DOMUS AUGUSTA





Racconta Svetonio:
"In fatto di cibi era sobrio e di gusto quasi volgare. Le sue preferenze andavano al pane comune, ai pesciolini, al formaggio di vacca pressato a mano, ai fichi freschi, della specie che matura due volte all'anno.

Mangiava anche prima di cena, in ogni momento e in qualsiasi luogo, come esigeva il suo stomaco. Lo dice lui stesso in una delle sue lettere: «In vettura abbiamo gustato pane e datteri.» E ancora: «Mentre in lettiga tornavo a casa dalla galleria ho mangiato un po' di pane con qualche acino di uva dura.» E di nuovo ancora: «Mio caro Tiberio nemmeno un Giudeo, il giorno di sabato, osserva così rigorosamente il digiuno come ho fatto io quest'oggi, perché soltanto al bagno, dopo la prima ora della notte, ho mangiato due bocconi, prima che si incominciasse ad ungermi.» Questo appetito capriccioso lo obbligò talvolta a mangiare da solo, sia prima, sia dopo un banchetto, mentre poi durante il pasto regolare non toccava cibo."

Augusto era sobrio in tutto, e non perchè voleva dimostrare di esserlo, come è stato scritto, ma lo era davvero. Lo era nel cibo, nelle vesti e pure nella casa, ma non era di gusti volgari, come afferma Svetonio, e la sua domus lo dimostra. La casa, di epoca tardo repubblicana, intorno al 36 a.c., era di Augusto quando non era ancora imperatore, lo diverrà nel 27 a.c.. Augusto era di gens Iulia, famiglia ormai ricca grazie a Cesare, sua madre Azia era la figlia della sorella di Cesare, Giulia minore, inoltre suo padre era un ricco mercante. Insomma avrebbe potuto scegliere molto di meglio per la sua casa, ma c'erano due ragioni: era un tipo sobrio, e amava i miti della grandezza di Roma.

Per raggiungere la Domus si parte dalla via Sacra, all'altezza del tempio di Antonino e Faustina, passando accanto alla Regia e al tempio di Vesta. Poi si prende una scala che porta in salita alla grandiosa Domus Tiberiana, quindi a sinistra e diritto nel lungo portico che termina alla "Casa di Livia" dietro la quale si trova la "Casa di Augusto" con a fianco il tempio di Apollo Palatino, a dominare il Circo Massimo.

Augusto era nato sul Palatino e lo scelse come residenza fin dall'inizio della sua carriera politica. Questo fatto fu determinante per il futuro del colle, perché da allora divenne naturale per gli altri imperatori risiedere sul Palatino.
Acquistò la casa dell'oratore Ortensio, situata accanto alla cosiddetta "casa di Romolo" ancora esistente, secondo la tradizione, nel 31 a.c., la ampliò con l'acquisto di case vicine e vi dimorò senza tuttavia farne un palazzo vero e proprio. La sua costruzione fu il risultato di un raggruppamento di diverse abitazioni tra le quali quella di Caio Lutazio Catulo.
La Casa di Augusto fu innalzata nel corso del 36 a.c. poco dopo il giorno in cui l’imperatore riportò a Roma una vittoria conquistata nelle terre sicule insieme a Sesto, il figlio di Pompeo.

Una parte della residenza era riservata alla moglie Livia, la cosiddetta "Casa di Livia", raffinata e bellissima, e anche ben conservata negli affreschi. Fu proprio lui a far seppellire questa casa, per edificarvi la reggia, e proprio per questo si è conservata. Il tempio di Apollo iziaco, o Apollo palatino, non fu inglobato nella reggia come altri sostengono, ma fu costruito da Augusto nell'ambito della residenza imperiale. Questa si stendeva per ben 12 mila m.q., su più livelli. Infatti il tempio di Apollo ha aiutato a decifrare la Domus, perchè Svetonio e Velleio Patercolo riferirono che la casa era adiacente al tempio, inizialmente costruito nell'area privata dell'imperatore e poi donato allo Stato.



DOMUS LIVIAE

A nord di questi vani ci sono i resti di un peristilio, sopra una pavimentazione a mosaici e appartenente ad un’abitazione più antica, tra fine II sec. e inizi  III sec. a.c. A seguire si possono notare i frammenti di altri vani che facevano parte dell’abitazione denominata Casa di Livia, riconosciuta grazie al rinvenimento di un condotto all’interno dell’abitazione, realizzato in piombo che recava, come si usava fare a quel tempo, il nome del proprietario cioè Iulia Aug(usta).

