RHIDASPES

" Tabula pergrandis pulcherrimis litteris exarata, aliquantulum arcuata » coi nomi di Seraspadanes e Rhodaspes figliuoli del re dei re Phraates, morti in Roma ostaggi di Augusto, CIL. VI, 1799. Si sa che il sepolcreto dei principi stranieri stava sulle sponde del Tevere, poc'oltre il ponte Milvio".
Ma a tutt'oggi non è stato ancora scoperto


FOSSO DI VICO

Questo bellissimo chiavicotto romano dell’antica via Flaminia, situato in località Palazzolo con viadotto sul fossato, è un ponticello ancora interamente conservato, realizzato interamente in locchi di pietra calcarea.

Lungo l'antica Via Flaminia si trovano altri resti di due ponti romani, di epoca augustea, il secondo dei quali è riemerso nel 1989 ad un metro di profondità.





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1 comment:

Anonimo ha detto...

Abbiamo il sepolcro de Il Gladiatore, l'ispanico insomma,e non lo sa nessuno? Perchè non si fa pubblicità?

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