Per entrare all’interno della costruzione oggi c'è un esteso corridoio, realizzato su un terreno in pendenza la cui pavimentazione è ancora originaria, a tasselli neri disposti in modo regolare su un fondo bianco. Si giunge cosìa  un pianerottolo, con resti della pavimentazione originaria a mosaici neri e bianchi. Dal pianerottolo di accede, invece, ad un giardino rettangolare dotato, in origine, di pilastri quadrati di cui resta solo il basamento, e che forse sorreggevano una tettoia.

La Casa di Augusto, nel corso del tempo, fu sottoposta a numerose variazioni in modo che potesse ricoprire funzioni diverse da quelle originarie: in origine, infatti, l’entrata della Casa si apriva sulla parete est ed essa dava accesso ad un atrium dotato di impluvio, incorniciato da piccoli vani. Questo accesso fu smantellato quando la Casa fu annessa al complesso augusteo. Il giardino, che in origine rappresentava un ingresso secondario, preceduto dall’esteso corridoio divenne, in questo modo, l’accesso principale alla Casa.

La vasta area che si erge a sud del giardino ha mantenuto l'originaria decorazione pittorica: di fronte all’ingresso, infatti, vi è un muro al cui centro è raffigurato un panorama in cui troneggia una statua di Diana. Sul giardino si aprono altre tre grandi aree, chiuse a volta, con pavimentazione in mosaico bianco e nero, che mantengono la decorazione in secondo stile. Quest’area non fu costruita contemporaneamente al resto della Casa, dato che esse nascondono alcune porte che furono chiuse in un secondo periodo. Le pareti originarie, realizzate secondo un reticolato non molto regolare, possono essere collocate negli anni tra il 75 e il 50 a.c., mentre i dipinti sono del 30 a.c.

DOMUS AUGUSTA
Anche il tablinio, la stanza centrale, ha il muro di destra decorato con una magnifica scenografia teatrale. Il piano della parete è suddiviso in tre parti che si alternano con alcune colonne in stile corinzio, sorrette da alti basamenti, e rappresentate in modo da sembrare separate dalla parete retrostante. Queste colonne sembrano sorreggere un soffitto realizzato in cassettoni. Al centro di ogni scomparto era raffigurata una porta e la porta dello scomparto centrale è abbellita dalla rappresentazione pittorica di un soggetto appartenente alla mitologia, ovvero dalla riproduzione del noto dipinto di Nikias intitolato Io sorvegliata da Argo e Mercurio che giunge a liberarla.

La aperture poste ai lati, invece, raffigurate con i battenti aperti, permettevano di osservare lo sfondo abbellito da strutture architettoniche realizzate in prospettiva e animate dalla presenza di alcuni personaggi. Sulla parete posta di fronte all’entrata è posto un dipinto in cui sono raffigurati Polifemo e Galatea: anche se al momento in cui fu scoperto, il dipinto versava ancora in buone condizioni di conservazione, oggi è quasi completamente scomparso.

All’interno della stanza di destra, invece, sono ancora ben conservate le decorazioni, a riquadri, sul muro posto a sinistra in cui sono raffigurate, nella parte inferiore, alcune ghirlande ricche di foglie e frutta mentre, nella parte superiore si snoda, invece, uno stupendo fregio, realizzato su uno sfondo in giallo, sul quale trovano raffigurazione alcune scene di vita egiziana. La camera posta a sinistra, invece, è dotata di muri dipinti utilizzando gli stessi elementi decorativi ma privi delle scene figurate.



L'INTERNO DELLA DOMUS AUGUSTI

Chi si aspetta una dimora principesca potrebbe rimanere deluso: le stanze sono abbastanza piccole, collegate tra loro e prive di finestre. Prendevano luce solo dalla porta, con un affaccio allora su un grande giardino, che oggi però sono chiuse da un muro d’epoca neroniana. Anche gli arredi, da come raccontano gli storici, erano modesti.
La Casa di Augusto era organizzata in diversi vani, realizzati con mattoni quadrati di tufo, sistemati in due righe che si appoggiano ad un muro contenitivo: verso ovest le stanze più isolate e più piccole, con pavimentazione in mosaico bianco e nero, dovrebbe essere l’abitazione vera e propria. I vani più a est, invece, collocati attorno ad una grande sala centrale con pavimentazione in marmo, dovevano essere adibiti a luoghi di rappresentanza.

Sui due lati del peristilio si aprono infatti i locali più rappresentativi dell'abitazione. Il nucleo è situato sul pendio del Palatino (lato Velabro), nel tratto adiacente al tempio di Apollo Palatino eretto da Augusto, tra le "scale di Caco" e le biblioteche di Domiziano.

Le "scale" salgono dalla base un tempo paludosa del colle, di lato alla "mitica" grotta del fauno Luperco (il Lupercale) dove Romolo e Remo sarebbero stati allattati. Caco era un gigante e bandito, che fu ucciso da Ercole al quale aveva rubato le mandrie. Augusto avrebbe insomma organizzato la propria abitazione quasi in collegamento verticale con il luogo che più di tutti evocava la nascita di Roma.

In tutto sono quattro ambienti (sebbene la domus fosse naturalmente più grande), tre al piano di sotto, dove si è ricostruito un ingresso con una grande rampa, una sala da pranzo (oecus) e un cubicolo, uno al piano di sopra, accessibile attraverso un terrazzo, il cosiddetto studiolo, perchè ospitava lo studio privato di Augusto.

Le decorazioni dei muri, invece erano di grande qualità.
Colori straordinari e splendenti, dal preziosissimo cinabro agli ocra dorati delle terre, e poi figure fantastiche, decorazioni raffinatissime, alla moda di Alessandria.
Gli affreschi sono ritenuti tra gli esempi più belli, insieme con quelli di Palazzo Massimo e della casa di Livia, del cosiddetto secondo stile.

Il timbro cromatico più forte è il rosso pompeiano, vivissimo e sconosciuto dei secoli passati. E poi uccellini, vasi, festoni vegetali, un tripudio di aeree colonnette. Sulla volta, stucchi candidi e pitture dove compare l'azzurro cobalto, il viola.

La Stanza delle Maschere ha la spettacolare vivacità di una scena teatrale ellenistica, in cui le maschere poggiano, in apparenza, su alcune cornici poste a metà altezza. Raffigurato al centro di ogni muro, poi, vi è un dipinto in cui è rappresentato un tempio agreste.
il Locale delle Prospettive stupisce con indimenticabili vasi di vetro pieni di frutta, e la Stanza dei Festoni di Pino con i leggerissimi finti porticati, composta da ghirlande di pino disposte tra sottili colonne appartenenti ad un porticato che si innalza da un’alta pedana. I dipinti che si trovano all’interno di queste due stanze rappresentano sicuramente la testimonianza più importante sulle pitture di secondo stile note oggi.

La zona est, aperta al pubblico, ha stanze più grandi e maggiorente rivestite. Tra di esse ricordiamo una sala abbellita da pannelli scuri separati da paraste rosse ed un’altra sala, probabilmente la biblioteca, dotata di piccole celle alle pareti e di pannelli gialli posti su uno sfondo rosso.

Un’altra zona della Casa di Augusto, quella che si trova ad est rispetto al peristilio, ha un'enorme stanza circondata da colonne con pavimentazione a intarsi marmorei e abbellimenti sulle pareti; una piccola aula di forma quadrata caratteristica per le sue pareti abbellite da pannelli color porpora che, grazie ad un’illusione ottica, sembrano aprirsi verso l’esterno.

Lo splendido studiolo di Augusto, un miracolo di gusto egizio-alessandrino. sta invece nella soffitta, lontano da tutti. E' decorata da pannelli in cui sono raffigurati animali e nicchie vegetali e un soffitto abbellito da dipinti e stucchi.
Dalla Domus aurea sono venute le «grottesche» care al Rinascimento. Ma le sue radici sono qui, nel Palatino e nella casa di Augusto, antecedente alla Domus neroniana.

Quest’area della Casa di Augusto era caratterizzata dall’avere una scalinata che arrivava al Tempio di Apollo, la cui costruzione fu conclusa nel corso del 28 a.c., fatto realizzare dallo stesso imperatore in seguito alla vittoria di Nauloco che lo vedeva opposto a Sesto Pompeo.

Pitture raffinate, forse eseguite da un Maestro greco, che nel tempo erano cadute in terra, ridotte in frammenti anche piccolissimi, ora sono state ricostruite, attraverso dieci anni di lavoro e certosina pazienza dagli esperti della sovrintendenza, che si sono succeduti.
Il puzzle più affascinante dell’epoca contemporanea, nel luogo in cui Augusto ha deciso di vivere. Un luogo di una simbolicità gigantesca, perchè a due passi dalla capanna di Romolo e Remo e sopra il Lupercale.
La casa di Augusto svela oggi il mistero della grotta e il recinto sacro di Fauno Luperco, mitologico protettore della fertilità, dove avvenne l'epifania di Remo e Romolo. Essi giacciono ai piedi e poi sotto la casa di Augusto, secondo la scoperta dell'archeologo Carandini, forse per fare sue le memorie della fondazione della città, collegando la sua reggia alla capanna di Romolo, cui si ispirava come nuovo fondatore di Roma e del suo impero.



LA REGGIA

La reggia di Augusto si stendeva per ben 12.000 mq. Ma non deve stupire, la reggia fu dimora privata e insieme palazzo imperiale per le funzioni civili, politiche e religiose, dato che Augusto era guida e autorità in tutti i settori, con tutti i poteri e le cariche a vita, compresa quella di Pontefice Massimo. Tutto pertanto si svolgeva nella sua reggia.

Ottaviano l'aveva concepita sul modello ellenistico a due peristili, che richiamava alla mente i palazzi dei sovrani d'Oriente. Augusto la trasformò in un santuario, un ufficio civico e amministrativo, e una reggia, nonchè tempio di Apollo, di Vesta e della Magna Mater.

Il palatio augusteo era articolato su due terrazze degradanti da nord a sud, secondo uno schema il cui asse centrale pare costituito dal tempio di Apollo, oggi conservato nelle fondazioni del podio in opera cementizia. Al livello superiore, disposti attorno a un atrio, si trovavano gli ambienti dell’abitazione privata, non più conservati. Una scala metteva in comunicazione questa porzione del complesso con un altro settore dell’ala privata della casa, situato al livello inferiore, circa nove metri più in basso. Qui è visibile una serie di ambienti, costruiti in opera quadrata di tufo con resti del rivestimento parietale a intonaco.

La relativa semplicità nella decorazione e negli allestimenti concorderebbe con la tradizionale modestia attribuita dagli antichi testi alla casa di Augusto. I vani destinati al ricevimento e alla rappresentanza, ben distinto dal precedente e aperto alla frequentazione pubblica, erano onvece piuttosto sontuose. In questo settore si possono visitare cinque ampie sale di studio e riunione, riccamente decorate, aperte mediante singoli vestiboli sul lato nord di un peristilio colonnato con decorazione a lastre architettoniche in terracotta, dietro le quali erano locali destinati a magazzino.

Una seconda serie di vani, allineati sul lato est del peristilio, era direttamente comunicante con il livello superiore della cella del tempio di Apollo. Piccoli cubicoli dalla sfolgorante decorazione pittorica recentemente ricomposta, possono essere identificati con quelli che gli autori antichi ci indicano come destinati ai momenti di riflessione e di studio del princeps. In base a queste descrizioni antiche sappiamo poi che l’ampia proprietà casa-tempio doveva comprendere anche lunghi porticati e biblioteche, di cui si conservano scarse tracce archeologiche nella porzione esr dell’area. Poche modifiche furono apportate nell’arco della vita del complesso, che risulta già abbandonato in epoca flavia (seconda metà del I secolo d.c.), quando si interrò tutta la porzione inferiore per la costruzione del palazzo imperiale.



IL LUPERCALE

Il 26 gennaio 2007 fu rinvenuta la leggendaria grotta sotto le rovine del palazzo di Augusto sul Palatino, durante il suo restauro. Una cavità ad una profondità di 15 m.
Il 20 novembre 2007 è stato rilasciato un primo gruppo di foto che mostra la volta della grotta, adornata di mosaici colorati e di conchiglie. Il centro della volta è decorato con un'aquila bianca, che è il simbolo del principato di Augusto. Gli archeologi sono ancora alla ricerca dell'entrata della grotta, sotto il colle Palatino, nei pressi del palazzo di Augusto.


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